Banchi e la IBL che verrà. “Sogno un baseball meno regionale e con tanto Sud”

13 03 2008

di MAURIZIO ROVERI

Il baseball italiano, di oggi e di domani, visto con gli occhi le idee i progetti e la competenza di Claudio Banchi. Da tredici anni è nello staff dirigenziale del Grosseto. Dal 1995 al 2000 come general manager, poi nel ruolo di presidente. E da quando Banchi ha preso il timone dello storico BBC, il salto di qualità è stato evidente. Anno dopo anno. Sul piano dell’organizzazione, della credibilità, dei risultati. Scudetto 2004, Coppa dei Campioni 2005, scudetto 2007, supercoppa italiana nel 2003. E anche un altro grande successo: l’aver saputo portare sul “diamante” un marchio di prestigio straordinario come il Monte dei Paschi, la più antica Banca del mondo fra quelle tuttora in attività.
Personaggio dinamico, brillante, ambizioso, Claudio Banchi (49 anni) è uomo da prima linea. Che sa lottare per le proprie idee. Con la capacità di essere coinvolgente. Il suo BBC Grosseto possiede una struttura che è all’avanguardia in questa delicata, faticosa, importante fase di passaggio del baseball italiano verso il professionismo.
L’Italian Baseball League, oggi e domani. Progetti, problemi, obiettivi. Fra sogno e realtà, difficoltà e speranze. La situazione nell’interpretazione del dirigente grossetano.
Io non ho la ricetta che possa andare bene per tutti. Ogni “piazza” del baseball italiano ha le proprie esigenze. Se si vuole arrivare al professionismo, il professionismo si fa cercando la maniera che sia un’attività produttiva. Un’attività che possa rendere. Questo è il concetto di base. Alla luce di questo concetto il baseball italiano si porta dietro un problema strutturale. Nel senso che è un baseball sovradimensionato in un determinato territorio, l’Emilia Romagna, rispetto alle richieste della piazza, ed è poco presente nel resto d’Italia. Io credo che per raggiungere un equilibrio e per rendere il movimento del baseball più credibile, più appetibile, sia necessario portare questo sport in altre aree. Riportarlo ad esempio in aree storicamente importanti, come Torino, Milano, Verona. E Trieste (ora fortunatamente è in A1 il Redipuglia). Come ci sarebbe la necessità di recuperare Firenze. E ci sarebbe la necessità di portare avanti un progetto serio per il Sud, dove abbiamo – un poco alla volta – perso piazze importanti e ciò non possiamo permettercelo. Mi piacerebbe rivedere la Sicilia sul palcoscenico della massima serie. Il Sud può diventare un’arma strategica importante per la diffusione del nostro sport, considerando il clima e anche la voglia di baseball che ci sarebbe. Questo è un problema serio per l’attuale IBL”.
Banchi contro la regionalizzazione di un movimento che, invece, dovrebbe espandersi in altri territori se vorrà acquisire una dimensione più nazionale. “Si continua a parlare, a discutere sul fatto che 8 Società partecipanti al campionato di A1 sono poche. Si sostiene che ce ne vorrebbero 10 o anche 12. E’ un falso problema, secondo me. Il problema vero è: dove le facciamo queste squadre? Bisogna coinvolgere territori che possano portare un bacino d’interesse e di pubblico diverso da quello attuale. Perché l’avere 5 club in Emilia Romagna, alla fine, lascia un po’ il tempo che trova… E porta anche a delle storture. Ad esempio: quel che è avvenuto quest’anno, quando la Federazione ha proposto il calendario degli anticipi televisivi, fa molto riflettere. Io mi sono trovato ad una riunione, a Bologna, con tutte le Società di A1 in cui le 5 emiliano-romagnole hanno chiesto un playoff a 6 squadre: disponibili dunque a fare tre trasferte in più a testa nel corso della stagione. Dopodichè è uscita la bozza degli anticipi televisivi, che prevedeva per l’opening day del 17 aprile il Godo in trasferta a Grosseto, e il Godo ha rinunciato. Sostenendo che non aveva i soldi per venire a Grosseto il giovedì”.
Trattandosi di un anticipo (la partita del sabato pomeriggio anticipata al giovedì sera), e di una trasferta lunga, avrebbe comportato per il club ravennate un pernottamento in più. Che evidentemente il Godo non è in grado di permettersi…
E allora – riflette il presidente del BBC Grosseto – bisogna che nella vita la gente cominci un po’ ad inquadrare ciò che sta facendo. Nessuno dimentichi che ci sono società come il Nettuno e il Grosseto che da sempre tutte le settimane si sobbarcano trecento-quattrocento chilometri e vanno a giocare su tutti i campi d’Italia, dovunque siano. Viceversa ci sono altre società che già hanno quattro trasferte su sette nel raggio di una cinquantina di chilometri e… se una volta in un anno ad una di queste le viene chiesto di rimanere un giorno in più in un posto, non si può perché non ha i soldi per venire! Ripeto: bisogna che la gente capisca quel che sta facendo. Ci vuole un po’ più di decenza”.
Come a dire: è inutile parlare di un campionato a 12 o a 14 squadre se non si è pronti a far parte d’una certa struttura professionale. Si sfoga, il numero uno del Grosseto. Rimasto sconcertato anche da qualche altra situazione (presumiamo ad esempio quella “minaccia” del presidente della Fortitudo Bologna di non presentare la squadra se non fosse stato cambiato il calendario che prevedeva per il club bolognese due trasferte consecutive costose, a Grosseto e a Nettuno, in un periodo considerato turisticamente d’alta stagione).
