IBL, il pagellone della settimana: la lezione di Mazzotti, l’orgoglio di Ginanneschi, ma anche le delusioni Duran e Pascual Matos

28 04 2008

di MAURIZIO ROVERI

C’è stata la supersfida allo “Steno Borghese”. Era la grande occasione del Nettuno, per prendersi una prima rivincita nei confronti del Grosseto dopo l’intensissima e sfortunata serie-scudetto dell’agosto 2007. Arrivava, la supersfida, in un momento di grande euforia nella “città del baseball” per una ruggente campagna acquisti che a Nettuno ha risvegliato tutto l’ambiente facendo nascere anche bellissime e importanti iniziative attorno al baseball. All’esaltazione del mondo nettunese pareva fare da contrasto la preoccupazione del Grosseto campione d’Italia per infortuni e contrattempi che avevano accorciato in maniera inquietante il monte di lancio. A Nettuno la febbre della supersfida era altissima, l’adrenalina a mille. Ma sul campo ha vinto Grosseto. E tre volte, clamorosamente. Triplette anche del Bologna sul Parma, del San Marino sul Godo e del Rimini in trasferta contro Redipuglia. Tutti 3 a 0 nella seconda settimana dell’Italian Baseball League. Una curiosità: ci sono state 9 vittorie in trasferta. Su 12 partite. Davvero singolare. I personaggi, positivi e negativi, della settimana nel nostro consueto pagellone:

DIECI – A Mauro Mazzotti, timoniere del Grosseto. Per avere espugnato tre volte lo “Steno Borghese” di Nettuno, autentica impresa. Per avere presentato un Montepaschi preparatissimo sul piano atletico e tecnico. Per l’organizzazione di gioco che caratterizza questo Grosseto, dove tutto è preparato rigorosamente e neppure il più piccolo dettaglio viene trascurato. Le squadre di Mazzotti le riconosci al volo, perché producono un baseball che è figlio della logica, della concretezza e della precisione. Lo accusano di rischiare sempre poco, di essere cinico, di essere un freddo calcolatore. Ma le sue squadre sono sempre (o spesso) le meglio organizzate. E l’opportunismo diventa una virtù quando sei pagato per vincere. Mauro Mazzotti, dal 1999, ha vinto quattro scudetti. In tre diverse “piazze”: Rimini, Bologna (due titoli) e Grosseto. Vorrà dire qualcosa…

NOVE – A Jesus Matos, il lanciatore dominicano della Fortitudo Bologna. Aveva cominciato male la sua quinta stagione italiana, in difficoltà davanti ai battitori del San Marino. Al punto di essere preso giù dal monte dopo poco più di cinque inning, con otto valide e quattro punti sul groppone. Non era mai capitato negli anni scorsi. E così a Bologna cominciavano ad intrecciarsi i dubbi e gli interrogativi: non è più il Matos di una volta? non ha più le motivazioni giuste? il braccio ha perso velocità? Lui, da campione orgoglioso, ha lavorato forte sul campo nel corso della settimana. E venerdì sera, a Parma, è salito sul monte con gli occhi della tigre. Quel suo slider, che Jesus definisce “como un machete”, ha disorientato, fulminato i battitori (?) del Cariparma. Matos ha prontamente ed energicamente cancellato ogni dubbio con una performance che si commenta da sola: 11 strikeout in sei inning (21 battitori affrontati), nessuna base su ball, nessun punto subito. Appena 3 valide concesse (singolini). E allora? E’ sempre lui. Un lanciatore che è già entrato nella storia del campionato italiano. Infatti è uno dei soli quattro lanciatori “partenti” ad aver chiuso una regular season con meno di 1 di media-pgl, dall’inizio degli anni settanta. Chi sono gli altri? Mike Romano 0.61 nel 1975, Craig Gioia 0.24 nel 1978 (lo stesso Gioia fece registrare pure uno 0.63 nel 1976 e 0.82 nel 1977), Richard Olsen 0.99 nel 1986, poi Jesus Matos 0.88 nella regular season del campionato 2005. Statisticamente ci sarebbe anche uno 0.75 di Brian Looney a Rimini nel 2006, ma… lanciando molti meno inning e abbastanza spesso da rilievo, dunque non raffrontabile con le performances degli altri superlanciatori che ho citato.

