IBL, il pagellone: alla difesa e al monte della Fortitudo il voto più alto, ai lanciatori oriundi del Godo il voto più basso

12 05 2008

di MAURIZIO ROVERI

DIECI – Alla difesa e al monte di lancio della Fortitudo Bologna. Capolista del campionato, con 11 vittorie consecutive dopo la sconfitta in avvio di stagione, perché ha dimostrato fino ad ora una solidità impressionante. E’ vero che il suo lineup sta proponendo cinque battitori oltre i trecento di media battuta (si va dal 381 di Lino Connell al 308 della “sorpresa” Diego Bonci) e che Richard Austin è quel fuoricampista che non era l’anno scorso Jason Conti, però la vera grande risorsa di questo gruppo è la sua compattezza difensiva. La Fortitudo concede briciole agli avversari: questo è il “segreto” del suo primato e della regolarità del suo rendimento.

Nelle prime 12 gare dell’Italian Baseball League 2008 la squadra di Marco Nanni ha commesso appena 8 errori (contro i 15 del San Marino, i 19 di Grosseto e Nettuno, i 21 di Rimini e Parma). Ed ha subìto soltanto 22 punti, per una media di 1.8 a partita. Considerando che di punti ne ha realizzati 85, la differenza è evidentissima. La formazione bolognese sta viaggiando con un eccellente 982 di media-difesa. Al comando ovviamente di questa classifica. Fortitudo al primo posto anche, e soprattutto, come media-PGL. Il suo monte di lancio è l’unico sotto i 2 punti concessi per gara: per l’esattezza 1.78 è la media dei “punti guadagnati” sui lanciatori fortitudini (segue il Grosseto con 2.03 e San Marino con 2.73). Jesus Matos, il fuoriclasse dominicano alla sua quinta stagione italiana, ha confezionato 31 strikeout in 25.1 riprese lanciate. E i lanci “sottomarini” del suo rilievo Martin Vargas sembrano decisamente indigesti ai battitori: Vargas, che ha imparato a tirare “da sotto” proprio giocando nella Major League giapponese, ha messo a sedere 15 battitori in 10 inning lanciati. Il rilievo Chris George e il closer Fabio Milano non hanno concesso ancora alcun punto, e il bravissimo Cody Cillo (lanciatore “partente” di gara2) sta viaggiando con un media pgl di 0.47.

NOVE – A Vincent Parisi, il ricevitore “italianizzato” della Danesi Nettuno. Particolarmente “calda” la sua mazza nel trittico che ha visto i nettunesi realizzare l’en plein contro un Cariparma che ha problemi di equilibrio. Venerdì notte Vincent Parisi ha immediatamente infiammato lo “Steno Borghese” firmando in apertura un Grand Slam. Fuoricampo da 4 punti. Impatto tempestoso sulla partita, tanto per far capire che aria tirava…
E quando batti un homerun a basi cariche, nella delicata situazione di “conto pieno” (3 ball, 2 strike), significa avere la freddezza e la lucidità per capire il lancio e per non farsi sfuggire quello che può diventare il momento di magìa. I numeri complessivi di Parisi nel trittico parlano di 5 su 10 nel box, con la bellezza di 8 punti battuti a casa! Da registrare anche il 5 su 12 di Carlos Duran, con un triplo e un fuoricampo: questo turno di campionato ha permesso al giovane atletico venezuelano della Danesi di recuperare medie e credibilità dopo un inizio di stagione inconsistente. Ora è salito a 220 di MB. E ha portato a 17 il suo totale basi conquistate (in virtù della velocità che esprime nel gioco sulle basi). Tuttavia, il più produttivo fra i bombers nettunesi resta Peppe Mazzanti: 378 di media battuta, 533 di slugger, 24 totale basi, 500 la percentuale di arrivi in base.

