L’opinione di Ludovisi: quel baseball e quella Federazione fra gli anni settanta e ottanta. Meglio di oggi?

2 08 2008

di FRANCO LUDOVISI


A commento della notizia data da Double Play, il 27 luglio scorso, un lettore (Green Manalishi) in una risposta all’articolo di Roveri, dice: “a suo tempo ero uno di quelli che si lamentavano di Beneck. Magari averne altri dieci del vecchio Bruno”.
Ognuno è libero di dire quello che vuole, per carità.
Sulla vicenda della mancata copertura dei play off da parte della Rai, piuttosto che rimpiangere Beneck, regista televisivo che in Rai mai ha fatto vedereil baseball, al contrario dell’attuale dirigenza che qualcosa ha realizzato, porrei l’attenzione sul fatto che, nonostante si sapesse dell’esclusione dalla programmazione di Rai Sport Più a favore di un grade Evento come le Olimpiadi,
si sia concesso a Parma la quinta ripresa televisiva lasciando Nettuno e Bologna a quota uno.
Ma anche a Nettuno, forse, la luce era insufficiente per le riprese televisive?
Come a Rimini?
Beneck andava criticato allora, e non assolto adesso, se non altro per avere poi buttato via un gran bel baseball con le ultime infauste iniziative.
E che fosse un gran bel baseball ce lo ricordiamo bene noi che c’eravamo dentro anche prima degli anni ottanta,
momento in cui cominciava ad appropriarsene un personaggio che ora conta molto!
Un gran bel baseball che ci faceva vedere gli stadi pieni di tifosi
(anche se poi abbiamo saputo che ci ingannavamo e che erano molti di meno di quello che pensavamo), un baseball ricco di giocatori superbi che non si possono discutere e
che sarebbe troppo lungo elencare.

Un baseball che al vertice si avvaleva, sì, di un uomo di fantasia e di talento come Bruno Beneck
che però era affiancato, è bene non dimenticarselo, da un bravissimo Segretario Federale come Massimo Ceccotti che di fatto era un presidente aggiunto,
da un Vicepresidente di nome Aldo Notari, da un reggente del Cna tale Riccardo Fraccari che lo fece grande anche in prima persona, da un responsabile del Cnt come Roberto Buganè che ne inventò la struttura e l’ordinamento.
In quegli anni, a differenza di oggi, il giocatore che emergeva tanto da poter tentare l’avventura americana veniva trattenuto “economicamente” anche dalla Federazione, la quale oggi ci dice di non potersi avvalere dei nostri migliori talenti impegnati nel professionismo Usa perché “non ce li danno.”
E li abbiamo preparati noi, attraverso l’Accademia, ad essere pronti al tentativo americano!

Non proverò per nulla a descrivere poi le condizioni sociali di allora e di adesso. Non sono adeguato:
dirò soltanto che noi sapevamo per certo che il giorno dopo saremmo stati meglio; oggi si sa per certo che rischiamo di perdere quello che abbiamo.
Anche nel baseball!


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22 responses

3 08 2008
paolo palmieri

Chiedo scusa, Franco , ma io la prima partita di baseball che vidi fu Italia – Olanda dei Mondiali 78 , la quale venne trasmessa in Rai . A quel tempo era presidente Beneck , quindi , chiedo solamente , perche` dici che non ha mai fatto vedere il baseball in tv ? Ho forse capito male ?
Inoltre , sempre a titolo di curiosita` , quali infauste iniziative avrebbe buttato via Beneck ?

grazie .

3 08 2008
francoludovisi

Egregio Palmieri, a braccio ed a memoria ho affermato che Beneck non ha mai fatto entrare il baseball in tv.
L’affermazione è senz’altro perentoria:
sarebbe stato meglio dire che, sotto la presidenza Beneck di baseball in tv ne abbiamo visto poco e occasionalmente.
La nostra memoria a volte ci tradisce e pare che abbia tradito pure te perché ai mondiali di S.Salvador del 78 l’Italia non giocò mai contro l’ Olanda, assente dalla manifestazione, se diamo credito alle statistiche Federali.
Però per meglio farmi capire su quanto argomentato ti riporto due brevi brani tratti dal libro “Un Diamante Azzurro – Personaggi e Storie” edito dalla stessa Federazione nel 2006 che riguardano Beneck:
“la televisione, dopo qualche approccio promettente, finì per ignorarlo.”
Ed ancora:
ottenuta la qualificazione per Los Angeles…. una nazionale imbottita di oriundi … venne affondata.
Le Olimpiadi furono la tomba della Presidenza Beneck….che dovette affrontare (dopo la sfiducia del Consiglio Federale per un “presunto” buco in bilancio) l’umiliazione del commissariamento da parte del Coni.
Ho risposto esaurientemente alle tue domande?
Un saluto cordialissimo.

