SU E GIU’: San Marino squadra del momento, con un lineup che fa paura. La recuperata serenità del Grosseto e la concretezza di Cooper e Marval. Nel Nettuno diventano protagonisti Duran e Ugueto. La sorprendente fragilità psicologica della Fortitudo

19 08 2008

di MAURIZIO ROVERI

Nella settimana che ha visto il Bbc Grosseto esonerare con un autentico colpo di scena il manager Mauro Mazzotti, e la squadra maremmana reagire energicamente rilanciandosi dopo avere rischiato il ko sul finire della settimana precedente (salvata da Giovanni Carrara, sostengono a Nettuno… ), ci sono state altre situazioni interessanti: la conferma di quanto sia pericoloso il lineup del San Marino di Vasquez e De Biase, e la conferma che la Fortitudo Bologna nei playoff va in crisi d’identità presentando la brutta copia della squadra apprezzata in regular season: non è la prima volta. In questi anni va così, a Bologna dovranno riflettere profondamente. Alla luce di tutto quanto è avvenuto nella seconda settimana del round robin (il girone di semifinale) ecco le “pagelle”. Che, per i playoff, abbiamo denominato SU e GIU’. Insomma, chi ha meritato di più e chi ha meritato di meno.

DIECI al SAN MARINO. Perché è la squadra del momento e sta affrontando i playoff con lo spirito giusto, con intensità, con apprezzabile continuità, dopo la brutta partita d’esordio quando si fece travolgere sul diamante di casa da una Fortitudo che ancora dava la sensazione di spaccare il mondo (in realtà quel 9-1 a Serravalle è stato l’ultimo lampo della formazione di Marco Nanni prima di perdere concentrazione e controllo, lasciando spazio alle paure e alla fragilità psicologica). Sono stati i giocatori della Repubblica del Titano a mettere in crisi quella che era la reginetta del campionato firmando l’8 e il 9 agosto due vittorie al Falchi: passerà alla storia quella incredibile partita che vedeva San Marino sotto 0-7 al secondo inning e poi vittorioso alla fine per 14-9. E dopo l’impresa realizzata al Falchi, e le successive due sconfitte nelle prime sfide contro la Danesi, è arrivata anche una partita vinta sul diamante nettunese dello Steno Borghese. A dimostrazione che il San Marino c’è. E’ solido mentalmente. Nel week end in terra nettunese, la T&A guidata dal manager Doriano Bindi (con la collaborazione preziosa di Pietro Lonfernini, Elio Gambuti, Luca Spadoni, Pier Paolo Illuminati e Julio Strauss) ha prodotto 27 battute valide: 11 nella partita persa (4-8 ) con i pitchers stranieri, addirittura 16 le valide di sabato notte nella partita vinta per 5-3 (lanciatori oriundi).
La T&A San Marino è l’unica squadra in questo round robin che sta battendo oltre 300, per la precisione 309 di average. Ha già collezionato 67 valide (19 battute extrabase), 28 rbi e sono 96 le basi conquistate. Va sottolineato che il lineup sammarinese batte con particolare efficacia (media di 375) contro i lanciatori mancini. Comunque, è un lineup che fa paura a tutti. Nelson Cruz, ad esempio, pur non essendo un pitcher mancino, soffre i battitori della squadra di Bindi. I due bombers del Titano viaggiano sopra i 400 di average: Max De Biase 423, Wuilliams Vasquez 417. E poi… un James Buccheri in gran salute, che sta bene fisicamente e che pare abbia vent’anni di meno (ma lui è un campione senza età…) e che in questi playoff batte 391. Sopra i 300 anche Seth La Fera (320) e David Sheldon (316). Buono pure il 280 di Dean Rovinelli. Una novità interessante è che in tutte le 6 partite disputate in questo round robin è sempre partito il ventitreenne Simone Albanese come catcher (con Matamoros che gioca all’esterno ed eventualmente va a prendere posizione dietro il piatto di casabase per gli ultimi inning, a rinforzare con il suo braccione la difesa se c’è un vantaggio da conservare). In questa strategia e nei progressi di Albanese (e anche di Suardi) si nota la mano di un coach come Elio Gambuti, arrivato a stagione in corso a dare un preziosissimo aiuto allo staff tecnico. Gambuti è personaggio che ne mastica tanto di baseball. Vorrei ricordare che Elio è stato, dal punto di vista dell’intelligenza e dal punto di vista squisitamente tecnico, il miglior catcher italiano di tutti i tempi.

In questo San Marino, che contrasterà al Grosseto l’accesso alla serie finale per lo scudetto, non finisce più di stupire il giovanissimo Tiago Da Silva, debuttante in A1 e in questo momento il miglior lanciatore del campionato assieme al fenomenale Carlos Richetti del Nettuno.

