Il “pagellone” del San Marino campione d’Italia: l’inesorabile Vasquez, il tempestoso De Biase, gli artisti Sheldon e Buccheri, Rovinelli gigante buono, la classe di Estrada, la freddezza di La Fera, Da Silva l’arma in più

9 09 2008

di MAURIZIO ROVERI

Non è una sorpresa, lo scudetto del San Marino. Ho già espresso questo concetto e lo ribadisco. Perché questa squadra è figlia d’una saggia programmazione. Perchè questa squadra è, sì, cresciuta col passar dei mesi quando ha trovato il giusto assetto ma si intuiva che il suo potenziale era enorme. Semmai si può considerare una sorpresa il “solo” quarto posto di fine regular season (ci sono stati anche dei contrattempi a pesare su questa posizione, che non rispecchiava tutto il valore del team del Titano).
E poi: nessun’altra squadra della IBL ha i fuoricampisti del San Marino (10 homers nelle sette partite della serie tricolore, 8 nel round robin, 24 durante la regular season). Battitori di potenza come i marziani De Biase e Vasquez muovono con un gran giro di polsi delle “35” e la mazza di Rovinelli è una “34” (Dino è giù un pelino più umano…).
Nelle finali San Marino ha proposto il lineup più compatto, più consistente, più regolare, senza punti vulnerabili, e anche il più  in forma.

In questa constatazione, tuttavia, andrebbe considerata la situazione di difficoltà nella quale s’è trovato Ruggero Bagialemani, manager del Nettuno, quando per infortunio ha perduto Renato Imperiali e Leo Mazzanti. In particolare l’indisponibilità di Leonardo Mazzanti ha costretto Bagialemani a rivoluzionare il lineup del Nettuno portando Carlos Duran da quella posizione “strategica” di nono uomo dell’ordine di battuta (che era stata una felice intuizione) alla posizione di leadoff, con la necessità di spostare Ugueto che da secondo del lineup è risultato inefficace, come assolutamente negativo è stato il rendimento di Ramon Tavarez nello spot numero cinque (si trovava meglio al due).

E ancora: il San Marino dal punto di vista difensivo ha il diamante più affidabile del campionato, con Din Rovinelli in prima, Francesco Imperiali in seconda, Dave Sheldon sentinella dell’angolo caldo di terza base e  il sempre concreto Seth La Fera shortstop (soltanto la Fortitudo di Connell-Mazzuca-Pantaleoni-Bautista può reggere il confronto). Nonché il più bravo esterno centro in assoluto, James Buccheri.
Inoltre, San Marino ha vinto la propria “scommessa” con la strategia dei 3 lanciatori stranieri. Che ha avuto un peso determinante, sia nel round robin sia nelle finali-scudetto.

Ed è della T&A sammarinese il lanciatore-rivelazione della stagione 2008, il ventitreenne italobrasiliano Tiago Da Silva. Forse la vera arma vincente, perché Matt Marrone “partente” non era all’altezza della situazione.

Fatte queste considerazioni, che possono spiegare l’impresa del gruppo del Titano, propongo ai lettori l’ultimo pagellone della stagione. Dedicato appunto ai neo campioni d’Italia. Una “fotografia” del club del Titano e dei suoi interpreti, gli uomini che hanno portato uno scudetto italiano… all’estero.

DIECI a WILLI VASQUEZ – Ci sono club che hanno inseguito il nome fascinoso: ex-majorleaguer “rotti” o alla frutta, oppure  gente di vastissima esperienza con 14 anni nelle Minors ma incapace di adattarsi al campionato italiano. E c’è, viceversa, un San Marino che non è andato a cercare chissà chi e chissà dove, ma ha scelto una strada logica assicurandosi le prestazioni di questo venezuelano che aveva fatto furore nell’Avigliana di A1 e già ambientatissimo in Italia per aver disputato diversi campionati di categoria inferiore. Scelta indovinatissima. Nella sua progressione italiana, Vasquez è esploso con i colori della Repubblica del Titano: 379 di media-battuta e 621 di slugging nella serie scudetto; 400 di average e 500 di percentuale arrivi in base durante il round robin. Primo inoltre in quasi tutte le statistiche del San Marino in regular season: 380 di average, 540 di slugging, 485 percentuale arrivi in base, 62 battute valide, 88 totale basi conquistate. Una continuità di rendimento impressionante. E poi – altro aspetto importante – la difesa: da esterno ha chiuso a 1000 di MD nelle finali scudetto, a 1000 anche nel round robin. Dunque: grande immagine di concretezza da parte di un giocatore ancor giovane che, da poco più di un mese, ha compiuto 26 anni.

