Verso le finali-scudetto 2008: ecco i segreti e le strategie del San Marino, un club che non è arrivato fin lì per caso…

28 08 2008

di MAURIZIO ROVERI

Il baseball, si sa, è sport completo. Richiede abilità tecnica (certe prodezze difensive degli “interni” sono autentici giochi di prestigio, quanto esaltanti sono le acrobatiche prese in tuffo degli esterni), è uno sport che richiede forza fisica, vedi l’esplosione di uno swing e il momento sempre fascinoso del fuoricampo. E’ uno sport che richiede riflessi, tempismo, velocità, coordinazione, intelligenza. Saldezza di nervi, solidità mentale (si pensi alla “guerra dei nervi” fra il lanciatore ed il battitore). E’ uno sport di numeri, è uno sport scientifico. E’ uno sport di strategie.
E proprio di strategia voglio parlare. Cerchiamo insieme di capire perché il San Marino è arrivato alla finale-scudetto. Una serie che comincia questa sera, dallo stadio del baseball nettunese, con la prima sfida fra il Nettuno e la formazione del Monte Titano.

No, il San Marino non è arrivato fin lì per caso. Certo, dalla seconda gara dei playoff le cose sono andate per il verso giusto. Può anche avere avuto un pizzico di fortuna. Però alla base di questa performance della squadra del Titano c’è una saggia programmazione. C’è il lavoro professionale e organizzato di uno staff tecnico esperto e preparato. C’è l’abilità di dirigenti capaci come Alberto Antolini, Max Carlini, Stefano Macina, il presidente Paolo Achilli (ex esterno-centro del San Marino quando giocava in sere B…). C’è un progetto partito nel 2000 quando nel San Marino Baseball è stato attuato un cambio radicale di approccio al mercato.
E c’è (situazione di quest’anno) la scelta da parte della società di una strategia che si sta rivelando interessante e felice. La strategia dei 3 lanciatori stranieri. Vale a dire: su 5 giocatori extracomunitari tesserabili, il San Marino ha scelto di averne tre sul monte di lancio. Rinunciando, dunque, ad uno in più in campo. Scelta anomala, che non ha precedenti.
Una scelta che il Club della più antica Repubblica del mondo s’è potuto permettere, avendo costruito una squadra “coperta” in diversi ruoli da oriundi e italianizzati.

“Io non nascondo che il nostro obiettivo, alla vigilia del campionato, era un piazzamento dentro le prime quattro posizioni della regular season. Non ho mai pensato di arrivare in testa, ma essere nei quattro ed entrare nei playoff sì”, afferma Alberto Antolini che è l’attivissimo direttore sportivo di questo San Marino “a sorpresa” (arrivato laddove tutti pensavano ci sarebbe stata la Fortitudo Bologna, oppure il Montepaschi Grosseto).

“Ad un posto nei playoff abbiamo sempre creduto – racconta Antolini, personaggio di grande equilibrio e competenza, capace di trasmettere serenità all’ambiente – ci abbiamo sempre creduto noi dirigenti, ci hanno sempre creduto i giocatori. Conoscevamo le nostre possibilità. Sul mercato avevamo agito con l’intento di dare più sostanza e dunque più tranquillità al monte di lancio. La prima fase di stagione è servita per capire come si doveva andare, per sperimentare e verificare; nella seconda parte con un assetto preciso e collaudato la squadra è cresciuta sul piano della continuità di rendimento e ha effettivamente prodotto quel baseball che pensavamo sapesse fare”.

“Le tattiche sono tattiche. Siamo stati criticati per la strategia dei 3 lanciatori stranieri, scegliendo di giocare – al di fuori del monte di lancio – soltanto con Vasquez e Matamoros. Ma è una scelta che fa parte di una programmazione. Avremmo voluto cominciare questa strategia l’anno scorso quando già avevamo puntato gli occhi su Tiago Da Silva: lui allora era ancora straniero, ma a noi non importava, l’avremmo tesserato comunque e utilizzato come terzo pitcher straniero. Poi, non siamo riusciti ad averlo. E’ arrivato quest’anno e, prima dell’inizio del campionato, è arrivata anche la cittadinanza italiana. Per matrimonio. Tiago è un ragazzo giovanissimo, un autentico talento. Viene da tre campionati di A2 dove ha giocato bene da interbase e si è dimostrato anche efficace battitore. Però lui si è sempre sentito un lanciatore. In virtù anche del suo status da oriundo, fin dall’inizio della stagione lo abbiamo messo sul monte nella partita dei lanciatori NON ASI: dapprima per pochi inning, come rilievo, poi strada facendo è cresciuto sempre più, fino a diventare titolare, fino a tenere il monte anche per 8 inning. Questo ventitreenne italobrasiliano non aveva mai giocato in A1, non aveva mai giocato lanciatore a questi livelli. L’unica sua esperienza da pitcher era stata, da giovanissimo, un anno a Taiwan. Si è rivelato fra i migliori lanciatori della regular season con 1.92 di media pgl e ha fatto buone cose anche nei playoff con 2.51 di pgl nel round robin”.

