Parla “Rino” Zangheri: ecco tutto quello che c’è da sapere sul Rimini, Romano, Beech, Melo, la IBL del futuro, sognando un campionato a 10 squadre e lungo sei mesi (da aprile a tutto settembre)

10 07 2008

di MAURIZIO ROVERI

La squadra gioca un baseball mediocre? La squadra delude? La squadra ha più partite perse che vinte? Non basta un allenatore? A Rimini, allora, hanno fatto una scelta singolare, strana, anomala, eccezionale, forse un caso unico al mondo (ma si sa che i riminesi sono fantastici quando si tratta di stupire): di allenatori ne hanno messi tre. Tutti sullo stesso piano. In tre per decidere come far giocare a baseball la Telemarket.
Comanda (ma forse meno di prima) Mike Romano, comanda Chris Catanoso che faceva il pitching coach, comanda Pedro Jova che era il coach dei battitori e che è stato anch’egli promosso.

Presidente Zangheri, ci si aspettava una rivoluzione e invece si è cambiato… senza cambiare
Lo staff è sempre quello, vero. Però prima faceva tutto Mike Romano, ora ho voluto coinvolgere anche gli altri due tecnici affinché il lavoro sia più armonico e le decisioni siano collegiali. Mi è parsa una soluzione all’insegna del buon senso. Inutile fare rivoluzioni in questo momento: mancano soltanto tre settimane alla fine della regular season… e lì presumibilmente ci fermeremo: salvo che non avvenga un miracolo, sarà difficile per noi entrare nei playoff”.

Che cosa prova un presidente che ha investito molto per creare una squadra che, sulla carta, alla vigilia del campionato, veniva data fra le pretendenti allo scudetto, ma che poi ha profondamente deluso? E rischia di uscire di scena dal campionato già a fine luglio?
C’è amarezza, chiaro. Non siamo stati all’altezza. Tuttavia, è necessario sottolineare anche che non abbiamo avuto buona sorte. Ci sono stati due incidenti che hanno lasciato il segno. Abbiamo perso Claudio Signorini presto, molto presto: un giovane talento che praticamente per un brutto infortunio ha perduto l’intera stagione. E successivamente si è fatto male anche Jack Santora, pure lui irrecuperabile. Episodi sfortunati che hanno inciso notevolmente. Detto questo, però, ammetto che dal punto di vista tecnico la squadra non ha proposto quelle prestazioni che ci aspettavamo. Siamo stati sotto tono. Dovremo fare una analisi attenta, profonda, rigorosa, per capire tutti i motivi d’una stagione che non immaginavamo così sofferta”.

Guardandolo giocare, questo Rimini, si ha l’impressione d’una squadra che in attacco non ha precise strategie, non è sufficientemente organizzata. E lì dipende dal manico…, pur con tutto il dovuto rispetto per un personaggio come Mike Romano che “è la storia” del baseball riminese, un uomo che prima da giocatore e poi da tecnico ha vinto tutti gli 11 scudetti del Rimini
Infatti non me la sono sentita di fare un cambio generazionale. La realtà è che Mike è troppo buono con tutti, troppo tollerante, permette tutto. La sua è la filosofia del fate bene fratelli. Ma il fate bene fratelli non può bastare…”.

L’errore è stato anche ingaggiare lanciatori come Chris Di Roma (2 partite vinte, 5 perse, media pgl 7.36) e Matt Beech, un ex majorleaguer che si è proposto in un desolante 4.66 di pgl: grosse delusioni della stagione. E il monte di lancio ne ha risentito, la Telemarket è solo quinta come “earned run average” con un mediocre 3.85. Differenza abissale, ad esempio, con l’1.82 della capolista Fortitudo Bologna
Di Roma ha cominciato male male la stagione, proprio come ha fatto Sandy Patrone sul quale puntavamo tantissimo. Adesso Patrone è in ripresa, sta venendo fuori, sembra che abbia superato la crisi. Il rendimento di Chris Di Roma invece è negativo, e pensare che l’anno scorso aveva fatto registrare un pgl buonissimo ed era stato lanciatore determinante nell’ottimo campionato di Parma. Non è infortunato, come lo era Beech. Di Roma non ha alcun problema fisico. Lui, se lo guardi nel bullpen o in allenamento, è favoloso. In partita non è più lo stesso. Questione psicologica. In Italia, gli anni scorsi, ha sempre lanciato bene. E’ arrivato qui e non ha reso, ha fatto un campionato scadente, non capisco il perché… Peccato, perché l’altro oriundo, Bengel, tutto sommato la sua parte l’ha fatta”.

Che grossa delusione anche Matt Beech, pither mancino trentaseienne con una vastissima esperienza: 3 stagioni e 53 partite in Major League (con poca gloria) giocando per i Phillies, 12 anni nelle Minors dove ha fatto parte anche di Columbus (squadra di Triplo A affiliata agli Yankees) e di Pawtucket nel Triplo dei Red Sox
Matt Beech aveva un passato importante, era un nome, avevamo portato a Rimini un giocatore di valore. L’anno scorso in America ha lanciato 90 inning con una media pgl bassa. Qui da noi ha faticato più del previsto, si è espresso sotto tono in rapporto al suo potenziale. Va sottolineato – e adesso mi sembra il caso di dirlo – che da un bel po’ di tempo si portava dietro un problema fisico. L’abbiamo curato, però non è stato sufficiente. La schiena ne ha condizionato il rendimento. Beech non era in forma, è salito sul monte di lancio in condizioni fisiche menomate. Ultimamente ha giocato davvero con la schiena malandata per via di un grossa ernia”.
E questo dunque è il motivo del taglio. Beech era infortunato, soffriva, in queste condizioni sarebbe stato inutile insistere.