NOVE E MEZZO a MAX DE BIASE –  E’ “il battitore di potenza”. Quello che vuol sempre far volare la pallina lontano, profonda, possibilmente fuori. Straordinaria grinta, fisico massiccio, gioca di prepotenza. Nelle ultime 15 partite (fra round robin e serie finale) ha totalizzato 15 “punti battuti a casa” e 38  basi conquistate.  E pensare che ha giocato con uno strappo alla coscia sinistra…
Impressionante il suo 655 di slugging nelle sette gare di finale. Resta ancora impresso negli occhi dei settemila nettunesi e dei telespettatori quel fuoricampo imperioso, maestoso con la pallina spedita addirittura su tetto delle case!
Primo battitore del San Marino per slugging pct (la media-bombardieri) anche nel round robin, con 559.
Max è stato utilizzato prevalentemente da DH (battitore designato), soprattutto nell’ultimo mese di stagione a causa dello strappo. E ciò a differenza di Willi Vasquez, il quale gioca anche in difesa. E bene. Ecco il motivo per il quale ho assegnato al venezuelano, in questo pagellone, mezzo voto in più.
Anche De Biase, come Buccheri, dalla prossima stagione potrà essere tesserato da ASI (giocatore di scuola italiana).

OTTO E MEZZO a DAVID SHELDON – Chissenefrega se quest’anno ha fatto qualche erroruccio in più rispetto ai pochissimi ai quali ci aveva abituati; chissenefrega se ha battuto 160 nelle finali scudetto e 250 nel round robin. David Sheldon è un giocatore che va apprezzato, ammirato, applaudito, ringraziato per quello che fa indipendentemente dai numeri e dalle medie. E’ l’immagine della professionalità, dello stile (come persona e come giocatore), dell’amore puro per il baseball. Ed è l’immagine d’una tecnica sublime. Lui è l’artista della difesa. Ha 45 anni ma non è ancora arrivato per Shedon il momento della pensione. In difesa ti cattura, ti seduce con giochi di prestigio. E’ il miglior terza base che si sia visto in Italia negli ultimi vent’anni. Nel box non ha grandi numeri, ma ci sono casi in cui la media-battuta non è fondamentale per valutare un giocatore. Sheldon è uomo dalle “battute utili”, quelle che non appaiono come battute valide, ma che permettono comunque ad un compagno di avanzare di una base. Sono le cosiddette “piccole cose”: preziose per il gioco di squadra, e attraverso le quali un gruppo arriva a realizzare un’impresa.
Quella fantastica presa al volo in foul (ai confini dell’impossibile) durante gara6, applauditissima dal competentissimo pubblico di Nettuno, è stata una perla. Una delle tantissime con le quali Sheldon da anni ci delizia gli occhi.
David arrivò in Italia nel 1987, a Firenze. Faceva, allora, il lanciatore. Giocatore di una utilità pazzesca, ha ricoperto anche i ruoli di interbase, seconda base, esterno destro, esterno sinistro, oltre a quello di terza base che dalla stagione 2000 è diventato il suo ruolo definitivo. Ha girato diverse “piazze”: Firenze, Casalecchio di Reno (gli ultimi lampi delle storiche Calzeverdi, che in quel 1991 avevano anche Mazzieri, Gianmario Costa, Cretis), Bologna, Grosseto, Rimini e poi, dopo altre tre stagioni bolognesi, eccolo nel 2005 salire sul Titano. David Sheldon ha vinto 4 scudetti (2 con Rimini, 1 a Bologna,1 con San Marino) e 1 Coppa dei Campioni (San Marino). Ha chiuso a 1000 di media difesa sia il round robin sia la serie scudetto. Già da tempo gioca come italiano.
Una curiosità: il quarantacinquenne David ha fatto le finali assieme al figlioletto Brian, 13 anni, che era come bat boy nel dugout del San Marino. Anche Brian gioca a baseball, nel settore giovanile del Bollate.

