Ecco come cambierà l’Italian Baseball League con il passaggio al professionismo

9 04 2008

di MAURIZIO ROVERI

Riccardo Fraccari, tornando dalla Romagna dopo aver partecipato alla presentazione del Godo nel delizioso teatrino di Russi, si ferma a Bologna. Incontra la stampa. All’ora di cena. Appuntamento alla Gatta, in zona Mazzini. Gradevole serata, con i sapori e le spezie della buona cucina del Cilento.
Per noi innamorati del vecchio meraviglioso gioco della mazza e del guantone, ogni occasione è piacevole per parlarne. Ancor più piacevole a tavola.
Il presidente della Federazione Italiana Baseball Softball è, come sempre, disponibilissimo al dialogo, ai chiarimenti, ad approfondire i suoi progetti, anche a concedere qualche “rivelazione”. Toscano loquace e schietto, personaggio concreto, Fraccari conosce bene l’arte di comunicare e come al solito è molto coinvolgente.Tocca diversi argomenti. Evita soltanto (e giustamente) di parlare del campionato di A1 che comincerà fra nove giorni, per non bruciare la conferenza stampa ufficiale di presentazione dell’Italian Baseball League in programma il 15 aprile a Roma nel Palazzo del Coni, al Foro Italico.

Un accenno a quell’autentico Evento che sarà il Campionato Mondiale in programma nel settembre 2009. “Coinvolgerà 20 Nazionali, porteremo il grande baseball in tutta l’Europa. Una manifestazione che si svilupperà su tre fasi. Nella prima parte toccherà 5 Paesi europei”. Fraccari preferisce per ora non fare nomi e non svelare più di tanto: anche della IBAF World Cup 2009 se ne parlerà abbondantemente il 15 aprile a Roma dove sarà ospite d’onore John Ostermeyer il segretario generale della Federazione Mondiale, e proprio lui annuncerà la formula e le sedi del Mondiale. Le indiscrezioni fanno rimbalzare, come città scelte per la prima fase, i nomi di cinque grandi Capitali: Barcellona, Parigi, Stoccolma, Regensburg per la Germania (città della Baviera, il cui centro storico fa parte del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco), e poi Mosca oppure Praga. La seconda fase della manifestazione, a 16 squadre, si svolgerà in parte in Italia e in parte in Olanda. Infine la fase finale, quella dove si gioca per il titolo. In Italia. Protagoniste otto Nazionali. Fraccari fa sapere che le partite della seconda fase destinate all’Italia toccheranno tutto il territorio (si parla di Bologna, Parma, Rimini, Grosseto, ma anche Caserta e altri centri del Sud), mentre la fase finale è prevista a Roma se sarà già disponibile il nuovo grande stadio del baseball (l’alternativa è lo “Steno Borghese” di Nettuno).

PROGETTO COPPA ITALIA – Una anticipazione, uscita da questa chiacchierata con il presidente della FIBS. Le quattro squadre dell’Italian Baseball League 2008 che non si qualificheranno per i playoff, potranno continuare la loro stagione. Che altrimenti sarebbe terminata il 26 luglio con la conclusione della regular season. La Federazione s’è resa conto dell’incongruenza: tre soli mesi di stagione per metà delle squadre partecipanti all’Italian Baseball League. Diventava, per questi Club, un mini-campionato: decisamente penalizzante sul piano della visibilità, soprattutto per chi ha investito molto per costruire squadre competitive.
In che maniera giocheranno di più? Coppa Italia, ecco la competizione che permetterà alla quinta classificata della regular season, alla sesta e alla settima di rimanere in gioco e proseguire la stagione (uscirà di scena soltanto l’ultima, cioè la formazione che retrocederà in A2). Per queste squadre l’obiettivo è doppio: potranno battersi per la conquista della Coppa Italia e – fatto ancor più stimolante – per un posto nella Coppa dei Campioni 2009. Come? Con quale formula? “La quinta, la sesta e la settima giocheranno per tre settimane. Ne andranno avanti due, che poi si uniscono alle due che escono dai playoff. Si va avanti per qualificarne una, che incontrerà la squadra finalista sconfitta nella serie per lo scudetto. Questa finale mette in palio sia la Coppa Italia, sia un posto per la Coppacampioni 2009. Dalla prossima stagione sono due i posti che avrà l’Italia, l’altro posto ovviamente è di chi diventa campione d’Italia”.
Si prefigge un altro scopo, questa “particolare” Coppa Italia. Dare spazio ai giocatori italiani. Infatti si giocherà senza stranieri. Aperta ai giocatori di scuola italiana e agli oriundi.
A proposito della Coppa dei Campioni: continuerà ad esistere, ma dal 2009 la tradizionale settimana di giugno sarà una fase di qualificazione per la fase finale vera e propria che si farà a settembre e che prenderà il nome di Campionato Europeo per Club.

