Vic Luciani, leggenda del baseball, ha scelto Bollate. Tre anni per portarla in A1

5 04 2008

di MAURIZIO ROVERI

E’ stato l’interno più spettacolare (assieme a “Toro” Rinaldi) nella storia della Fortitudo Baseball, ogni suo intervento difensivo era un gioco di prestigio e una delizia per gli occhi. Da giocatore, con la casacca di Bologna, ha vinto 3 scudetti e 1 Coppa dei Campioni. Nel periodo 1971-1982, giocando a lungo da interbase e sul finir della carriera in seconda, è stato autore di 1274 out e 1372 assistenze in 499 partite. Una trentina d’anni fa la sua media-battuta viaggiava attorno a 400, ed era sui 600 di slugging. Nel 1978 raggiunse uno “streak” di 30 partite consecutive con almeno una battuta valida. Un fenomeno di nome Vic Luciani. Che certamente, in mezzo al diamante o nel box di battuta, sarebbe stato un fuoriclasse anche nel baseball di oggi. Perché il talento e l’istinto che possedeva erano davvero qualcosa di speciale.
Diventato allenatore, ha pilotato la “sua” Fortitudo ad uno scudetto e ad una Coppa dei Campioni. Poi, lasciando la città delle Due Torri per prendere la strada della Maremma, Vic Luciani da manager firmò il primo storico scudetto del BBC Grosseto nel 1986 e, più tardi, ha lasciato chiara l’impronta del suo carisma e della sua strategia sulla Coppa dei Campioni vinta dai maremmani nel 2005.
Vincenzo “Vic” Luciani – l’avrete già capito da questa descrizione e dai numeri straordinari della sua carriera – è un personaggio leggendario del baseball italiano. Entrato nella Hall of Fame di recente, la Notte dei Diamanti del 9 dicembre scorso.

METTERSI IN GIOCO – Ebbene, anche adesso che si avvicina ai 62 anni, Luciani non finisce di stupire. Ama mettersi in gioco. Ne ha ancora la voglia e l’energia. Così, oggi, sabato 5 aprile 2008, una “leggenda” del baseball italiano debutta come manager in A2. Guidando il Bollate, società con un bel passato (fondata nel 1959, brillanti risultati nella massima serie all’epoca della Norditalia di Phares, Silva, Pilow), ma ora in cerca di un rilancio.
All’improvviso si è messo a viaggiare, Vic. E’ diventato un… nomade del baseball, dopo che per tanti anni non s’era spostato da Castiglion della Pescaia. “Là avevo il negozio di tabaccheria, il mio lavoro principale. Quando negli anni scorsi l’ho venduto – racconta Vincenzo – ho avuto il tempo per tornare sui diamanti”. Richiamato a Grosseto nel 2005 poichè – ad un certo punto della stagione – lo spogliatoio non era più compatto e Pedro Medina, il manager cubano che aveva trionfato l’anno prima, aveva dei problemi nella gestione del gruppo. Vic, con la sua personalità e la sua psicologia, ha messo un po’ a posto le cose: quel tanto che bastava affinché il Grosseto di Medina e Luciani andasse a conquistare inaspettatamente la Coppa dei Campioni in Olanda. Era il 2005. Ma l’anno dopo non c’è stato più posto per Luciani, perché a Grosseto arrivava Mauro Mazzotti.
Nel 2006 Luciani “uomo della provvidenza” viene chiamato da un Parma in difficoltà e in zona retrocessione. “Sono andato. E abbiamo salvato il Parma. Avevo un impegno sulla parola per il 2007, ma motivi che sfuggono al mio modo di pensare hanno suggerito alla società emiliana di fare un’altra scelta”.
A Bollate l’attende un compito tutt’altro che semplice. E forse è questo che stuzzica e stimola tantissimo Vic.

BOLLATE, LA A1 IN 3 ANNI – “Il Coil Bollate è inserito nel girone A, dove ci sono Avigliana retrocessa dalla A1, il Paternò che era nella massima serie due-tre stagioni fa, un club storico come il Milano Baseball, Novara, Piacenza, Codogno. E poi le squadre del parmense, Sala Baganza, Collecchio, Junior Parma: un territorio dove da sempre si fa del buon baseball. E’ un girone tosto, avversarie agguerrite”. E la partenza è subito dura. Fuori casa, lontano, lontano, un viaggio fino in Sicilia. A Paternò.
“Perché la scelta di allenare in A2? Per rimettermi in discussione, mi piace. L’anno scorso sono stato all’estero, sei mesi ad allenare a Basilea in Svizzera, posso dire che è stata una delle più piacevoli esperienze della mia vita da tecnico. E’ stato bellissimo. La felicità di veder crescere un po’ alla volta un movimento, la soddisfazione di dare una mano a costruire qualcosa laddove c’è fame di baseball e voglia di imparare. Il livello, in Svizzera, è paragonabile in linea di massima alla serie B italiana. Qualche squadra potrebbe giocare in A2 da noi. Il bello del lavoro fatto là è che si è impostato una squadra con tutti ragazzi giovani, ai quali ho trasmesso le mie conoscenze e la mia esperienza di una vita nel baseball”.
E adesso Bollate. Dove si parte con un progetto. “Bertani mi aveva chiesto di venire ad allenare qui, c’è un programma triennale per riportare Bollate nella massima serie, l’idea era attraente e ho accettato. Mi è dispiaciuto un po’ lasciare la Svizzera dove avevo cominciato un certo lavoro e dove avrebbero voluto che rimanessi, ma… il baseball italiano è sempre il baseball italiano. Una tentazione alla quale non potevo dire di no”.
Bollate è cittadina con una grande tradizione nel baseball, dove c’è passione e la gente se ne intende.
“Sì, ha una tradizione importante ma ora è un po’ tutto da rifare, ci sono anche altri sport, c’è il calcio che attira i ragazzi, insomma il mondo è cambiato anche qua”.
Riorganizzare e rilanciare il baseball in una “piazza” che ha avuto una storia importante (e dove il softball ha preso la scena, con una società che ha vinto nella sua storia 12 scudetti!) è la “missione” di Vic Luciani e della dirigenza bollatese.