OTTO a HORACIO ESTRADA – Arrivato a campionato avviato, in sostituzione dell’infortunato Figueroa, si è fatto apprezzare per la professionalità e per il notevole spessore tecnico. Al punto che è stato confermato anche quando Figueroa, recuperato, ha fatto rientro nel gruppo. E da lì è nata la famosa e fondamentale strategia dei tre lanciatori stranieri. Che ha permesso a manager Bindi e al suo pitching coach Illuminati la “rotazione a tre” nella partita dei pitchers stranieri (Estrada-Figueroa-Looney). Il San Marino ha potuto permettersi questa scelta tattica, ci ha creduto, l’ha attuata con convinzione e coerenza. Strategia che ha premiato chi ha avuto il coraggio di adottarla, per primo in Italia.
Estrada è cresciuto cammin facendo, un mancino che non ha fatto veder palla ai mancini del Nettuno nelle finali. Giocatore umile, non ha fatto pesare il suo background di ex-majorleaguer (tre stagioni, dal 1999 al 2001, con Brewers e Rockies, 4 partite vinte e solo 1 perduta nel mondo della MLB).
Nella serie-scudetto il venezuelano Estrada ha vinto due partite (2.45 di media pgl) concedendo ai battitori avversari uno scarso 162 di average.

OTTO a JAMES BUCCHERI – L’altro “vecchio drago” del San Marino, come David Sheldon. Giocatori senza età. Il tempo passa, ma la classe di giocatori così rimane intatta. Esterno-centro straordinario: formidabile quella “giocata” in gara1 allorchè ha letteralmente tolto un fuoricampo a Juan Camilo.
Quando serve, quando occorre lasciare il segno, Buccheri c’è sempre. Aveva già vinto due scudetti, con Rimini. Profondo conoscitore di baseball. Ha la tecnica, l’istinto naturale, l’esperienza per sapere sempre cos’è meglio fare: quando battere in campo opposto, quando andare di potenza o quando è necessario una battuta di contatto, bravissimo inoltre nella esecuzione dei bunt. E’ arrivato in gran forma al periodo-clou della stagione: brillante nel round robin di semifinale (367 di average, 500 di slugging), importante nelle finali (345 di average, 10 battute valide). Ovviamente nessun errore difensivo.
Nella prossima stagione l’oriundo Buccheri cambierà “status”, potendo giocare da ASI (cioè come un giocatore di scuola italiana) per averne maturato i diritti.

OTTO a SETH LA FERA – La tranquillità interiore è la grande forza di questo affidabilissimo giocatore italoamericano che gioca da ASI: questo è stato il suo nono campionato nella massima serie in Italia (Rimini, Parma, San Marino). Riesce a mantenere grande serenità, grande lucidità in qualsiasi situazione. Concentrato, attentissino al centro del diamante, da interbase ha commesso appena 2 errori nelle 16 partite delle semifinali e delle finali. Ha dimostrato una notevole disponibilità quando le necessità lo hanno spinto sul monte di lancio, dove non saliva dal 2001 (ai tempi di Parma). Si è messo al servizio della squadra e ha fatto un buon lavoro, di apprezzabile applicazione mentale. Due presenze da pitcher nella serie finale: 4.1 inning, una partita vinta, un ottimo 2.08 di media pgl.

