IBL, il pagellone della settimana: Carrara, Betto, i doppi giochi di Bologna, è grande baseball. Santora e Melo, cosa combinate?

25 05 2008

di MAURIZIO ROVERI

DIECI – Al Baseball, quando ci propone una partita intensa, appassionante, dal fiato sospeso in gola e di notevole consistenza tecnica come l’incredibile “gara2” fra Fortitudo Bologna e Nettuno nel lungo, estenuante, storico pomeriggio di sabato. Tutte le emozioni più forti, più vere, dentro sedici inning di zero a zero. Tutta la magìa del baseball, anche senza i fuoricampo. Grandi lanciatori, difese impeccabili, doppi giochi, spettacolari prese in tuffo, l’enorme orgoglio di due squadre dal grande carattere. Uomini duri che si sono affrontati in una maratona di diciassette inning, senza mai abbassare la guardia, più forti della fatica e della sofferenza. Mantenendo lucidità e concentrazione per quasi cinque ore di gioco. Tutti hanno gettato il cuore in una battaglia aspra, leale, molto tecnica e particolarmente interessante dal punto di vista tattico. Ad un certo punto, nel gioco dei cambi difensivi, dei pinch-hitter, delle basi intenzionali, dei bunt di sacrificio, il Falchi pareva essersi trasformato in una enorme scacchiera dove i manager sono diventati protagonisti con mosse e contromosse. Mistero e fascino del baseball.


E allora dieci alla IBL, l’Italian Baseball League, che sa offrirci uno spettacolo come questo di Bologna. O come le partite – meno limpide, meno tecniche ma gonfie di fortissime emozioni – giocate allo Jannella di Grosseto fra Montepaschi e Telemarket Rimini. Con i finali più thrilling che si possa immaginare.
Tutto questo alla faccia di quei poveri disfattisti frustrati che tentano di gettare fango sul baseball italiano e che vengono, regolarmente, smentiti dai fatti.
Ah, dimenticavo: quasi 2500 spettatori nel trittico di Grosseto, circa 1600 a Bologna. In regular season. Sono segnali importanti.

NOVE – A Giovanni Carrara e a Fabio Betto. Nella giornata più lunga del Falchi, cominciata nel pomeriggio alle 16 e terminata all’una e quattro minuti, due “vecchi draghi” del monte di lancio hanno dimostrato che lanciare è un’arte. Dove, oltre al braccio, occorrono intelligenza e orgoglio. Carriere diverse, storie lontane, quelle di Carrara e Betto. Il quarantenne italovenezuelano ha conosciuto l’universo della MLB, 10 stagioni fra le stelle, 472 inning lanciati, indossando casacche prestigiose come quelle dei Los Angeles Dodgers e dei Cincinnanti Reds. L’umile Fabio Betto, trevigiano, è andato un po’ meno lontano, l’America non l’ha mai vista, però da giovane a Parma ha vissuto anni ruggenti (3 scudetti e 2 coppe dei campioni), tirava forte, poi arrivò a Bologna una decina di stagioni fa e la sua carriera è stata fortemente condizionata da un grosso infortunio alla spalla destra che lo ha fermato nel 2002. Con conseguente delicatissimo intervento chirurgico. Il recupero è stato lungo, paziente, c’è voluta tutta la sua grande costanza. Aveva perso velocità, ha saputo riciclarsi usando testa ed esperienza e diventando un pitcher di palle curve, fastidiose, dai cento effetti. Tutto controllo e sapienza tattica. Al via della sua decima stagione in biancoblù, ora quasi trentasettenne, sembrava inimmaginabile che Betto potesse avere un’autonomia di otto inning. Sabato notte, in gara3 contro Nettuno, ci è riuscito benissimo. E senza neanche dover fare tanti lanci. Firmando la sua quinta vittoria stagionale. L’unico pitcher del campionato ad aver già vinto cinque volte. E presto tornerà ad indossare la maglia azzurra della Nazionale.
Giovanni Carrara, peso massimo del monte, aveva conosciuto un avvio di stagione difficilissimo. Fuori condizione, una infiammazione al gomito a tormentarlo, e anche un problema famigliare a turbarlo. Ma la grande sfida di Bologna richiedeva il Giovanni Carrara più motivato, più vero, il campione orgoglioso apprezzato in Major League e diventato l’idolo dei nettunesi l’anno scorso. E “Giovannone” ha risposto con una performance strepitosa: perfect game per sette inning. Ventun battitori affrontati, nessuno di loro ha raggiunto la prima base. E senza l’ausilio di uno strikeout. Se li è “lavorati”, uno ad uno, con pazienza, intelligenza, furbizia, tecnica, costanza. Variando i lanci, le location, facendo sentire i graffi d’una personalità da leader. E il pubblico del Falchi sportivamente gli ha reso omaggio con un grande spontaneo applauso. Il Nettuno ha ritrovato il suo fuoriclasse.