NOVE a un QUARTETTO DI LANCIATORI: Matos, Cillo, Cooper e Richetti (non aggiungo Tiago Da Silva, per avergli già assegnato un 10 la settimana scorsa). Dunque: Jesus Matos (12 strikeout nell’orgogliosa vittoria della Fortitudo venerdì contro il Grosseto) e Cody Cillo (13 strikeout in uno spazio che va dal secondo all’ottavo inning nel match di sabato notte) hanno espresso le loro migliori prestazioni stagionali. Cillo ha subìto, sì, quel fuoricampo da due punti al primo inning che ha pesato tantissimo in una partita “stretta” (3-1 alla fine per Grosseto), tuttavia i 13 K costituiscono una performance eclatante per lui che non è propriamente un lanciatore da strikeout. Non è bastata alla Fortitudo Bologna la superlativa prestazione del suo oriundo. Perché Grosseto – sereno, lucido, cinico – ha difeso con grandissima attenzione il vantaggio afferrato all’inizio e, quando Bologna s’è avvicinata facendosi minacciosa, le ha tolto ogni illusione realizzando con opportunismo il terzo punto. Grande solidità mentale in questa occasione da parte della formazione guidata da Minozzi, Mikkelsen e Jairo Ramos (e non voglio dimenticare il lavoro utile di Sonnini, Cipriani e Fabio Toniazzi).
L’eccellente difesa mostrata dal Montepaschi in una gara delicatissima, dove occorreva avere nervi saldissimi, è ben fotografata dal grande controllo di CHRIS COOPER sul monte di lancio. Un pitcher di notevole concretezza, che fa del controllo e del senso tattico le sue armi principali.
Il quartetto di forti lanciatori che stanno tenendo la scena con grande personalità in questi playoff non può ovviamente fare a meno di Carlos Richetti. L’italianizzato della Danesi Nettuno è tuttora a “zero” di media pgl in questo round robin. Straordinario! Sta producendo una stagione da numero uno.

Un NOVE lo merita anche quell’affidabilissimo cleanup che è RICHARD AUSTIN. I suoi compagni di squadra, a Bologna, hanno accusato una flessione evidene nel box di battuta e qualcuno è andato in crisi d’identità facendosi assalire dalla tensione, dalle paure, dalle incertezze. Lui no. Lui continua a battere e a firmare fuoricampo. Impressionante, l’omone di St Louis (nato però a Syracuse, nello stato di New York). Austin viaggia in questi playoff con una media battuta di 474 e una percentuale slugging mostruosa: 1053.

OTTO a RAUL MARVAL e a CARLOS DURAN. Decisivi in questo momento della stagione. Marval (oltre a Cooper) ha vinto gara3 del trittico fra Bologna e Grosseto. Tre punti battuti a casa: due su fuoricampo, più il singolo prodotto con grande freddezza su Cody Cillo dopo che lo staff tecnico della Fortitudo aveva deciso di concedere la base intenzionale a Jairo Ramos per “giocare” Marval. La risposta di Raul è stata questa…
Non è al top del rendimento il lineup maremmano (c’è un po’ di discontinuità, troppi K subìti), però Marval è sempre affidabile: batte 381. E in difesa è una sicurezza: fa valere tutto il suo “mestiere”.

Per quanto riguarda il giovane venezuelano del Nettuno va detto che è in vertiginosa crescita. Prima si era segnalato quasi esclusivamente per la velocità sulle basi. Adesso Carlos Duran è diventato un giocatore concreto e completo. Strada facendo, lavorando duro, è molto migliorato. Soprattutto, ora, è uno che incide. Che può fare la differenza. Evidentemente ha preso le misure al campionato italiano, soprattutto ha preso il ritmo ai pitchers della IBL. Addirittura è diventato un battitore devastante, batte 450 in questi playoff (secondo soltanto ad Austin), lui che all’inizio di stagione batteva un misero 215 (era spesso fuori tempo) chiudendo la regular season a 230 o giù di lì. Da esterno, Carlos possiede un braccio spaventoso, tira autentiche fucilate. Notevole il suo 3 su 4 nel box di battuta (con un fuoricampo) nella gara che Nettuno ha vinto per 8-4 contro San Marino.
E’ da OTTO anche un altro giocatore del Nettuno in grande crescita: LUIS UGUETO, il sostituto di Menechino. Da interbase è insuperabile. Un muro. Il suo 1000 di media difesa in questi playoff non ha bisogno di commenti. E poi sta battendo 385.

