L’Italia è rimasta a mani vuote nelle Coppe europee. Mazzotti sembra condizionato dal suo pitching coach Mikkelsen. Bagialemani non doveva rinunciare a Cruz

23 06 2008

di MAURIZIO ROVERI

A mani vuote. Il baseball italiano è rimasto a mani vuote. Esce malinconicamente dalla settimana delle Coppe internazionali per Club senza aver vinto nulla. Non porta a casa né la Coppa dei Campioni né la Coppa Ceb, ammesso che queste due manifestazioni si chiamino ancora così: in Italia la FIBS le ha “spacciate” come tali, mentre la Federazione Europea definiva la manifestazione di Grosseto “European Cup pool A” e la manifestazione di Regensburg “European Cup pool B” annunciando poi, in un periodo che oscilla fra metà settembre e inizi ottobre, la Final 4 a Barcellona. Che cosa significa ciò? Che la squadra numero uno d’Europa, la vera regina del Vecchio Continente, verrà fuori dalla serie finale che si realizzerà nella città catalana.

Comunque, anche facendo finta che la Settimana di Grosseto fosse la vera Coppa dei Campioni e quella in Germania fosse la vera Coppa Ceb, resta il fatto che il nostro baseball si è fatto sorprendere. Sia di qua, sia di là. Beffato il Montepaschi Grosseto al decimo inning nella finale contro gli olandesi del Corendon Kinheim; graffiato un Nettuno scriteriato che ha aperto le porte al successo del Barcellona. Le due formazioni che rappresentavano il baseball italiano hanno perso di un punto soltanto: 3-2 il Montepaschi allo Jannella, 12-11 i nettunesi in Germania. Sfortuna? No. Occasioni buttate via.
Finali gestite male dal punto di vista tattico. Scelte discutibili, infelici, che chiamano in causa Mauro Mazzotti manager del Grosseto e Ruggero Bagialemani il timoniere del Nettuno.

Premessa. Ho stima e rispetto per Mazzotti e per Bagialemani. E non potrebbe essere diversamente. Sono personaggi importanti del baseball italiano. Mauro, tecnico professionista del nostro baseball, ha vinto quattro scudetti in tre diverse città (Rimini, Bologna, Grosseto) nel periodo che va dal 1999 all’anno scorso: mica un exploit da poco! Ruggero – che conosco eapprezzo da un sacco di anni – è stato uno dei più grandi e spettacolari giocatori italiani di tutti i tempi, ha vinto tantissimo, è stato anche dirigente del suo Nettuno e, come allenatore, ha pilotato il Nettuno alla finale scudetto della passata stagione.
Due personaggi con molti meriti. Ma anche loro sbagliano. E se prendono gli elogi quando le loro squadre vincono o fanno del buon baseball, dovranno accettare le critiche quando Grosseto e Nettuno perdono: soprattutto se ciò avviene a causa delle loro scelte.

Parto parlando del Grosseto. E dei 10 inning lasciati lanciare a Lincoln Mikkelsen sabato notte. In una partita di alto livello tecnico, in una finale “stretta” e di grande intensità emotiva, dispendiosa sul piano fisico e nervoso, vissuta in una atmosfera di forte tensione, il quasi quarantatreenne Mikkelsen ha perso il controllo della gara quand’era a due soli out dal trionfo. Al decimo inning. Sì, gli è stato permesso di lanciare 10 riprese. A 43 anni. Mikkelsen voleva essere l’eroe. Il superman. L’uomo di ferro capace di andare anche contro le leggi della natura e della logica.
E’ un campione orgoglioso. Vero. Però a volte l’orgoglio va gestito: se sconfina e si trasforma in presunzione, diventa controproducente. Anche fatale. Così è stato.
L’errore di Mazzotti? L’avere assecondato il desiderio, l’orgoglio smisurato di Mikkelsen. Quando la logica suggeriva di toglierlo (perché il pitcher americano aveva già fatto abbondantemente il proprio dovere e andava infinitamente ringraziato e applaudito ma non si poteva spremerlo ulteriormente…) Mazzotti non se l’è sentita di farlo uscire di scena. E’andato a parlargli sul monte, dopo la prima delle tre battute valide consecutive concesse. Mikkelsen gli ha detto: vado avanti io, tranquillo, ce la faccio.
E per Mazzotti quelle parole erano ok. L’ha lasciato sulla collinetta. Dove il veterano pitcher del Michigan – con il braccio che non riusciva più ad imprimere alla pallina gli effetti degli inning precedenti – subiva un altro singolo. E poi una durissima legnata su un lancio rimasto alto. Era il doppio di Smeets. La battuta che ha infranto in un attimo il sogno del Montepaschi: dal 2-1 al 2-3. La Coppacampioni scivolata via dalle dita. Il tutto perché Mazzotti si è fidato ciecamente del suo troppo orgoglioso (o presuntuoso) lanciatore. E’ vero che Mikkelsen è un “professore” del monte di lancio. E’ vero che ha anche un ruolo importante nello staff tecnico del Grosseto, quello di pitching coach (conflitto di interessi?). Giusto ascoltarlo. Però il manager è Mazzotti. E “la decisione” spetta a Mazzotti. E se Mazzotti avesse voluto, l’avrebbe tolto dal mound quando andava tolto. Non l’ha fatto? E allora è colpa sua. Che senso ha, ci si chiede, avere un esperto e affidabile closer come Ginanneschi se poi non lo si usa? Da sottolineare che il veterano Mikkelsen aveva già lanciato 8 inning quattro giorni prima…
Mazzotti voleva che questa Coppa venisse ricordata come la “Coppacampioni di Mikkelsen”? Lasciandolo sul monte perfino al decimo inning, non gli ha fatto un favore: da possibile vincitore (se entrava Ginanneschi e avesse realizzato la “salvezza”) è stato trasformato in lanciatore perdente d’una finale che il Grosseto ha visto scivolarle via.