3 08 2008
Stefano

Io ho ancora registrata su cassetta una straordinaria Giappone-Cuba del 1988 (trasmessa in diretta di pomeriggio!), nonchè le 2 partite tra Cuba Usa sempre di quella manifestazione, se non mi ricordo male c’ era Notari a quel tempo……

4 08 2008
Green manalishi

La copertura televisiva negli anni di Beneck si risolveva a 6 canali, più una miriade di microtv semiartigianali, niente a che vedere con l’offerta e le possibilità di oggi, con tre piattaforme (analogico, digitale terrestre e satellite). Beneck, come giustamente faceva notare Ludovisi, era anche supportato da persone probabilmente di profilo dirigenziale molto più alto rispetto a quello di oggi, ma come tifoso/utente, devo dire che MAI ho visto un baseball italiano divertente come quello di quei tempi, e la risposta della gente ovviamente c’era.
Adesso, mi sono ritrovato a vedeer un Bologna-Grosseto con (se va bene) 200 spettatori, tutt’altra cosa rispetto ad allora, quando vedevi stranieri di alto livello (qualche nome? Long, Oliveros, Brackenridge, Olsen), oriundi idem (Del Sardo, Landucci, Rum, Mondalto..: ) e italiani che se si fosse potuto, li si sarebbe conservati come la mummia di Lenin, tanta era la differenza di livello fra loro (Bianchi, Bagialemani, Ubani, Mazzieri… ) e quelli che, a parte casi non numerosi, si sono visti dopo.

Insomma, a parte il fatto televisivo che secondo me non è primario, le società dei tempi di Beneck riuscirono a produrre un volume di giocatori italiani, e a convogliare stranieri e oriundi di un livello che ora manco ci sognamo, a livello numerico. Sarà una coincidenza? Forse. Ma resta il fatto che il club Italia di quegli anni era l’espressione di un movimento che nel suo piccolo, era forte e produceva giocatori e interesse.

4 08 2008
paolo palmieri

Forse sto invecchiando , ma io Italia-Olanda l`ho vista al Falchi a Bologna , vedemmo fino a meta`partita , poi il papa`del mio amico ci venne a riprendere ( eravamo piccini ) ed il resto della gara lo vedemmo in tv . Quale manifestazione era ?
grazie .

5 08 2008
Green manalishi

Mah, se non stiamo parlando di mondiali giovanili, nel 1978 i mondiali non si tennero a El Salvador ma a Bologna-Parma-Rimini… Mi pare anche di ricordare che quella partita famosa fu quella dell’espulsione di Orrizzi, che sclerò contro un arbitro – a memoria – cubano (parliamo di 30 anni fa, gente, e i ricordi sono quelli che sono). Credo che Palmieri intenda questa partita.

5 08 2008
francoludovisi

Scusami Palmieri!
Sono io che sto invecchiando troppo!
Effettivamente nel 78, il 6 settembre, si disputò a Bologna l’incontro internazionale Italia Olanda nell’ambito del venticinquesimo Campionato Mondiale:
l’Italia vinse per sei a cinque e si classificò al quinto posto.
Quindi i tuoi ricordi erano esattissimi. Complimenti e ancora scusa.

