Intervista a Manuel Cortina, il “professore” che costruisce i lanciatori, parlando di Cuba, del baseball italiano, dei tecnici cubani e della Seleccion di Pacheco

5 06 2008

di STEFANO ARCOBELLI

Metti una mattina al Kennedy, a parlare di baseball un pitching coach e un giornalista, davanti a una partita del campionato cadetti tra Milano e Codogno. Ne vien fuori una chiacchierata così coinvolgente da interessare i massimi sistemi (la Major League americana) e i piccoli movimenti (come in questo caso del baseball lombardo). Il pitching coach in questione è Manuel Cortina, per anni in nazionale azzurra, sia nello staff del compianto Silvano Ambrosioni che in quello di Giampiero Faraone. Ora Manuel lavora per il Codogno, e si vede: lui fa parte di quei 73 coach cubani che ogni anno arrivano in Italia attraverso l’accordo tra federbaseball e ministero dello sport dell’isola caraibica.

Con Manuel non si può non partire dalle ultime novità di una delle scuole più forti dei diamanti: e le ultime sono che a dirigere la nazionale cubana ai Giochi di Pechino sarà quell’Antonio Pacheco, capitan dei capitani o uno dei tre della Santissima Trinità (gli altri due, ovvio, erano Linares e Kindelan) che per anni ha fatto vetrina e spopolato a suon di fuoricampo anche sui nostri campi dei Mondiali ’88 e ’98. Pacheco è di Santiago, la squadra campione, Manuel è di Pinar, dove c’è l’Università dei lanciatori: da lì sono approdati in Major gli Ajete e i Contreras tanto per dirne solo due. Manuel potrebbe lavorare con Pacheco, anzi lo ha sempre tentato lo stesso ex seconda base: ma Manuel è tra noi, a divulgare baseball, a insegnare adesso ai nostri ragazzi come s’imposta un giovane pitcher.

Tra una telefonata a Munoz (capo dei coach cubani in Italia) e una a Faraone, Cortina ci ricorda come fece fare il salto di qualità a lanciatori nettunesi come Masin (il vincente del nostro ultimo Europeo d’oro a Parigi ’97) o a Diego Ricci, com’è rimasto legato all’ex parmigiano Olenberger, ora in Triplo A.

Cortina ha lavorato anche per il Nettuno, che non riesce più a vincere lo scudetto: il suo modo di preparare, seguire i lanciatori ha qualcosa di incredibile, se si pensa che mentre parla e racconta Manuel tiene in una mano il conta lanci e non si fa sfuggire una giocata dei ragazzi del Codogno, due lanciatori del quale potrebbero finire direttamente in B a soli 15 anni.

Insomma, servirebbero tanti Cortina, se si trovassero, e non solo nelle giovanili italiane. E’ questo l’effetto più visibile della collaborazione tra Italia e Cuba, in questo confronto nel quale siamo noi a chiedere aiuti a loro per far crescere uno sport così bello ma così poco compreso nel nostro paese. Un piccolo segnale, ma emblematico di una passione che non svanisce. E ci fa ricordare quanto Higinio Velez, ora presidente della federazione cubana e tecnico tra i più vincenti di sempre a Cuba (vinse scudetto e coppa Campioni anche col Parma), faceva la stessa cosa di Manuel: la domenica mattina andava a vedere le partite dei giovani, alla ricerca di un talento da inquadrare. Questo è il vero baseball, ragazzi.


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