IL PERSONAGGIO – Richard Austin, il re dei fuoricampo, si racconta: “I miei homers comincio a prepararli durante la settimana, lavorando duro perchè è in allenamento che prepari la mente a vincere le partite”

6 08 2008

di MAURIZIO ROVERI

Ti colpisce al cuore. Te lo fa sanguinare. I suoi homeruns sono tuono e lampi.
Richard Austin è l’incubo dei lanciatori. E’ il bomber che te la può buttar fuori in qualunque momento.
Le sue battute, vertiginose e potenti, sono occhi di fuoco nella notte.
Mani grandi, solide, sicure, ad impugnare la mazza fiammeggiante. E poi… quel giro di polsi, secco, vorticoso, graffiante. Come una frustata.
E la pallina vola. Vola verso il cielo. Perdendosi nel buio, fra gli alberi o nella campagna.


Il brivido del fuoricampo sulla pelle. Pura felicità. La sensazione più forte per un battitore.
E tu, Richard, ne hai già provate tante di queste emozioni.
In America, nelle Leghe Indipendenti, l’hai sbattuta fuori 78 volte. In sette anni. Dal 2001 al 2007, tra Springfield, Rockford, Fargo-Moorhead.
Sei arrivato in Italia, la primavera scorsa. Ci hai messo un attimo, a capire, ad ambientarti, ad adattarti al nostro baseball. In un attimo hai cominciato a flagellare i pitchers. Per la gioia di manager Marco Nanni (che sognava per la sua Fortitudo un “cleanup” proprio di questo tipo) e del direttore sportivo Cristian Mura il quale, al suo primo anno da dirigente a Bologna, ha avuto la responsabilità di fare il mercato e il merito di costruire quella che si sta rivelando la Fortitudo dei sogni.
Grande, grosso, potente. Occhi della tigre. Richard Austin è l’orco cattivo per i lanciatori. Così sembra, a chi lo vede quand’è – intenso e aggressivo – nel box di battuta.
In realtà, questo ragazzone nato nello stato di New York ma residente a St Louis, è persona gentile e squisita. Lo vedi sempre sereno, sorridente, socievole, cordiale. Ama quello che fa: giocare a baseball. Ama farlo bene. Ama essere a Bologna e vivere quest’esperienza in un gruppo che ha un senso fortissimo dell’amicizia.
E allora ti rendi conto che Richard Austin non è soltanto un grande giocatore, ma è anche un personaggio speciale. Da apprezzare totalmente.
E noi, attraverso quest’intervista, vogliamo farvelo conoscere meglio il “personaggio” Austin.

Richard, sei stato il protagonista della regular season: primo negli homers, primo per produzione di RBI, primo per slugging pct, primo per totale basi. Ma ora arriva il clou della stagione ed è qui che dovrai fare la differenza. Cosa prometti per i playoff?
“Cercherò, cercheremo, di fare tutto quello che abbiamo fatto nella regular season. Continueremo a concentrarci intensamente gara per gara. Giocare duro, per vincere, una partita alla volta. Questo è stato il segreto della nostra ottima regular season”.

Una domanda scontata: come mai un giocatore così forte, un battitore così potente, non ha mai avuto l’opportunità di arrivare in Major League o almeno in Triplo A?
“Vorrei avere una risposta. Ma la risposta non ce l’ho. Sono stato sette anni in Independent League, crescendo stagione dopo stagione, non so il motivo perché non sono andato salito più in alto. Comunque, sono contento di giocare qui e di essere utile alla Fortitudo. Poi, la speranza rimane. La speranza che qualcosa d’importante succeda e di venir chiamato a giocare in una Lega d’alto livello”.