VERSO IL PROFESSIONISMO – L’argomento più interessante da approfondire con Riccardo Fraccari è indubbiamente il progetto del professionismo nell’Italian Baseball League. Che si realizzerebbe con la collaborazione della Major League statunitense. Un progetto importante, ambizioso, rivoluzionario, epocale. Segnerà una svolta nel baseball italiano. Il professionismo per avere un futuro. Per proporre e vendere un vero prodotto. Fraccari ne è convinto: questa è la strada necessariamente da percorrere per compiere il salto di qualità. Il baseball di oggi non è nè carne né pesce. Troppo costoso in rapporto ai ricavi: con l’attuale struttura non può andare avanti.
“Le società italiane – commenta il presidente federale – oggi sono alla canna del gas, nel senso che sopportano tutto e non hanno ancora un ritorno. Pertanto noi come Federazione non possiamo caricare neanche un grammo di più sulle loro spalle, altrimenti scoppiano. E allora dobbiamo ottenere la loro adesione al progetto professionismo in quale maniera? Dando. Se noi diamo, le società cominceranno a capire che è necessario fare questo passo. Ma oggi non possiamo permetterci di spremerle”.
Chiaro che per arrivare al professionismo, con punto di partenza il 2010, occorre prima diventare professionali. Sul piano dell’organizzazione, della struttura, della comunicazione, dello sviluppo. Ci si deve muovere adesso, per farsi trovare pronti fra due anni.
Una segreteria funzionale, un addetto marketing e un ufficio stampa a tempo pieno sono (per fare un esempio) i primi aspetti che la Major League ha sottolineato nel business plan che la FIBS ha sottoposto ai vertici della Grande Lega americana. Un business plan che prossimamente – a maggio – verrà esaminato, e dovrà ricevere l’approvazione, dai proprietari delle 30 franchigie di MLB.