Il capoallenatore del Montepaschi (che evidentemente ha una fiducia illimitata in Mikkelsen) stava per commettere lo stesso errore anche nell’agosto dell’anno scorso, in gara7 della serie finale per lo scudetto. Quei 4 punti al nono inning fecero clamorosamente rientrare in partita il Nettuno, che aveva trovato il ritmo sui lanci di un Mikkelsen esausto. Ginanneschi riuscì a limitare i danni e quell’ultimo out, sulla battuta di Schiavetti, salvò fra mille brividi il titolo del Grosseto.

Il Nettuno ha perso la Coppa Ceb lasciandola nelle mani di un Barcellona che gli è inferiore. Ma gli spagnoli in finale hanno potuto contare sul loro lanciatore straniero, il Nettuno no. Perchè? Perché… l’avevano lasciato a casa, preferendo portarsi dietro l’esterno Carlos Duran anziché un lanciatore dello spessore tecnico di Nelson Cruz. Che avrebbe “fatto la differenza”. Clamoroso errore di valutazione. Questa scelta tecnica rappresenta il primo grosso errore dello staff tecnico nettunese.

E poi, Ruggero Bagialemani (mi dispiace dirlo) ha diretto la finale in maniera indecente. Lasciando Masin sul monte fino a fargli subire 8 punti in un inning. Otto punti subiti con 2 out! Ha dell’incredibile.

Sia il Grosseto, sia il Nettuno hanno affrontato i loro impegni internazionali in formazione incompleta. Però questo non deve essere un alibi. La realtà è che Mazzotti e Bagialemani stavolta hanno proprio “steccato”.

Grosseto ha fallito il secondo assalto casalingo alla Coppa Campioni in 3 anni, buttando al vento un torneo nella parte bassa della decima ripresa. Sulla scelta – che tanto farà discutere – di non sostituire Mikkelsen, il manager dei maremmani Mazzotti ha motivato così la sua decisione: “Jovany D’Amico non poteva lanciare, Ginanneschi non saliva in pedana da un mese. In una situazione più comoda, avremmo cambiato. E infatti, se non avessimo segnato al decimo, sarebbe salito Ginanneschi. Essendo andati in vantaggio, abbiamo chiesto a Mikkelsen di chiudere”.

Questa la classifica finale della Coppa Campioni:
1. Corendom Kinheim (Olanda); 2. Montepaschi Grosseto (Italia); 3. T&A San Marino; 4. Rouen Huskies (Francia); 5. Marlins Puerto Cruz (Spagna); 6. Royal Greys (Belgio); 7. Tornado Balashika (Russia); 8. Mainz Athletics (Germania).

In Germania la Danesi Nettuno ha pagato a caro prezzo la scelta di rinunciare al lanciatore dominicano Nelson Cruz. La classifica finale di Coppa CEB:
1. Barcellona (Spagna); 2. Danesi Nettuno (Italia); 3. Neptunus Rotterdam (Olanda); 4. Regensburg Legionaere (Germania); 5. Templiers Senart (Francia); 6. Draci Brno (Repubblica Ceca); 7. Olijmpia Karlovac (Croazia); 8. MGPU Syos 42 (Russia).


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2 responses

25 06 2008
stefano

Il pitching coach non può essere egli stesso uno dei lanciatori, trovatemene uno che è contento di essere sostituito……

26 06 2008
lealidellafarfalla

Non ho visto la partita ma lasciarlo sul monte è stato un errore imperdonabile. Concordo.

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