Il Softball ha un futuro: sempre di più le ragazze di talento che escono dai vivai

11 04 2008

di MARIAGRAZIA PROVENZANO

Ultimamente, parallelamente a movimenti di mercato sempre più ricchi, c’è una nuova tendenza: è scoppiata la mania del giovane talento nostrano.
Fino a poco tempo fa privilegio di società con un nutrito vivaio, oggi è vanto di tutti poter sfoggiare, oltre alle veterane, alle straniere e alle oriunde, anche giovani esordienti cresciute nel proprio vivaio.
Bollate per primo, durante una Coppa dei Campioni, battezzò Verga, allora 18enne.
Sempre Bollate cominciò ad usare sostituti corridori giovani e veloci. Luigi Soldi, fautore di quest’iniziativa, inserì addirittura nella finale scudetto 2003 contro Forlì, tre “pulcini”: Pacchiani (18 anni) – Ungari (16 anni) – Bortolomai (14 anni).
Nel 2004 Bollate, Bologna e Caronno avevano nel roster under 17 che giocavano con continuità; quell’anno fu istituito il premio Orlandini per miglior giovane, che infatti venne vinto da Collina del Bologna.
Nel 2005 Bollate vinse lo scudetto, schierando in campo 6 giocatori under 21, contro Macerata, che utilizzò per la prima volta un sostituto corridore di 16 anni: Gentili.
Di anno in anno, quasi tutte le società hanno aumentato il numero delle atlete under. Naturalmente non tutti hanno il coraggio o la possibilità di farle giocare, ma almeno sono inserite nell’elenco ufficiale e qualche volta sono utilizzate.
All’avanguardia, imperterrita e anche un po’ spavalda, c’è sempre la società di Bollate, la regina dei campionati giovanili da oltre 10 anni. Un vivaio spaventoso, dal quale escono ricevitori che guidano partite a 16 anni, lanciatori di 15 e giocatori in tutti i ruoli che a volte superano atlete veterane, italiane e non, in media difesa o battuta.
Spesso si paga un caro prezzo: com’è noto i giovani sono imprevedibili, capaci di grandissime prestazioni e, contemporaneamente in una stessa partita, ugualmente abili a farsi passare una palla tra le gambe, con la stessa facilità con cui fanno un tuffo, un balzo o uno sprint da campioni.
Bisogna continuare su questa linea, rischiare, ma dare fiducia ai nostri giovani.
Qualcosa che non dovremmo imparare dagli sport professionistici, è il mercato. Allestire una squadra pizzicando qua e là talenti, scovando atlete oriunde fino ad averne in squadra 3-4-5, oltre alle 3 straniere consentite, può farci vincere, ma alla lunga non ripaga, a meno che le nostre tasche non siano sempre ben rifornite, o che qualcun altro paghi i nostri conti…

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4 responses

12 04 2008
lamento

quoto in pieno. i soldi per lo shopping non sempre ci sono invece creare un vivaio può darti continuità. E’ un concetto elementare e anche obsoleto ma è giusto ribadirlo

13 04 2008
Mariagrazia

…anche perchè non sembra sia percepito da chi di dovere!
Scommetto che tutte le oriunde, che stanno giocando nelle squadre italiane, verranno convocate per l’Europeo Elite di maggio.
L’Olanda lo usa come allenamento per le Olimpiadi e noi dovremmo andarci con una squadra juniores, perchè anche se lo vincessimo, a Pechino ci andranno comunque loro.

14 04 2008
Tania

…niente di più “vero” e “sano” nell’investire sulle giovani ma aimè quanta fatica! Anche nello sport l’Italia è divisa in due, basta girare un pò sul sito della FIBS e vedere che molte squadre sono nordiche e poche del centro-sud…peccato…
Che siano del Nord o del Sud poco importa, la cosa fondamentale è non lasciare spazio a certi sport che… non sono più tali ma che purtroppo, qui in Italia, vanno per la maggiore. Quindi, giovani ragazze, fatevi sotto: rimediate un guanto e una mazza e riprendetevi la “Domenica” per andare in trasferta con la VOSTRA squadra del cuore!!!!

16 04 2008
Corrado

Sottoscrivo in pieno.
Aggiungo che per creare un bel vivaio serve innanzitutto una Società solida in termini organizzativi e tecnici, poi vengono i soldi.
Ammetto anche (per esperienza) che le giovani leve hanno pochissima voglia di prendersi e mantenere un impegno molto pesante come una serie A1 o A2 perchè a 14/16 anni sono distratte, giustamente o no, da altre avventure !
Infine, auspico che la Federazione stessa pensi di più al reclutamento delle atlete.

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