DUE MILIONI DI EURO – Come si arriverà ad una Italian Baseball League professionistica? Quali i vari passaggi per la sua realizzazione? Come modificherà la struttura e l’immagine del baseball italiano di vertice?
Fraccari, personaggio schietto e concreto, non ama vendere fumo. Sta lavorando ad un progetto ambizioso, importante, che può essere fondamentale, ma senza perdere il senso della realtà. E su questo argomento ci tiene a fare chiarezza. “E’ bene sgombrare subito il campo dal discorso del professionismo da milioni di dollari. Per professionismo intendiamo dare la certezza di un lavoro alle persone che opereranno nel baseball professionistico italiano. Un professionismo che garantisca la persona. Indipendentemente dai soldi. Non si commetta l’errore, pensando al professionismo, di accostarlo al calcio e alle sue cifre. Si tratta di dimensioni ben diverse e non è certo in questo senso che io intendo il professionismo. Dalle analisi che abbiam fatto sui bilanci delle società di A1 di baseball, oggi c’è un notevole divario rispetto al sistema professionistico come lo intendiamo noi. Ovviamente, l’obiettivo che vogliamo raggiungere comporta una trasformazione delle società in tal senso. Il professionismo potrà essere sorretto nel momento in cui questo “prodotto campionato” (e non questo “gioco”) produrrà. Ed ecco perché abbiamo chiesto l’intervento della Major League inizialmente in questa operazione, affinché l’avvio possa essere giusto sicuro concreto”.
E’ possibile ipotizzare , in questo momento, la cifra che la Major League sarà disposta ad investire sull’Italian Baseball League?
“Abbiamo presentato un business plan che prevede una percentuale di interventi del 20% da parte della Major League in rapporto a quello che può essere il budget della IBL. Non entrerei comunque nelle cifre, perché è poi tutto da discutere”.
Pensiamo comunque che sia ragionevole stimare in circa due milioni di euro a stagione l’intervento della Major League. Per una durata di sette anni. Ciò significherebbe che ciascuna delle otto società dell’Italian Baseball League “professionistica” riceverebbe dalla FIBS qualcosa come 300 mila euro a stagione. E sarebbe sicuramente un bel partire… Si aprirebbero nuove e interessanti prospettive.
Ma un movimento professionistico, con gente a tempo pieno o comunque stipendiata, porterà ad un evidente aumento dei costi. Sarà sopportabile?
“E’ un meccanismo che deve produrre ricavi. Il discorso è semplice: bisogna trasformare il gioco in prodotto. Tutto qua. E’ un passaggio necessario, indispensabile se il baseball italiano vuole andare avanti. Se vuole crescere, svilupparsi, diffondersi. O si arriva al professionismo, oppure… l’alternativa è fare due passi indietro, tornare al dilettantismo, tornare come una volta alle due partite la settimana, e accontentarsi”.
La via di mezzo, quella attuale, con tanti costi e pochissimi ricavi, è una situazione che le società non possono reggere a lungo. Si pensi ad esempio ad un Club di A1 con 500 o 600 mila euro di spese di gestione e 30-35 mila euro di incassi al botteghino. A coprire ci sono gli sponsor, più o meno grandi. Ma si fa fatica. Sempre di più.

IL PERICOLO OLANDA – Il dialogo tra FIBS e il colosso Major League è cominciato da tempo. Da questa collaborazione è nata nel 2004 l’Accademia di Tirrenia, dove vengono coltivati i più interessanti “prospetti”: un gioiellino che altri sport invidiano alla Federbaseball.
La FIBS gode di una certa credibilità agli occhi della MLB. Il nostro baseball è dunque un interlocutore privilegiato, in Europa, della grande Lega professionistica statunitense che gestisce il campionato di più alto livello al mondo.
Tuttavia… c’è un pericolo. Tra noi e la Major League ci si è messa di mezzo l’Olanda. Che si è mossa in ritardo rispetto all’Italia, ma vuole recuperare.
Rivela Fraccari: “C’è una proposta alternativa, a mio parere non tanto legata alla realtà, che prevede la realizzazione di una Lega Europea. L’Olanda ha avanzato questa proposta, con la quale vorrebbe “tentare” la Major League. Però penso che questo progetto sia di difficile attuazione, è fuori dalla realtà. Oggi i Club non hanno i soldi per andare a fare le Coppe e quindi… figuriamoci se fanno un’intera stagione europea! E’ praticamente improponibile. Soprattutto certi Paesi non hanno la struttura tecnica, economica, organizzativa per un discorso di questo tipo. La Germania, la Spagna, la Francia non ti reggono una stagione di Lega pro. Io ho proposto, invece, una post-season europea al termine dell’Italian Baseball League. Sarebbe un campionato europeo più corto nel tempo, della durata di circa un mese, che anche un Paese non fortemente strutturato e organizzato sarebbe in grado di supportare”.

BUSINESS PLAN – Se a maggio i proprietari delle 30 franchigie della MLB daranno la loro approvazione al business-plan presentato dalla FIBS, il baseball professionistico in Italia partirebbe nel 2010. E’ così?
“Si ipotizza di partire con la stagione 2010, certo. L’importante, ribadisco il concetto, è saper trasformare questo giochino in prodotto. E’ l’obiettivo che si prefigge il passaggio al professionismo. Partendo dal presupposto che la Major League non è una onlus, e che non butta i soldi dalla finestra e che quindi vuol vedere anche dei ritorni, è chiaro che nel momento in cui questo giochino produrrà… cambierà un po’ tutto: scenari, equilibri”.
Quale convenienza avrà la Major League ad investire nell’Italian Baseball League?
“Ci sarà un ritorno economico, ma anche un discorso di sviluppo dei giocatori. Anziché mandare giocatori a svernare nella Repubblica Dominicana, ad esempio, la MLB avrà un altro campionato più simile alla Minor League americana. Poi c’è tutto un discorso legato al mercato del marchandising e al conseguente profitto. Sotto questo aspetto siamo, per loro, un mercato interessante”.

LO STADIO DI ROMA – Il grande stadio del baseball a Roma. Costruito dalla Major League e gestito dalla Federazione Italiana. A che punto siamo? “L’area è già stata individuata. Non è più Tor Vergata, bensì la zona dove sorge Fonopoli. E’ già stato chiarito l’iter”.
Ma… ora si aspetta il nuovo Sindaco. Se sarà eletto Rutelli, ci sarebbero già delle certezze: perché la costruzione dello stadio del baseball rientra nel suo programma.

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6 responses

10 04 2008
Alfredo

Ciao a tutti, secondo me la Coppa Italia è una buffonata perchè non permette a tutte le squadre di poter partecipare a un trofeo che poi va riconosciuto in bacheca e che con il passare del tempo nessuno ricorderà che era solo per 4 partecipanti: è una cosa della Federazione per salvare il Salvabile, ma senza valore a mio modesto avviso. Secondo non carica proprio niente sulle spalle delle Società perchè verrà giocata da tutti Italiani, inoltre viene penalizzata una delle squadre che entrano ai Play Off e quindi più forte.
Per quanto riguarda il progetto del professionismo, è tutto fumo agli occhi in vista delle prossime elezioni presidenziali. Penso ad occhio e croce oggi in Italia di giocatori Italiani di un certo livello ne abbiamo 20 si e no,ma se i nostri ragazzi non li facciamo giocare e ci inventiamo le regole per far giocare oriundi con la clausola di scuola italiana… dove vogliamo andare? Cerchiamo di essere seri,nel baseball non ci sono solo degli stupidi o dei ” SISSIGNORE “. Cerchiamo di arrivare prima a un Campionato di 14 o 16 squadre, con 5 tra oriundi e stranieri e 5 giocatori di scuola Italiana e dico di scuola Italiana, nati e imparati a giocare in Italia…
Sono innamorato di questo sport e lo ero della Nazionale Italiana che vinceva in Europa ed è arrivata 4.a ai Mondiali ma con tutti i ragazzi Italiani VERI. Adesso se vai a vedere una partita della Nazionale se non parli 4 lingue non ti capisce nessuno. BASTA.
Ciao a tutti