OTTO – A Emiliano Ginanneschi, il capitano, il cuore di Grosseto. Nell’unica partita veramente intensa, equilibrata, sofferta del trittico (una gara estenuante, durata quatto ore e tre quarti), “Gino” è stato stoico. Instancabile. Lui è un closer. Qui ha dovuto fare gli straordinari. Mancava Panerati e dunque il monte grossetano aveva un rilievo in meno. La partita è andata agli extrainning e sembrava non finire mai. Il “vecchio drago” della Maremma (37 anni e mezzo) ha chiesto al suo braccio di essere più forte di ogni faticva e di ogni dolore e di resistere, resistere, non doveva tradirlo perché… era rimasto solo lui a lanciare. Così il veterano Ginanneschi s’è sobbarcato 6 inning. E di momenti delicati, difficili ne ha conosciuti diversi perché il Nettuno – finalmente orgoglioso in gara3 – si stava battendo rabbiosamente e metteva forte pressione. Ha piegato le ginocchia, Ginanneschi (ad esempio, sul “solo homer” di Tavarez). Ha dovuto stringere i denti. Alla fine, quand’era quasi l’una e trenta della notte, è stato lui il lanciatore vincente.
E a proposito di vecchi draghi del monte di lancio. Fabio Betto va per i 36 e qualche anno fa la sua carriera sembrava finita per un brutto infortunio alla spalla. Fu costretto ad un delicato intervento chirurgico, poi un lungo paziente periodo di rieducazione. Con grande forza di volontà ha recuperato, gestito con prudenza e sapienza dalla Fortitudo in questi ultimi anni. Ma adesso è in una forma strepitosa e sabato sera a Parma è rimasto sul monte addirittura per 7 inning confezionando 6 strikeout e concedendo solo 2 punti.

SETTE – A Richard Austin, americanone mancino di Syracuse (New York). E’ il fuoricampista che Bologna andava cercando. Sabato notte a Parma ha sparato un fuoricampo da 2 punti. E domenica pomeriggio, al Falchi, si è addirittura prodotto in un Grand Slam: l’homerun a basi piene, godimento massimo per un battitore.

SEI – A Renato Imperiali e a Paolino Ambrosino, i diciannovenni della Danesi. Il trittico contro i campioni d’Italia, con tutta la forte pressione che si portava dietro, era roba da far tremare i polsi ai due rookies. Sul campo, loro, i ragazzi nettunesi, hanno mostrato quell’entusiasmo e quella determinazione che le tanto decantate superstelle (Cruz, Menechino, Carrara, Duran) hanno tenuto abbondantemente nascosto. E dal crollo della Danesi salvo anche Peppe Mazzanti e, per quel po’ che hanno giocato, i due veterani Schiavetti e Masin: gente che ha lo spirito nettunese nel cuore. Proprio come i ragazzini Imperiali e Ambrosino. Da loro parte un messaggio indirizzato a chi viene da lontano e non ha ancora avuto l’umiltà di “capire” il significato del baseball per la città di Nettuno. A proposito del debuttante in A1 Renato Imperiali: dopo due settimane di campionato è decisamente in testa alle graduatorie offensive della Danesi, con 375 di media-battuta e 625 di slugging.
Un’attenuante può averla Menechino, perché sta accusando dolori alla schiena. Indubbiamente l’assenza di Ruggero Bagialemani nel dugout (è squalificato) si avverte, soprattutto sul piano psicologico.

