Mazzotti racconta l’impresa del Grosseto a Nettuno: “A fare la differenza è stata l’intensità della mia squadra in ogni gara”

28 04 2008

di GIULIO DE PAOLA

Non accadeva dal 1986, l’en plein del Grosseto a Nettuno. Dai tempi della Grohe, lo squadrone del divino Olsen, di Cretis, Stimac, Massellucci, Cortese, Gianmario Costa, Luongo, Mazzieri. Era il primo anno del campionato con la formula dei playoff.La stagione del primo scudetto maremmano, conquistato battendo in finale la Trevi Rimini al settimo round. Una bella indimenticabile storia di ventidue anni fa. E adesso, nel 2008, il Grosseto targato Montepaschi e diretto da Mauro Mazzotti ha firmato di nuovo l’impresa di “fare il pieno” a Nettuno: tre successi allo “Steno Borghese”. Abbiamo intervistato il timoniere del BBC Grosseto. Ecco le sue sensazioni:

Mazzotti, ci credevi nella tripletta? Soprattutto, pensavi di essere ancora a 1000 dopo due trittici?
“Ogni weekend si inizia pensando a giocare una partita alla volta e quando si riesce a stare concentrati per tre partite possono succedere anche exploit del genere. Alla classifica sinceramente non ci avevo pensato: non mi ero posto il problema e non me lo pongo adesso, il campionato è appena cominciato e quindi tutte le squadre sono ancora in rodaggio”.

Ma il Montepaschi sta andando più forte delle altre…
“Sicuramente il bilancio è positivo, speriamo di non pagare i troppi lanci che abbiamo fatto fare a Ginanneschi. Ma in un momento di emergenza come questo non avevamo molte alternative… ed il capitano ci teneva ad arrivare fino in fondo!”.

Già, qual è la situazione infortunati in casa Montepaschi?
“Abbiamo Marval, Oberto e Panerati ancora fuori, Ferrari ha ricominciato a lanciare ma ancora non sappiamo se sarà a disposizione per il prossimo turno. Anche Ermini ha avuto un problema muscolare di cui sapremo di più a breve: meno male che arriva Preziosi a dare una mano sul monte”.

Chi ti ha sorpreso in positivo nel Bbc Montepaschi e nella Danesi Nettuno?
“Della mia squadra voglio sottolineare l’intensità con cui ha giocato tutte e tre le partite. Nel Nettuno mi ha impressionato la disinvoltura di Renato Imperiali nel giocare in un ruolo chiave come quello di shortstop: si tratta sicuramente di un prospetto che il baseball italiano deve seguire attentamente”.

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