OTTO – A Jairo Ramos, l’uomo dei momenti-chiave. Nei momenti decisivi d’una partita delicata, o quando si decide il destino di un campionato, lui è lì in agguato, pronto a lasciare il segno con i graffi della sua vastissima esperienza e del suo opportunismo. Nella routine magari non ti esalta, ma “quando conta” lui c’è. E allora, in una partita estenuante di un venerdì notte che pareva non finire mai, con il Grosseto in affanno che non riusciva a liberarsi di un Godo molesto e fastidioso, mentre quasi tutti i battitori non avevano più nelle braccia la forza per girare con energia la mazza, chi ha inventato il fuoricampo al quindicesimo inning che ha praticamente messo la parola fine alla partita? Jairo Ramos. Ha punito un lancio non felice di Kyle Collina, ha colpito duro, palla fuori dal campo, 2 punti. Alla sesta ripresa supplementare. Questione di testa, di astuzia, di personalità. E’ in momenti come questo che si vede il vero campione. Curiosità: è stata l’unica battuta valida della serata di Jairo. Un discorso di questo tipo vale anche per Raul Marval: è stato lui a riaprire la partita all’ottavo inning. Non ancora recuperato da un infortunio, e dunque tenuto precauzionalmente fuori dal “nove” titolare, Marval è stato chiamato dal dugout per una battuta. Una sola battuta. E Raul non ha tradito Mazzotti: grande lampo, doppio, 2 punti, Grosseto riprendeva a vivere.

SETTE – A Chris Cooper e a Carlos Richetti, autori di notevoli performances sul monte di lancio.
La partita dura 15 innings e Mikkelsen ha terminato il suo decoroso lavoro al settimo. No problem. Cooper è un rilievo da 10 strikeout in 7 inning. Ha un bel braccione e grande resistenza. Lui è uno che conosce la strada della concretezza.
Richetti lancia da ASI, ora per la Danesi Nettuno. E tira alla grande in gara3 contro Parma, concedendo ai battitori del team emiliano solo briciole: 6 riprese lanciate, 2 bvc, 3 bb, 7 so. Una garanzia.
Christopher Cooper è una importante novità per il baseball italiano, felice scelta di manager Mazzotti. Richetti è maturato in Italia dove arrivò diciassettenne nel 2002 (3 stagioni ad Anzio, 1 a Bologna nell’Italeri 2005 campione d’Italia, 1 nuovamente nell’Anzio e ora la seconda a Nettuno) e sta confermando in quest’avvio di stagione 2008 le ottime prestazioni dell’anno scorso.
Cooper è nato il 31 ottobre 1978 a Pittsburgh. E’ a Grosseto da metà marzo, può essere utilizzato in due gare poiché è oriundo, ha il doppio passaporto essendo la mamma di origine italiana. Rilievo corto, rilievo lungo, partente e closer: sa adattarsi ad ogni situazione e necessità. Scelto dai Cleveland Indians al 35° giro nel 2001, Chris ha fatto parte delle Minors degli Indians fino ad arrivare in Triplo A (con Buffalo nel 2005, dopo aver giocato in Doppio con Akron e in Singolo con Columbus e Kingston). Pitcher mancino, non particolarmente spettacolare ma sicuramente efficace. In questo primo mese di Italian Baseball League, con il monte del Grosseto in emergenza, s’è trovato a dover fare anche il “partente” rimpiazzando egregiamente l’infortunato Oberto. Ebbene – statistiche alla mano – è proprio Cooper il miglior lanciatore attuale del Montepaschi Grosseto: 0.45 di media pgl, 3 partite vinte e nessuna perduta, 22 strikeout confezionati in 20 inning. Con un tipo così si va lontano.

SEI – All’utilità di quei giocatori umili che si mettono al servizio della squadra diventando preziosissimi con il loro lavoro e la loro duttilità. Ad esempio, tre giocatori del Montepaschi Grosseto: Anthony Caracciolo, Lorenzo Avagnina, Andrea De Santis. Non sono dei fenomeni, non sono delle stelle (anche se Avagnina è un azzurro). Ma sono giocatori sempre pronti, sempre disponibili, qualunque sia il compito che il manager assegni a loro. Nello scorso week end il più vivace è stato certamente Caracciolo: 5 valide su 12 turni, con 3 punti battuti a casa. E 1 sacrificio. Molto efficace anche Avagnina con 6 su 16. A De Santis manager Mazzotti ha chiesto 3 “sacrifici”, che Andrea ha rigorosamente eseguito, oltre a battere 2 su 3 in garatre. E’ giusto riconoscere l’utilità di giocatori di questo genere.

CINQUE – A Horacio Estrada, nuovo lanciatore del San Marino, il terzo pitcher straniero tesserato dal club della Repubblica del Titano. Estrada era già nei programmi della dirigenza sammarinese per la Coppa dei Campioni a giugno, ma il suo arrivo è stato anticipato per l’infortunio che in questo periodo sta tenendo fermo Juan Figueroa. Non si è presentato in maniera convincente: dopo 3.2 riprese lanciate, Estrada già scendeva dalla collinetta della Casa dei Pirati, con 7 valide sul groppone e 2 punti subiti. I battitori di Rimini gli avevano preso immediatamente le misure. Debutto poco felice. Ci si aspettava di meglio da un ex-majorleaguer: Estrada ha indossato la casacca dei Milwaukee Brewers nel 1999 (7.1 riprese lanciate) e nel 2000 (24.1 innings), poi è passato ai Colorado Rockies nel 2001 dove ha lanciato appena 4.1 inning e dove aveva un salario da 203.000 dollari.