OTTO – A Lorenzo Avagnina, del Montepaschi Grosseto, e al suo compagno di squadra Jairo Ramos. Ecco la dimostrazione di come si può essere decisivi in maniere differenti. Ma ugualmente decisivi. Avagnina, giocatore prezioso e duttile, nell’Avigliana di A2 del 2006 saliva anche sul monte di lancio. Però nella stagione scorsa in A1 non ha fatto neppure un inning da pitcher. E anche nelle prime cinque settimane di questo campionato, ingaggiato dal Grosseto, il monte non l’ha mai visto. Poi, all’improvviso, manager Mazzotti in totale emergenza (orfano di Riccardo De Santis e di Emiliano Ginanneschi in gara3 contro Rimini), s’affida al “soldatino” piemontese. “Vai e lancia”. Avagnina obbedisce. C’è da chiudere il match, sul 10-8 per Rimini. Bisogna lasciare a zero l’attacco riminese. E’ da un anno e mezzo che non lancia, Lorenzo. Nessun problema. Sale sulla collinetta, fa il suo dovere, un inning, respinge l’ultimo assalto dei Pirati. E risulterà poi il lanciatore vincente perché Grosseto, nel suo nono attacco, segnerà 3 punti ribaltando la situazione vincendo – ancora una volta – in volata.
E Jairo? Il volpone non si smentisce mai. Gli piace stupìre. A volte fa flanella, va in bianco, pare non ne voglia, ma… da attore consumato aspetta il momento giusto per entrare in scena e catturare il pubblico. Quando l’intensità drammatica è più intensa, arriva lui. A lasciare il segno. Inesorabile. Tredicesimo inning di gara1, venerdì notte a Grosseto. Rimini non molla la presa. Ma, con Avagnina, Nunez e Dallospedale sulle basi, Jairo sente che è venuto il suo momento di gloria. E spara uno spaventoso fuoricampo. Grande slam. Con la pallina che si perde nella notte maremmana. Qualche settimana fa aveva vinto la “maratona” di Godo (15 inning) ala stessa maniera, con un fuoricampo da 2 punti. Questo è Jairo, quello delle intuizioni vincenti.

SETTE – Ai “doppi giochi” di Bologna. Marchio di fabbrica della capolista. E’ l’espressione tecnica che meglio fotografa l’organizzazione difensiva e la compattezza di una squadra. Ne ha già confezionati 21, la Fortitudo. Li fa con varie combinazioni e con più interpreti: Bautista, Mazzucca, Connell, Frignani, Alaimo. Merito del tempismo e delle mani rapide degli interni. Ma anche merito dei lanciatori che, con corridori sulle basi, hanno la capacità di far battere a terra. Usando efficacemente lo slider basso.

SEI – A Hector Mercado. Il nuovo lanciatore straniero tesserato dal Cariparma si propone in maniera estremamente convincente. Il portoricano debutta in Italia con cinque ottime riprese: fabbrica 9 strikeout e concede appena 2 battute valide all’attacco del Godo.