CINQUE – A Michael Jared Natale, l’oriundo del Cariparma uscito ridimensionato dal duello con Cody Cillo e soprattutto dall’impatto con le mazze calde della Fortitudo. Era già stato dipinto come un fenomeno e dopo neppure un mese che è in Italia gli era stata data anche la maglia azzurra della Nazionale (convocato per l’amichevole del 6 maggio con il Godo). Sicuramente è in possesso d’una bella palla veloce, ma c’è da credere che Mike Natale se la ricorderà a lungo la partita di domenica pomeriggio al Falchi di Bologna. E’ stato chiamato giù dal monte dopo 6.2 riprese lanciate e il suo score recitava: 11 battute valide concesse (tra cui un grande slam) e 8 pgl.

QUATTRO – Ai lanciatori della De Angelis Godo (Galeotti, Agostinelli, Petrini) che, nella seconda gara della serie con il San Marino, concedono ai Titani la bellezza di 12 basi su ball. E così alla squadra sammarinese di manager Bindi sono sufficienti 5 misere battute valide per vincere la partita con il punteggio di 10 a 5.

TRE – A Giovanni Carrara. Non era lui che, da oriundo, doveva fare la differenza? Forse, chissà, più avanti la farà. Quando sarà in forma. Ma vien da chiedersi: è professionale presentarsi così in ritardo di preparazione? Il popolo nettunese ha una venerazione per lui, e lui non può tradirlo. Dal forum del sito del Nettuno Baseball si legge di una “sceneggiata di Carrara che applaude l’operato arbitrale dopo avere incassato 12 valide e concesso 4 basi su ball in 6.2 innings”. In realtà, ho poi scoperto che non c’è stato alcun applauso ironico da parte di Carrara. Il quale invece ha contestato all’arbitro una chiamata su uno swing a vuoto di Kelli Ramos. Resta però il fatto che Giovannone ha giocato male ed è anche uscito tra i fischi.

DUE – A Carlos Duran del Nettuno e a Pascual Matos del Cariparma. Inconsistenti. Diciamo che debbono adattarsi, che hanno bisogno di un po’ di tempo per ambientarsi, forse sarà anche così, ma per ora sono due stranieri improponibili. Il venezuelano della Danesi è un esterno che… non batte. Nelle tre gare contro Grosseto ha totalizzato un bel 0 su 13 (0 su 4, 0 su 3, 0 su 6). Poiché è stato “raccomandato” da Giovanni Carrara, si può essere indotti a pensare che voglia essere in sintonia con il… non rendimento del suo amico. E’ vero che anche Juan Camilo cominciò molto male un anno fa, e poi…
Pascual Matos, il catcher di Parma, è stato quasi comico in qualche occasione. Corre sulle basi e sembra un cavallo imbizzarrito, gioca esterno e perde la pallina nella luce dei fari, va nel box di battuta e finisce 10 volte strikeout nelle prime sei partite di campionato (media battuta 083). Mi sa che presto lo manderanno a casa.

UNO – A quelli che, quando la propria squadra perde, se la prendono sistematicamente con gli arbitri. C’è ancora purtroppo questo vecchio vizio. Nell’anticipo televisivo di giovedì il Nettuno è stato inguardabile. Eppure qualche tifoso… spudorato ha dato la colpa all’arbitro di casabase. Che era Chirici.Vale a dire il migliore dei nostri arbitri.
I MIGLIORI DELLA SETTIMANA
Lanciatore partente: Jesus Matos di Bologna (a pari merito con Lincoln Mikkelsen del Grosseto)
Rilievo: Emiliano Ginanneschi (Grosseto)
Catcher: Kelli Ramos (Grosseto)
Prima base: Jairo Ramos (Grosseto)
Seconda base: Davide Dallospedale (Grosseto)
Terza base: Orlando Munoz (Cariparma)
Interbase: Renato Imperiali (Nettuno), a pari merito con Rayner Bautista (Bologna)
Esterno sinistro: Claudio Signorini (Rimini)
Esterno centro: Lorenzo Avagnina (Grosseto)
Esterno destro: Claudio Liverziani (Bologna)
Battitore designato: Luca Bischeri (Grosseto)

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7 responses

28 04 2008
Leonardo Schianchi

Sempre lucido, puntuale, godibilissimo il pagellone di Maurizio.
Il resoconto di un vero grande, appassionato del vecchio gioco.
Scritto con una professionalità ed una competenza di altri tempi.
Quando di baseball, scrivevano le grandi firme del giornalismo italico.