QUATTRO – Alla Telemarket Rimini. Ma come – direte – non ha vinto 2 partite su tre contro San Marino? Sì, ma con i giocatori che ha dovrebbe fare meglio. Subisce troppi punti. Non riesce a tenere sotto controllo le situazioni. E allora, o vince soffrendo (punto a punto) andando a complicarsi la vita, oppure perde smarrendosi all’improvviso e precipitando nel buio dopo avere avuto un buon vantaggio iniziale. Squadra strana. Nel box produce un buon numero di valide ma non concretizza in maniera sufficiente. Esempio: nel trittico con i Titani, la formazione riminese ha battuto 30 valide. Ma i punti raccolti sono stati 15. Ci vorrebbe più concretezza. In realtà, nelle prime 12 partite di questo campionato Rimini ha anche segnato abbastanza: 74 punti. Però ne ha concessi 53. Troppi. E tanti sono anche gli errori difensivi: 21. Il monte di lancio non trasmette immagine di sicurezza e di solidità. Soltanto Gustavo Martinez sta andando forte. Gli altri – chi più, chi un po’meno – sono in affanno. O non del tutto sicuri. Chiaramente sotto tono l’inizio di campionato di Sandy Patrone, che non è dominante come nella stagione scorsa.

TRE – Al monte di lancio e alla difesa del Cariparma. Squadra viva in attacco, con lo spirito dei suoi giovani e… del più giovane di tutti: il trentasettenne Orlando Munoz, che non finisce mai di stupire (miglior battitore del campionato). Si sta risvegliando Gomez. Però il monte di lancio fatica. Fatica molto. Nella classifica della media pgl (punti guadagnati sul lanciatore) il primo pitcher del Cariparma arriva al ventesimo posto: Michael Natale, con 3.62. Venticinquesimo Roberto Corradini, 3.97. Poi, un deludente Mattia Salsi a 5.28 e Josmir Romero – straniero mediocre – con la media pgl di 6.00. Più indietro ancora Filippo Mori, con un inquietante 12.51. Chiaro che il “caso Ortiz” ha penalizzato un monte di lancio già corto. Il rilievo Romero, utilizzato per necessità da “partente”, ha deluso. Ora è in arrivo il portoricano Hector Luis Mercado, che debutterà nel prossimo turno. Sicuramente la situazione migliorerà, però Parma ha problemi di equilibrio anche in difesa. Il 954 attuale di media-difesa (21 errori) e il 5.97 di media-pgl sono “numeri” NON da playoff.

DUE – A George Enrique Delgado Torrealba, lanciatore straniero del Redipuglia. L’hanno chiamato dopo il forfait di Hector Sena. Ma… poteva rimanere dov’era: quale utilità potrà mai dare al Redipuglia un pitcher che arriva qui e si presenta con questo score: 8 basi su ball, 1 lancio pazzo, 1 colpito, 1 balk. Tutto questo in appena 4 inning. Ma ha fatto battere poco…, potrebbe sostenere qualcuno. Per forza, tirava un ball dietro l’altro.

UNO – A Michael Nisco e agli altri lanciatori (Agostinelli e anche Del Bianco) che il Godo utilizza in gara2. Se continuano a lanciare così, la squadra ravennate non vincerà mai una partita degli oriundi. Agostinelli sta producendo un rendimento (6.92 di media pgl) decisamente inferiore a quello della passata stagione e Michael “pitcher ball” Nisco sta viaggiando con un… promettente 7.36 (11 inning, 13 bb, 14 bvc). Ecco il guaio dell’oriundite facile: a che cosa servono oriundi come Nisco? Anzichè correre costantemente dietro agli oriundi (talvolta prendendo bene, in verità), perché non lavorare di più per costruirseli in casa i giocatori?