11 04 2008
Maurizio Roveri

Ciao Alfredo
la Coppa Italia, che darà l’opportunità alla squadra vincitrice di partecipare alla Coppa dei Campioni 2009 (oltre ovviamente al Club campione d’Italia), non è una buffonata. Viene progettata perchèpossa essere qualcosa d’interessante, e spero che sia così. Tuttavia è innegaabile che si tratti di un palliativo. Ha il sapore delll’approssimazione. Mi sembra un tentativo “last minute” di rimediare ad una formula di campionato che non è quella giusta, di sicuro non la più felice. Se le società, anzichè guardare ciascuna al proprio orticello e alla propria convenienza, pensassero maggiormente alle esigenze generali del movimento, presumibilmente sarebbero riuscite a trovare un punto d’incontro nell’autunno scorso: e pertanto il campionato di A1 del 2008 avrebbe potuto avere una formula migliore. Più equilibrata. Così invece accade che 4 squadre su 8 finiranno il loro campionato al termine della regular season. Ed il 26 luglio… si troveranno già fuori scena. Fuori dal campionato. Stagione finita. E’ assurdo. Anche perchè 2 di queste 4 squadre potrebbero essere Club dello spessore di un Parma, di un San Marino, di una Fortitudo Bologna, di un Rimini, ma anche Nettuno o Grosseto. Tre mesi di campionato, e poi stop. No, non può esistere una roba del genere. Soprattutto in un anno che non prevede eventi internazionali e che pertanto avrebbe permesso la realizzazione di un campionato più consistente.
La Federazione si è resa conto (in ritardo) che è sbagliato. E cerca di porre rimedio. Poteva imporsi (visto che le società non trovavano un accordo…) e decidere – un po’ d’imperio – la formula che riteneva più giusta, più saggia. Forse non ha voluto farlo, o forse ha ritenuto che così potesse andar bene. Ma poi sono state sollevate tante critiche, ovviamente. Non era possibile che per quattro Società il cammino nell’ambizioso Italian Baseball League durasse lo spazio di tre mesi! Tre mesi di baseball giocato e… nove di baseball parlato. Una contraddizione, mentre si progetta il baseball professionistico.
Per rimediare la FIBS ora s’è inventata la Coppa Italia. E per valorizzarla, stimolarla e impreziosirla, le affianca la Coppa dei Campioni. Nel senso che chi vincerà (attraverso un percorso un po’ complesso) questa manifestazione, avrà diritto a partecipare alla Coppa dei Campioni 2009. Il baseball italiano infatti ha diritto a mandarvi una seconda formazione, oltre alla squadra campione d’Italia. Il meccanismo di questa Coppa Italia coinvolgerà otto squadre, non faranno parte della competizione il club che retrocede in A2 e quello che vincerà lo scudetto (e che pertanto alla Coppacampioni parteciperà automaticamente).
L’idea di mettere in palio un posto nella “grande Europa” è una piccola genialata, perchè stuzzica l’interesse ed evita che una Coppa Italia tirata fuori all’ultimo momento (senza nient’altro in palio) venisse considerata una sorta di coppa del nonno.
Purtroppo… ecco il guaio. La solita approssimazione. Non fai in tempo ad apprezzare un piccolo colpo di genio che il baseball italiano inciampa in una scelta infelice. Cioè, l’imposizione di fare la Coppa Italia senza giocatori stranieri. I big a casa. Già, e lo spettacolo?
Se questa manifestazione vuole essere una cosa SERIA, e lo è poichè mette in palio un posto per la Coppa dei Campioni 2009, andrà fatta NEL MIGLIOR MODO POSSIBILE. Chi vuole vincere, e guadagnarsi la possibilità di andare in Europa, dovrà essere messo nella condizione di presentare la propria migliore formazione.
La Coppa Italia serve per far giocare di più gli italiani? Serve soprattutto per verificare quei “prospetti” che in campionato rischiano di trovare poco spazio? Va bene. Ma si lasci ad ogni singola Società la libertà di certe scelte tecniche. Ci sarà il Club che sceglierà questa linea. Magari mandando a casa tutti gli stranieri, o tenerne soltanto due o tre, per risparmiare sugli stipendi. Ma ci sarà anche la Società che invece vede nella Coppa Italia l’opportunità di arrivare a guadagnarsi un posto in Europa e questa carta vorrà giocarsela fino in fondo. Proponendo la squadra migliore, e dunque anche gli stranieri. Ognuno sia libero di scegliere con quali giocatori vuole scendere in campo. Non ci dovranno essere divieti nè imposizioni. Non è democratico. In fondo, si può giocare con giocatori di “scuola straniera” e al tempo stesso scegliere di inserire due-tre talenti giovani da provare per il futuro. Una soluzione che ha un senso logico e che potrebbe soddisfare ogni esigenza.
L’idea di una Coppa Italia che porti dritto dritto in Coppa dei Campioni è una bella idea. Per favore, non ridimensioniamola subito decidendo di rinunciare agli stranieri. Sarebbe deprimente. Allora sì che diventerebbe una… coppa del nonno. Interesse nella gente? Zero. E se qualche club – per risparmiare – vorrà giocare senza stranieri, o solo con un paio, libero di farlo. Ma è una sua scelta.