Ma forse a deludere più di tutti è stato Juan Melo, soltanto cinquantaquattresimo nella classifica della media-battuta con un improponibile (per lui) 215, e ben 29 volte finito strikeout
Incredibile davvero il suo modesto campionato. Stiamo parlando del giocatore che nell’inverno scorso è stato il più forte battitore della Lega Professionale Dominicana, che è un torneo di alto livello. Pensate che io ho fatto i salti mortali per prenderlo, perché non voleva venire, aveva ricevuto un’offerta interessante dagli Stati Uniti. Ho insistito, ho insistito, l’ho cercato, ho fatto intervenire parecchia gente che lo convincesse. E finalmente ci sono riuscito a strappare il suo sì. Non mi è costato neanche molto, debbo dire. Però mi ha fatto penare prima di accettare. Poi, viene qua e non batte niente. Clamoroso. In difesa Juan è favoloso perché ferma tutto, ma in battuta non c’è. Non ci prende. E quando poi ti fai prendere dalla frenesia e vuoi strafare, finisci per fare ancor peggio”.

Manny Alexander, invece, ha mostrato tutta la sua classe. Bravissimo interbase, battitore non di potenza ma di media e affidabile (340). Anche se ultimamente ha scricchiolato un poco…
Alexander infatti nelle ultime partite non avrebbe neanche dovuto giocare. Loro, gli stranieri, adesso con il caldo sono abituati a tenere l’aria condizionata alta in casa e poi succede, come ad Alexander, che ti si blocca il collo. Era tutto rigido. Stava veramente male. Però ha dovuto giocare ugualmente, causa l’indisponibilità di Santora. Abbiamo i giocatori contati, purtroppo”.

Presidente, che cosa ti ha fatto capire questo grigio campionato della Telemarket?
Che ci saranno diverse cose da rivedere, da discutere, da modificare”.

Rino, tu sei uno dei presidenti che si battono per il campionato di A a 10 squadre, e per una grande IBL con una visibilità più ampia
Avere visibilità è fondamentale per il nostro sport. Il campionato di quest’anno è troppo corto come spazio, come periodo. Quattro squadre su otto fra diciassette giorni, prim’ancora che finisca il mese di luglio, avranno terminato il loro campionato. E’ assurdo. Chi chiude con la fine della regular season gioca un campionato di tre mesi. E’ troppo breve. Non hai visibilità. Com’è possibile convincere degli sponsor ad investire nel baseball? Uno sport dove giochi tre mesi, e nove stai fermo… In questa maniera finisci per dare pochissimo, e non attrarre interesse. Un vero campionato di massima serie, degno di tale nome, dovrebbe durare da aprile a tutto settembre. Non si può togliere settembre alla A1!”.

Hai ragione, Rino, togliere il mese di settembre alla IBL è un delitto, è una sciocchezza colossale. In questo 2008, ad esempio, che è privo di grandi eventi internazionali, perché mai le semifinali debbono finire poco oltre ferragosto? Per quale motivo c’è l’input di chiudere tutto (eventuale gara7 della serie finale per il titolo) entro il 6 settembre?
Se si vuol far compiere il salto di qualità al baseball italiano bisogna ampliare il campionato, bisogna allungarlo, dandogli una maggiore visibilità. E’ un prodotto che va proposto e venduto meglio. Però in questo prodotto bisogna crederci. Il campionato di A1 è la vetrina del baseball italiano, deve essere la forza trainante del movimento: e pertanto non si può farlo esistere soltanto per tre-quattro mesi all’anno. Io me lo sono sentito dire da possibili sponsor: verremmo nel baseball, ma non abbiamo la convenienza ad investire in un’attività così corta”.

Tu cosa proponi?
Come si faceva una volta: un campionato di circa sei mesi”.

Ci sono dei tuoi colleghi, presidenti di altre società, che spingono nel senso opposto…
E qual è il risultato? Che si gioca sempre di meno. Ormai il baseball non si fa quasi più in campo”.


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10 07 2008
mari

Ho avuto occasione di assistere ad alcune partite di A1, ma non mi sono mai divertito. Purtroppo nonostante la miriade di stranieri il gioco langue e le gradinate sono sempre vuote, una vera desolazione. Bisogna assolutamente valorizzare i nostri giocatori italiani che peggio non potranno fare. Più ASI e solo stranieri (pochi) di classe, le mezze calzette meglio lasciarle a casa loro.
Ho assistito a Bologna alla finale Cadetti del Torneo delle regioni tra Friuli e Emilia Romagna, mi sono divertito un sacco, bella partita e bravi ragazzi da ambo le parti, penso che in mezzo a quella ventina di giocatorini almeno sei sette sono dei futuri campioncini che tra qualche anno faranno comodo a club di A1, però bisogna dare a loro la possibilità di giocare e di fare esperienza altrimenti e giustamente si allonteneranno da questo sport.
Le società devono avere più coraggio e puntare di più sul made in italy, i quattrini spesi per i bidoni di oltre confine sono spesi male e non danno nessun investimento utile. RIPETO pochi stranieri ma di alto livello e più prodotti locali. Per quanto riguarda il campionato a 10 club, sono d’accordo ma poco potrà cambiare.
Mari

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