Coppa dei Campioni, atroce beffa per il Montepaschi battuto dal Corendon (da 2-1 a 2-3) quando mancavano soltanto 2 out al trionfo. Mikkelsen sul monte per 10 inning. Gli applausi dello Jannella

22 06 2008

di MAURIZIO ROVERI

Montepaschi beffato. Al decimo inning. Tutto in un attimo: dal 2-1 al 2-3. Quando mancavano soltanto due out alla conquista della Coppa dei Campioni. Lo Jannella trepidava, in un’atmofera di fortissima tensione, pronto a far esplodere la propria felicità, sembrava solo questione di minuti. Tutta la gente in piedi, ad incitare e applaudire “il professore” sull’ultmo strappo verso il traguardo.
Il punteggio era di 2-1 per la squadra maremmana, con gli olandesi in attacco nella prima ripresa supplementare. C’era già un eliminato (il leadoff Rombley). Una battutina lenta lenta in diamante di Cremer – con la pallina che andava fermandosi fra il lanciatore Mikkelsen e il terza base Sgnaolin – si trasformava perfidamente nella classica “velenosa”: valida interna. Il successivo singolo di Kloster spingeva Cremer in seconda.

Manager Mazzotti usciva dal dugout, andava a parlare con il suo vecchio leone Mikkelsen, forse voleva levarlo ma al tempo stesso non voleva togliergli la soddisfazione di entrare nella storia: la soddisfazione di vincere la Coppa dei Campioni lanciando, a quasi 43 anni, ben 10 inning. Sarebbe stato qualcosa di clamoroso, di enorme. Inoltre, la constatazione che nel box di battuta stava per presentarsi Tjerl Smeets il grosso catcher olandese che nel corso della serata era stato messo strikeout già tre volte da Mikkelsen ed aveva dimostrato di non capirci niente sulle maligne curve, sugli effetti e sui cambi di velocità dell’uomo del Michigan. Il veterano Mikkelsen rimaneva dunque sul monte. C’era una missione da completare. Smeets, stavolta più concentrato e attento, difendeva tenacemente il piatto con una serie interminabile di foul ball e costringeva il pitcher americano del Montepaschi a superare i 130 lanci. Un foul dopo l’altro, Smeets aspettava la “palla giusta” per lui da battere, ma più che altro aspettava un errore di Mikkelsen. Cioè un lancio infelice. E infatti, dai e dai, arrivava una palla meno “sporca” di altre, una palla battibile e l’omone olandese – che prima era quasi sempre andato strikeout – stampava un gran legno. Un doppio tempestoso, che faceva volare a casabase Cremer e Kloster.

Un attimo, un attimo fatale. E la situazione si è ribaltata. Dal 2-1 per il Montepaschi – con tutta Grosseto pronta a far festa per l’intera notte – al 3-2 per il Corendon Kinheim. Dolorosissimo pugno nello stomaco. Tifosi grossetani impietriti.

Questo è il baseball. Bello e spietato. In un attimo ti può portare alla più sublime esaltazione oppure alla beffa più atroce.
Questa è stata la tipica partita “stretta” da finale: per un episodio la vittoria può andar da una parte o dall’altra.
Significativo, a tale proposito, quanto è accaduto nell’extrainning. L’attacco del Grosseto ha realizzato tre singoli di fila (Ermini, Bischeri, Sgnaolin, poi un buon bunt di sacrificio eseguito da Avagnina, una base intenzionale a Andrea De Santis: ma tutto questo ha prodotto soltanto un punto, poiché Bischeri è stato eliminato a casabase su una infelicissima battuta di Nunez che ha provocato un doppio gioco difensivo del Corendon. Cambio di scena, in attacco gli olandesi, tre valide anche loro ma sfruttate meglio (e mettiamoci anche un pizzico di fortuna).

Il pubblico ha capito il dramma della squadra grossetana. E l’ha applaudita. Avendone apprezzato l’impegno, lo sforzo. E’ un Montepaschi – doveroso sottolinearlo – che ha affrontato questa settimana di Coppacampioni orfano di campioni come Riccardo De Santis e Kelli Ramos. Due personaggi che avrebbero fatto la differenza.

E dunque, alla fine non ci sono state contestazioni, né a Mazzotti né ai giocatori (a parte due o tre cretinotti che sono stati immediatamente zittiti dal resto del pubblico e in particolare dagli Warriors, i fedelissimi del Bbc Grosseto).

Il sogno si è infranto ad un passo dalla grande conquista. A due out dal trionfo. Lincoln Mikkelsen stava per entrare nella storia. Sì, l’avrebbe meritato.
Ma in certi momenti la freddezza, la lucidità, il controllo debbono necessariamente prevalere sul sentimento. Lo staff tecnico del Grosseto, magari violentandosi, avrebbe dovuto decidere di non riproporre Mikkelsen per la decima ripresa. Nel rispetto della logica. Lincoln monumentale, Lincoln da ringraziare, però aveva già fatto abbondantemente il suo dovere. Bisognava avere la forza di dirgli “stop”. Non si può andare oltre una certa soglia. Mikkelsen, 43 anni fra un mese, ha chiuso la sua prestazione (ingiustamente penalizzata da quel doppio di Smeets) con 135 lanci. C’era il “Gina” Ginanneschi che stava scaldandosi da tempo nel bullpen: perché all’inizio del decimo attacco olandese non è stata affidata a lui quella che poteva essere la chiusura? Interrogativo legittimo, che fa e farà discutere. Ma civilmente.

