La leggenda di Orlando Hernandez, El Duque: 11 anni fa, su una zattera di 3 metri, scappava da Cuba. Inseguendo un sogno. E per nove anni è stato una “superstella” della Major League

27 12 2008

di MAURIZIO ROVERI

Una zattera di tre metri. La voglia di scappare. Lo sguardo perso nel vuoto nel buio della notte. Scivolando sulle onde del grande Oceano, pronto ad inghiottirti con la sua solitudine. Quel mare rappresentava la speranza di un domani migliore, e ti regalava un sorriso. Quel mare, però, metteva anche paura: poteva trasformare in inferno il viaggio della speranza di Orlando e altri sette “disperati” che quella notte del 26 dicembre 1997 decisero di fuggire da Cuba. A rischio della vita.
Orlando Hernandez era un idolo nell’isola di Castro. Il lanciatore più famoso. Il numero uno. Aveva giocato con gli Industriales dell’Avana, permettendo al team di vincere il titolo della Cuban National Series nel 1992 e nel 1996. In dieci anni di carriera aveva vinto, sul monte di lancio, 129 partite. Contro appena 47 sconfitte. Con un eccellente 3.05 di ERA (punti guadagnati sul lanciatore). “Numeri” straordinari. La miglior percentuale di vittorie nella storia del baseball di Cuba. Punto di forza della “Seleccion”, s’era coperto di gloria vincendo titoli mondiali e soprattutto facendo parte della Nazionale cubana in trionfo ai Giochi Olimpici di Barcellona nel 1992.

Leggi il seguito di questo post »





1 novembre 1948: sessant’anni fa la Libertas Bologna dei Tavoni, Strong, Regazzi, Bianco, Nardi, Masini conquistava il primissimo scudetto del baseball italiano. Vincendo la gara decisiva a Milano

1 11 2008

di MAURIZIO ROVERI

E’ una storia di sessant’anni fa. Ve la raccontiamo. Era l’1 novembre 1948, all’Arena di Milano andava in scena la partita che avrebbe consegnato il primissimo scudetto del baseball italiano. A vincerlo fu una squadra di Bologna, la Libertas. Che in classifica si tenne alle spalle tre squadre milanesi. La Federazione si chiamava FIPAB (Federazione italiana pallabase).
In quel gruppo bolognese che vinse il primo titolo d’uno sport nuovo per l’Italia c’erano i fratelli Tavoni, c’era l’americano Jimmy Strong che – sbarcato ad Anzio con le truppe alleate durante la seconda guerra mondiale – si trasferì poi a Bologna per giocare a basket: portava la canotta numero 5 del Gira, era un principe dei canestri che d’estate prendeva in pugno la mazza risultando per il neonato baseball italiano un personaggio fondamentale negli anni dei pionieri. Umberto Bianco il lanciatore di quella Libertas del primo scudetto. In prima base c’era Giorgio Regazzi, poi diventato giornalista del Resto del Carlino. Nel delicato ruolo di interbase Renato Masini.
Leggi il seguito di questo post »





Ludovisi intervista Renato Masini, l’interbase di quel gruppo bolognese che fece l’impresa a Milano. “Eravamo tutti reduci di guerra, abituati ad essere dei combattenti. E quello spirito ci aiutò a vincere”

1 11 2008

di FRANCO LUDOVISI

Il primo di novembre del 1948 la Libertas Bologna conquistava il primo scudetto in assoluto del baseball Italiano: esattamente sessanta anni fa.
Sto parlando di quell’avvenimento con Renato Masini allora giocatore importante del nove bolognese, nonchè segretario della Libertas, procuratore del materiale e delle divise da gioco, “anima” insomma di quella fantastica squadra.
C’è qualcosa che ancora non hai detto di quella memorabile gara?
“Sì – risponde –  giocammo tutti male. Eravamo contratti, sentivamo l’importanza della sfida, giocammo tutti sotto il nostro standard: tutti, nessuno escluso”
E allora come avete fatto a vincere?, incalzo
“Loro, i milanesi, credevano di fare di noi un sol boccone – continua Renato – erano sicuri di vincere: giocavano in casa all’Arena di Milano di fronte ad un folto pubblico a loro amico ed a noi ostile. Eppoi, diciamola tutta, erano anche un po’ altezzosi con noi che venivamo considerati dei provinciali: ma non sapevano che noi ”provinciali” eravamo soprattutto dei “combattenti” e questo ci portò a vincere”.

