Tonino Micheli scrive alle società e illustra il suo programma. Ripartire dai giovani, dalla promozione, da un maggior supporto alle Società: queste le linee-guida del “contendente” di Fraccari alle Elezioni del 16 novembre

10 10 2008

Antonio “Tonino” Micheli, 62 anni, sarà il contendente di Riccardo Fraccari (presidente uscente) all’Assemblea Elettiva della FIBS in programma il 16 novembre.
Profondamente uomo di baseball, Micheli. Da mezzo secolo nell’ambiente della mazza e del guantone. Dapprima come giocatore (in campo da ragazzetto dodicenne, fino all’età di trent’anni), poi tecnico raggiungendo il livello più alto: terzo livello di baseball e terzo livello di softball. Allenatore della Nazionale di softball. Partecipando, alla guida delle azzurre, a 3 campionati mondiali, 4 campionati europei, e l’Olimpiade di Sydney dove l’Italia del softball conquistò il quinto posto. E’ stato anche dirigente nel Consiglio Nazionale del CNT.
Sorretto da questa vasta esperienza, e convinto di poter aiutare il baseball italiano con un programma di trasparenza e collaborazione, Tonino Micheli ha deciso di scendere in campo. Sfidando Fraccari.
Ecco la lettera di Candidatura alla Presidenza che Micheli ha inviato a tutte le società italiane:

Cari amici,
come sapete mi candido alla Presidenza FIBS: una decisione nata da molteplici motivi, tra i quali devo menzionare: il totale fallimento del Progetto Quantità e altresì dei progetti Verde-Rosa e Verde-Azzurro (che come unico beneficio hanno portato all’aumento considerevole, direi abnorme, del numero dei tecnici: un’operazione, tutto sommato, che odora forte di geopolitica); l’estremo impoverimento dei Campionati Ragazzi (Allievi, Juniores, ecc.); la crescente e preoccupante sparizione di squadre e società dalla scena sportiva; e più in generale: il senso di smarrimento mostrato dall’attuale dirigenza nei confronti di una situazione in cui – ormai è chiaro – sembra venuta meno la comprensione delle reali finalità di una federazione sportiva, ciò che ha portato alcune società a sollecitare la mia candidatura.
Ecco: una federazione è fatta innanzitutto dalle società, non può essere un organismo sopra le parti che decide e programma autonomamente le sorti dello sport (è il mio pensiero: lo affermerei anche se l’attuale dirigenza ci avesse condotto al trionfo invece che allo sfascio). Per questo io vedo attualmente un estremo bisogno di trasparenza e di collaborazione, e intendo investire – qualora fossi eletto – su questa strada: non si può chiedere il supporto delle società sportive escludendole di fatto dalla gestione degli interessi che sono principalmente i loro.

Nella mia visione delle cose il rapporto tra società e Federazione deve tornare a livelli di mutuo e fruttuoso intendimento: ciò significa, al momento, ripristinare il valore attivo delle società nelle ottiche e nelle dinamiche decisionali, non solo ogni quattro anni per la consueta vendemmia dei voti: parlo dell’assegnazione di un Consigliere Federale a ogni singolo campionato, quale responsabile diretto e interlocutore di riferimento; parlo della riprogrammazione dei singoli campionati con il consenso e il supporto delle società di pertinenza; parlo insomma di un’assunzione di responsabilità diretta e comune, quanto di più lontano dalla retorica trionfalistica degli ultimi anni, quella per cui anche le sconfitte più cocenti vengono ribaltate e servite all’opinione del pubblico come straordinarie vittorie.

Sembra infatti che questa Federazione, almeno per come è configurata attualmente, sia sempre impegnata su mille fronti diversi: questa mole spaventosa in realtà non esiste, è un colosso d’argilla fatto per impressionare, è l’effetto di un’arte che funziona bene quando nessuno capisce. Quell’arte è la confusione, e come ogni arte della confusione teme soprattutto la chiarezza. E’ un fatto strutturale. L’attuale dirigenza si destreggia abilmente in una selva di tornei che vedono impegnati sempre gli stessi giocatori, è a suo agio con le cose complesse, poi però annaspa nella semplicità, boccheggia nella chiarezza. Non credo sia più sopportabile.

Ritengo che sarà utile ripartire dalle radici, dai giovani e dalla promozione – l’ho spesso ribadito: affrontare nuovamente, con atteggiamento meno superficiale il discorso Scuola, puntare a una penetrazione attiva del tessuto scolastico e di quello famigliare: l’obbiettivo è la creazione di nuove società che non siano un onere per i genitori coinvolti. Se l’attuale dirigenza non ha concluso molto è forse perché ritiene, erroneamente, che il fatto di occuparsi dei propri figli avvicinandoli alla dimensione dello sport non sia un valore di per sé. Questo supporto fondamentale è stato scambiato per un disvalore, l’equivalente di una “tassa” da pagare, e così è diventato l’intoppo di una catena mercantile il cui insuccesso – vedi Olimpiadi – è sotto gli occhi di tutti.

Non passi come facile ottimismo la mia convinzione che al peggio si possa sempre porre rimedio: è anche vero che il buono si può sempre migliorare. Bene gli accordi con la Major League, bene l’Accademia (seppure, magari, impostando diversamente i criteri). Ma del resto, di tutto il resto, cosa ne è? Mi sembra condivisibile la politica di vertice, ma se escludiamo le società di Serie A/1, interessate per diversi motivi, le società dalla A/2 in giù cosa ne pensano? Major League e Accademia sono due occasioni che non basta inseguire o perfezionare, se restano isolate nel loro preteso splendore, un po’ come i galloni sull’uniforme. Soprattutto in merito all’Accademia il mio primo proposito riguarda ancora la chiarezza, su entrambi i fronti della gestione amministrativa e delle scelte tecniche.

