Italian Baseball Series: il Nettuno fa sua un’emozionantissima gara6 (4-3) e completa la rimonta. I Titani confezionano 3 fuoricampo, ma tutti da 1 punto. Stasera gara7: si assegna lo scudetto

6 09 2008

di MAURIZIO ROVERI

Tutta la potente suggestione del baseball, e tutta l’intensità emotiva che questo sport sa creare, in quegli ultimi rabbiosi  assalti del San Marino. E nella resistenza, sofferta e coraggiosa, del Nettuno che difendeva con le unghie il suo vantaggio. Una “battaglia” fisica e mentale vissuta dai seimila dello Steno Borghese in un’atmosfera di spaventosa tensione, con il fiato sospeso in gola. In un attimo, poteva essere l’inferno oppure il paradiso per il grande popolo nettunese.

Nono inning. Punteggio di 4-3 per il Nettuno, e già due “fuori”, ma San Marino era lì in agguato e pericolosa come sempre. In una notte, fra l’altro, dal fuoricampo facile (ne ha prodotti tre, tuttavia ha perso la partita…). Aveva il punto del potenziale pareggio in seconda base (La Fera) e nel box uno dei suoi tempestosi battitori: quel Max De Biase che da anni semina il terrore fra i lanciatori (anche se in questa appassionante serie di finale, che si concluderà con lo spareggio di questa notte, il DH del San Marino è visibilmente condizionato da un infortunio). Sulla mazza dell’italoargentino della squadra del Titano e sui lanci di Marco Costantini, giovane nettunese “doc”, il destino di gara6 e forse dello scudetto.

Pressione fortissima su Costantini, scelto da manager Bagialemani a rilevare dopo sette riprese un comprensibilmente affaticato Carlos Richetti (un centinaio di lanci nel braccio, che già aveva tirato per otto inning quattro giorni prima… ). Il ragazzo di Nettuno, tornato in scena a giugno dopo che la sua carriera aveva conosciuto un lungo stop di un anno e mezzo, ha lavorato con “palle sporche” De Biase: intensa applicazione mentale e fortissima attenzione a non concedere al bomber del San Marino i lanci che preferisce battere. Ha rischiato la base su ball, Costantini. E’ stato portato da Vasquez, che ha difeso strenuamente il piatto, sul “conto pieno”. Situazione delicatissima. E in un esasperante braccio di ferro il pitcher del Nettuno ha avuto la meglio, facendo battere De Biase in diamante, verso Peppe Mazzanti, la cui pronta assistenza a Tavarez ha permesso l’eliminazione di La Fera in seconda. Era il terzo out. La vittoria per il Nettuno. Rimonta completata. Il team di Ruggero Bagialemani si trovava martedì notte (dopo gara4) con le spalle al muro. Il San Marino già con 3 vittorie in tasca, ad un passo dunque da un clamoroso trionfo.

La ribellione del Nettuno. Gli occhi della tigre nello sguardo di Luis Ugueto, di Carlos Duran, di Giuseppe Mazzanti, di Juan Camilo. Ed è arrivato il 10-8 nella terza sfida sul diamante sammarinese di Serravalle (gara5). Poi il 4-3 di ieri notte in uno Steno Borghese che sembrava il colosseo, e ancor di più lo sarà stasera quando tutta Nettuno vorrà allungare le mani su quello scudetto che manca dal 2001. Però San Marino non molla. E’ squadra tosta, solida, esperta, compatta. E in gara7 si porta dietro tutte le certezze di chi sa di poter mandare sul monte di lancio i suoi pitchers migliori, il “trio delle meraviglie” Estrada-Figueroa-Looney.

Un boato, ieri verso mezzanotte, ha accompagnato l’out su La Fera. L’ultimo out. Come una liberazione per la gente di Nettuno, dopo 2 ore e 55 minuti di passione.
Mille brividi di paura hanno galoppato lungo la schiena e le braccia dei nettunesi quando all’ottava ripresa Willi Vasquez – con un imperioso swing – ha fabbricato il secondo fuoricampo della sua strepitosa partita. In quel momento è sceso il gelo sullo “Steno Borghese”. Come un pugno nello stomaco per Costantini. Una smorfia di disappunto, di sofferenza sul volto di Marco. E anche un attimo di smarrimento mentre Vasquez “il terribile” faceva il giro delle basi. Però… s’è trattato soltanto di un attimo. Costantini ha avuto il merito di rimanere calmo, di non disunirsi, di non farsi assalire dall’angoscia, di conservare lucidità. Facile da… raccontare. Ma tutt’altro che semplice in quegli attimi, sapendo che tutta la stagione del Nettuno dipendeva da lui e che l’intera “città del baseball” era nelle sue mani. Okay, ha pensato, siamo sul 4-3. Ci rimane soltanto un punto di vantaggio. Questo punticino lo devo, lo dobbiamo, difendere.
E si è chiuso in una profonda concentrazione.