OTTO a DEAN ROVINELLI – Il gigante buono. Grande sentinella. Miglior prima base del campionato. L’italianizzato Dino è un ragazzo dal carattere dolce e molto sensibile. L’emotività è il suo tallone d’achille. Sente molto la pressione e forse per questo pare talvolta non avere mezze misure: o va strikeout o batte un fuoricampo. Ebbene, il San Marino di questa stagione è squadra così caratterialmente forte da aver saputo trasmettere in Rovinelli quella sicurezza psicologica che lo ha fatto esplodere nelle finali-scudetto. Quattro battute valide, quattro fuoricampo! E altri 2 homers Dino li aveva firmati nel round robin. Impeccabile in difesa, nessun errore nelle ultime 16 gare.

OTTO a TIAGO DA SILVA – La rivelazione della stagione. Rookie dell’anno. Un ragazzo di 23 anni che veniva da tre campionati in A2 giocati – da straniero – nel ruolo di interbase. I dirigenti del San Marino gli avevano messo gli occhi sopra già dall’anno scorso, avendo intuito il talento e le potenzialità del ragazzo nato a San Paolo del Brasile. Non erano riusciti a portarlo sul Titano nel 2007, ci sono riusciti nel 2008. Scelta felicissima, anche perché un mese prima che cominciasse il campionato è arrivata per Tiago la cittadinanza italiana (per matrimonio). E immediatamente il San Marino lo ha mandato sul monte di lancio. Tiago infatti nasce pitcher. E’ da pitcher che lo impostò il coach cubano che Da Silva ebbe la fortuna di conoscere quand’era ragazzetto a San Paolo.
Tiago sulla collinetta del San Marino. Dapprima è un esperimento, una verifica, il ragazzo fa il rilievo, gli vengono concessi un paio di inning e li fa con grande naturalezza, piace, convince. Lo staff tecnico lo studia, lo analizza, lo valuta. E poi rompe gli indugi: Tiago “partente”. E da quando Da Silva in gara2 (quella degli oriundi) ha preso il posto di Matt Marrone, il San Marino ha compiuto il vero grande salto di qualità.
Tiago ha un caricamento particolare, con l’hesitation. Lancia una palla che si muove molto, che non arriva mai dritta, che è fastidiosissima per qualsiasi battitore. Mette a disagio tutti. Ha lo strikeout facile, un “cambio di velocità” micidiale. Soprattutto, impressiona la personalità forte che lo accompagna sul monte. Sorprendente per un ragazzo di appena 23 anni e al suo primo campionato di A1. E’ stato il lanciatore del San Marino più utilizzato sia nel round robin (17.1 riprese lanciate, 2.60 di media pgl), sia nella serie finale per lo scudetto (13.1 rl, 4.72 di media pgl). Per un totale di 25 strikeout.

SETTE E MEZZO a FRANCESCO IMPERIALI – Attento, bravo, diligente. Ha 24 anni, già abbastanza esperienza alle spalle (all’età di 17 e 18 anni giocò negli Stati Uniti, in Arizona, nella Rookie League dei Seattle Mariners), sta crescendo, è già fra i seconda base migliori d’Italia. Rimarrà famoso quel suo fuoricampo da 3 punti che ha dato una svolta alla partitissima-scudetto. Proprio lui, un nettunese, a colpire al cuore la sua città. Ma la sportivissima Nettuno, alla fine, lo ha festeggiato: in fondo, è uno di loro ad aver vinto. La “scuola” è quella.
Due anni fa San Marino puntava su Davide Dallospedale, in uscita da Bologna. Poi, “Dallo” preferì accasarsi a Grosseto. E allora la dirigenza del Titano andò su Francesco Imperiali. Sotto un certo aspetto, si trattava di una scommessa perché aveva ventidue anni ed era un giovane emergente, ma non ancora una certezza. E’ maturato tantissimo, Francesco. Davvero apprezzabile questo suo campionato. Nella serie finale ha dovuto lavorare più di La Fera in difesa, è stato chiamato ad un compito impegnativo perché il Nettuno ha battuto tanto dalla sua parte. Francesco si è fatto sempre trovare pronto. Le cifre: 18 potouts, 28 assistenze, nessun errore. E nel round robin? 24 potouts, 18 assistenze, nessun errore. Che cosa si vuole di più da un seconda base? Se continua così, sorpasserà Dallospedale. Nel box di battuta: 258 di average nel girone di semifinale, 231 nella serie di finale.

SETTE E MEZZO a JUAN FIGUEROA – La palla più veloce del gruppo dei pitchers di San Marino, forse la più veloce della IBL: arriva sulle 95 miglia. Lancia di potenza, di aggressività, di rabbia. Atleticamente molto dotato. Un guaio al gomito (calcificazione) lo ha costretto ad un lungo stop. Quando è rientrato, è stato gestito dallo staff tecnico con prudenza, con sapienza. Evitando forzature. Gli è stata trovata la giusta collocazione all’interno delle “tre meraviglie”. Cosicché ha potuto dedicarsi alla qualità più che alla quantità. Figueroa (che con San Marino aveva già vinto la Coppacampioni 2006, e prim’ancora lo scudetto quand’era nella Fortitudo Bologna) è stato il lanciatore del club sammarinese con la miglior media-pgl delle finali: 0.96. Un solo punto concesso.

SETTE E MEZZO a ADOLFO MATAMOROS – Il piccolo catcher dalla grande vitalità e dal braccio che è una fucilata. Viene dal Reggio Emilia, questo nicaraguense dal forte temperamento. Uno che non molla mai. La capacità di Adolfo nell’interpretare il doppio ruolo di ricevitore e di esterno ha permesso allo staff tecnico dei Titani la strategia, usata per le partite del round robin e nelle prime 3 della serie finale, di Albanese catcher titolare per poi – in caso di vantaggio da difendere – rinforzare la difesa spostando dal settimo inning Matamoros da esterno destro a ricevitore. Il braccio di Matamoros per soffocare ogni tentativo di rubata degli avversari. Al suo posto, all’esterno, entrava Suardi. Il quale, nelle ultime quattro gare delle finali, è sempre partito titolare, con Matamoros catcher. Inevitabile in questa fase il sacrificio di Albanese, al quale comunque era stato dato ampio spazio precedentemente. Apprezzabile nelle finali il 280 di media-battuta dell’utile Matamoros.

SETTE A BRIAN LOONEY – Un veterano pieno di esperienza e di malizie, specialista delle chiusure. Palla veloce, curve velenose. Una partita vinta e zero di pgl (!) nel round robin. Un campione orgoglioso. Aveva già vinto un titolo con Rimini.

SETTE a RICCARDO SUARDI – Ventiquattro anni, un ragazzo arrivato tre stagioni fa a San Marino proveniente da Lodi. Per un bel po’ di tempo ha vissuto ai margini, un po’ chiuso da altri giocatori. Faticava a mettersi in evidenza. L’esplosione non arrivava. E’ sempre stato umilmente al suo posto, lavorando per migliorarsi, accontentandosi di prendere di tanto in tanto qualche spazio che si apriva. E talvolta le occasioni le ha sfruttate, lasciando intravedere un buon potenziale. Per tre quarti di questo campionato è stato utilizzato a mezzo servizio, come Albanese. E anche Matamoros per via dell’infortunio. E’ parso più sicuro, più maturo rispetto alle stagioni scorse, ha dimostrato di saperci stare in campo e di girare bene la mazza e così nella fase cruciale della stagione è stato coinvolto e responsabilizzato. Fra l’altro, Riccardo Suardi faceva parte (e con lui anche Simone Albanese) della squadra titolare che vinse la Coppa dei Campioni nel 2006.