Leggi il seguito di questo post »





Chi era Tommy John: pitcher di Major, venne sottoposto nel 1974 ad un intervento rivoluzionario. Dopo un anno tornò a lanciare, e più veloce di prima…

3 07 2008

di MARCELLO PERICH

TOMMY JOHN è STATO UN LANCIATORE NELLE LEGHE MAGGIORI AMERICANE DAL 1963 AL 1989. HA VINTO 288 PARTITE E NE HA PERSE 231.
NEL 1974 SI LESIONO’ SERIAMENTE IL GOMITO SINISTRO.
POTEVA ESSERE LA FINE DELLA CARRIERA, MA IL DOTTOR FRANK JOBE LO SOTTOPOSE AD UN INTERVENTO PER ALLORA RIVOLUZIONARIO.
PRESE UN PEZZO DI TENDINE DAL BRACCIO DESTRO E LO USO’ PER SOSTITUIRE IL LEGAMENTO COLLATERALE DELL’ULNA.

Leggi il seguito di questo post »





San Marino cala l’asso: Da Silva è cittadino italiano, giocherà lanciatore e interbase

25 03 2008

di MAURIZIO ROVERI

San Marino gioca l’asso. Tiago Da Silva, giovane fenomeno brasiliano del baseball, non è più straniero. Sposato da due anni e mezzo con Katia, bella ragazza giuliana e giocatrice di softball, Da Silva ha ora ottenuto la cittadinanza italiana. Il regolamento dela Federazione non gli permette per il momento di essere considerato “asi” (cioè giocatore di scuola italiana), lo sarà dopo il 2010. Tuttavia, con il doppio passaporto, può scendere in campo come oriundo. E il San Marino, che nei mesi scorsi lo ha prelevato dal Marina di Ravenna, lo utilizzerà in due ruoli: lanciatore in gara2 (alternandosi sul monte con Marrone, Orta, Palanzo) e interbase in gara3 quando Seth La Fera – che è utilizzato da giocatore di scuola italiana – prenderà posto nel bullpen, pronto a salire sulla collinetta ogni volta che sarà necessario. Leggi il seguito di questo post »





Toro Rinaldi: “Complimenti a Maestri. Ma io nel ’65 giocai contro Mantle e Maris”

18 03 2008

di MAURIZIO ROVERI

In principio fu “Toro” Rinaldi. Il primo italiano a giocare in America. Una stagione a Tampa, nel Singolo A dei Cincinnati Reds. Era il 1965. Alberto Rinaldi aveva 18 anni e già da due anni indossava la casacca azzurra della Nazionale italiana. Titolare nel ruolo di interbase. Facciamo un passo indietro: 1964, c’era da preparare un Campionato Europeo in programma a Milano e l’Italia scelse come ritiro per la preparazione una base americana in Germania. In quell’occasione si aggregò al gruppo azzurro un tale Reno De Benedetti, che lavorava come scout per l’Organizzazione dei Cincinnati Reds. Notò quel ragazzetto pieno di talento, armonioso, dai movimenti rapidi ed eleganti. Cominciò un corteggiamento, gli diede una mano nella preparazione, fu prodigo di consigli e di indicazioni. Al rientro in Italia, alla vigilia della sfida milanese con l’Olanda, De Benedetti prese da parte Rinaldi in albergo e gli parlò dell’America e di una grande opportunità che si sarebbe potuta realizzare nella primavera successiva: lo spring training con Cincinnati Reds e il campionato in Singolo A con la squadra di Tampa. Leggi il seguito di questo post »