5 08 2008
maurizio

I Mondiali del ’78 si svolsero tra Parma,Bologna e Rimini non a S.Salvador.
L’Olanda era presente e venne battuta grazie ad un Fuoricampo di un certo Giorgio Castelli che,se qualcuno ricorda, non era il capitano azzurro perchè Beneck gli preferì l’italianissimo Luciani.Dettaglio forse insignificante ma indicativo dello “spessore” dell’allora Presidente,

5 08 2008
Massimo Casorati

Non capisco questa diatriba baseball italiano in TV o no. Non è certo il motivo del contendere, oggi l’offerta di baseball, grazie a NASN o a MLB.com, è immensamente più vasta rispetto a quell’epoca. Oggi si può vedere del baseball di altissimo livello tutti i giorni, non saranno le patetiche telecronache dell’altrettanto patetica IBL che possono cambiare in meglio o in peggio l’offerta. Se si vuol vedere del baseball, basta quello che c’è, se si vuol vedere la propria squadra dell’IBL, allora non credo che per 50 ultraaficionados ci si debbano stracciare le vesti.

5 08 2008
paolo palmieri

Luciani e`italiano fino a prova contraria , siccome e`nato in provincia di Chieti . E` cresciuto , baseballisticamente parlando , in Venezuela , e questo ha fatto di lui un campione , a beneficio di tutto il movimento italiano .
Scusa se puntualizzo questo , ma voglio citare il mio esempio : io vivo negli USA con la mia famiglia , il figlio piu`grande e`nato in Italia e sta crescendo qui , noi in casa parliamo solo italiano , mia moglie , americana , glielo sta insegnando a scapito della sua lingua madre , ovviamente lui l`inglese lo imparera`a scuola e con i cugini . Ora , se diventasse molto bravo a giocare a baseball ( o in un altro sport ) e venisse ingaggiato da un team italiano , come lo considereresti ? italoqualcosa o italiano residente all`estero ? e poi , che cosa valutiamo di lui ? la sua discendenza , il suo retaggio culturale o in quale paese e` cresciuto ?
Allora che dire delle centinaia di figli di immigrati che giocano in Italia ? molti dei quali dotati di talento e gia` selezionati per i team regionali , come li consideriamo ?
Matteo D`Angelo della Fortitudo è nato in Italia, a Latina, ma mi risulta che nella sua crescita nel baseball siano stati importanti anche quei due anni quando, da ragazzino, ha vissuto con i suoi genitori in America. Si può dire che abbia imparato a giocare da piccolo negli USA… Come lo consideriamo ? Italiano. Come Vincenzo Luciani. Come lo è mio figlio , e sicuramente altri che ora non ricordo .

Grazie , ciao .

5 08 2008
Maurizio Roveri

Faccio i complimenti a Paolo Palmieri il quale, vivendo negli Stati Uniti, evidentemente vede e giudica le cose con una visione più ampia e più moderna rispetto all’ambiente del baseball italiano, che è miope e abbastanza ottuso.
Giusto sottolinearlo: Vincenzo Luciani, straordinario interbase (straordinario per tecnica, spettacolarità, personalità, mentalità vincente), è italianissimo. Nato a Cellino Attanasio, in provincia di Teramo, nel 1946.
Un personaggio. Un leader. Un vincente. Questa la dimensione di Vic. Da giocatore a Bologna. Da allenatore, a Bologna e a Grosseto. Talmente leggendario da essere entrato, di recente, nella Hall of Fame. E mi meraviglierei se, un giorno, la Fortitudo Baseball non ritirasse il numero 25 della sua casacca (cosa che DOVRA’ FARE anche per altri personaggi mitici come Gianni Lercker, Roberto Bianchi, Ricky Matteucci, e come già è stato fatto alcuni anni fa per Calzolari, Toro Rinaldi e Meli).
Detto questo, sono d’accordo con il lettore di Parma che ritiene fosse maggiormente meritevole Giorgio Castelli d’essere nominato capitano della Nazionale azzurra ai Mondiali del 1978 (che si svolsero a Parma, Bologna, Rimini). Io penso che Giorgio Castelli sia da considerare il più forte giocatore di tutti i tempi del baseball italiano, assieme al leggendario Giulio Glorioso.

