I ragazzini del Milano ancora sfrattati dal Kennedyno. E’ rivolta, interviene la Polizia

11 04 2008

Mentre Il Sindaco di Milano, Letizia Moratti, festeggiava in Corso Buenos Aires celebrando con una grande parata (la “Victory Parade”) l’assegnazione al capoluogo lombardo dell’Expo 2015, un grande giornalista sportivo – Candido Cannavò – scriveva sulla Gazzetta dello Sport una lettera aperta indirizzata al Sindaco Moratti. Sottolineando la situazione grave degli impianti sportivi di Milano. Infatti sotto questo aspetto la decantata metropoli-nodo mondiale pare essere una città da terzo mondo.

In prima pagina, mercoledì scorso, lo storico Direttore della “rosea”, dopo avere reso onore alla conquista dell’Expo, evidenziava in maniera brusca una realtà inquietante. “Vi siete scordati dello sport, cibandovi dell’immagine di San Siro, del Milan e dell’Inter e ignorando una realtà rabbrividente: Milano in fatto di impianti, è la città più sottosviluppata d’Europa. L’unica a non avere una piscina regolamentare, nè un palasport: crollò nell’85 per la neve, mai ricostruito. Il confronto con l’Europa ci mortifica. Roma, al confronto, è un paradiso. Un quarto degli impianti di Atene ci sommerge”.

Parole giuste. Che debbono fare riflettere. Parole dure che mettono alle corde l’amministrazione comunale. Il problema degli impianti, di dove e come fare sport: ne sa qualcosa il Milano Baseball 1946 (un club storico, dal passato prestigioso, ora tornato in serie A), costretto a fare i salti mortali per allenarsi e a non vedere riconosciuti i propri diritti. La pazienza, ad un certo punto, ha un limite: cosicchè una sera della settimana scorsa è avvenuto che i genitori degli oltre 60 atleti delle giovanili del Milano Baseball hanno inscenato una dura protesta per consentire alle due squadre di softball ed una di baseball di allenarsi sul proprio campo. Polizia e Vigili Urbani sono dovuti intervenire al Kennedy.

Vi riportiamo – perchè il fatto indica chiaramente una triste realtà che non è degna d’una metropoli come Milano – quanto ha riportato il sito del Milano Baseball:

“Incresciosa situazione quella che si è verificata ieri sera al Kennedy durante l’allenamento delle nostre squadre giovanili sul piccolo diamante del Kennedy. Venerdì sera, dopo un paio di settimane in cui non gli è stato arbitrariamente concesso di allenarsi, le tre nostre squadre giovanili (due di softball e una di baseball per oltre 60 atleti), si sono rifiutate di lasciare il “Kennedyno” e di accontentarsi della sola oretta riservata a loro dal gestore, rispetto alle tre previste dalle prenotazioni fatte sin da ottobre 2007”.
“Il Milano, temendo che una simile situazione potesse generarsi, aveva chiesto al Comune ed al Comitato Regionale Lombardo, con una lettera datata 22 Marzo, di avere un incontro durante il quale decidere come gestire i probabili problemi indotti dalla sovrapposizione delle prenotazioni; incontro che ad oggi non ha ancora avuto luogo”.
“Mentre è grave constatare che alla suddetta lettera il CRL ha risposto solo con una ulteriore lettera, inviata il 4 Aprile, nella quale si avvalla questa limitazione di orario da parte del Comitato Regionale Lombardo, che così facendo sostiene il presupposto di dare priorità a società non di Milano (il Settimo Milanese) o a gruppi amatoriali invece di difendere e sostenere l’attività giovanile che in Milano, con grande fatica, si sta facendo crescere da anni sul Kennedy e nella zona circostante con numeri incontrovertibili”.
“Di fronte all’ennesima beffa, i genitori delle ragazze e dei ragazzi hanno deciso che nessuno avrebbe potuto impedire per l’ennesima volta ai giovani rossoblù di allenarsi sul campo dove da quarant’anni le giovanili del Milano fanno attività e non hanno accettato – come è successo altre volte – di portarli al Parco delle Cave. Quando è arrivata la neonata squadra di Settimo Milanese a cui il gestore ha assegnato le giornate tradizionalmente di allenamento delle giovanili del Milano, si è spiegato loro che avrebbero potuto condividere lo spazio con i nostri ragazzi, dando segno comunque di disponibilità. Il loro dirigente si è rifiutato e con il gestore ha chiamato la Polizia, che a sua volta ha contattato i Vigili davanti ai quali si è scatenata un’assurda discussione. Uno spettacolo indegno sotto gli occhi di ragazzini che chiedono solo di fare sport a Milano nel Duemila. E che invece, grazie alla politica e alle scelte del Comune, si ritrovano in questa inqualificabile situazione”.
“E’ chiaro che ormai la situazione è gravissima, per cui o il Comune e la Federazione Italiana Baseball e Softball mettono il Milano nelle condizioni di esercitare i propri diritti e quindi di poter far praticare questo sport ai ragazzi, oppure dicano chiaramente che non ne abbiamo il diritto e che dobbiamo chiudere la nostra attività. Ma siano l’Assessore e il presidente del Comitato Regionale della FIBS a prendersi questa responsabilità”.

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3 responses

11 04 2008
paolo palmieri

E`una vergogna che una citta` come Milano non permetta di fare baseball. Anche se tutto comincia da prima . Purtroppo durante gli anni ottanta non si e` riusciti a fare molto per il baseball nel capoluogo lombardo, molte persone valide non sono piu`riuscite a dare un contributo e questo ha significato la perdita di squadre e la chiusura di societa`. Alcuni campi sono stati riconvertiti per altri sport o hanno rischiato di chiudere come il “Saini” che e` ancora attivo grazie all`intervento tempestivo di Elio e Faso, i quali hanno “minacciato” , ma e` solo un eufemismo , l`allora Amministrazione Comunale . Con il passare del tempo, altre attivita` hanno conquistato il palcoscenico sportivo minore milanese e questo ha permesso al Comune di infischiarsene dei nostri sport .

Mi disgusta un po` dirlo , ma non ci sono ” santi in paradiso” a Milano?

Dico questo solo per portare un esempio che accadde qualche anno fa nel paese in cui vivevo . Dopo anni di richieste alle Amministrazioni Comunali non eravamo riusciti ad avere l`acqua nel campo , un giorno si presenta al campo un ragazzino che voleva giocare ed il cui padre era stato assessore . Egli con stupore noto`che mancava l`acqua per bere , cosi` organizzo` di sua iniziativa un incontro con il Sindaco e , indovinate un po` ? , …….. in tre giorni furono fatti scavi e messe giu` tubature , in barba ad ogni procedura burocratica , ed ora ci sono due rubinetti , solo quelli , ma sempre meglio di niente .

11 04 2008
paolo palmieri

Vorrei specificare che non mi piace elemosinare favori dai ” potenti “, mi dispiace pero` che in un Paese che si definisce evoluto ci debbano essere ancora situazioni de feudalesimo . Se educhiamo i nostri figli allo sport , qualunque esso sia , dobbiamo dar loro la possibilita` di farlo in sicurezza presso attrezzature organizzate ed efficienti. Lo sport è da sempre un nobile strumento di aggregazione dove si imparano conoscenza di se`, disciplina ed autostima, oltre a condividere qualcosa di bello con gli altri . Non siamo ancora capaci come amministrazioni locali di capire questo, tranne quando si chiede il nostro voto o quando ci si attiva per ottenere un tornaconto politico o economico.

16 04 2008
EMANUELA

SI, E’ PROPRIO UNA VERGOGNA, ABBIAMO FATTO TANTA FATICA A RECLUTARE RAGAZZINI PER FARGLI AMARE QUESTO SPORT BELLISSIMO. Sono una mamma di un allievo che si allena al Kennedy di Milano, quando è possibile, dato che stan facendo di tutto per portarcelo via. Il sig. Lettieri devo darci un pò di respiro e sopratutto il Comune di milano si deve, come disen a milan, “disciulà”. Aiutateci per favore

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