SETTE a SIMONE ALBANESE – Scegliendo Matamoros (catcher bravo ma non un fenomeno e, soprattutto, in grado di giocare anche in un altro ruolo) il San Marino ha centrato l’obiettivo di non chiudere la strada a Simone Albanese, giovane ricevitore nettunese sul quale il Club del Titano ha deciso di investire. Gli è stato dato spazio e Simone ha mostrato cose interessanti e molto promettenti. In regular season 28 partite, 89 turni alla battuta, 247 di averge e 303 di slugging. Nel round robin 9 partite da catcher partente (217 di average e 391 di slugging). Più dura la serie scudetto: 3 partite, 143 di media battuta e 286 di slugging.

SEI E MEZZO a LUCA MARTIGNONI – Uno della vecchia guardia del San Marino. Un fedelissimo. Ha accettato di sacrificarsi, in regular season, sull’altare di Matteo Tonellato il ventenne ragazzo veneto sul quale il San Marino ha investito e che voleva lanciare. Concedendogli quello spazio che Tonellato non aveva potuto avere l’anno prima. Martignoni, rilievo, ha fatto il suo dovere quando è stato coinvolto. Quando in apertura di round robin Tonellato ha accusato un momento di difficoltà psicologica, la società si è affidata all’esperienza di Martignoni. E Luca, molto controllato, facendo abile uso della screwball, ha tenuto egregiamente il monte: eccellente per lui il 2.35 di media-pgl nel round robin, in 15.1 riprese lanciate. Importante in gara1 di semifinale contro il Grosseto, è da lì che è cominciata l’eliminazione dei maremmani che erano i campioni d’Italia in carica.

SEI  E MEZZO a PETER NYARI – Peter il cow boy. Cow boy in campo e… anche fuori. E’ successo quel che è successo, quella caduta dal balcone, finita bene, poteva essere una tragedia. Le finali-scudetto lui le ha fatte in ospedale. Però sulla qualificazione del San Marino alla finale c’è la mano di Peter. Soprattutto quando, con una magistrale chiusura, ha vinto gara1 contro Grosseto (la partita dove Martignoni è stato un eccellente partente  con 6 inning davvero notevoli).
In verità sono state 2 le partite che Nyari ha vinto nel round robin: 6 inning, 2 vittorie, 1.50 di media-pgl.

SEI E MEZZO a MATTEO TONELLATO – Tutto il girone d’andata da pitcher partente. Coinvolto, responsabilizzato. Media-pgl un po’ altina (4.83), ma… forse neanche tanto considerando che il ragazzo ha vent’anni ed era praticamente alla sua prima stagione nella massima serie. Poi, l’impatto traumatico con il girone di semifinale. Di colpo, Matteo sente tutta l’emozione. L’emozione e la pressione dei playoff. Ha anche la sfortuna di sbattere il grugno contro la Fortitudo Bologna, quando la squadra di Nanni giocava ancora a baseball (prima di quelle quattro partite di sconcertante black out che le hanno rovinato la stagione). Tonellato in 2.1 inning di round robin subisce 11 punti (42.43 di media pgl). Cifre impietose, e anche ingiuste.
Avrei potuto dare a Matteo soltanto un 6 in questo pagellone. Invece no. Ho preferito assegnargli mezzo voto in più perché su Tonellalto vale la pena crederci. E San Marino nsisterà. Già lo ha rimesso sul monte in occasione di gara6 delle finali, a Nettuno, dove il ragazzo veneto ha perso, sì, ma reggendo abbastanza decorosamente per sette inning. E sto parlando d’una finale scudetto e di un lanciatore ventenne! Sono esperienze attraverso le quali un giovane pitcher deve passare, se si vuol farlo crescere. Tonellato ha futuro, perché la sua dritta ha una velocità che è fuori dalla norma.

SENZA VOTO gli altri giocatori che completano il roster del San Marino campione d’Italia: Colicchio, Benvenuti, Lucena, Orta, Marrone, Bissa, Matteini, Forcellini, Ercolani.