CINQUE Alle regole che si prestano a diverse interpretazioni. E che sembrano scritte per indurre all’equivoco. Torniamo al caso di nove giorni fa, “gara2” fra Parma e San Marino, con il club parmense che all’ultimo inning (praticamente a partita già vinta) pasticcia togliendo il catcher italiano Bertagnon ed inserendo in difesa, a ricevere, il dh dominicano Pascual Matos. Restando in campo con 4 ASI. Un caso che ha fatto discutere. Il Giudice Sportivo unico della FIBS non si è pronunciato avendo respinto, per vizio di forma, la riserva scritta presentata dal San Marino fuori tempo massimo.
Proviamo di fare chiarezza. Quest’errore sugli ASI sembra non trattarsi di “posizione rirregolare”, ma un utilizzo improprio di giocatore in posizione regolare.
La differenza. Il caso di “posizione irregolare” è regolamentato dall’articolo 3.27 del Regolamento Attività Agonistica.Tutti i casi che non sono regolamentati da quell’articolo prefigurano l’utilizzo “improprio” di un giocatore in “posizione regolare”.
L’utilizzo degli ASI (cioè dei giocatori di scuola italiana, debbono essere obbligatoriamente almeno 5 in campo) è regolamentato dalla Circolare Attività Agonistica (punto 4.3a) nella quale si legge che “la rivelazione dell’infrazione spetta alla squadra non in difetto”. Sempre nella Circolare Attività Agonistica si legge anche che “spetterà comunque al Giudice verificare la corretta procedura”.
La sentenza è appellabile. Pertanto, qualora lo volesse, il San Marino potrebbe fare ricorso alla CAF.
E’ anche bene sottolineare, per evitare equivoci, che il Giudice Sportivo agisce separatamente dall’Esecutivo FIBS, perché è ciò che la “separazione dei poteri” impone.

QUATTRO (ma… simpaticamente) a Claudio Biagini, perché possa servirgli da spinta, da ulteriore motivazione. Il giovane giocatore del Cariparma viaggia con un misero 079 nel box di battuta. Coraggio!

TRE – A Francesco Fuzzi e a Adolfo Gomez, perché sono gli interni che sbagliano di più. E continuano a commettere errori. Il terza base del Godo, con i due dello scorso week end, si è portato a quota 12. L’interbase straniero del Cariparma, eccellente giocatore, ottimo battitore, sta accusando difficoltà impreviste in difesa in questo girone d’andata: 11 errori, tre nell’ultimo trittico.

DUE – A Juan Melo. Lo stanno ancora cercando, a Rimini. Non possono credere che sia lui, quello che ha fatto fuoco e fiamme l’inverno scorso nella Lega Professionale Dominicana e che qui non ne azzecca una: batte un misero 225 (è al cinquantatreesimo posto nella classifica dei battitori), non spinge un compagno a casa base neppure quando gli capita di fare 3 su 6 nel box (infatti ha 6 punti battuti a casa in 18 partite!). E poi in difesa commette l’errore decisivo al nono inning che proietta il Grosseto a vincere ancora una volta in volata.

UNO – A Jack Santora. Non se la prendano, gli amici riminesi, se i voti più bassi della settimana sono per due Pirati: ma questa Telemarkert (che potenzialmente vale più della sua anonima classifica attuale) non può continuare ad annegare in un bicchier d’acqua ed essere ancor senza una vera identità. Bel furbo, Santora. Al secondo inning di gara3, con la sua squadra avanti per 4 a 0, quel fenomeno di Jack ha la brillante idea di protestare per uno strikeout e di farlo in maniera evidentemente energica da costringere Pierfranco Leone a cacciarlo fuori. Santora si fa espellere, penalizzando la sua squadra.


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2 responses

26 05 2008
gideon12

Pagelle praticamente perfette, con Nettuno e Bologna che hanno dimostrato di essere le migliori squadre in Italia, al momento.
Speriamo che Melo si svegli tra due week-end e non nel prossimo perchè non vorrei ci facesse una brutta sorpresa…..

My website: http://grandeslam.wordpress.com/

28 05 2008
cuche

La sostituzione di Carrara dopo sette inning ci ha veramente sorpreso… rischiava di lanciare un perfect game e viene sostituito? Il primo pensiero spontaneo è stato “Ma si è fatto male? Non era mica così cotto!” Certo, subire una cosa che capita così eccezionalmente non sarebbe stato piacevole… E’ pur vero che la durata della partita ha poi dato ragione al tecnico nettunese, che è evidentemente stato lungimirante e ha sacrificato la possibilità di una impresa tecnica storica da parte di Carrara per non rischiare di perdere una partita talmente equilibrata da poter essere sbloccata solo da un episodio, come è poi effettivamente stato dopo diciassette interminabili inning. La partita di Carrara non poteva non essere applaudita (così come quella di Cillo).
Un applauso anche al grandissimo Fabio Betto, che sabato sera ci ha incantato.

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