Storico: la Nazionale italiana (formata dagli under 12 dell’Emilia Romagna) batte 8-1 l’Olanda nella finale europea e rappresenterà l’Europa a Williamsport (USA) nelle World Series Little League

9 08 2008

Impresa storica dell’Italia che si qualifica per la prima volta e con due squadre all’evento giovanile più importante del mondo.
Dopo la Lombardia nel softball, gli Under 12 dell’Emilia Romagna travolgono l’Olanda nella finale europea e rappresenteranno l’Europa a Williamsport.

Il 2008 sarà ricordato a lungo dal baseball e dal softball italiani: dopo le ragazze della selezione Lombardia, che hanno già iniziato venerdì la loro avventura a Portland (Oregon), anche gli Under 12 dell’Emilia Romagna hanno conquistato un posto alle Little League World Series, il più importante evento giovanile a livello mondiale per la disciplina.

L’Italia arriva quindi alle World Series per la prima volta nella storia, e lo fa con due squadre, maschile e femminile, e nella categoria ‘Little League’ per eccellenza, quella, appunto, dei dodici anni, a ulteriore riprova dell’importante lavoro portato avanti dalla federazione negli ultimi anni, con i Progetti Verde Rosa e Verde Azzurro, grazie ai quali è stato possibile analizzare e sviluppare nel migliore dei modi il talento espresso dal grandissimo lavoro promozionale svolto dalle società sportive nelle scuole e sul territorio.
L’Emilia Romagna Ragazzi era arrivata a Kutno (Polonia) in rappresentanza dell’Italia dopo aver vinto in giugno il Torneo delle Regioni e qui, nel Centro Little League EMEA, ha espresso in campo una sicurezza e una determinazione che l’hanno portata a conquistare il primo posto del proprio girone con un percorso di 5 vittorie (4-2 con l’Olanda, 10-0 con la Bulgaria, 10-5 con la Moldavia e 5-2 col Belgio) e una sconfitta di misura (1-0) contro l’Ucraina.
Regolata 7-4 in semifinale la Repubblica Ceca, gli azzurrini sono così giunti a disputare il titolo europeo all’avversaria di sempre, l’ Olanda, qui rappresentata dai Windmills Utrecht in divisa della nazionale, e hanno messo in scena una partita capolavoro, vincendo 8-1, con 12 valide contro 2 e 1 errore contro 3.

Partita subito sotto nel punteggio (gli orange hanno segnato il loro punto al primo inning), la squadra italiana ha ribaltato il risultato al terzo, con un fuoricampo da tre punti di Lorenzo Fabbri e da qui in poi è stata una cavalcata trionfale, sorretta dalla fantastica prova sul monte di Nicolò Cereti (2 valide e 1 punto in 5 riprese lanciate) e dalla chiusura perfetta dello stesso Fabbri.

Questa la formazione che ha fatto l’impresa:
Atleti: Agretti e Bortolotti (Fortitudo BO), Bannini e Fabbri (Rimini), Spagnoli e Salvarani (Collecchio), Cereti (Godo), Bocchi, Lanfranchi e Guido Gerali (Crocetta PR), Federici (Castenaso), Fuso (Parma 2001), Campazzi (Modena), Bassi (Sala Baganza)
Staff tecnico: Andrea Bettati, Piero Fabbri, Vanes Nottoli
Dirigenti accompagnatori: Eros Reggiani e Barbara Zuelli

Gli azzurri sono attesi a Williamsport (Pennsylvania) per il 14 agosto, dove raggiungeranno le altre quindici formazioni che, dal 15 al 23 daranno vita alle Little League World Series 2008 .
Già qualificate sono: Citrus Park Tampa, Florida (Southeast USA), South Lake Charles, Louisiana (Southwest USA), Matamoros (Messico), Pabao Curacao (Caraibi), Arabia Saudita (Medio Oriente e Africa), Guam (Asia-Pacific), Venezuela (America Latina) e gli Edogawa Minami di Tokyo (Giappone).
In settimana si conosceranno le squadre rappresentanti di: Grandi Laghi (USA), Midwest (USA), Mid Atlantic (USA), New England (USA), Nortwest (USA), West (USA) e Canada.

La manifestazione, ripresa negli Stati Uniti da ABC ed ESPN e da svariate emittenti regionali, può essere seguita in tempo reale sul SITO UFFICIALE LITTLE LEAGUE.
La finale sarà trasmessa in diretta in tutta Europa dal partner FIBS NASN (Sky 213 in Italia).