A proposito di livello tecnico, come hai trovato l’Italian Baseball League?
“Sicuramente si gioca ad un buon livello, confrontandolo con la Northern League e la Frontier League dove ho giocato io. Però nella mia mente c’è baseball e baseball, comunque lo giochi. La differenza sta dove si gioca di più e dove si gioca di meno. Venendo in Italia, mi sono trovato nella necessità di adattarmi. Cioè mi sono dovuto abituare a giocare tre partite la settimana, anziché tutti i giorni com’ero abituato a fare prima. Il problema per uno straniero può essere quello, più che il livello del gioco. Ho capito le differenze. E penso di essermi adattato abbastanza bene”.

Dieci fuoricampo realizzati. Miglior fuoricampista della regular season. Qual è stato l’homerun più eccitante, quello che ricordi più volentieri o con particolare emozione?
“Il primo. Quello che ho realizzato allo stadio di Parma, il 25 aprile, al sesto inning. Un fuoricampo da 2 punti. Perché ricordo particolarmente volentieri questo? Innanzitutto perché era in campo opposto, a sinistra, io sono un mancino in battuta. E poi perché era il primo che facevo in una Lega nuova per me, in una squadra nuova, con compagni nuovi. Mi ha dato emozioni particolari”.

Ma c’è nel campionato italiano un lanciatore che sa mettere a disagio Richard Austin?
“Mi ha messo in difficoltà, con i suoi lanci e la sua classe, Giovanni Carrara. Be’, lui ha anche un passato prestigioso. In linea di massima, comunque, so cosa fare contro i lanciatori del campionato italiano: grazie soprattutto ai miei compagni che mi illustrano le caratteristiche di ogni pitcher, e così sono sempre preparato”.

Richard, che cosa fai per raggiungere il top della concentrazione quando stai per entrare nel box di battuta?
“La concentrazione comincia prima. Io osservo attentamente ogni turno in battuta dei miei compagni di squadra, per capire il lanciatore. Dal dugout mentalmente mi immedesimo in un mio compagno e penso, lancio dopo lancio, a cosa farei io in quel momento”.

Hai una tattica per impressionare, per impaurire il lanciatore avversario?
“No, non faccio niente di particolare per imporre la mia personalità o la mia fisicità. Una cosa che sicuramente è utile è colpire la palla forte, con notevole aggressività, nei primi turni di battuta: questo può servire per condizionare un po’ il lanciatore, per togliergli qualcosa sul piano della serenità, del coraggio. Non uso atteggiamenti provocatori, non mi piace, il pitcher ha la palla in mano e va rispettato. Cerco di intimidirlo con la mia sicurezza. Un battitore deve sempre sentirsi sicuro”.

Quanto conta la fiducia? La fiducia di poter battere qualsiasi tipo di lancio…
“Uno dei concetti fondamentali della battuta è che se non hai fiducia in te stesso, non puoi battere bene né forte. La fiducia è l’aspetto più importante. Forse non si vede, ma quando io vado in battuta ho la fiducia di poter battere qualsiasi lancio”.

Quali sono le linee-guida, dal punto di vista tecnico e mentale, che ti hanno accompagnato nella tua carriera?
“La preparazione mentale comincia in allenamento, durante la settimana. Lavorando forte, sia sulla battuta sia sulla difesa. Quando sei in partita, tutto deve venire in modo molto istintivo. Vuol dire che hai preparato bene le cose, hai curato ogni dettaglio. Dobbiamo allenare la mente in allenamento, giorno dopo giorno, per poi essere in grado di vincere le partite”.

Quali sono le cose più importanti della tua vita, oltre al baseball?
“La famiglia. La mia famiglia è negli Stati Uniti, la sento tutti i giorni, mi dà un supporto importante aiutandomi ad avere sempre un atteggiamento positivo”.

E’ vero che sei laureato in psicologia?
“Servizi sociali. Ho già lavorato un po’ con bambini e ragazzi in difficoltà. Questo in futuro potrebbe diventare il mio lavoro, da abbinare magari ad una attività di coach per rimanere anche nell’ambiente del baseball”.


Azioni

Information

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger cliccano Mi Piace per questo: