SU E GIU’, ecco le pagelle del round robin: Da Silva ragazzo-prodigio, la maturità di Carlos Richetti, quel momento di follia della difesa-Fortitudo, Costantini è in posizione regolare e i ricorsi vanno ko

11 08 2008

di MAURIZIO ROVERI

Sono cominciati i playoff. Con la formula del round robin per quanto riguarda le semifinali. Ed è stato un avvio scoppiettante, intrigante, di quelli fatti apposta per fare discutere, nella tipica atmosfera della post-season. Si visto un po’ di tutto: dal colpo di scena del San Marino (la squadra del giorno) capace di vincere due partite al Falchi di Bologna, contro una Fortitudo che veniva da 35 vittorie su 43 partite, a episodi clamorosi come l’impressionate rimonta del San Marino venerdì notte dallo 0-7 al 14-9, e le due “grandi rubate” realizzate dal Nettuno contro il Grosseto (sempre venerdì notte): rubare casabase due volte nella stessa partita è qualcosa che ha dell’incredibile nel baseball di oggi.

E non sono mancati fatti destinati ad aprire discussioni e polemiche, come la decisione di Giovanni Carrara di scendere dal monte dopo aver lanciato appena 56 inning, oppure le proteste del manager di Grosseto in gara3 sabato notte nei confronti dell’arbitro Filippi il quale pare essersi lasciato visibilmente condizionare dall’episodio penalizzando i lanci di Pezzullo.
Da sottolineare inoltre l’improvviso sconcertante calo di concentrazione e di determinazione d’una Fortitudo che venerdì, avanti 7-0 (esattamente come l’avvio di due sere prima nella partita vinta tranquillamente a San Marino), s’è fatta sorprendere non aspettandosi una reazione così energica e aggressiva da parte della squadra del Titano. Errore mentale molto grave da parte della dominatrice della regular season. La Fortitudo evidentemente non pronta a “fare la guerra” e non abituata a soffrire, talmente tranquillo era stato il suo cammino fino a mercoledì scorso, si è innervosita (vedi Jesus Matos) al punto tale da andare in tilt e perdere completamente il controllo della partita. In mezzo a tutto questo, il Giudice Unico Sportivo della Federbaseball ha fatto chiarezza sulla vicenda-Costantini. Considerando regolare (secondo logica e buon senso) la posizione del lanciatore italiano schierato dal Nettuno dopo il termine del girone d’andata (prima del 31 maggio il club nettunese era nell’impossibilità di farlo essendo Costantini squalificato fino al 30 giugno).

Con l’avvio dei playoff per lo scudetto il nostro tradizionale “pagellone” cambia formula. E anche denominazione. Essendo coinvolte solo quattro squadre, abbiamo ridotto il numero dei “voti” (tre voti positivi e tre negativi) ma… non la sostanza delle opinioni.
La prima puntata di “Su e Giù” propone queste pagelle:

DIECI a TIAGO DA SILVA. Un ragazzo-prodigio, nato per giocare a baseball, seppure suo padre sia un allenatore di calcio a San Paolo del Brasile. E’ la grande scoperta della stagione 2008. Ventitre anni compiuti a marzo, esordiente in A1, partito come rilievo e diventato “partente”, ora lancia otto inning ogni volta e tiene il monte con una sicurezza impressionante. Ciò che è straordinario è che Tiago negli anni scorsi in A2 (due stagioni con Redipuglia e una a Marina di Ravenna) essendo straniero non ha mai lanciato. Vero, non saliva sul monte. Giocava da interbase (bene) e batteva forte. Lui però si è sempre sentito lanciatore. Ed ecco allora l’incredibile: sale di categoria, debutta in A1, debutta sul monte, chiude la regular season con un ottimo 1.92 di media pgl (meglio di gente come Mikkelsen, Richetti, Cruz, Estrada, Carrara), poi si presenta nei playoff lanciando un partitone di notevole concretezza al Falchi di Bologna: 5 strikeout, nessuna base su ball (!), 2 pgl, in 8 inning. Siamo di fronte ad un prodigio, considerando che negli anni scorsi giocava interbase in A2. In realtà, ha un “precedente” come lanciatore: una stagione intera a Taiwan, ma aveva diciott’anni e non pensiamo che abbia giocato in una Lega maggiore.
Tiago dalla primavera scorsa ha la nazionalità italiana (per matrimonio) e San Marino lo utilizza da oriundo. Quello strano “caricamento” a scatti non è bello a vedersi ma efficace, sicuramente molto fastidioso ai battitori. Da Silva per ora non dispone di una vasta gamma di lanci, ma sa fare buon uso di ciò che ha: una dritta con un certo effetto (non semplice da colpire bene) e soprattutto un “cambio” che è davvero micidiale. E poi, il controllo. E la personalità di un ragazzo che vuole emergere e diventare un vincente.

NOVE a CARLOS RICHETTI per la prestazione magistrale in gara1, allo Jannella di Grosseto. Lancia una partita esemplare per concentrazione, pulizia, controllo, intensità, disciplina. Rendendo tutto più semplice al Nettuno. I “numeri” parlano chiaro: 7 inning, 4 so, 4 bvc, 0 basi su ball, 0 pgl, 79 lanci e 53 strikes.

SETTE a RICHARD AUSTIN. Il bomber della Fortitudo batte un fuoricampo a San Marino il mercoledì’, ne realizza un altro a Falchi il venerdì. E, in mezzo, nel secondo inning difensivo della Fortitudo, si esibisce in una prodezza strepitosa: una delle cose più belle viste fare da un esterno nei 38 anni di esistenza dello stadio del baseball “Gianni Falchi”. Su una tempestosa battuta di Max De Biase, con la pallina che volava verso il limite del campo, l’esterno centro americano correndo all’indietro per non farsi scavalcare “battezza” la palla che arriva come un proiettile sulla sua destra e si produce in un tuffo prodigioso rimanendo a lungo in aria (ricordo che Austin è un colosso di 1,90 per 95 chili!) e acchiappandola con una spettacolare presa acrobatica. Cinque minuti di applausi. Poi, andato in battuta, ha confezionato un maestoso fuoricampo. Capolavori che non sono bastati alla Fortitudo più dissennata, più suicida della stagione. E per Richard Austin sfortunatissimo sabato notte, con l’americanone vittima presto di un incidente di gioco, colpito duro alla testa e rimasto a lungo adagiato sull’erba per poi essere trasportato in ambulanza al Pronto Soccorso (dimesso nella stassa serata).

Da SETTE anche una prodezza difensiva di ANDREA SGNAOLIN: il terza base del Grosseto, sulla valida di Mazzanti all’ottavo inning di gara3, a basi cariche, è stato bravo a fermare la pallina e a salvare così il successo dei maremmani. Se la palla fosse passata, il Nettuno avrebbe segnato 2 punti e forse 3, anziché 1 soltanto.

CINQUE a due “professori” come l’espertissimo lanciatore LINCOLN MIKKELSEN e il catcher KELLI RAMOS, altrettanto esperto, i quali si fanno rubare casabase per due volte nella stessa partita. E’ accaduto in gara2, venerdì a Nettuno. Nel primo caso è totalmente colpevole Kelli Ramos che “abbocca” ad una finta di Carlos Duran e tira malamente in terza. Quando Sgnaolin riesce a bloccare l’imprecisa assistenza del suo catcher… non ha neanche il tempo per caricare il tiro verso casabase perché il velocissimo venezuelano è già arrivato! In occasione della seconda “grande rubata” è responsabile Mikkelsen. E’ l’ottavo inning, manager Mazzotti va a parlare con lui sul monte, i due discutono a lungo, evidentemente il pitcher americano non ne vuole sapere di scendere, Mazzotti se ne va brontolando, intanto Ugueto è quasi a metà corsia! Mikkelsen, forse innervosito, si concentra a tal punto sul battitore (Camilo) da dimenticarsi di Ugueto. Una roba buffa. Sul caricamento del lanciatore del Montepaschi, Ugueto è già a casabase.

QUATTRO alla difesa della FORTITUDO (la migliore della regular season) e a quell’autentico momento di follia accusato sabato al secondo inning: comincia Mazzuca che da pochi passi assiste in prima tirando nei piedi di Connell, poi Connell cerca di fermare il corridore in terza tirando malissimo e… Pantaleoni che non trattiene. Mai vista una cosa simile dalla Fortitudo. Entrano due punti. Poi… il triplo di Buccheri, lo scontro fra gli esterni Liverziani e Austin, l’americano colpito da una ginocchiata alla testa che si sente male a fine inning, un quarto d’ora sdraiato (per precauzione) sull’erba nei pressi del dugout fortitudino, l’arrivo dell’ambulanza, insomma una serata maledetta per il team di Marco Nanni.

DUE a TUTTI COLORO (e non soltanto Banchi…) che pensavano e speravano che la posizione di Marco Costantini venisse considerata irregolare. Non è così. Il Giudice Unico lo ha fatto capire chiaramente interpretando in maniera corretta la norma del regolamento. La situazione del pitcher del Nettuno (giocatore che per squalifica non poteva giocare prima della fine del girone d’andata) non può essere equiparata a quella di un giocatore proveniente dall’estero e tesserato per disputare esclusivamente la parte finale della stagione. Il Giudice Unico ha rilevato che il mancato rispetto della norma (Costantini ha cominciato a giocare dopo il tempo-limite del 31 maggio, essendo squalificato fino al 30 giugno) è avvenuto per una causa non imputabile al giocatore e tanto meno alla Società, che erano obbligati a conformarsi ad una decisione degli organi della Giustizia Sportiva.
A mio avviso, è l’interpretazione corretta e logica. E sbagliano coloro i quali sostengono la CAF potrebbe ribaltare il verdetto e dare ragione al Grosseto.


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