29 04 2008
Maurizio Roveri

Grazie, Leo. Erano anche i tempi in cui l’ITALIA, nel vero senso della parola, cioè con TUTTI giocatori di scuola italiana, vinceva il campionato europeo del 1991 e si comportava in modo più che decoroso ai Giochi Olimpici di Barcellona nel 1992. E di quel gruppo facevi parte anche tu, Leonardo Schianchi (300 di media battuta e 400 di slugging agli Europei del ’91). Assieme a campioni come Paolo Ceccaroli, Elio Gambuti, Ruggero Bagialemani, Roberto Bianchi, Rolando Cretis, Massimo Fochi, Guglielmo Trinci e altri. Tutta italiana anche la Nazionale che aveva vinto il Campionato Europeo del 1989, con un Paolo Catanzani travolgente (433 di media-battuta e 767 di slugging) e Cossutta, Ceccaroli e Cabalisti veramente superlativi sul monte

29 04 2008
Paolo Mazza

ma , e Wuillians Vasquez dov’è in questo elenco ? di fianco a Austin ci stava bene.
Batte .435, sabato sera ha firmato un grande slam, e un singolo sabato pomeriggio, nell’unico turno che gli ha lasciato il monte di Godo tirando ball un po’ dappertutto ( 1hit , 4 BB in 5 apparizioni) timbrando un 4 su 9 nel weekend.

29 04 2008
wg

un saluto all’amico maurizio roveri ed uno anche a leo schianchi, che conosco anche se ora è lunga spiegargli chi sono (se vengo all’europeo ti vengo a cercare e ti spiego).
grandi ricordi anche per me di quella nazionale e grande ricordo anche di un caldo boia a montefiascone per italia-unione sovietica…mammina che caldo!
una chicca: in tribuna quel giorno c’era anche la famiglia sgnaolin, che ancora però non conoscevo.
p.s. per maurizio: condivido il tuo pagellone in pieno.

giulio

29 04 2008
Wadi

Buongiorno Maurizio.
Ho scoperto il suo blog attraverso il link sul sito Fortitudo.
Davvero bello ed interessante.
E’ sempre un piacere leggerla, la leggo da molto tempo, da quando scriveva di basket e delle vittorie della Virtus di Sasha Danilovic.
Dopo questa premessa, le chiedo, al Falchi domenica pomeriggio ho sentito parlare di una aggressione ad un arbitro.
Trattasi dunque di una aggressione verbale da parte di tifosi, verso l’arbitro Chirici?

