Il grande baseball della Major League torna su Sky, da oggi sul canale 213

7 04 2008

Il baseball delle Grandi Leghe americane torna su SKY. E’ l’effetto di un accordo di ampio respiro raggiunto da Sky con ESPN e presentato presso la sede del grande network sportivo a Bristol (Connecticut) negli Stati Uniti.
“L’Italia è un mercato molto importante” ha spiegato la Vice Presidente ‘anziana’ con delega ad Europa, Medio Oriente ed Africa di ESPN, Lynne Frank. “Ha una base di appassionati di sport notevole e siamo molto felice di servirla”. Leggi il seguito di questo post »





MLB opening series: Harden domina dal mound e Oakland si riscatta in gara2

26 03 2008

di MAURIZIO ROVERI

Rich Harden, lanciatore destro degli Athletics, ha dominato la scena dal monte di lanci del Tokyo Dome. Trascinando Oakland a un limpido successo (5-1) in gara2 della MLB Opening Series 2008 in Giappone. Red Sox ko, stavolta. Dunque, immediato riscatto degli Athletics che in gara1 avevano ceduto ai campioni del mondo di Boston al decimo inning (6-5 il punteggio di martedì a favore di Manny Ramirez e compagni).
Harden, lanciatore di qualità ma sfortunato nel 2007 quando una serie di problemi al braccio ha limitato la sua stagione ad appena sette apparizioni, ha dimostrato in questa occasione di essere in piena salute. Mostrando tutto il suo valore. Un avvio di stagione, dunque, estremamente confortante e promettente per il pitcher degli Oakland Athletics. Leggi il seguito di questo post »





MLB a Tokyo: no-decision per Matsuzaka ma i giapponesi festeggiano Okajima

26 03 2008

di MAURIZIO ROVERI

Al Tokyo Dome, per la partita d’apertura della stagione 2008 della Major League americana, tutto era pronto per festeggiare il ritorno a casa di Daisuke Matsuzaka. Il giapponese campione del mondo con i Boston Red Sox, il braccio da 100 milioni di dollari, il lanciatore che a Tokyo è considerato un “eroe” per le performances con i Seibu Lions e per aver trascinato il Giappone al trionfo nel World Classic del 2006. Quarantacinquemila spettatori nella grande arena di Tokyo in un’atmosfera di forte eccitazione. Tutti gli occhi puntati su Matsuzaka e sui rinomati effetti dei suoi lanci. Ci si aspettava che il micidiale “gyroball” di Daisuke mettesse in crisi i battitori di Oakland. Ma l’impatto del ragazzo giapponese dei Red Sox sulla partita è stato decisamente sofferto. Il fuoricampo di Mark Ellis, da un punto, al primo inning è stato come un doloroso pugno nello stomaco. Avvio difficoltoso, con Matsuzaka costretto a lavorare tanto: gli Athletics lo hanno portato ad effettuare 30 lanci nel primo inning e a subire due punti. Una partita immediatamente in salita per Boston e per il campione giapponese soprannominato “Dice-K”. Lentamente, ma orgogliosamente, Daisuke si è ripreso, ha trovato il suo ritmo e quando manager Francona lo ha fatto scendere dalla collinetta (dopo 5 inning e 95 lanci) i Boston Red Sox erano pronti – in agguato – per capovolgere il punteggio nel loro sesto attacco passando a condurre per 3 a 2. La reazione di Oakland tuttavia è stata immediata ed energica, 2 punti sui lanci di Snyder e nuovo sorpasso.
Daisuke Matsuzaka non ha potuto celebrare con una vittoria personale il ritorno nella sua Tokyo (una no-decision per lui, nel giorno del suo homecoming). Però i giapponesi hanno potuto festeggiare ugualmente. Perché a firmare la vittoria per Boston sul monte di lancio è stato l’altro pitcher nipponico dei Red Sox, il mancino Hideki Okajima. Leggi il seguito di questo post »





Opening Game della MLB a Tokyo: tutti gli occhi su Matsuzaka e il suo “gyroball”

25 03 2008

di MAURIZIO ROVERI

Per Tokyo oggi è un giorno speciale. Da vivere con eccitazione, con fierezza. Al Tokyo Dome va in scena quando comincia a far sera (per la precisione le sette di sera nella capitale del Giappone, che sono le 6 del mattino a Boston e nella costa est degli Stati Uniti, le 11 in Italia) l’Opening Game della stagione 2008 della Major League statunitense. Con la prima delle due sfide fra i Boston Red Sox vincitori delle World Series 2007 e gli Oakland Athletics. Un grande evento, che Tokio ha già ospitato in altre due occasioni: la prima volta nel 2000 (Chicago Cubs contro New York Mets il 29 e 30 marzo, col punteggio di 5-3 per i Cubs in gara1 e di 5-1 per i Mets in gara2; cinquantacinquemila spettatori per ogni partita, sold out, biglietti “bruciati” in poco meno di cinque ore quando vennero messi in vendita nel gennaio del 2000), la seconda volta il 30 e 31 marzo 2004 con i New York Yankees che persero per 8-3 gara1 contro Tampa Bay Devil Rays ma si riscattarono il giorno successivo trionfando per 12-1, sempre davanti a 55 mila spettatori.

La MLB sceglie nuovamente il Giappone per l’Opening Series. Ma stavolta l’Evento ha un sapore davvero particolare per il Paese del Sol Levante, che sente intimamente sua quest’apertura della Major League americana. La partita di questa sera è qualcosa di imperdibile. Gli occhi dei 55 mila dentro il Tokyo Dome e di tutti gli appassionati giapponesi davanti ai televisori saranno fissati su di lui, l’icona del baseball nipponico, l’uomo dal braccio d’oro, il fuoriclasse partito da Tokyo per andare a vincere l’anello in America con i Boston Red Sox.

Lui è Daisuke Matsuzaka, il pitcher da 100 milioni di dollari, il personaggio sportivo giapponese fra i più popolari al mondo. Amatissimo a Tokyo, dove sono orgogliosi di lui e del suo successo. Qui in Giappone lo chiamavano “Il Mostro”. Negli Stati Uniti lo hanno etichettato “Dice-K”. Leggi il seguito di questo post »





N.Y.Yankees, la sfida di Brian Cashman

4 03 2008

di ROBERTO CARAMELLI

Sarà anche ben retribuita, ma non c’è dubbio che quella di General Manager dei New York Yankees sia una delle più difficili posizioni nel business dello sport americano. Buona parte degli sforzi dei giornalisti, adesso che George Steinbrenner si è fatto da parte per lasciar entrare gli elefanti nella tenda (una sua espressione a proposito dei figli alla guida della squadra…), è dedicata a cercare di capire chi comanda. Nonostante Hank Steinbrenner, 50 anni, presidente della Yankee Global Enterprises, sia di gran lunga quello che si intrattiene più volentieri con i media, è anche vero che è stato l’ultimo ad entrare nella stanza dei bottoni, preceduto dal fratello minore Hal, 38 anni, figaccione col ferrarino ma più sobrio e riservato nei rapporti con i giornalisti, che per primo si era assunto l’onere di raccogliere il testimone dal padre.

Probabilmente i due hanno pari voce in capitolo, ma naturalmente non possono prescindere da Cashman, che deve pur guadagnarsi lo stipendio. Sembra essersi formata una troika, dove le decisioni vengono prese a maggioranza. Per esempio, nella vicenda Johan Santana, risulta che Hank fosse assolutamente intenzionato ad assicurarsi il mancino dei Twins a qualunque costo, ma sarebbe stato messo in minoranza dal parere contrario del fratello e del General Manager, che hanno con più convinzione sposato la teoria, sostenuta da anni da Cashman, che la squadra vada imprescindibilmente rinforzata con elementi provenienti dall’interno della franchigia. Leggi il seguito di questo post »





I giorni più difficili di “Rocket” Clemens

16 02 2008

di STEFANO ARCOBELLI

Sono i giorni del Rocket. I più drammatici per Roger Clemens. Che si sta giocando la reputazione di una carriera epica, adombrata dal peccato. Anche lui nella lista nera dei giocatori che hanno fatto uso di steroidi o ormone della crescita? Come il recordman dei fuoricampo Barry Bonds? A 45 anni anzichè una pensione dorata, un ingresso nel Tempio della Hall of Fame o magari un sogno esaudito come indossare la casacca a stelle e strisce ai Giochi olimpici di Pechino, The Rocket è costretto a dimostrare sin davanti al congresso americano che lui mai e poi mai ha fatto ricorso a sostanze illecite per diventare il braccio più resistente del baseball americano, un lanciatore capace di vincere 7 Cy Young, che ha giocato a Boston e con i NY Yankees. Perché allora compare nel rapporto diffuso lo scorso 13 dicembre al termine della lunga indagine condotta dall’ex senatore George Mitchell? C’è un complotto contro di lui come contro gli altri fenomeni? Perché il suo principale accusatore, il suo ex preparatore Brian McNamee, avrebbe dovuto dichiarare di avergli personalmente somministrato steroidi e GH tra il 1998 e il 2001? Leggi il seguito di questo post »





10 domande per i New York Yankees

14 02 2008

di ROBERTO CARAMELLI

Lo spring training è alle porte. Aspettative, dubbi, fiducia ed incertezze sono pane quotidiano per tutti i tifosi, in questo periodo. Proviamo a fare il punto della situazione, affrontando gli argomenti più spinosi del momento, riassunti in dieci domande.

1.  Joe Girardi sarà all’altezza della situazione? – Indubbiamente due anni fa ha fatto un gran lavoro in Florida, ma a New York non gli basterà vincere 78 partite. Fin dall’inizio, Girardi è stata la prima scelta di Brian Cashman, e diversi osservatori sono convinti che le sue potenzialità siano enormi. Questo non significa che debba vincere le World Series al primo anno, ma le aspettative sono altissime.
2.  Quale sarà il ruolo di Joba Chamberlain? – Potrebbe essere uno dei tormentoni dell’estate. Per quanto le sue apparizioni di fine stagione come rilievo siano state esorbitanti, sembra opinione comune di quelli che l’hanno visto lanciare da partente che il figlio della riserva abbia le potenzialità per diventare un vero numero uno, proprio ciò che manca agli Yankees. Sembra evidente che Joba inizierà la stagione da partente, ma si è già fatto un discreto parlare dei limiti di inning che gli verranno imposti quest’anno (nuove Joba Rules in arrivo), quindi è più che probabile che ad un certo punto faccia anche qualche passaggio nel bullpen. L’unica cosa certa è che non sarà il setup di Mariano per tutto l’anno. Per quel ruolo sono in lizza Kyle “Dio-Ci-Benedica” Farnsworth e LaTroy “Walkoff-Homer” Hawkins. Auguri.
3.  Phil Hughes potrà far dimenticare il sogno di Johan Santana? – Non sarebbe carino nei confronti di Hughes, ma si sa come vanno le cose, con quei serpenti di giornalisti di New York. Per chi fosse intenzionato a passare l’anno a paragonarlo a Santana, credo che sarà una lunga stagione. Le qualità per essere un ottimo pitcher ci sono, ma non sarebbe saggio aspettarsi che affiorino tutte insieme. Ha appena 21 anni, e solo 13 partenze in Major League. Nella stessa fase della loro carriera, John Smoltz finì 12-11 e Tom Glavine collezionò un bel 7-17. Non avevano intorno il talento che circonderà Hughes nel 2008, ma nessuno di loro è mai stato Il Pitcher Che Non È Stato Scambiato Con Santana. Leggi il seguito di questo post »