Fondata nel 1939, la Little League Baseball e Softball è oggi l’organizzazione sportiva no-profit che può vantare il maggior numero di iscritti al mondo. Oltre 2.640.000 ragazzi e ragazze di tutti i continenti hanno assunto come propri i valori di lealtà che la Little League promuove e praticano il baseball e il softball come veicolo di conoscenza inter-culturale, oltre che come disciplina sportiva.
Strutturata in aree geografiche a copertura dell’intero pianeta, la LL, attraverso una serie di competizioni locali, nazionali e continentali, organizza a metà agosto negli Stati Uniti quello che è ormai diventato il più classico appuntamento della disciplina a livello giovanile: le Little League World Series, che sono seguite in diretta da svariate emittenti televisive, ESPN in testa, e rappresentano un sogno per tanti giovanissimi atleti che ha riempito pagine di letteratura e decine di pellicole.

L’Italia si è affacciata da poco in questo mondo, ma ha recuperato molto in fretta: siglato nel giugno 2005 l’accordo fra la Federazione e la Little League EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa – l’area cui apparteniamo per competenza territoriale) per veicolare sotto i metodi e i principi LL sia l’attività promozionale, sia l’attività agonistica giovanile, dal 2006 le selezioni regionali che vincono il Torneo delle Regioni sono ammesse in rappresentanza del nostro Paese alle finali di zona, mentre nel 2007 erano già 5.300 i piccoli atleti aderenti ai programmi promozionali scolastici.

Non ci ha messo nemmeno molto a conseguire i primi risultati in campo agonistico. Dopo due anni di assestamento, infatti, ecco arrivare da Kutno (Polonia, sede LL EMEA) la notizia più attesa: l’Italia rappresenta l’Europa alle World Series nella categoria Under 12 sia nel softball, grazie alle ragazze della selezione lombarda guidata da Riccardo Locati (impegnata a Portland, Ohio dal 7 al 13 agosto) sia nel baseball, con l’Emilia Romagna.

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7 responses

10 08 2008
Leonardo Schianchi

Questo è un bel segnale, caro Maurizio. Per tutto il movimento. E se mi permetti, vorrei ricordare che tutti i ragazzini della provincia di Parma che sono in questa rappresentativa, sono passati attraverso la Scuola Parmense Baseball, che con tanta tenacia e passione è stata portata avanti dal buon Guido Pellacini, assieme al sottoscritto, a Gastaldo e Al Jones, assieme ad un gruppo di altri tecnici tutti laureati in Scienze Motorie, abbiamo insegnato i fondamentali del vecchio gioco. Prendere la palla, tirarla e batterla, oltre alla corsa sulle basi. Cose semplici ed elementari, ma che quando sono insegnate ed apprese in maniera corretta, non si dimenticano più.
I risultati si cominciano a vedere. Chi vuol capire…..capisca

10 08 2008
John C. Rotondo

Sono contento!! Speriamo si facciano onore!!

11 08 2008
Wadi

Bravi bambini, fatevi onore ed in bocca al lupo.

11 08 2008
paolo palmieri

Il settore giovanile italiano non ha nulla da invidiare a nessuno in ambito europeo , sia dal punto di vista tecnico che dal numero dei partecipanti . Abbiamo sempre avuto grandi talenti , che poi pero` , con il passare degli anni e l`approssimarsi ai senores , hanno lasciato per i motivi piu`diversi , che ora non sto ad elencare .
Non mi meraviglia per niente che siamo riusciti ad eccellere in questo torneo europeo , anche se personalmente , non concordo con l`eccessivo agonismo che e` presente nelle giovanili e che finisce per far diventare questo come un torneo per adulti , mentre i ragazzi almeno fino ai 14/15 anni non ci dovrebbero neanche pensare a giocare solo per vincere , ma a condividere , imparare , conoscere se stessi . Non serve a niente stressare i giovani per farli diventare campioni d`Italia a 12 anni , se poi gli stessi ragazzi abbandonano dopo poco .

Concludo complimentandomi con tutto lo staff tecnico e organizzativo , oltre che con i genitori dei ragazzi .

13 08 2008
baseballjunior

Concordo al 100% con Paolo Palmieri.
Queste manifestazioni per piccolissimi servono proprio a niente.
Sarebbe meglio spendere le energie per far crescere come si deve la base che è quella che manca al nostro sport.
Prendete esempio dal basket. Mentre i nostri under12 si spennano per un minitorneo, i ragazzini del minibasket giocano per divertirsi e per apprendere i fondamentali. La regola d’oro del minibasket è “il risultato non conta”, tutto il contrario di quello che avviene nel baseball dove ho visto spesso allenatori improvvisati spremere oltremisura un ragazzino solo per vincere un torneo insignificante.
I risultati di questa politica indirizzata solo verso il top (o presunto top) comporta disaffezione ed abbandoni prematuri di molti ragazzini con un risvolto estremamente negativo per il movimento. Lo sapete quanti sono i giocatori che emergono solo ad età avanzata? Solo perchè hanno avuto la testardagine di proseguire?
Ma quanti sono quelli che invece avevano le potenzialità ma che hanno smesso proprio perchè società e federazione curano solo il top (o presunto tale)?
Bravi quindi i ragazzini che vanno in america a farsi un viaggetto, meno brave le società e la federazione che credono in queste cose!!!!!