29 04 2008
Maurizio Roveri

Mi fa estremamente piacere dialogare con un mio fedele lettore. Splendidi ricordi, quelli della Virtus di Sasha Danilovic. Dieci anni fa (il 23 aprile 1998) al Palau Sant Jordi di Barcellona ho vissuto momenti fra i più emozionanti e indimenticabili della mia carriera di giornalista. Quella prima Coppa dei Campioni per la Virtus e per la città di Bologna, in un palasport con migliaia di bolognesi, è un’immagine da brividi. Che ho ancorta davanti agli occhi. Certo, scrivere di basket ad alto livello per 34 anni su un grande quotidiano sportivo, nella “Città dei Canestri”, seguendo quotidianamente le vicende di due grandi Club come Virtus e Fortitudo, è stato importante. Estremanete impegntiv ma anche molto bello. E mi fa piacere sapere d’essere stato apprezzato. Altri sport che seguo da una… vita sono baseball e pugilato, i due sport ai quali sono maggiormente affezionato. Alla Fortitudo Baseball è legato un ricordo particolare: cominciai a scrivere di baseball nella primavera-estate 1969 (a quei tempi ero un giovanissimo collaboratore di STADIO) e… qualche mese dopo la Fortitudo targata Amaro Montenegro diventava per la prima volta campione d’Italia. Era la squadra di Lercker, Calzolari, Blanda, Saunders, Malaguti, Rinaldi, Morelli, Baldi, Meli, Sarti, Ghedini. Erano gli anni in cui noi, a STADIO, facevamo (io assieme all’appassinatissimo e indimenticabile Mario MONGIORGI) tre colonne di baseball tutti i giorni, da aprile agli inizi di ottobre, in edizione nazionale. Clamoroso: 3 colonne di spazio ogni giorno! E si usciva di tanto in tanto con dei fotocolori in prima pagina, e il sabato notte in tipografa si faceva la ribattuta inserendo tutti i tabellini e i resoconti delle notturne, per la seconda edizione. Io credo che nessun altro giornale abbia mai fatto un lavoro di questo tipo per i baseball. Per cinque-sei anni. Il merito principale era ovviamente del Direttore, Dino BIONDI, grande persona. Ebbe il merito di fare questa scelta e fu anche una felice intuizione, perchè nella prima prte degli anni settanta gli stadi del baseball erano pieni di pubblico: Il Falchi lo ricordo spesso gremito, a Parma c’era una fortissima passione e un grande coinvolgimento, ma anche a Rimini, a Grosseto, e ovviamente a Nettuno che è “terra di baseball”. E a quell’epoca era ancora in vita la mitica Europhon Milano di Gigi Cameroni…
Venendo alla voce dell’aggressione dello scorso week end a Nettuno, debbo dire che non c’è stata alcuna aggressione. Bensì alcuni episodi poco piacevoli seppure limitati a qualche momento di stizza (non in gara1, quella arbitrata da Chirici a casabase, ma in gara2 e anche gara3). So che in gara2 lo storico general manager del Nettuno, Alberto De Carolis, si era precipitato fuori dal dugout probabilmente con l’intenzione di andare a fare… due chiacchiere con l’arbitro, ma è stato immediatamente fermato e non è accaduto nulla. In un’altra occasione, il presidente del Nettuno, Spigoni, ha portato lui direttamente la scatola con le palline all’arbitro e quando gli è stato davanti gliele ha rovesciate per terra (o gli sono cadute?). In un’altra situazione, ci sarebbe stata una energica contestazione da parte del Grosseto per una chiamata arbitrale su una presa al volo di Avagnina non considerata buona e tramutata in errore difensivo. Invece in gara1 mi risulta che non ci sia stato niente di particolare. Può sembrare strano il fatto che l’arbitro Chirici si sia fatto sostituire per gara3, ma pare che la cosa fosse già programmata: per motivi personali era disponibile soltanto per due gare su tre. Così sembra.
Spero di ricevere, amico lettore, diversi altri tuoi commenti. E grazie per i complimenti.

29 04 2008
Wadi

Quel giorno di 10 anni fa, al Palau Sant Jordy, sulla collina del Montjuic a Barcellona ho vissuto la gioia più grande della mia vita da tifoso virtussino.
Ero tra quei 7000 bianconeri festanti, tra quelli che “esplosero” alla bomba di Zoran Savic.
Il canestro che ci diede la certezza di essere i nuovi campioni d’europa.
40 giorni più tardi il canestro da “4” di Danilovic…
Che emozioni, che roba per le coronarie.
Così come l’ultimo strike-out di Matos in gara7 contro SanMarino al Falchi.
Ricordi, meravigliosi ricordi da tifoso.
Ho praticato il Rugby, adoro il basket, impazzisco per il baseball.
Peccato aver scoperto troppo tardi questo gioco, giustamente chiamato MGDB da Elio e Faso.
Non a caso il mio nickname è dadicato a Wady Almonte, lo scelsi 1 anno prima dello scatto di pazzia che gli costò la squalifica.

Signor Roveri, non le prometto che leggerò tutto ciò che mi sono perso da quando ha aperto il blog, ma qualcosa qua e là ho già letto, davvero tutto interessante e poi certi commenti di persone che hanno fatto grande il baseball in Italia, completano questo ottimo sito.

Magari la prossima volta al Falchi ci stringeremo la mano.

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