IBL, nell’anticipo di Nettuno domina un Mikkelsen gigante. Grosseto, più lucido e concreto, vince per 4-2 garauno

25 04 2008

di MAURIZIO ROVERI

Il morso del serpente. Lincoln Mikkelsen avvelena la vita ai bombers del Nettuno. I quali hanno l’adrenalina a mille, vogliono spaccare il mondo, covano da mesi fieri propositi di rivincita, ma… dimenticano la parola-chiave quando si affronta un lanciatore dalle perfide curve com’è Mikkelsen: la PAZIENZA. Contro questo vecchio professore del monte di lancio – furbo, smaliziato, diabolico nell’alternare vari tipi di lancio, fastidioso e frustrante con quelle curve lente gonfie di effetti – il battitore deve necessariamente ragionare. Non perdere mai calma e concentrazione. Stare lì con la testa. Riflettere. Cercare di capire, cercare di prendere le misure. Senza farsi spaventare dal passare degli inning. Un tipo come Mikkelsen va affrontato mantenendo calma, serenità, saldezza di nervi, costanza. Non ti fa battere bene? Guai innervosirsi, perché fai il suo gioco. Bisogna selezionare i lanci, difendere il piatto, mettere nella condizione il quarantenne Mikkelsen di faticare. Costringerlo a spremersi, a stancarsi. I nettunesi, in gara1 della supersfida con il Grosseto, hanno fatto tutto il contrario. E inevitabile è stata la sconfitta (2-4).

Mazzanti, Parisi, Castrì, Menechino e compagni sentivano forte la responsabilità e la pressione. E’ un momento di particolare euforia per Nettuno, dopo l’eclatante campagna acquisti invernale. Si sogna lo scudetto, s’insegue il paradiso. E loro, i bombers del gruppo di Ruggero Bagialemani, avevano addosso l’altra sera una grande carica agonistica. Quella che li ha traditi.

La fretta e la frenesia sono state cattive compagne di viaggio. Togliendo lucidità, freddezza, pazienza. Bisognava usare di più la testa. Per prendere le misure a Mikkelsen. E aspettare, con fiducia, con convinzione, un momento favorevole da cogliere al volo.
Il Nettuno, nel primo match del trittico con i maremmani campioni d’Italia, ha completamente sbagliato l’interpretazione della partita.

La sapienza di Lincoln Mikkelsen ha illuminato la scena, in una serata freddina, che è stata anche piovigginosa e ciò ha tenuto lontano il grande pubblico che ci si aspettava (tuttavia sugli spalti dello Steno Borghese c’erano 1500 spettatori, cinque-sei volte di più rispetto a quella che è l’affluenza media su certi altri campi della IBL…).

IL PROFESSORE – Variando sempre i lanci, la loro velocità e la loro location – ora una curva veloce, ora una più lenta che non arriva mai e ti manda a vuoto, ora una slider, ora un cambio che ti spezza il ritmo, ora una palla interna, ora una palla esterna – Mikkelsen ha tenuto sempre sotto controllo la situazione. Tranne un attimo, proprio sul primo attacco del Nettuno: singolo di Ramon Tavarerz, doppio di Frank Menechino al centro, per il punto dell’1-0 firmato da Tavarez.
Il vecchio drago sul monte di lancio del Montepaschi non s’è per nulla impressionato. Non ha fatto una piega. Sapeva dove mettere le mani, dove piazzare la pallina, come trovare gli angoli più misteriosi del piatto di casabase. E lo ha fatto. E sempre meglio, inning dopo inning. Cosicché per la Danesi Caffè, dopo quel lampo iniziale nel cielo di Nettuno, non c’è più stata gloria. Inchiodata dalla personalità di Mikkelsen. Soffocata dal veleno dei suoi lanci. Anche l’ex-majorleaguer Frank Menechino s’è divertito poco. Carlos Duran, Beppe Mazzanti, Andrea Castrì, Vincent Parisi hanno colpito soltanto l’aria. Appena 6 le battute valide confezionate da un lineup dall’enorme potenziale come quello nettunese. L’ispiratissimo Mikkelsen s’è sobbarcato otto inning. E all’ottavo era ancora fresco e dominante.E’ uscito dalla partita con 5 valide concesse e una sola base su ball. Lo chiamano “il professore”: conosce ogni tipo di lancio (gli abbiam visto tirare persino la screwball che si lancia con una particolare rotazione del polso per ottenere un effetto opposto a quello d’una normale curva), sa come lavorare sui fili del piatto, è bravo a individuare i punti vulnerabili dei battitori. Usa la testa. Ed è sorretto da una grande solidità mentale. Ci viene in mente un altro lanciatore del baseball italiano, il bolognesissimo Umberto Calzolari. Carismatico lanciatore degli anni settanta, ai tempi dell’Amaro Montenegro. Anche lui non aveva una palla veloce, ma sapeva sempre perfettamente dove e come piazzarla. Uno “scienziato” del monte. E per tanto tempo in Italia lo hanno chiamato “il professore”.

