Verona e provincia: storia e progetti di un territorio fra i più attivi del nostro baseball

25 03 2008

di PAOLO CASTAGNINI

Maurizio Roveri mi chiede di raccontare la Verona del baseball.
Premetto che non posseggo quella che viene definita “memoria analitica”, non ricordo cioè date precise e i molti personaggi passati, quello che posso fare però è raccontare i momenti e le persone che del baseball di Verona hanno fatto la storia del mio periodo.
Come sempre in questi casi è d’obbligo scusarsi in anticipo per dimenticanze e inesattezze di cui ammetto fin da subito l’esistenza.
Gli anni del “Boschetto” – Inizio parlando di me e della mia esperienza iniziale.
Il mio ricordo parte dal 1966 quando dodicenne vidi per la prima volta il baseball presso il campo del “Boschetto”. Ne rimasi talmente affascinato da decidere che quello sarebbe stato il mio sport.
La partita era Prora Verona contro (credo) Rimini Roncaffè.
Il campionato di serie B si giocava in questo campo in riva all’Adige costruito dai soldati americani della caserma Passalacqua. Dall’aspetto meraviglioso e circondato dai pioppi al giorno d’oggi farebbe sorridere, perché una buona squadra cadetti batterebbe tranquillamente un buon numero di fuoricampo che a quel tempo invece erano abbastanza rari.
Nella Prora Verona lanciava Riccardo Rimini compagno di squadra in Nazionale di Giulio Glorioso e faceva le sue prime comparse un certo Federico Corradini, mancino dalla palla di fuoco che in seguito diventò uno dei migliori pitcher italiani di tutti i tempi. Leggi il seguito di questo post »

Annunci