COSTRUIRE E CRESCERE – “La squadra è giovane, ha ampi margini di miglioramento, non abbiamo quest’anno pretese particolari se non quello di far crescere i giocatori e di vederli maturare, per poi entro un paio d’anni tentare il salto in A1. La mia soddisfazione personale sarà appunto quella di far compiere un salto di qualità dal punto di vista tecnico a questi giocatori nell’attuale stagione”.
“Lavorare pazientemente, in umiltà, per far crescere dei ragazzi credo che sia l’aspetto più stimolante, quello che ti inorgoglisce e ti trasmette le soddisfazioni più grandi. Costruire dal piccolo penso che sia molto bello. E’ troppo facile parlare quando hai dei forti giocatori e vincere quando hai dei grandi giocatori. Ogni riferimento è puramente casuale…”.

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2 responses

10 04 2008
ratón

Bravo Vic, grande CAMPEON tanti tanti auguri, in bocca al lupo.

Bollate avete il miglior allenatore di tutta Italia, ha un solo difetto ,”que es un Magallanero” e quello li porta sfortuna , ViC estas macumbado, vincerai anche qua, Tanti Tanti saluti,

Ratón

10 04 2008
Lercker

Un amico e grande giocatore di baseball
Le statistiche, nel baseball, sono sempre state importantissime, perchè quasi sempre in grado di chiarire un’attività e le capacità di un giocatore, in qualsiasi ruolo. Quasi, ma non sempre, come nel caso di Viciente Luciani.
Vincenzo Luciani, Vic in campo per tutti, è uno dei giocatori più importanti del baseball italiano degli anni 70-80, poi passato all’attività di allenatore che lo vede in campo in questo ruolo anche oggi. Come interbase, credo non abbia avuto confronti e, se paragonato a quelli degli anni che seguirono il suo periodo di attività e agli attuali interbasi, solo alcuni stranieri a mio parere possono stargli vicino. In uno dei campionati nella squadra di Bologna denominata Amaro Montenegro la “cerniera” Vic Luciani-Stefano Malaguti ha concluso 144 doppi giochi in circa 40 partite di campionato (a doppio incontro settimanale, record di quell’anno e forse di tanti altri successivi), una media di più di 3,5 per partita. La scioltezza nei movimenti, la velocità fra presa e tiro e il tempismo nella raccolta della palla “rotolante” sono rimaste senza confronti per anni. Alcune di queste caratteristiche, di grande pregio per gli interni, sono state ritrovate in alcuni giovani, quelli citati nell’articolo sui migliori interbasi che hanno giocato in Italia, ma a mio parere mai tutte insieme in alcuno di questi.
Il battitore Luciani aveva una scioltezza nel giro di mazza da poter affrontare qualsiasi lancio in maniera efficace: come lanciatore non posso dimenticare le sue battute subite. Ricordo, insieme agli altri compagni di squadra, che quando fece insieme a tutti i compagni di squadra la preparazione invernale, invece che partire dagli allenamenti primaverili, riuscì a battere 100 punti in più di media battuta, già di per se sempre fra le più elevate in quegli anni. L’atteggiamento sulle basi, opportunista, aggressivo e rapido, molto più veloce di quanto dava a vedere negli altri momenti del gioco, dimostrando un comportamento istintivo e una tranquillità nel gioco che non ho riscontrato in altri giocatori, nei molti anni della mia presenza sui campi di baseball e fuori come spettatore.
Il suo comportamento in campo è stato di esempio per i giovani, giocatori e spettatori e la sua bravura nel gioco che lo ha reso un idolo per moltissimi spettatori e un mito ancora oggi, oltre ad una signorilità di atteggiamento con gli avversari, ma solo prima e dopo ogni partita. Infatti, durante lo svolgimento di ogni partita, è rimasta famosa la sua massima, che spesso ripeteva durante il gioco, “a lo nemico neanche l’agua, mano!”.
Fuori al campo come amico mi ha sempre dato un affetto superiore a quanto si ritiene normale per compagni di squadra in armonia, che mi onora, che ho tentato di ricambiare, anche se poi per vari motivi ci siamo un po’ perduti. L’ho rivisto in veste di allenatore e ho avuto molto piacere a salutarlo in occasione di una partita al Gianni Falchi, a Bologna, al quale mi ero recato.
Carissimo “Lino”, giocatori delle tue caratteristiche non se ne vedono più e può essere che il calo del pubblico degli ultimi venti-venticinque anni sia dovuto anche all’assenza dei giocatori come te, che militavano nelle squadre di quel periodo, piuttosto che ad altre motivazioni peraltro mai individuate.

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