Oriundi e stranieri – Sono necessari, se non c’è un numero sufficiente di giocatori italiani validi. Il presidente del BBC Grosseto tocca un altro argomento delicato. “Leggo anche di proposte di ridurre i giocatori stranieri, scendere a due, ma il baseball italiano c’è già passato da queste situazioni. Il problema fondamentale è che in Italia abbiamo pochi giocatori. Ebbene, se si riducesse il numero dei giocatori di scuola straniera sapete cosa accadrebbe? Che quei pochi giocatori italiani di buon valore diventerebbero fondamentali e allora, sapendo di essere indispensabili, ti chiederebbero la luna nel pozzo. Con la conseguenza che i costi per le società aumenterebbero ulteriormente. L’arrivo degli oriundi e di più stranieri, in questi anni, ha calmierato i prezzi anziché farli aumentare”.
Un messaggio, investire in comunicazione e marketing. “Io credo che la strada indicata dalla Federazione sia quella giusta. Nel senso che, se per il momento i giocatori di vertice per proporre un prodotto di qualità ti permettono di non andare oltre le otto squadre, si prosegua su questa linea. Cercando semmai di andare di più in televisione, per dare visibilità a queste squadre il più possibile. Investiamo in comunicazione, cosa che faticosamente tentiamo di fare. E poi, l’altro grande lavoro da fare è sulla base. Investire sui settori giovanili, per costruirci in casa i giocatori del futuro, affinché fra dieci anni ci siano tanti giocatori italiani da far giocare. Allora sì che si potranno fare altri progetti. In questo momento certi discorsi non sono proponibili. Siamo in una fase in cui non siamo né carne né pesce, anche se questa Federazione ha il grande merito d’avere invertito un trend che era negativo”.
In questo baseball italiano, dove si viaggia a tante velocità diverse, ovviamente ci sono situazioni che variano da città in città. Grosseto ha buonissimi numeri, sia in termini di tesserati, sia in termini di spettatori. “Chiaro che questi numeri fanno piacere – osserva Claudio Banchi – ma non li considero un obiettivo raggiunto. Li considero una fase intermedia, perché a me piacerebbe veramente vedere il rilancio globale di questo sport in Italia”.
Purtroppo noto che ci sono ancora troppe realtà che considerano il baseball come il loro giocattolino. E invece bisognerebbe investire tantissimo in comunicazione, in marketing, realizzare iniziative per conquistare pubblico, offrire alla gente stadi accoglienti dove le famiglie possano passare serate gradevoli”.
Nazionalizzare il baseball. Questo baseball italiano è troppo regionalizzato. Io auguro all’Emilia Romagna di continuare a prosperare, ma deve rendersi conto però che ad alto livello ci debbono essere tre capisaldi: Parma, Bologna e Rimini. Tutto il resto è contorno. E allora, cerchiamo di avere una politica che deve favorire le altre realtà. Se viene Torino in serie A, favoriamola: non abbattiamola”.
La IBL potrebbe un giorno aprire ai comunitari? Cioè ai giocatori di Paesi dell’Unione Europea? Come si fa nel basket, nel volley…
Il giorno in cui l’Italian Baseball League diventerà un movimento professionistico, questo è scontato. Perché, da professionisti, entri nelle leggi comunitarie. Ma finchè rimani sport dilettantistico vanno rispettate queste normative esistenti, un po’ restrittive e un po’ autarchiche che servono per tutelare il patrimonio nazionale. Rispetto a cosa… non so. Anche su questo aspetto ci sarebbe da discutere”.
La grande vera forza trainante per l’immagine del baseball in Italia dovrebbe essere rappresentata da un grande campionato di A1. Composto dai migliori giocatori che si possano ingaggiare. Senza restrizioni o limitazioni. Una bellissima vetrina, insomma.
Banchi concorda su questa opinione. “Il successo di uno sport non è dato, nella sua quotidianità, dalla Nazionale. Bensì da un grande campionato, che attiri interesse, visibilità, pubblico, sponsor. Chiaro tuttavia che è importante anche la Nazionale. Perché la Nazionale è quell’elemento che, nel momento del successo, può essere di maggior traino. Guardiamo ad esempio al boom attuale, sul piano dell’immagine e della visibilità, che sta vivendo il rugby: sport che non ha numeri molto diversi dal nostro. Dietro una nazionale che è formata anche da giocatori stranieri (e dico stranieri, non oriundi) che giocano nel campionato italiano, il rugby sta costruendo tutto il suo futuro. La Nazionale non vince, ma entra nelle case degli italiani e tutti la vedono. Perché loro, quelli del rugby, che cos’hanno a differenza nostra? Hanno un Evento che porta soldi, investimenti, visibilità, grande interesse: il Sei Nazioni. Che è un appuntamento annuale. Noi del baseball un avvenimento europeo di questa portata non ce l’abbiamo. E’ vero. Però non lamentiamoci. Purtroppo è un difetto del nostro ambiente: tendiamo sempre a sottovalutarci. E a sottovalutare quelle che sarebbero le nostre potenzialità. La gente forse non ha ben chiaro il dato di ascolto televisivo della serie finale per lo scudetto dell’agosto 2007. Il fatto di avere superato i 40 mila televisori sintonizzati su una rete satellitare è un dato d’ascolto altissimo. Davvero clamoroso per uno sport come il nostro. E quando vengo a sapere che la regione che per le finali ha fatto registrare il maggiore ascolto è la Calabria, questo mi fa molto riflettere.Vuol dire che c’è interesse e che c’è fame di baseball in aree che per il momento non abbiamo esplorato. E’ lì che dovremo diffonderci”.

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21 03 2008
overseas

Mi rivolgo ai presidenti di A1 e anche a qualcuno di A2: potreste organizzare delle partite precampionato al sud. Per il prossimo anno potreste incominciare una campagna pubblicitaria sui siti di baseball gia` da febbraio e accordarvi con le societa` del sud che hanno disponibilita`di campo (va bee anche se è corto, tanto non importa a nessuno se si fanno 10 home run a partita , anzi …. ) , disponibilita` a richiamare pubblico ed enti locali e strutture ospitative. Si potrebbe organizzare uno o piu` tornei di 1 week end con team europei, questo darebbe piu` valore e prestigio a tutti. Quali potrebbero essere le societa` ed i campi? Tutta la Sicilia, Cagliari , Matino , Foggia , Caserta , Reggio Calabria , Chieti , Pescara , perche` no … Roma citta`. Anche Sanremo e la Liguria si presterebbero al caso .Sono sufficenti? non credo che a Marzo in queste citta` faccia cosi` freddo da non poter giocare e non credo ( o meglio , non voglio credere ) neppure che i nostri coach siano cosi` restrittivi da impedire di giocare con un po` di fresco , dal momento che per anni abbiamo visto i play off a settembre inoltrato e le finali scudetto in ottobre . Perche` non giocare in campi adattati ? L`importante e` creare interesse e curiosita`anche se si gioca in un campo da calcio . Se vogliamo farci conoscere dobbiamo cominciare dalle strutture che troviamo , non possiamo sperare che il Comune di… (cito queste cttà solo per fare un esempio) Sassari , Bari o Catanzaro costruiscano lo stadio e poi le societa` locali allestiscano squadre di alto livello per far venire il Grosseto o il Rimini o magari il Milano. Dobbiamo essere piu`umili. Invece di riempirci la bocca con parole , passiamo ai fatti: e` con le cose concrete che si costruisce il presente e si progetta il futuro. Non e` una critica a lei, pres.Banchi , dico solo che le societa` grosse devono aiutare quelle piu`piccole , anche la Federazione deve farlo e farsi da garante per lo sviluppo del baseball al sud .D`altro canto le societa` del sud non devono aspettare che arrivi la MLB dal cielo , devono fare del loro meglio per la promozione scolastica e mediatica.
Dobbiamo smetterla di piangerci addosso tutti. Per il bene comune . L`idea delle Accademie regionali porebbe essere un punto di partenza , magari si potrebbe cominciare con una per il sud situata a Messina o Catania o nella base Nato di Napoli , per poi espandersi con gli anni in ogni macroregione che sviluppi un certo numero di atleti. Ripeto , con gli anni. So benissimo che i soldi in FIBS non crescono sugli alberi . Inoltre la Federazione potrebbe chiedere, con la garanzia della MLB , l`utilizzo delle varie strutture militari americane presenti sul territorio nazionale: questo andrebbe a beneficio di tutto il movimento e potrebbe rappresentare una possibilita` per farci conoscere meglio e , perche` no , avere collaborazione dai loro istruttori , specie al sud .
Inoltre , se si organizzassero partite di pre-season o post-season , le squadre di A1 o quelle europee potrebbero vendere il loro merchandising , o la Nazionale potrebbe farlo. Abbiamo la tecnologia per pubblicizzare il nostro prodotto ed e` alla portata di ogni societa` , dobbiamo usarla. Qualcuno puo` rispondermi e spiegarmi perche` no ? Grazie .

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