Maestri, una partita con i Cubs: non è sceso in campo ma è già nella storia

17 03 2008

di MAURIZIO ROVERI

Okay, era soltanto una “squadra B” quella dei Cubs che allo spring training in Arizona ha giocato contro gli altri di Chicago, i White Sox. Dei veri Cubs, titolari in Major League, ce n’erano soltanto cinque alla partenza del pullman: Ryan Theriot, Mark De Rosa, Mike Fontanot, Rich Hill, Kosuke Fukudome. Niente di strano. Succede, durante lo spring training, che giocatori delle Minors vengano chiamati a coprire buchi lasciati da titolari ai quali viene risparmiata una partita. Sì, può essere normale. Però… Alessandro Maestri era lì. Con la casacca prestigiosa dei Chicago Cubs addosso. Gli avevano assegnato il numero 65. Convocato in prima squadra, a respirare – per un giorno – il profumo del magico mondo della MLB.
Nella partita di pre-season contro White Sox (i quali hanno vinto questo derby di Cactus League per 5 a 3), il ragazzo romagnolo non ha messo piede in campo. Ma era nel bullpen. A “scaldare” il braccio, perché poteva toccare anche a lui di salire sulla collinetta. Non ha giocato, è vero. Tuttavia nel bullpen d’una squadra di Major League lui c’è andato. A 22 anni. Quanti ragazzi al mondo avrebbero voluto essere al suo posto!
Di sicuro il fatto è storico per il nostro baseball. Un italiano in formazione in una partita di Major League. A livello di spring training, d’accordo, ma pur sempre di Major League si tratta.
L’evento non deve illudere. Nel senso che questa clamorosa convocazione non significa che Alessandro Maestri sia da considerare uno dei “40-Man Roster” dei Chicago Cubs. Ce n’è ancora di strada da percorrere. Già ieri è tornato sulla terra: mandato a lanciare nella squadra di minor con la quale normalmente si allena, in una partita contro i minors di LA Angels, Alessandro ha faticato tantissimo a trovare la concentrazione dopo le forti emozioni del giorno prima e… ha fatto una figuretta.
Comunque, se i “capi” dello staff tecnico dei Cubs hanno scelto Alessandro fra i “prospetti” da inserire in prima squadra in una partita di Major, sta ad indicare che Maestri rientra nei piani della franchigia di Chicago. Lo stanno osservando. Lo stanno valutando. Lo stanno controllando. Lo stanno coinvolgendo. Scorgono in lui un potenziale giocatore di Major League. State certi che se non la pensassero così, non avrebbero perso tempo a convocarlo.
Supponiamo a questo punto che il giovane lanciatore italiano, prodotto dal vivaio del Torre Pedrera e coltivato dall’Accademia FIBS di Tirrenia, possa cominciare la stagione 2008 in Doppio A. Con i Tennessee Smokies, che è appunto la squadra AA affiliata ai Chicago Cubs. Se ciò avvenisse, “Ale” Maestri entrerebbe nella storia del baseball italiano, perché fino ad ora nessun ragazzo italiano è mai andato oltre il Singolo A.
In realtà, il giovane romagnolo di Viserba è già nella storia: per aver fatto parte d’una squadra di Major League in una partita di spring training.
Ricordiamo che l’anno scorso, sua seconda stagione americana, “Ale” ha giocato in Singolo con i Peoria Chiefs (Class A della midwest league). Ed è andato davvero forte. I numeri parlano chiaro: 83 inning lanciati, 83 strikeout, 6 partite vinte, 3 perse e ben 12 salvezze. Per una ERA (media pgl) di 2.26 che è decisamente apprezzabile.