Rispondo anche a Casorati. Massimo, se il baseball italiano vuole crescere e non regredire, ha bisogno di visibilità. Ha bisogno di confezionare un prodotto di qualità e di “venderlo” bene. E allora è sbagliato sostenere che nessuno debba stracciarsi le vesta se la RAI non trasmette il round robin di semifinale. Per il baseball italiano è un’occasione persa. E anno dopo anno, a forza di perdere occasioni, non si va mai avanti. Peccato. E’ necessario pensare in positivo. E lavorare con professionalità. Purtroppo vedo in giro ancora troppa improvvisazione in questo “mondo piccolo” del baseball italiano. Che pure avrebbe le potenzialità per fare di meglio.
E non è vero che la IBL sia patetica. Non sono d’accordo.
Bologna, Nettuno e Grosseto, ad esempio, sono tre squadre in grado di esprimere un baseball di apprezzabilissima qualità. San Marino in due partite su tre ha dimostrato in regular season d’essere più che decoroso, certamente competitivo.
I buoni giocatori ci sono. Un po’ meno i dirigenti.

La IBL va valorizzata. La IBL dovrebbe essere al primo posto – SEMPRE – nei pensieri della Federazione. La IBL ha bisogno della televisione. Se tu fossi uno sponsor, Casorati, saresti contento di non avere dei passaggi televisivi?

5 08 2008
massimo casorati

L’appetibilità (appeal) di un passaggio pubblicitario televisivo viene calcolata in costo/contatto, non mi si venga a dire che questo calcolo sia fattibile per le trasmissioni RAI per conto della FIBS. Paradossalmente. Tendendo a 0 il denominatore, il risultato tende ad infinito, non è certo questo il modo di ragionare dello sponsor tipico, quello vero, quello interessato alla visibilità.
Se fossi un potenziale sponsor non considererei certo questa ipotesi, se una squadra mi volesse come sponsor, dovrebbe dimostrare ben altro rispetto a quello che posso vedere ora. D’altro canto il fatto che gli stadi siano ormai deserti e che le trasmissioni tv siano una faccenda per pochi intimi non depone certo a favore della vitalità del movimento.

5 08 2008
Maurizio Roveri

Eppure, Massimo, la vitalità ci sarebbe. Ma bisogna tirarla fuori, bisogna sprigionarla. Ed è compito della Federazione e delle Società.

5 08 2008
Green manalishi

Quando parliamo di asppetibilità pensiamo sempre ad un discorso puramente commerciale quale può essere il passaggio televisivo, ma pensiamo anche all’appetibilità per il pubblico, la cosiddetta base, che si ritrova a vedere un campionato che dura 5 mesi se li dura, con 6 squadre più due materasso o semi-tale, un campionato che a settembre si va tutti a casa, che gioca i playoff quando la gente sta al mare. Il baseball italiano ha alcune buone squadre e diversi buoni giocatori, ma nel complesso è un movimento triste, vai al Falchi e vedi le stesse facce da metà anni 70 (tranne quelli che non ci sono più), il pubblico degli anni 70 e 80 si è disperso nel nulla. Che spreco di passione!

5 08 2008
massimo casorati

Non si discute le vitalità intrinseca dello sport nel paese, si discute sul merito del demandare al vertice il compito di “trainare” la base. A me questa non sembra la strada giusta. Chi, al di fuori della stretta cerchia degli appassionati, sa cos’è il baseball? Chi del potenziale pubblico ne conosce lo spirito o anche semplicemente le basi del gioco, tanto da poter capire cosa succede in campo, quando gli capita di incrociare una partita? Se il gioco non viene diffuso, almeno come conoscenza di base, non si arriverà a nient’altro che ad una sclerosi dei quattro gatti che attualmente lo seguono, senza vedere crescita alcuna. Ci sono decine di manga che parlano del baseball, non potrebbe la Federazione fare si che venissero trasmessi almeno dalle tv locali? Non sarebbe possibile distribuire negli asili (nelle scuole è già tardi, il calcio è già arrivato) la versione stampata di questi manga? I bambini piccoli, come spugne, assorbirebbero lo spirito (per deforme che sia nei manga) del gioco ed in seguito potrebbero vedere una partita con coscienza di causa. Questo è solo un esempio di quello che mi piacerebbe vedere fare, non certo il Mikkelsen di turno, per bravo che sia, ma che potrà tenere al loro posto i quattro gatti attuali, evitandone la fuga in massa, ma comunque non aumentando di una unità il numero degli appassionati. Ecc…