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Information

6 responses

9 09 2008
gideon12

Tutto molto bello l’articolo però non mi trova d’accordo la frase che afferma Rovinelli, quale miglior prima base del campionato. Statistiche alla mano vediamo come in Regular Season sia stato molto meglio Lino Connell (.328 avg, .432 slg, .437 obp) di Dino (.248 avg, .406 slg, .354 obp). Cosa identica nella poule scudetto, dove il prima base biancoblù ha chiuso con .400 avg, .600 slg e .438 opb contro .306 avg, .556 slg e .375 opb del sanmarinese. Quindi d’accordo che Rovinelli è stato fondamentale con i suoi fuoricampo nella finale però…. non mi pare proprio il miglior prima base.

Un saluto a tutti.

Il mio sito web: http://www.grandeslam.wordpress.com

10 09 2008
Maurizio Roveri

Daniele (alias gideon 12), tu hai elencato statistiche offensive che testimoniano l’ottimo campionato di Connell. Ma il mio discorso riguardava unicamente l’aspetto della difesa. Una valutazione, cioè, di Dino Rovinelli nella posizione difensiva di prima base. Dove, a mio parere, è bravissimo. Chiaro, lo è anche Lino. Come lo è Jairo Ramos. E spesso, nel recente passato, è stato impeccabile in prima base Claudio Liverziani, il quale – utiizzato poi da esterno destro – è addirittura formidabile. Si tratta di grandi giocatori, le differenze sono minime, una bella gara… indicare il migliore fra questi prima base. E’, anche, una questione di gusti. E a mio parere Rovinelli è molto molto affidabile.

10 09 2008
Dino G Grosseto

in merito a De Biase e Vasquez voglio raccontare due storie:

Dopo lo scioglimento del Trieste De Biase era praticamente del
Grosseto,ci fu un po’ di tira e molla al rialzo da parte del giocatore
ma qui a Grosseto si ci aspettava la firma da un momento all’altro
poi arrivò Grandine (alias Mazzotti,mai sopranome fu più azzeccato)
che lo RIFIUTO’!!!!!

La storia di Vasquez è ancora più incredibile perchè il giocatore è stato
“importato”dal Grosseto,rifiutato da Grandine è stato girato all’Avigliana
rifiutato ancora dal solito Grandine è stato preso dal S.Marino

E Grandine nell’intervista passata in occasione della partita di finale
a S.Marino si chiedeva le ragioni della cacciata!!!!!

Io invece ancora mi chiedo come mai è stato tenuto per cosi tanto
tempo.

10 09 2008
prince

concordo con tutte le valutazioni espresse. Vorrei ritagliare pero uno spazio a Luca Martignoni l’ uomo che non ti aspetti. Da un rendimeento da 4 in regular season a un redimento da 9 nei play off. Fondamentali le due vittorie che ha costruito nello “spareggio” con Grosseto e in gara 3 con nettuno. Dopo una brutta regular season sia da partente che da rilievo, Martignoni si è prontamente riscattato nella post season. Fondamentale per la vittoria finale della sua squadra

11 09 2008
Bob_21

Grande prince
finalmente un riferimento semplice e costruttivo e soprattutto reale.
Il dato pre finali dava un 2-2 per i team
Le 2 partite dello straniero dove SM era favorito e le 2 dell’italiano che sulla carta erano a favore del Nettuno.
La finale si decideva eventualmente sulla gara dell’oriundo ed ovviamente sulla casualita’ di questo splendido gioco
Martignoni ed i suoi ( e’ importante esserci quando conta , Fortitudo docet!)hanno spaiato la serie e con grande professionalita’, attenzione e furbizia tattica si e’ portato a casa la partita della vita.
Onore a Luca innanzitutto!!!!!!

12 09 2008
Green manalishi

Vabbè che siamo uin pò OT a parlare di Mazzotti, però credo che se una squadra vuole essere certa di non vincere un tubo, licenzia il coach alla vigilia del postseason; e Grosseto non è stata una eccezione, al riguardo. A volte, la grandine sono certi dirigenti ai quali sfugge di mano la situazione, e segano l’allenatore. E poi segano i giocatori l’anno dopo. E loro restano sempre lì.
Naturalmente.

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