CINQUE a RENATINO IMPERIALI e a SGNAOLIN. In calo, questo due interessanti ragazzi italiani. In calo nel box di battuta (non in difesa). Il diciannovenne talento del Nettuno non è arrivato ai playoff in forma: 2 su 22 per Imperiali (091 di average). Va compreso: un anno fa di questi tempi giocava in serie B, ora fa il round robin per arrivare in finale-scudetto! E Andrea Sgnaolin, sorprendentemente, deve ancora firmare la prima battuta valida dei suoi playoff: 0 su 23 per il terza base del Montepaschi Grosseto, con 12 strikeout subìti.

QUATTRO a HORACIO ESTRADA. Il lanciatore straniero “partente” del San Marino appare irrequieto in questi playoff. Sì, a Nettuno ha realizzato 9 strikeout in 4.1 riprese lanciate. Ma San Marino quella partita l’ha persa. Probabilmente manager Bindi ha tardato a sostituirlo con Figueroa. La settimana precedente, a Bologna, Estrada aveva concesso 7 punti in quell’imperioso inizio di partita che… ha ingannato la Fortitudo, caduta in uno stato di totale deconcentrazione pensando d’avere già la partita in pugno. San Marino poi ha recuperato vincendo 14-9, con Figueroa e Looney sul monte. Il problema di Estrada è l’autonomia limitata. Allo Jannella venerdì (in gara2 del trittico contro Grosseto) gli si chiederà qualità più che quantità. E se “partisse” Figueroa? Difficile, perché Estrada non è un rilievo.

DUE alla FORTITUDO BOLOGNA. Per la trasformazione in negativo, così vertiginosa, così clamorosa, così sconcertante. E per l’insufficiente determinazione.
Per mesi il gruppo di Nanni ha fatto ottime cose quando tutto gli riusciva bene. Adesso che c’è da fare la guerra ed essere dei “duri”, la Fortitudo s’è sgonfiata. Così la protagonista della regular season si trova ultima nel round robin. Quasi spacciata. Due partite vinte e quattro perdute. Ora ha l’obbligo di vincere tre gare contro il Nettuno. A partire da mercoledì. Missione ai confini dell’impossibile. Però, se ha orgoglio e carattere, la Fortitudo deve provarci. E giocare alla morte. Altrimenti… per il futuro si potrebbe voltar pagina.


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6 responses

19 08 2008
paolo palmieri

Concordo al 100% sulla valutazione di Gambuti , in assoluto il migliore dopo Castelli , dietro al piatto . E`anche merito suo se un ragazzo di 23 anni , italiano , si gioca l`accesso alla finale . Comunque , se San Marino dovesse andare in finale , consiglierei alla dirigenza di comprare 1000/2000 sagome di cartone da mettere sugli spalti , cosi`sembrerebbe di avere lo stadio pieno , come alternativa , potrebbero convincere qualche pullman di giapponesi in vacanza a Rimini . Sto ovviamente scherzando , ma , mi perdoneranno , spero che la finale sia Nettuno-Grosseto , perche`dal punto di vista mediatico sarebbe un bel colpo d`occhio vedere migliaia di persone che riempono entrambi gli stadi . Anche Bologna potrebbe essere pieno , ma vincere tre volte contro Nettuno , mi sembra difficile . Sicuramente sara` pieno se riuscisse a vincere mercoledi`fuori casa .

19 08 2008
MiDa

“La conferma che la Fortitudo Bologna nei playoff va in crisi d’identità presentando la brutta copia della squadra apprezzata in regular season: non è la prima volta. In questi anni va così, a Bologna dovranno riflettere profondamente”.
“Altrimenti… per il futuro si potrebbe voltar pagina”.

Prima o poi bisognava prenderne atto. Insistere sulle stesse scelte, senza preoccuparsi di verificare i risultati, ci porterà (e ci ha portati, nei playoff di questi anni) nella stessa situazione del Rimini.

19 08 2008
Maurizio Roveri

Ringrazio Paolo Palmieri e MiDa per essere fedeli lettori di Doubleplay e perchè i loro commenti sono sempre stati, in questi mesi, equilibrati, intelligenti, interessanti, profondi. Questi sono gli appassionati “veri”, che il baseball italiano deve apprezzare. Ce ne fossero di più!
Rispondo volentieri a Paolo Palmieri cogliendo così l’occasione per precisare la mia valutazione riguardo a chi sia stato il miglior catcher italiano di sempre. Io ritengo GIORGIO CASTELLI il più forte giocatore italiano in assoluto per la sua completezza: fortissimo battitore, veloce sulle basi, un trascinatore, e buon ricevitore. Ma come catcher vero e proprio ritengo che ELIO GAMBUTI sia stato più bravo. In ogni caso, parlo di due personaggi mitici. Come un “grandissimo” è stato ROBERTO BIANCHI, anch’egli giocava catcher e anche abbastanza bene ma soprattutto è stato un battitore devastante.