5 08 2008
massimo casorati

Continuo.
La società dove gioca mio figlio e dove do una mano all’occorrenza, insieme alle altre società cittadine, ha iniziato da due anni un lavoro di base sui giovanissimi. La risposta è eccellente, ma come potremo conservare i bambini che attualmente giocano 60/80 partite all’anno, quando li metteremo di fronte ad un campionatino federale di 12 gare, sussidiato da alcuni tornei a pagamento, che costringono i genitori ai salti mortali? Come faremo a giustificare una attività della durata (per la maggior parte di loro) di tre mesi? Non mi si venga a dire che la Little League aumenta il numero di partite, perché è vero solo in minima parte, comunque sempre nello stesso periodo, aumentando il numero di gare settimanali. Ecc…

5 08 2008
massimo casorati

Continuo e concludo:

la vitalità si potrebbe trovare, ma non bisognerebbe castrarla come viene fatto ora, immolando la base potenziale sull’altare del vertice che tutto assorbe. A partire dalle assurde cifre riversate nel mercato degli oriundi, non essendo capaci o non volendo creare i giocatori. Sperperando risorse per manifestazioni internazionali che non portano nulla (gite in Florida ed eventuali). Pagando la RAI per darci il servizio che tutti abbiamo avuto modo di vedere (io mi vanto di averlo fatto solo una volta). Ecc…

6 08 2008
Green manalishi

Io ricordo bene che la nidiata dei giocatori migliori venuti fuori tutti insieme contemporaneamente, arrivò proprio in anni di oriundi e stranieri a raffica. Bologna veniva da Black e Shopay: arrivò Bianchi e sparecchiò tutto. Idem fecero nelle rispettive squadre Messori, Fochi, Poma, De Sanctis, Mari, Masin, Ubani, Bagialemani, Mazzieri, Costa, tutta gente che emerse benissimo battendo la concorrenza di oriundi comunque spesso di ottimo livello.
La FIBS di quegli anni cannò completamente il discorso degli under di metà anni 70, con molti lanciatori che si trovarono a dover lanciare in due gare nello stesso week-end e il braccio gli andò in fumo in pochi anni (Scerrato, Di Raffaele, Manzini che si riciclò…) ma dopo credo che il lavoro fatto da societò e federazione sia stato positivo, complice anche il culo di trovare una generazione di giocatori validi. Quindi, non sono convinto che molti oriundi equivalga sempre a castrare i giocatori italiani: dipende molto anche dalla politica delle società.

7 08 2008
francoludovisi

Se ad ogni articolo che appare sul sito
corrispondesse un numero considerevole,
come in questo caso,
di opinioni spesso in contrasto,
spesso non completamente pertinenti con l’argomento trattato,
spesso chiarificatrici di concetti espressi troppo sinteticamente
ma sempre corrette nella forma e rispettose dell’interlocutore,
si sarebbe raggiunto lo scopo del responsabile del sito che era quello di dialogare di baseball.
Nessuna diatriba, forse qualche argomento discusso troppo a lungo e quindi stancante per chi invece apprezzerebbe conversazioni su altri argomenti
che più gli stanno a cuore.
Ma anche questo è vivere il baseball:
con temi trattati a livello non troppo alto
che vengono riservati a noi personaggi non eccelsi.

7 08 2008
massimo casorati

Per mettere insieme i campionatini giovanili che tutti abbiamo sotto gli occhi, per organizzare una stagione di 3 mesi e mezzo, per ridurre gli spettatori a qualche decina di aficionados, ecc… non servono personaggi eccelsi. Se fossero eccelsi non avrebbero ridotto il baseball ad una parodia.

9 01 2009
papy

Signor Roveri vivo lontano da Bologna dove ho trascorso parecchi anni per motivi di studio. Sono un appassionato del gioco del baseball che ho anche praticato con qualche successo. Erano gli anni sessanta dove a Bologna l’Amaro Montenegro era fra le migliori dell’allora serie A. Ricordo giocatori fortissimi e un allenatore anch’esso bravo ma non bolognese. Un simpatico romanaccio. Sa darmi sue notizie.

20 01 2009
Maurizio Roveri

Presumo che Papy si riferisca al vulcanico Enzo Blanda. Che è ancora nel mondo del baseball.

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