22 08 2008
paul

Perchè negare la possibilità ai ragazzini di partecipare a manifestazioni così importanti?
Il calcio non dà certo queste opportunità che danno gli sport minori. Ben vengano e più ce ne sono meglio è. La formazione culturale e sociale dei giovani dopo lo studio passa anche da queste esperienze. Se poi i parmigiani hanno la fortuna di poter sfruttare il baseball per usufruire di queste gioie meglio per noi.
Oggi, da bambini, vivono queste esperienze in modo giocoso. Parlo da chi ha provato queste cose in prima persona: la competitività c’è ma non ci sono assolutamente le esasperazioni di agonismo ed esaltazione tanto temute e tantomeno ci sono tecnici, grazie al cielo almeno in casa “Parma”, che spremono i ragazzini rovinando loro il futuro.
Certo, con la maturazione e lo sviluppo le sorprese sono sempre dietro l’angolo, può accadere che a 11 anni tu sia un campione e a 17 anni hai finito di fare sfracelli, ma chi vive le delusioni, se così si possono chiamare, di una débacle sportiva sono soprattutto i genitori e non gli atleti: chiunque si misuri col compagno di squadra o con l’avversario si accorge man mano di chi è il più veloce o di chi assiste più precisamente o di chi batte con più efficacia. Ci si fa da parte in modo naturale per il bene della squadra e con la consapevolezza che uno migliore di noi meriti di fare un passo in più.

In major league, i professionisti che hanno militato nella little league sono appena l’uno per cento, lo sapevate? Nessuno ha la pretesa che i nostri adolescenti siano i futuri Derek Jeter o Randy Johnson, si prende quel che ci dà oggi la strada, il semaforo è verde e noi passiamo, tutto qui.

Ci sono zone dove storicamente si vivono le partite di baseball in modo errato, trasmettendo maleducazione e confondendo la competitività con le cattive maniere. Qui condivido a pieno quanto sottolineato da Palmieri ma chi non infonde il fair play ai bambini non ha sicuramente meno di 20 anni. I bambini stessi capiscono al volo che una spallata al catcher che copre il piatto è sacrosanta e invece sputare sulle scarpette del prima base o fare le pernacchiette al lanciatore sono atteggiamenti cretini.

La felicità di questo traguardo raggiunto dagli emiliano romagnoli (non dimentichiamo che non c’è solo Parma) è proprio permeata di condivisione, apprendimento, conoscenza di sé stessi e voglia di socializzazione.
Andate a chiedere a quei giocatori tornati dalla Polonia, dagli States o da qualunque torneo bene organizzato, quale sia la loro prima impressione che emerga da queste esperienze, la risposta non sarà di certo “abbiamo vinto” o “abbiamo perso”; garantisco, la prima risposta sarà “mi sono divertito un sacco, quando possiamo rifarlo?”.

E allora perché mettere al bando queste manifestazioni? Io le benedico invece, come benedico i tornei ben organizzati, che sono il vero motore del baseball giovanile nel segno dell’amicizia.
“Il risultato non conta”, anche se gli americani lo esprimono in un diverso idioma, è proprio scritto fisicamente e moralmente a caratteri cubitali a Williamsport, sede delle little league world series da 60 anni.

E adesso spezzo una lancia a favore delle società e della Federazione: pur con tutte le mie remore passate, presenti e future nei confronti della Fibs e di svariate società di baseball italiane, devo dire che proprio le società che raggiungono i risultati maggiori sono quelle che prendono per mano e tengono stretti fino in fondo anche i ragazzini meno dotati, proprio per evitare abbandoni prematuri e proprio perché sanno che fino all’età adulta non c’è la possibilità di sviluppare a pieno un talento, sia esso manifesto che latente. La Fibs bene fa a sostenere i progetti e i programmi, pur con le sue lacune ed i suoi inciampi infiniti (ma se si prende esempio dai governi e dalle amministrazioni ci possiamo dire privilegiati!).

L’abbandono della disciplina sportiva?
La base assoluta è il divertimento. I bambini devono divertirsi: sì, posso insegnare i fondamentali, posso far vincere la squadra, posso mandare il mio prima base in nazionale, ma se non faccio divertire i ragazzi quelli fanno fagotto e ti salutano.
Cito uno dei Signori del Baseball Italiano, Giulio Montanini, che diversi anni fa si congedava da un colloquio dicendo “Se non ti diverti, pianta lì!”, sacrosanto e incontrovertibile.
I nostri under 12 si divertono? Allora siamo sulla strada giusta. Teniamoli in campo e lontani dalle cattive abitudini, magari ci costerà qualche Euro, dovremo comprare un po’ di palline, rifare un pezzo di campo, prendere una muta da catcher nuova… Sempre meglio spesi che in videopoker, marijuana e alcool

13 09 2008
BiMbEtTa

cereti 6 il migliore

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