19 08 2008
Leonardo Schianchi

Entro in questa discussione, per fare l’ennesimo e non scontato elogio a Roveri.
Maurizio è un lucido attento e appassionato amante di questo “gioco”. Ha sensibilità e conoscenza per saper leggere i sottili risvolti psicologici di questo sport. Non a caso ha saputo interpretare e sottolineare il grande apporto che Elio Gambuti ha messo al servizio dei Titani sanmarinesi, in questo finale di campionato. Assieme a Bindi che tanto stimo e apprezzo, ha saputo valorizzare uno dei pochi prospetti italiani che abbiamo nel duro e difficile ruolo di ricevitore.
Albanese è stato con noi ai mondiali universitari e assieme a Bertagnon del Parma, Rubboli del Godo e Spinelli del Rimini erano i catcher che hanno guidato quella nazionale “sgangherata” (e mal vista da tutto il movimento) ad un sorprendente quinto posto, perdendo la zona medaglie contro Taiwan 1 a 0. Il manager era Giulio Montanini e assieme Gambuti e Gerali come coach, c’era anche il sottoscritto.
Deduco che se anche Parma avesse dato più fiducia al veronese oggi forse si ritroverebbe un buon ricevitore italiano pronto per essere titolare, come Albanese lo è nel San Marino. Rubboli con i Goti, l’ho visto migliorato e di Spinelli…. non ho notizie.
Ergo. Ricordo anche che dopo la buona partita di esordio contro Cuba, incappammo in una serata devastante contro i giapponesi; rubarono una infinità di basi e ci ridicolarizzarono, con una manifesta. L’indomani, nella giornata di riposo, facemmo un allenamento sotto un sole caraibico alle 11 del mattino, e proprio Gambuti tenne i catcher in un doug-out quasi una mezz ‘ora ripassando tutti i fondamentali e incazzandosi come un bufalo, essendo logicamente, il responsabile dei ricevitori.
Lezione ricevuta.
Abbiamo infilato ottime partite e il quinto posto fu un grande merito loro e ovviamente di tutto il gruppo.
Ovviamente quest’anno la nostra Federazione avendo numerosi impegni internazionali ha preferito non partecipare al mondiale universitario che si è svolto in Repubblica Ceca, optando per un campionato compresso e senza soste, in concomitanza con i Giochi Olimpici di Pechino dove la visibilità del torneo di baseball, perlomeno in Italia è pressoche’ zero.
Sarebbe potuto essere una buona vetrina internazionale per quei giovani che debbono maturare e cercare di riportare l’italico basebal ai livelli che gli competono.
Niente da fare. Il campionato prima di tutto.
Si è preferito altresi far giocare interessantisssime partite infrasettimanali tra le squadre della nostra A1 e rappresentative nazionali di vario spessore e dubbia efficacia. Il seguito mass-mediatico di questi incontri e della poule- scudetto (cose gia viste e testate una trentina di anni fa in epoca Beneck con il Club Italia), è stato quasi nullo. Come molto dubbie, dal mio punto di vista sono stati i contenuti tecnici e promozionali, di queste scelte.
Ma tant’è, cari appassionati.
Lascio a voi le ovvie considerazioni in merito a queste scelte, a mio avviso non estremamente virtuose.

PS. caro Maurizio, non saprei se sia stato più grande Castelli o Gambuti. Ho avuto il grande onore di giocare vari anni con entrambi, e sinceramente due catcher così valevano da soli il biglietto. Forse Giorgio era un battitore un un poco più completo del riminese, mentre Elio, sempre a mio avviso, entrava maggiormente in sintonia con ogni lanciatore e per questo forse era un poco meglio di Giorgio dietro il piatto. Di sicuro sono tutti e due del segno della Vergine,e forse vorrà dire qualcosa.
Ma come dimenticare Roberto Bianchi. Prima che si frantumasse le ginocchia era uno spettacolo pure lui dietro il piatto. E grandi furono anche Laurenzi, Cavazzano e Alex Giorgi. E se me lo permettete vorrei metterci in questa lista anche Marco Omiccioli da Milano, che purtroppo non è più con noi a parlare del vecchio gioco.
Buona fine estate a tutti

20 08 2008
John C. Rotondo

Peccato per bologna partita fortissimo ad inizio stagione e ora nel momento più importante si spegne! 3 gare contro Nettuno, tutte 3 da vincere! Impresa titanica ma non impossibile!

20 08 2008
Wadi

A questo punto, paradossalmente, l’unica speranza è che la F giochi il buon baseball che ha dimostrato di sapere giocare prima del crollo, senza pressioni sapendo che probabilmente non ha niente da perdere.

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