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7 responses

12 05 2008
Roberto

Secondo me, i voti di Estrada e di George Enrique Delgado sono ingenerosi: sono appena arrivati, bisogna dargli altre due partite di tempo prima di commentarli. Perchè se vi ricordate l’anno scorso anche Juan Camilo (Nettuno) era partito malissimo in battuta con una media intorno ai .200, poi si è rivelato un grandissimo battitore. Giustissimo il 10 alla Fortitudo Bologna che sta facendo un campionato al di là di ogni aspettativa e ricordiamo sempre che è ancora senza sponsor. Roberto

12 05 2008
braves

per ora il Bologna ha i numeri migliori, questo è innegabile, ma vediamo nelle 2 prossime partite quando sarà un po’ piu’ sottopressione.
concordo con il 4 al rimini: 30 valide e soli 15 punti, non tutti corrono, anzi pochi di loro.
Un grosso augurio a Signorini: lo aspettiamo il prossimo anno sempre piu’ forte!!

12 05 2008
Maurizio Roveri

Il PAGELLONE serve un po’ come riassunto del week end, un po’ per commentare il rendimento delle squadre. Ma anche, e soprattutto, per stimolare un dialogo con i lettori. Per discutere sui voti, sulle prestazioni dei giocatori. Insomma, per parlare di baseball. Del baseball “giocato”. Sotto questo aspetto, mi pare sia un’iniziativa interessante. Come ho sempre fatto nella mia carriera di giornalista, cerco di fare le cose con la massima professionalità. E ti assicuro che il Pagellone mi impegna tantissimo. E’ un lavoro di ricerca, di valutazioni a livello statistico, di riflessioni per quel che riguarda le partite che vedo. Faticoso perchè cerco di farlo nel modo migliore, valutando attentamente ogni dettaglio (anche se, è inevitabile, qualcosa sfuggirà…).
E’ evidente che, trattandosi di un pagellone, debbo dare anche i voti bassi. E quindi ci sono anche i tre, i due e gli uno: sono quelli più imbarazzanti, rappresentano l’aspetto più delicato. Però, vanno dati. Invityo tutti a prenderli anche simpaticamente. Bisogna interpretarli con buon senso, senza impermalosirsi, senza farne una cosa più grande di quella che è. Lo so che George Enrique Delgado Torrealba del Redipuglia e l’Horacio Estrada del San Marino sono appena arrivati, però obiettivamente si sono presentati decisamente male.
L’1 a Michael Nisco non è soltanto diretto a lui (che non è granchè e però neppure malvagio) ma tocca un argomento più ampio: vuol essere una critica alla filosofia dell’oriundite facile. Quell’andare a pescare degli oriundi, magari anche ragazzi di college da far crescere, preferendo questo sistema anzichè mettersi seriamente a lavorare per costruire coltivare e valorizzare giocatori italiani. Il discorso vale per i club, ma anche per la Nazionale. L’anno scorso, per fare quella figura schifosa ai campionati europei di Barcellona, vennero chiamati in Nazionale alcuni oriundi di troppo: gente che valeva COME (ma probabilmente MENO) di ITALIANI lasciati a casa. E’ un nonsenso. Infatti, non ci fu gruppo.

12 05 2008
Igor Paglianti

Caro Sig. Roveri,

non sono d’accordo sul voto a Nisco.
Il ragazzo è promettente ed ha delle qualità che ignorare e non coltivare sarebbe delittuoso. Non solo per la simpatica formazione ravennate.
E’ sicuramente frutto di un mancato adeguamento ai ritmi italiani.

Credo che sia assai peggiore il rendimento di Luciani.

E non sono d’accordo nemmeno sul quel discorso un po’ snob dell’ oriundite facile. Sono fermamente convinto (ed i risulati di un crescente interesse verso il baseball Italiano stanno li a dimostrarlo) che gli oriundi sono l’unica via per rilanciare il baseball in Italia. D’altra parte Lei andrebbe a vedere la partita di un giovane appena uscito dal Trofeo Topolino o quella di un ex AA?

Noto nelle sue parole un certo disfattismo ed un immeritato attacco alla dirigenza che tanto bene sta operando per il rilancio dello sport di tutti NOI.