LO SCONFITTO – E Nelson Cruz? Il grande sconfitto. Ha giocato sei anni in Major League. Adesso, arrivando da noi, ha fatto conoscenza con la concretezza estrema del Grosseto di Mauro Mazzotti. L’organizzatissima squadra maremmana è micidiale quando si produce con questa personalità, con una concentrazione totale e con questo cinismo. Ti succhia il sangue, ti ruba l’anima.
Cruz, alla sua prima partita di campionato nello Steno Borghese sua nuova Casa, ha avuto un impatto dolorosissimo. Il quarto inning è stato per l’uomo di Puerto Plata (Repubblica Dominicana) un inferno. Quattro punti subiti, l’uno dopo l’altro. Quasi senza avere il tempo di accorgersi cosa stava accadendo. A dargli il primo avvertimento è stato Davide Dallospedale, in gran forma, con un singolo al centro. Poi “Dallo” ruba la seconda base e Nelson Cruz comincia a perdere certezze concedendo una base su ball a Jairo Ramos. Il legno di Marval trasforma in tormento la partita del pitcher dominicano del Nettuno, singolo a sinistra, la difesa nettunese pasticcia ed entra il punto di Dallospedale. Parità. Errore di tiro dell’esterno sinistro e Jairo Ramos va a firmare il 2-1. Scende il buio più profondo per Nelson Cruz: doppio di Kelli Ramos e punto di Marval per il 3-1; singolo di Bischeri e battuta di Avagnina per spedire Kelli a casabase a confezionare il 4-1. Nettuno accorcia le distanze nel suo sesto turno d’attacco con Tavarez su battuta di Camilo. Però Mikkelsen non concede agli uomini di Bagialemani il tempo per illudersi. Riprende il controllo fino all’ottavo inning, poi manager Mazzotti fa chiudere la partita a Leonardo D’Amico.

Apprezzabile la prestazione del mancino Fraylin Florian, mandato da Bagialemani sul monte dopo 6 riprese poco brillanti di un Cruz con poca personalità (7 valide concesse, 3 basi su ball, 4 strikeout, 1 lancio pazzo, 4 pgl). A lanciatori invertiti, cioè con Florian partente, chissà… la partita avrebbe potuto prendere anche un’altra piega.

Dieci, in totale, le battute valide fabbricate dai maremmani: 3 di Kelli Ramos (3 su 4 per il catcher, con un punto battuto a casa), 2 di Dallospedale e di Bischeri, 1 di Marval, Avagnina e Sgnaolin.

LO SCORE

Grosseto: 0 0 0 4 0 0 0 0 0 = 4
Nettuno : 1 0 0 0 0 1 0 0 0 = 2

Battute valide: Nettuno 6, Grosseto 10.
Errori difensivi: Nettuno 4, Grosseto 1.

Lanciatori:
Mikkelsen (Grosseto) 8 rl, 5 so, 1 bb, 5 bvc, 1 pgl
Leo D’Amico (Grosseto) 1 rl, 2 so, 0 bb, 1 bvc, 0 pgl.
Cruz (Nettuno) 6 rl, 4 so, 3 bb, 7 bvc, 4 pgl, 1 lp
Florian (Nettuno) 3 rl, 2 so, 0 bb, 3 bvc, 0 pgl.

Lanciatore vincente: Mikkelsen. Salvezza: D’Amico. Lanciatore perdente: Cruz.

Annunci

Azioni

Information

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: