Liverziani e Mazzanti, sono due giocatori di scuola italiana i migliori della IBL. Dovranno essere loro le colonne di una Nazionale dalla forte identità italiana

9 07 2008

di MAURIZIO ROVERI

I marziani li abbiamo noi. E per “noi” intendo il baseball italiano. La scuola italiana.
I marziani si chiamano Claudio Liverziani e Peppe Mazzanti. Un novarese che sta vivendo a Bologna gli anni d’una splendida maturità, e un nettunese emergente che con la sua esplosiva fisicità sta diventando il terrore di ogni lanciatore avversario.
In un campionato che propone diverse stelle di scuola baseballistica straniera (Manny Alexander 11 anni di MLB, Nelson Cruz, Jesus Matos, Richard Austin, Rayner Bautista, Lincoln Mikkelsen, Raul Marval, Kelli Ramos, Adolfo Gomez, Orlando Munoz, Wuilliams Vasquez, Juan Camilo, Max De Biase, l’ex Dodgers Giovanni Carrara, Cody Cillo, Chris Cooper, Joe Mazzuca) succede che i giocatori più forti, più completi, sono due italiani. Italianissimi.

Peppe Mazzanti, l’uomo-chiave dell’attacco del Nettuno, guida la classifica dei battitori quando mancano tre turni al termine della regular season. Con 390 di average. Liverziani lo tallona. Sapranno mantenere le posizioni? Indipendentemente da come finirà, Peppe e Claudio sono comunque “I MIGLIORI”. Perché non sono soltanto fortissimi nel box di battuta, ma possiedono una tecnica che permette loro di fare bene tante altre cose e di essere bravi, utili e importanti in diverse situazioni. L’esperto Liverziani, ad esempio, è un giocatore straordinariamente spettacolare e concreto in difesa. Impeccabile. Sia come esterno destro (dove per tempismo, colpo d’occhio, range, abilità nelle prese, sarebbe da Triplo A e fors’anche da Major League con un po’ più di braccio), sia a difendere il cuscino di prima base.
Pensate: gli ultimi errori difensivi commessi dal giocatore della Fortitudo Bologna risalgono alle semifinali della stagione 2006. Ventidue mesi fa… Nella stagione scorsa nessun errore commesso giocando 47 partite. E anche in questo campionato è impeccabile.
Batte forte, difende in maniera magistrale, corre bene sulle basi, è stato un re delle basi gratis nei suoi anni più tempestosi come battitore (2000, 2001, 2002, 2003) quando i lanciatori, pur di non farlo battere perché c’era sempre il rischio di subire un fuoricampo, preferivano regalargli la base su ball.
Liverziani è sulla scena della serie A dall’inizio degli anni novanta, giovanissimo era già una stella quando Peppe Mazzanti era un bimbetto di nove anni.
Ora Claudio è un giocatore trentatreenne, nel pieno della maturità tecnica, con una vasta esperienza alle spalle di 16 campionati italiani e due anni negli Stati Uniti con la casacca di Wisconsin Timber Rattlers, squadra di Singolo A affiliata ai Seattle Mariners.

Peppe Mazzanti, venticinquenne, è la nuova grande realtà del baseball italiano. Fisico e caratteristiche da bomber. Il pericolo numero uno dei lanciatori.

Claudio e Peppe sono di generazioni diverse. E sono differenti anche come personaggi (la calma, la serenità di Liverziani, il “fuoco” di Mazzanti). Tuttavia hanno, in comune, un amore profondo per il baseball, una grande determinazione, la personalità da leader.
Liverziani è da anni il “numero uno” del baseball italiano. Peppe Mazzanti è destinato a diventarlo.