13 05 2008
Maurizio Roveri

Igor, sei liberissimo di non concordare sul voto che ho assegnato a Michael Nisco. E fin qui va bene, niente di strano (ricordo che è “il pagellone della settimana”, e che magari fra un mese Nisco – essendo nuovo del campionato italiano e giovane – potrà essersi ambientato ed avere un rendimento decisamente migliore, e allora potrebbe avere un’altra valutazione).
Non accetto, in alcuna maniera, il discorso del disfattismo. Ce ne sono tanti, tantissimi, troppo di DISFATTISTI nel baseball italiano. E sono quelli che io voglio combattere con il mio sito. Io sono PER il baseball italiano e penso in positivo. Cerco nelle mie opinioni, con le mie osservazioni, di essere propositivo. Di essere costruttivo. E’ questa la molla che mi ha spinto in quest’avventura di Doubleplay, che gestisco da solo, e che m’impegna per diverse ore ogni giorno. Lo faccio per pura passione, con l’unico obiettivo di fare qualcosa di utie per il baseball italiano. Pertanto, puoi dare del disfattista a qualunque altro al mondo, ma… non a me. Che sono completamente l’opposto e mi pare d’averlo ampiamente dimostrato: evidentemente non mi hai letto attentamente.
Io mi batto perchè le società e la Federazione facciano tutto quanto è possibile per VALORIZZARE la “scuola” italiana. E’ un dovere. E una convenienza.
Tu dici: gli oriundi sono l’unica via per rilanciare il baseball in Italia? No, no, no. Chiaro, gli oriundi servono. Però soltanto quelli forti, in grado di portsre qualità. POCHI MA BUONI.
Io ribadisco un concetto: per rilanciare il baseball in Italia, per dargli una identità, bisogna credere di più nei settori giovanili, lavorare di più e meglio per costruire i giocatori, coltivarli, farli crescere, lanciarli. Se non si ha la voglia di portare avanti questo discorso, non si va da nessuna parte.
Se le squadre fossero gonfie di oriundi e di stranieri, non avrebbe senso chiamare il campionato Italian Baseball League. Perchè non rappresenterebbe la scuola italiana. Se la Nazionale è piena di oriundi (e temo che per il “Classic” sarà così…), inutile mettere la scritta ITALIA sulle casacche: una eventule Nazionale di questo tipo non sarebbe figlia del baseball italiano.
Io mi esalto invece quando gli azzurri sconfiggono gli Stati Uniti “professionisti”, in un campionato mondiale, schierando sul monte di lancio giovanissimi talenti di scuola italiana come Matteo D’Angelo, Alessandro Maestri, Luca Panerati.

13 05 2008
r johnson

caro maurizio roveri, perchè nel pagellone non hai messo i voti di baerlocher e collina ( a proposito é oriundo ma senza ancora i documenti necessari) che hanno fatto una partita meravigliosa contro i più quotati lanciatori grossetani? Forse il Godo non sarà molto gradito alla Federazione ma ha ingaggiato dversi oriundi bravissimi che poi sono stati presi da altre squadre con più soldi vedi Lollio, Cillo, Mazzuca e con alcuni di questi poco tempo fa sono andati vicino ai play off. Poi a proposito dei lanciatori fatti in casa, penso che raschia raschia dalla botte degli italiani vine fuori un livello da A2 e se qualche società ha la fortuna di tirarne fuori uno questo viene subito mandato nelle leghe minori degli states e buonanotte (maestri, d’angelo)

13 05 2008
Maurizio Roveri

Baerlocher e Collina non sono finiti nel pagellone (sarà per un’altra volta, l’occasione ricapiterà…), tuttavia commentando la “maratona” di venerdì scorso ho sottolineato le loro ottime prestazioni. In particolare quella di Kyle Collina, che avevo giàvisto in occasione della partita al “Casadio” contro la Fortitudo. Sono due buoni lanciatori, scelte felici (soprattutto per quanto riguarda Collina) di un Godo che ha dimostrato in questi anni grande capacità nell’andare a scovare giocatori interessanti (stranieri e oriundi) e dall’ottimo rapporto qualità-prezzo. Oltre a Cillo, Mazzuca, Lollio, ricordo anche Quinn Ciccarelli che se non fosse tornato in USA sarebbe un protagonista oggi nell’Italian Baseball League. Godo sotto questo aspetto ha davvero avuto felici intuizioni ed è un club del quale ho massimo rispetto (ho definito il Godo Baseball “un piccolo prodigio” qualche tempo fa). Mi piacerebbe però che – oltre ad agganciare buoni oriundi che a Godo vengono valorizzati – la società ravennate usasse lo stesso sforzo per produrre giocatori italiani. Da far crescere. E da “blindare”, per quel che è possibile.
Una precisazione: Matteo D’Angelo non è nelle Leghe Minori professionistiche americane, lui ha scelto di fare il college e fra una quindicina di giorni (terminati gli studi e il campionato 2008 della Winthrop University) sarà nuovamente a disposizione della Fortitudo Bologna.

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