11 04 2008
Alfredo

Ciao Maurizio,scusa se sono contrario ma hai risposto solo sulla Coppa Italia che al 99% del movimento del Baseball non interessa proprio. Non hai risposto sulla questione degli Oriundi considerati ASI e non hai risposto sul fatto che bisogna giocare di più o sul fatto che con 8 squadre stiamo facendo il Torneo di Topolino. Altra cosa che secondo me è importante ma che nessuno sottolinea è che nel Consiglio Federale ci vorrebbe un rappresentante per ogni squadra partecipante al massimo Campionato, per non scontentare nessuno, anche perchè la Serie A1 è un’ altra cosa rispetto alle categorie inferiori e molte volte si decide senza rendersi conto delle esigenze delle Società (non rispondermi che ci vuole la lega perchè non ci sono i soldi) le Società fanni gia i miracoli…….
Se continuiamo a giocare 4 mesi, tra un po’ sparisce il Baseball in Italia. Io penso che bisogna lasciare libere le Società di potersi iscrivere al massimo campionato fino a un numero limitato (12,14,16), fare 4 gare a settimana per arrivare a giocare per lo meno quasi 100 partite. Solo cosi possono uscire giocatori ITALIANI DI SCUOLA ITALIANA, altrimenti si continuerà ad inventare mezzucci per agirare le regole, ASI,ORIUNDI aumento di stranieri e documenti falsi…….facciamo giocare i nostri e torneremo anche a primeggiare in Europa.
Questo è il mio pensiero. Sono un innamorato perso di questo sport ed ero grande tifoso della Nazionale,adesso neanche la guardo.
Saluto tutti e Buon Campionatino

11 04 2008
Maurizio Roveri

Alfredo, approvo molte cose che dici. Anche perchè le tue opinioni sono quelle di una persona che ama il baseball e che lo conosce profondamente.
Io ho già espresso più volte il mio parere e con coerenza continuerò a farlo: quest’anno è stata persa una bellissima occasione (colpa della Federazione? colpa delle Società? probabilmente la responsabilità e dell’una e delle altre…). In questo 2008 c’erano gli spazi per realizzare un grande campionato di vertice. E il livello tecnico delle squadre l’avrebbe permesso. Pensiamo, ad esempio, allo spessore e alla competitività di formazioni come Grosseto, Nettuno, Rimini, Bologna, Parma, San Marino. Sei squadroni. Che si equivalgono. Sulla carta, Grosseto e Nettuno parrebbero avere qualcosa di più, ma credo che le differenze con le altre quattro siano minime. L’ho detto e lo ribadisco: sarebbe potuto essere il campionato più bello e più appassionante di sempre. Viceversa, sono state fatte delle scelte che non lo valorizzeranno completamente. E sarà un campionato, comunque bello, le cui potenzialità rimarranno parzialmente inespresse. Si poteva fare di più, si doveva progettare qualcosa di meglio. Il 26 luglio, quando terminerà la regular season, 4 Club avranno già finito il loro campionato. L’eventuale ultimissima partita della serie finale per lo scudetto è fissata per il 6 di settembre. Perchè oltre la prima settimana di settembre non si poteva andare? Perchè non si vuole?
Il presidente Fraccari sa bene quanti problemi (di natura prevalentemente economica, ma non solo) affliggono il baseball italiano. E onestamente, qualche sera fa a Bologna incontrando la stampa, ha ammesso: “Non siamo nè carne nè pesce. Le società sono alla canna del gas. Non possiamo chiedere loro niente di più, altrimenti scoppiano”. Vero. Questa è la dura realtà. E allora ha perfettamente ragione quando afferma: “Questo giochino deve diventare un prodotto. Che produca ricavi”. Per ora infatti ci sono solo costi, e anche alti.
Ebbene: perchè il baseball diventi un PRODOTTO la strada – inevitabile – è quella che porta al professionismo. Con la collaborazione della Major League americana. Se questo progetto, ambizioso e di non semplice attuazione, verrà nei prossimi anni realizzato, forse avremo un grande Campionato. Voglio immaginare 10 Franchigie solide strutturalmente e bene organizzate, tante partite (anche quattro la settimana), più sponsor, più pubblico, più visibilità, tanto marketing e comunicazione. E voglio immaginare un bel numero di giovani giocatori italiani (italiani VERI, intendo dire) crescere, diventare campioni e formare l’ossatura d’una Nazionale vincente.
Sto sognando? Nella vita bisogna avere dei sogni. Soprattutto se possono trasformarsi in realtà. Si può fare. Se TUTTI (ribadisco, TUTTI) vorranno guardare avanti. Lavorando, in maniera limpida ed efficace, per il baseball del futuro. Niente è impossibile.