Nella sua lunga carriera cominciata ad alto livello nel 1991 (5 campionati a Novara, 1 a Torino, 2 in America, 3 a Rimini, 7 a Bologna) Liverzani ha vinto 4 scudetti: 2 con Rimini, altrettanti a Bologna. Leader della media battuta nel campionato 2000 con 404 di average; leader dei “punti battuti a casa” nel 2002 (61); leader delle basi rubate nelle stagioni 1999 (25) e 2000 (239). Senza dimenticare atri “numeri” impressionanti come il 658 di slugging per due anni di fila: nella regular season 2002 e nel 2003. E poi, il 455 di average nei playoff 2003. E soprattutto le formidabili statistiche delle cinque partite di semifinale dell’anno scorso (Italeri-Grosseto), quando Claudio era assolutamente ineliminabile: 647 di media-battuta, 882 di percentuale slugging.
Ora il veterano campione novarese viaggia verso le mille battute valide e i cento homerun.

Peppe Mazzanti si è affacciato sedicenne al mondo della massima serie. Già nel 1999 indossava la casacca del suo Nettuno. Nel 2002, diciannovenne, l’esperienza americana nella squadra rookie dei Mariners in Arizona League (assieme a Francesco Imperiali). Questa è la sesta stagione consecutiva con la Caffè Danesi Nettuno. In questi anni ha fatto registrare notevoli progressi. Nel box di battuta ha aggiunto disciplina e regolarità, risorse che ora ne esaltano l’impressionante forza fisica. Battitore di potenza, battitore da fuoricampo. Ma soprattutto Giuseppe è migliorato in difesa, nel dinamismo, nei movimenti, nella tecnica, riuscendo a muovere in maniera abbastanza agile e sicuramente efficace il suo fisicone compatto e massiccio. In questo 2008 la mazza aggressiva di Mazzanti – grande cuore nettunese – ha confezionato 46 valide (con 8 doppi e 5 fuoricampo) in 31 partite. E 21 punti battuti a casa. In difesa Peppe ha commesso soltanto 2 errori, ricoprendo bene i ruoli di terza base (il suo preferito) e di prima base.

Un messaggio che mi sento di lanciare a Fraccari e a Mazzieri: si parta da loro – da Liverziani e da Mazzanti – nella costruzione della Nazionale per i Big Events del 2009 (il “Classic” e i Mondiali). Loro sono i più forti giocatori italiani. Sono due leader, due trascinatori. La Nazionale, per ottenere successo, deve avere una forte identità. Deve essere un gruppo. Dunque, inevitabilmente, gli uomini-immagine della squadra debbono essere giocatori di scuola italiana. E’ giusto, logico, necessario: la Nazionale porta la scritta ITALIA sulle casacche. La Federazione deve fare tutto il possibile per avere in maglia azzurra i migliori giocatori italiani: su di loro vale la pena “investire”. Anzi, è un dovere.
Poi è chiaro che ci dovrà essere spazio anche per oriundi di notevole spessore come Carrara, Cillo, Cooper, Mazzuca, Angrisano, De Biase, il giovane interessante Da Silva, gli italianizzati Jairo Ramos, Milano, Richetti, tutta gente di valore che rappresenta il campionato italiano.

Tuttavia io vedo Liverziani (sarebbe bellissimo il suo ritorno in azzurro, lui che della Nazionale è stato per anni il capitano) e Peppe Mazzanti come colonne della futura squadra azzurra.Una Nazionale che possa contare anche sull’espressione tecnica e sull’italianità di giocatori affidabilissimi come Leonardo Zileri, Andrea Sgnaolin, Mario Chiarini, Giovanni Pantaleoni, Matteo D’Angelo, Davide Dallospedale, Lorenzo Avagnina, Igor Schiavetti, nonché “prospetti” come Renato Imperiali, Paolino Ambrosino, Stefano De Simoni, Luca Panerati, Andrea Lucati. E ovviamente gli italiani d’America come Liddi e come la “stella” Alessandro Maestri, il ventitreenne romagnolo che è il primo giocatore italiano ad essere arrivato in Double-A negli Stati Uniti.


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One response

10 07 2008
Wadi

Quoto al 100%.
Quando Mazzanti o Liverziani si presentano al piatto ai tifosi avversari corre un brivido lungo la schiena.
Un pò come quando vedevi Francone Casolari “on-deck”….
Solo che i primi 2 non giocano DH e sono forti anche in difesa, non me ne voglia Casolari.

Sulla nazionale, ci vorrebbe davvero un blocco italiano purosangue, completato con gli oriundi più validi.

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