Non ho mai nascosto la mia preoccupazione per lo stato di languore in cui versano Baseball e Softball nel nostro paese: condivido la politica sui giocatori italo-americani, italo-venezuelani, italo-cubani (italo-giapponesi perfino), ma devo constatare che la nostra “scuola italiana” sembra rimasta al palo: c’è bisogno di una politica che incentivi la crescita delle società, perché soltanto a una crescita numerica può far seguito una crescita tecnica (le nuove società non dovrebbero pagare per almeno tre anni l’iscrizione ai campionati giovanili e le tasse gara).
Queste sono le linee guida del mio progetto per la Federazione: giovani, innanzitutto, e supporto alle società.

Un’ultima considerazione: il clima che si respira nel nostro sport è quello di un potere decadente e compiaciuto, innamorato di se stesso e della propria immagine, quasi la dirigenza attuale si sforzasse di mantenere intatte le insegne, spolverando alla meno peggio i soprammobili: quel clima inerte in cui solitamente le piccole dinastie preparano la successione. I segni ci sono tutti: la stirpe la conosciamo, i successori sono già designati. Questo fatto potete accettarlo, e inviare deleghe che qualcuno gestirà in maniera indecifrabile, oppure presentarvi a votare, e interrompere la dinastia. Potrebbe essere l’ultima occasione.

Un caro saluto
Antonio “Tonino” Micheli


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5 responses

11 10 2008
r.sieni

“parlo della riprogrammazione dei singoli campionati con il consenso e il supporto delle società di pertinenza”
Questo lo fa già l’attuale federazione, ostaggio persino dei voleri di tutte le società, anche le minori, che ognuna gioca dove vuole, quando vuole e se vuole.

“Bene gli accordi con la Major League”
Allora siamo a posto. Se lei ci consegna questa propaganda della Federazione come un fatto, e benefico, siamo a posto.

“bene l’Accademia”
Meglio ancora. Allora W Fraccari, no?

“condivido la politica sui giocatori italo-americani, italo-venezuelani, italo-cubani (italo-giapponesi perfino)”
Alla grande! Allora davvero che bisogno c’è di lei? Fraccari basta. E avanza.

Un modesto parere: trovo il tutto vagamente spaventoso.
Opinione personale. Ci mancherebbe.

11 10 2008
Stefano

Propongo a Micheli di far abolire la regola che chi è in Italia da 6 anni può essere ASI, è una deroga che permette di aggirare la norma e fa lievitare il valore di giocatori di dubbie capacità togliendo spazio a chi è cresciuto veramente in Italia, anche se ciò di sicuro non piacerà alle società……

13 10 2008
Alfredo

Sono d’accordo con Stefano: togliere questa regola ipocrita e vergognosa che non rispetta il lavoro e lo sforzo umano svolto dai Tecnici delle Giovanili e soprattutto toglie spazio a giocatori ITALIANI VERI,oltretutto rende le Società SCHIAVE di questi falsi Italiani aumentando ingaggi e creando malcontento all’interno delle squadre stesse. Vorrei ricordare che molte Società viaggiano sul filo del rasoio e arrivano a fine stagione con il contagocce, gia abbiamo difficoltà ad arrivare ad 8 squadre nella massima serie, tra un po’ rimarrano in 4 o 6 e diventerà un torneo per pochi intimi, siamo vicini al funerale del baseball. Secondo me bisogna ricominciare da capo, nel senso che bisogna investire sui giovani (si abbattono i costi) più squadre in serie A almeno 10 o 12 per poi arrivare a 14/16 e far giocare i nostri giocatori nati e cresciuti in Italia: soltanto cosi si tornerà a primeggiare anche in Europa con la Nazionale, giocando con ragazzi che hanno lo spirito NAZIONALISTICO e non con gente indegna che va in Nazionale solo per soldi e per girare il mondo.
Non sono un politico ne una persona dentro le società, sono di Nettuno, ho anche giocato ma fondamentalmente sono un innamorato di questo sport.
La Federazione cerca di vendere fumo sulla formula, vi dico questo perchè negli ultimi 2 anni è andato in finale il Nettuno ed ha portato tutta quella enorme quantità di gente allo Stadio, ma Nettuno è in grado di portarla anche a Settembre e Ottobre. Non è la formula che ha portato tutta questa gente ma l’amore che la città ha per la sua squdra.
So che le mie parole resteranno inascoltate ma almeno dico la mia, per me il baseball è vicino al collasso: oltretutto abbiamo creato delle false aspettative soprattutto nei giovani(anche di Nettuno) dove non giocano più per la maglia ma soltanto per soldi,ecco a cosa ci ha portato la politica della FIBS. Una politica che potrebbe arrivare a rovinare anche l’unica isola felice di questo sport in Italia.
Saluto tutti,un amante del baseball molto deluso…….

18 10 2008
John Rotondo

Dubito che Fraccari abbia qualche problema nel riconfermarsi alle elezioni.
Non ci sono nuove idee di sviluppo credibili e chiare tra gli oppositori secondo me

21 10 2008
Dany

Molti danno contro a Fraccari, ma nessuno trova nuove ed innovative idee.
Sì, magari Fraccari non dovrebbe stare lì, ma al momento non abbiamo di meglio.
Se devo scegliere tra Fraccari che fa qualcosa di giusto e qualcos’altro di no e Micheli che non ha ancora detto niente di nuovo e di concreto, scelgo Fraccari.
A me sembra che Micheli viva su un mondo parallelo, mi pare che non sia nemmeno informato sullo stato attuale della Federazione (parla di campionati allievi e juniores… ma quanti anni sono che la juniores non c’è più?!?), come può cambiare le cose se non sa nemmeno come sono adesso?

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