11 04 2008
paolo palmieri

Ciao Alfredo , pur capendo il tuo sfogo vorrei chiederti : se io fossi di Catania o di Chieti , dove trovo i soldi ed giocatori per fare parte di quelle 14/16 squarde di alto livello per fare 4 games alla settimana ? E su quali campi ? Riuscirei a portare cosi` tanto pubblico da interessare i media e mettere a sedere confortevolmente in uno stadio degno di chiamarsi tale ?
Certo che mi piacerebbe vedere team di ogni parte d`Italia prendere parte alla IBL , ho anch`io molte idee in testa , ma dobbiamo partire da cio` che abbiamo e credo che dobbiamo farlo inizialmente con poche valide squadre che in futuro possono aumentare . La FIBS ha il dovere di proporre soluzioni alternative alle societa` ed in accordo con loro. In questo ti do ragione quando dici che ci vorrebbe un rappresentante di ogni Club nel Consiglio Federale. Bisogna sviluppare un maggior numero di partite interessanti, in quest`ottica la Coppa Italia cosi` come e` concepita e` una buona idea , sarebbe migliore se permettesse di tenere almeno il pitcher straniero e di avere le migliori squadre di A2 coinvolte . Oppure , allo scopo di migliorare i giocatori italiani , inserire le squadre dell`Accademia o altre selezioni nazionali nella Coppa Italia, fuori classifica: so che e` fantabaseball perche` nessun team ti lascia i ragazzi durante il campionato , e` solo un modo per far competere i migliori prospetti con atleti piu`esperti, inoltre porterebbe piu`pubblico .

Vorrei inoltre fare una domanda : su quale base logistica si possono sviluppare le franchigie in regioni come Emilia Romagna , Toscana e Lazio in cui ci sono troppi galli nel pollaio ?
Solo per curiosita`, ma pensate che Modena faccia da franchigia a Bologna ? o Godo a Rimini ? o peggio, Firenze dia una mano a Grosseto ?
E Nettuno? Fara` da serbatoio a Roma o viceversa ?

spero che per il bene del baseball che gli inutili campanilismi o vecchie ripicche tra societa` non intralcino lo sviluppo di giovani atleti.

12 04 2008
prince

Oltre a essere un palese tentativo last minute di fare giocare qualche partita in piu, la coppa italia si rende ancor piu una buffonata per questo motivo: perchè farla giocare senza stranieri visto che mette in palio un obbiettivo importante come la qualificazione per un posto in coppa dei campioni?

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