Non c’è stata polemica, a fine gara. Ma soltanto applausi, tanti applausi (seppure mescolati con l’amarezza) da parte di uno splendido pubblico nei confronti di entrambe le squadre. Che sono state interpreti d’una appassionante finale. Si è visto del buon baseball. Nell’atmosfera gradevole dello stadio probabilmente più confortevole d’Europa, com’è diventato lo Jannella.

Grosseto comunque ha vinto. Per l’organizzazione, per passione, per correttezza, per la meravigliosa cornice dello Jannella. E per la simpatia che è andata creandosi con la tifoseria olandese.

Grosseto città di baseball, la “settimana di coppa” lo ha ampiamente dimostrato. Ne può essere fiero Claudio Banchi, il presidente di questo Club ambizioso che ha saputo darsi una struttura all’avanguardia. Può esserne fiera l’amministrazione comunale di Grosseto, lodevolmente vicina agli sforzi che sta portando avanti la Società in questi anni.
E manager Mauro Mazzotti deve essere orgoglioso dei suoi giocatori, del suo “professore” (Mikkelsen) e di un gruppo che non ha avuto buona sorte in questa finale ma che ha dimostrato grande compattezza. Il Montepaschi non è riuscito ad alzare la Coppa al cielo in quella che sarebbe stata una magica notte grossetana. Però resta la magìa di una vibrante partita di baseball, di una bellissima finale. Il Corendon Kinheim, cinico, si conferma. Aveva vinto la Coppa dei Campioni anche l’anno scorso, sul diamante sammarinese di Serravalle.

Al Grosseto la soddisfazione, essendo arrivato in finale, di essersi qualificato per la Final Four del primo Campionato Europeo per Club: a metà settembre, a Barcellona. Là si troveranno le due finaliste della Coppacampioni (Corendon e Montepaschi) e le due finaliste della Coppa Ceb (finale in programma oggi fra il Nettuno e il Barcellona). Da quella manifestazione uscirà la “regina” d’Europa. E questo Montepaschi Grosseto ha tutte le carte in regola per provarci.


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4 responses

22 06 2008
stefano

Si pensava che Mazzotti avesse imparato la lezione dell’ ultima partita dell’ anno scorso, quando non tolse Mikkelsen stremato e il Nettuno si portò da 0-5 a 4-5 col miglior battitore nel box e l’ uomo in 2a e allora gli andò bene!
Vero che Cooper aveva lanciato ieri sera, Ginanneschi da oltre un mese fermo, l’ Oberto attuale non affidabile,Giovanni D’amico pare indisponibile pure lui, ma Ferrari che aveva fatto 22 lanci la sera prima e chiuso ottimamente col S.Marino?
Ovviamente non lo sapremo mai!
Una considerazione sul bunt: ne ho visti far 2 (1 per parte) presi al volo dalla difesa nelle 9 riprese, al 10° Bischeri dopo 2 tentativi sbagliati, costretto a battere ha fatto la valida che portato 1a e 2a occupata con 0 out, Sgnaolin che lo finta e poi batte valido facendo segnare il 2 a 1(finalmente si cerca di sorprendere l ‘avversario….) poi Avagnina si sacrifica per avere 2a e 3a occupate (per non aver gioco forzato, giusto!) , al che gli olandesi rispondono con base intenzionale a De Santis e poi il doppio gioco su Nunez lo fanno lo stesso, ne valeva la pena?

23 06 2008
tylermets

secondo me non vale mai sprecare un out. i bunt presi al volo non fanno bene al baseball….

23 06 2008
prince

una bella pesca per Mazzotti quando lancia il proprio pitching coach. Si possono fare tutte le considerazioni del mondo ma quando inizia il 10° inning, dopo 2 hits subite il pitcher va tolto. A maggior ragione se ha già sul braccio il peso di 130 lanci. Sicuramente Mikkelsen avrà dato assicurazioni al suo manager di poter chiudere il match, ma allora a chi spetta la decisione? Gia lo scorso weekend contro Nettuno l’infelice scelta di inserire Oberto (al settimo inning d’una partita che era sullo zero a zero… ) Oberto che non saliva sul monte da 10 mesi. Lo si voleva verificare? Si voleva collaudarne le condizioni? Va bene, ma non in quel momento. Il Grosseto, andato sotto nel punteggio, ha poi avuto poco tempo per tentare un recupero. Che infatti non c’è stato.
Due domande. La prima: Mazzotti non vi sembra un po’ condizionato dal “professore”?
La seconda: se non si fosse chiamato Mikkelsen, e se ci fosse stato sul monte qualunque altro lanciatore (Josh Beckett compreso… ) che avesse subìto 2 valide al decimo inning dopo 130 lanci, Mazzotti non l’avrebbe cambiato? Secondo me sì, anche col “Gina”. E secondo voi?

24 06 2008
stefano

Strano che col Nettuno abbia “verificato” Oberto, a costo di perdere la partita. E poi il Gina (che non lanciava pure lui da un mese) non ha fatto un inning nemmeno coi francesi o i tedeschi, dicendo che lo avrebbe schierato a inizio inning sul’ 1-1.
Pare che la colpa sia di Giovanni D’ amico che non se la sia sentita di lanciare coi francesi, per poi farlo ritrovare senza lanciatori in finale….
Mah!

Per Tylermets: dopo che al 5° è stato preso al volo il bunt di sacrificio, il manager olandese ha chiamato la rubata (Bischeri non riceveva da un paio d’ anni e non tira bene) pienamente riuscita, proprio un out buttato……

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