Marco ha dato una grande dimostrazione di maturità. C’era da soffrire, e ha saputo farlo. C’era da resistere, e ha saputo farlo.
Ha fatto lavorare bene il braccio, ma soprattutto la testa. Lo ha aiutato tanto la sapienza di catcher Parisi e la saldezza mentale della difesa. Sì, è vero, c’è stato quell’errore di Peppe Mazzanti (ma era perfida la battuta di De Biase…), poi la necessità di concedere la base intenzionale a Dean Rovinelli. Immediatamente dopo, è stato bravo David Sheldon a guadagnarsi la base su ball. Situazione da far tremare i polsi a chiunque, forse anche al mitico Mariano Rivera!
Basi piene, un solo out. Sbagliare qualcosa in quel momento poteva trasformarsi in tragedia per  il Nettuno, sarebbe stata la fine di un sogno, avrebbe consegnato lo scudetto al San Marino.
Ecco, è qui che la squadra di Ruggero Bagialemani ha costruito la sua vittoria: alzando un grande muro a protezione di quel punticino rimasto e di quel 4-3 che permette al Nettuno di pareggiare la situazione nella serie. Salvandosi dal ko e portando il San Marino a gara7. L’eccitante spareggio di questa sera.

La squadra del Titano non ha avuto buona sorte, ieri. Ha confezionato tre fuoricampo (quarto inning: Vasquez al centro e Rovinelli a sinistra; ottavo inning: ancora Vasquez, a sinistra). Ma… sono stati tutti dei “solo homer”. Cioè degli homeruns da 1 punto. Prodezze che avrebbero meritato maggior fortuna.

Come è riuscito il Nettuno a venir fuori dal sentiero fangoso, pieno di insidie di quell’ottavo turno d’attacco del San Marino? Ripeto com’era la situazione: un out, fuoricampo di Vasquez, errore di Mazzanti su battuta velenosa di De Biase, base intenzionale a Rovinelli, base su ball per Sheldon. Dunque, basi piene. E un solo eliminato. Poteva trasformarsi in un big inning per i Titani. E lì è stato bravissimo Peppe Mazzanti: si è riscattato dell’errore commesso in precedenza facendosi trovare reattivo e in perfetta posizione sulla secca linea di Francesco Imperiali. Palla nel guantone. Out al volo. Se quella palla fosse passata, sarebbero entrati due punti. Poi, il capolavoro di Marco Costantini quando ha chiuso con lo strikeout su Suardi l’inning della grande sofferenza.

Carlos Richetti (7 riprese lanciate, 7 strikeout, 5 valide concesse) è stato statisticamente il lanciatore vincente. Molto controllato, non ha avuto neppure un attimo di sbandamento quando al quarto inning è stato colpito duro: “flagellato” da due fuoricampo quasi consecutivi. Per mano di Vasquez e di Rovinelli.
Sicuramente ancora molto importante, Richetti. Ma Costantini è l’uomo della salvezza, è lui che va considerato l’eroe di un venerdì notte che ha ridato colore al mondo del Nettuno.

Il San Marino ha retto benissimo. Manager Bindi ha riproposto sulla collinetta Matteo Tonellato, che era stato messo a riposo dopo quel brusco doloroso impatto con i playoff (7 punti subìti contro Bologna, senza neppure terminare la prima ripresa). Però non lo ha dimenticato. Su questo ragazzo veneto ventunenne il San Marino ci crede. Ha investito su di lui, acquistandone il cartellino. Gli ha fatto fare il “partente” per tutta la regular season, talvolta sacrificando la vasta esperienza del veterano Martignoni.

Rivisto ieri sera, Tonellato è piaciuto per il controllo delle emozioni (suo punto vulnerabile), per la concentrazione, per la serenità. Ha dovuto conoscere un impatto brusco sulla partita (doppio di Carlos Duran in apertura, 3 punti del Nettuno nei primi 3 inning). Tuttavia ha retto decorosamente per sette riprese, non permettendo mai al lineup del Nettuno di prendere veramente fuoco. E anche William Lucena, nel suo unico inning, è parso più brillante e… di nuovo lanciatore dopo una stagione da oggetto misterioso.
L’apprezzabile rendimento dei lanciatori è anche merito della difesa. Decisamente bella, equilibrata, compatta, organizzata, la difesa del San Marino.
Una prestazione difensiva perfetta (nessun errore), impreziosita da un “numero” strappa-applausi dell’artista David Sheldon. Un out al volo in foul, su Camilo: grande corsa, battezzando con precisione millimetrica la pallina che gli piombava alle spalle e presa acrobatica in tuffo. Questo è grande baseball.
E stasera, nella sfida che chiude questa appassionante e correttissima serie-scudetto fra due grandi squadre, si annuncia ancora spettacolo. Ad accompagnare un vortice di emozioni.

GARA6: NETTUNO-S.MARINO   4-3

Successione punteggio
S.Marino:  0 0 0 2 0 0 0 1 0 = 3
Nettuno   : 1 0 2 1 0 0 0 0 x  = 4

Battute valide: Nettuno 6, San Marino 7
Fuoricampo: 3 del San Marino, tutti da 1 punto (Vasquez, Rovinelli, Vasquez)
Errori difensivi: Nettuno 1, San Marino 0.

Lanciatori
Richetti (Net), vincente, 7 rl, 7 so, 1 bb, 5 bvc, 2 pgl
Costantini (Net), salvezza, 2 rl, 1 so, 3 bb, 2 bvc, 1 pgl

Tonellato (RSM), perdente, 7 rl, 3 so, 6 bb, 6 bvc, 4 pgl
Lucena (RSM) 1 rl, 2 so


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