Ma torniamo ai lanciatori stranieri. Antolini spiega: “Quando si è infortunato Juan Figueroa, lo abbiamo sostituito con Horacio Estrada. Decidendo di rimanere così anche quando sarebbe rientrato Figueroa. La scelta di avere tre lanciatori, su cinque giocatori stranieri tesserabili, è qualcosa di innovativo per il baseball italiano. E’ una scelta che adesso, nella fase più importante della stagione, sta pagando”.

Infatti manager Bindi può avvicendare tre lanciatori che hanno caratteristiche differenti: potete rendervi conto del disagio che debbono affrontare i battitori avversari i quali, appena prendono ritmo e misure ad un lanciatore, se ne trovano di fronte un altro, e successivamente un altro ancora, tutti in grado di proporre difficoltà diverse.
Juan Figueroa, già da qualche tempo in fase di recupero dopo il lungo stop per infortunio, se arriva al top della condizione è un lanciatore capace d’essere micidiale. La sua fastball arriva a 94-95 miglia. Probabilmente il dominicano possiede la palla più veloce della IBL. Figueroa è già stato “eroe” di una Coppa dei Campioni che il San Marino vinse a Grosseto, e prim’ancora aveva contribuito a spingere la Fortitudo Italeri a vincere lo scudetto del 2005.
Horacio Estrada è un lanciatore dalla curve perfide. Non ha la velocità di Figueroa, preferisce essere utilizzato da “partente” (a differenza di Figueroa che sa ad adattarsi anche a fare il rilievo), ha una autonomia limitata: è un pitcher più da inning di qualità che di quantità. Venezuelano, mancino, qualche apparizione in Major League con la casacca dei Milwaukee Brewers nelle stagioni 1999 e 2000 e con Colorado Rockies nel 2001. Carriera breve in MLB e con poche gare, chiusa con 4 partite vinte e soltanto 1 perduta.
Brian Looney è un mestierante, vecchia volpe dei diamanti, grande controllo, uomo di classe, specialista delle chiusure, ma ha dimostrato anche di cavarsela come partente. Va per i 39 anni. Americano del Connecticut, lanciatore mancino, cresciuto nel Boston College, pure lui (come Estrada) ha vissuto per tre stagioni nel mondo della MLB: facendo parte degli Expos nel 1993 e 1994, poi arrivando ad essere uno dei Boston Red Sox nel 1995.

Con tre lanciatori di questo tipo il San Marino si sente molto sicuro nella partita dei lanciatori stranieri. Proprio quella di stasera, che RaiSport Più trasmetterà in diretta a partire dalle ore 22.

Ma quel volpone di Alberto De Carolis, general manager e direttore sportivo del Nettuno, da anni e anni “cervello” e boss del club tirrenico, sogghigna. Ricordando che… “Il 15 agosto scorso il San Marino con i suoi lanciatori stranieri ha perso 8-4 qui allo Steno Borghese. I nostri pitchers, Cruz e Florian, furono superiori ai loro”.

Vero. Tuttavia c’è da osservare che quella sera il manager sammarinese Bindi utilizzò “solo” Estrada e Figueroa, risparmiando il braccio di Looney. Contrariamente alla scelta fatta in occasione delle partite di Bologna e di Grosseto dove Bindi ha avvicendato sul monte tutti e tre i suoi pitchers stranieri. Ottenendo il meglio e vincendo partite-chiave, sia al Falchi sia allo Jannella.
Bindi potrebbe riproporre questa sera la stessa strategia, per ottenere inning di qualità da tutti. E dunque, per esempio, far fare 3.2 riprese a Estrada, 3.2 a Figueroa, poi 1.2 al closer Looney. Però potrebbe anche decidere di prendere un’altra via. Fors’ancor più interessante: coinvolgere maggiormente uno dei due “partenti” (Figueroa o Estrada) chiedendogli 7 inning e risparmiare l’altro per averlo fresco in gara4. Usando Looney in chiusura per un paio di inning in entrambe le occasioni.

Si annunciano avvincenti queste finali-scudetto 2008, anche per le diverse strategie che le due squadre hanno nel loro repertorio.


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