C’è una persona che ha visto Alessandro fin dalla prima volta che ha messo piede su un campo da baseball. E’ Davide Sartini, che fa parte dello staff tecnico dei Torre Pedrera Falcons ed è in questi anni fra i responsabili dell’Accademia di Tirrenia. Sartini ha visto crescere Maestri, anno dopo anno. Fino a diventare un gioiellino del baseball italiano (a 19 anni lanciava in A1, nel San Marino che sfiorò lo scudetto) e ora un prospetto fra i più interessanti d’una importante franchigia di Major League.
Sartini ricorda e racconta. “Alessandro aveva sì e no 7 anni quando lo accompagnarono al campo di Torre Pedrera. Aveva cominciato prima suo fratello maggiore, Francesco. Un giorno la mamma chiese se poteva mandarci anche Alessandro. Io le risposi: “A 7 anni mi sembra ancora un po’ piccolino, però lo puoi portare se non s’imbarazza a giocare con ragazzi più grandicelli di lui”. Quando si presentò scoprimmo che si muoveva con disinvoltura e naturalezza, aveva già il suo guantone e sapeva come usarlo, come prendere la pallina, come tirarla, come colpirla con la mazza. E quando sua mamma, il primo giorno, venne a prenderlo le dissi: Sì, sì, per noi va bene, può continuare a fare del baseball, anzi penso che un giorno diventerà forte…”.
Sartini aveva già intuito che quel ragazzino era predisposto per giocare a baseball ed aveva qualcosa di particolare.
All’età di 7 anni Alessandro giocava con la squadra degli under 12. Verso i 10 anni ha cominciato a lanciare, prima era bravissimo anche come interbase. E batteva pure. Ricordo che quando si andava a fare dei tornei, lui regolarmente si portava a casa la Coppa come miglior lanciatore o come miglior battitore, anzi a volte vinceva entrambi i premi. A Torre Pedrera s’era formato un bel gruppetto di giovanissimi: il 1997 è stata l’annata doc, vincemmo lo scudetto della categoria Ragazzi. Lui ha fatto tutto il settore giovanile a Torre Pedrera, praticamente non giocando mai con i pari età. Ad esempio, era ancora un cadetto e già faceva parte della Nazionale juniores. A 17 anni è passato in prima squadra negli anni del Torre Pedrera in serie B, addirittura nel nostro ultimo campionato di B siamo arrivati fino alla finale perdendo i playoff a gara5. Maestri era già troppo bravo per rimanere, la B gli stava stretta. Cosicché lui e gli altri ragazzi interessanti di quella squadra (Benvenuti che ora gioca nel San Marino e Spinelli che fa il catcher nella Telemarket Rimini) sono stati lasciati andare per la loro strada. Alessandro ha cominciato la sua avventura in serie A con il San Marino. Contemporaneamente ha scelto l’Accademia FIBS di Tirrenia, per migliorare il suo baseball e proseguire negli studi. E’ stato uno dei primi dieci entrati nell’Accademia. Qui ha trovato un tecnico di grande spessore come Bill Holmberg, che gli ha trasmesso tutte le sue conoscenze. E gli ha insegnato molte cose. Poi, Holmberg lo ha avuto anche a San Marino poiché Bill ha collaborato negli anni scorsi con la squadra della Repubblica del Titano”.
Quanto ho visto crescere Alessandro nelle tre stagioni dell’Accademia? Molto. Nell’atteggiamento mentale, innanzitutto”, rivela Davide Sartini. “Maestri ha sempre avuto il pregio della determinazione. Fin da piccolino. Ci teneva a far le cose per bene, nella maniera giusta: però da ragazzetto, quando qualcosa andava storto o non rusciva come avrebbe voluto lui, ci soffriva e per reazione si metteva a piangere, si arrabbiava terribilmente con se stesso, c’è stato un periodo in cui voleva anche smettere di giocare. Con il tempo, maturando, Alessandro ha saputo trasformare questo tipo di reazione in una cosa positiva. E’ riuscito a cambiare l’atteggiamento, rendendo più forte il suo carattere e valorizzando quella determinazione che ha sempre avuto. Così, s’è abituato al lavoro duro, rigoroso, a non perdersi d’animo mai. Gli aspetti tecnici e fisici sono sicuramente migliorati, ma erano doti naturali. Il grande salto di qualità lo ha fatto principalmente sotto l’aspetto mentale”.

Baseball America, la Bibbia del baseball americano, nel suo Prospect Handbook, definisce lo slider di Alessandro Maestri uno dei migliori del system dei Cubs e addirittura scrive che è un lancio “mortale” per i battitori destri. Chi glielo ha insegnato?
Pensate: è l’ultimo tipo di lancio che Alessandro ha imparato. Prima non lo usava mai. Poi, qui in Accademia, proprio l’ultimo anno, lui e Holmberg cominciarono a lavorarci sopra. Ale già aveva una buona curva, un buon cambio, chiaramente una palla dritta molto veloce. Gli mancava lo slider. Se l’è costruito davvero bene, al punto che è diventato il suo lancio più efficace”.

Questione di giorni. Presto il ragazzo romagnolo che insegue il grande sogno americano saprà quale destino lo attende nel 2008. Da dove partirà la sua terza stagione negli States: dal Singolo A “avanzato”, dal Doppio (com’è probabile) oppure addirittura dal Triplo?

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2 responses

18 03 2008
Gatto

Beh…squadra A, squadra B dei Cubs. Sono i Cubs: a parte i titolari citati credo che la maggior parte degli altri sia comunque già nel 40 man roster. Gente che in ogni momento dell’anno può montare su.
Oppure quando Ale sarà (magari!!) nel 40 man roster diremo “ma non è il 25 man roster”?!?!

23 03 2008
tommy

eddaje mae’ ! un enorme piacere davvero..

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