Fortitudo Bologna, dopo Bautista tesserato anche il fuoricampista Richard Austin

9 03 2008

di MAURIZIO ROVERI

L’indiscrezione di Doubleplay era giusta. Lo avevamo già annunciato, l’ingaggio dell’interbase Rayner Bautista (ex Triplo A) da parte della Fortitudo. Adesso è ufficiale, nel senso che la società bolognese ha diramato un comunicato stampa. Ma c’è qualcosa in più. Il Club del presidente Marco Macchiavelli ha reso noto anche il tesseramento dell’ultimo giocatore straniero che mancava per completare il roster: vale a dire il battitore di potenza, l’uomo per la posizione numero 4 dell’ordine di battuta (il cosiddetto cleanup). Si chiama Richard Austin. Mai oltre l’Independent League. Non è un nome altisonante. Non è l’uomo dei sogni, il Michael Tucker (12 anni da protagonista in Major League) ex grande stella dei Kansas City Royals, e anche di Cincinnati, Giants, Mets, che la Fortitudo aveva “pensato” di agganciare. Come storia, come prestigio, come carriera sono distanti anni luce. Però non significa nulla. L’umile Austin, magari più motivato e più “affamato” di successo, potrebbe magari avere sul campionato italiano un impatto più concreto, più redditizio rispetto a quello di un veterano abituato ad essere trattato da stella. Insomma, non è detto che si tratti per la Fortitudo di un ridimensionamento. Chiaro che Bologna puntava ad assicurarsi un personaggio più affermato, ma l’impossibilità (o l’incapacità) di trovare un main sponsor ha portato la dirigenza ad orientarsi su un giocatore di seconda fascia. Poi, ripeto, può accadere benissimo che l’esterno-battitore Richard Austin risulti estremamente positivo e non faccia rimpiangere certi altri giocatori più reclamizzati che sono stati a lungo (e inutilmente) inseguiti. Abbiamo ben presente il flop dell’ex-majorleaguer Jason Conti l’anno scorso.Però mi chiedo com’è possibile che la Fortitudo Baseball non sia riuscita nello spazio di un anno (Italeri nel febbraio-marzo 2007 tornò a mettere il nome sulle casacche dopo essere uscita, ma lo fece solamente per affetto e per dare ancora una volta – forse l’ultima volta – una mano) a condurre in porto una trattativa di un certo spessore. La dirigenza non ne è stata capace. Comunicazione, marketing, visibilità: ho la sensazione che di queste cose in Fortitudo ne sappiano pochino…

Ma mi sembra che anche la città sia insensibile. E’ comodo, anche per le Istituzioni, farsi belli (quando c’è stato da farsi belli) con le prestazioni ed i risultati della Fortitudo Baseball: una società che da anni va regolarmente nei playoff, una società che ha vinto lo scudetto nel 2003 e nel 2005 e che è stata vicecampione d’Europa nel 2004, una società con un notevole prestigio alle spalle (54 anni di storia, sette volte campione d’Italia, due trionfi in Coppa dei Campioni…). Insomma, un fiore all’occhiello per lo sport bolognese. Ebbene, in questo periodo difficile dal punto di vista economico per la storica Fortitudo Baseball, che cosa fanno per sostenerla l’imprenditoria bolognese e le Istituzioni? Poco o nulla. L’opposto, completamente l’opposto, di quanto avviene a Grosseto dove il baseball ha coinvolto un prestigiosissimo Istituto di Credito quale il Monte dei Paschi e dove l’Amministrazione Comunale sta “investendo” in maniera sostanziosa sul restyling dello stadio Jannella (destinato a diventare lo stadio più bello, forse, d’Europa). Lancio un’idea: Carisbo, Banca Popolare dell’Emilia Romagna o Intesa San Paolo (tanto per fare alcuni esempi) non potrebbero essere la risposta bolognese al Montepaschi che investe nel baseball di Grosseto o al Cariparma che è sponsor del Parma Baseball Club? Mi piacerebbe avere una risposta a questa proposta, a questi interrogativi.

Ma torniamo al mercato fortitudino e alle notizie del giorno. Il tesseramento di Bautista e Austin. Due ottimi giocatori. Occuperanno posizioni chiave a livello difensivo, interbase ed esterno centro, rafforzando contestualmente il lineup biancoblu.

Rayner Bautista nasce a Nizao Bani (Repubblica Dominicana) il 17 settembre 1978 e, arrivando a Bologna non ancora trentenne, sfoggia ottime referenze, frutto di una lunga carriera da professionista in America. Otto anni di Minor League: per sette stagioni nell’organizzazione dei Detroit Tigers, giungendo nel 2004 in triplo A, ed una (2006) con i Baltimore Orioles, oltre alle due in Independent League, con Atlantic City e York, inserite nella lega atlantica. Un totale di poco meno di 1.000 presenze, quasi sempre schierato nel ruolo di interbase titolare, nel quale si è distinto con medie difensive di tutto rispetto, trovando sempre la fiducia, da parte del Manager di turno, nell’affidargli le chiavi di una delle posizioni più “calde” del diamante. Decisamente interessante anche a livello offensivo. Con una media vita in battuta di .263, il giocatore ha una notevole performance anche a livello di “bombardiere” (.388). Pur non essendo uno “slugger”, Bautista è quel tipo di battitore che gli addetti ai lavori definirebbero “gap to gap”, cioè capace di battere “nel buco”, sia a destra che a sinistra, totalizzando dunque molte valide extrabase (ben 196 doppi in carriera), ben sfruttando anche le doti di velocità che possiede. Insomma, un atleta destinato a diventare un perno difensivo della squadra agli ordini di Marco Nanni, ma che può portare anche un sostanziale contributo in attacco.

Richard Austin, statunitense, nato nello stato di New York il 30 agosto 1977, mancino in battuta, è un esterno, utilizzato prevalentemente a destra e al centro, la cui carriera si è focalizzata nelle 7 stagioni disputate in Independent League, precisamente nelle leghe “Frontier” e “Northern”, dove il livello del baseball è paragonabile a quello del campionato italiano. MVP di lega nel 2004 e nella formazione “All Star” di lega nel 2004 e 2005. Nella carriera in Independent il giocatore ha disputato 594 partite, con una media battuta complessiva di .302, una media arrivi in base di .416 e una media slugging di .488. Ha ottenuto 387 passaggi gratuiti in base, numero pressoché identico a quello delle eliminazioni al piatto. Interessante anche il numero delle basi rubate (99 contro 26 colti) e degli RBI (386). I 136 doppi, 13 tripli e 78 fuoricampo descrivono un battitore di peso, che può fare la differenza nel baseball italiano. Dunque, Austin è quel tipo di giocatore che può occupare uno spot nella parte centrale del lineup bolognese. Un attaccante che dimostra contemporaneamente disciplina al piatto e buon occhio, oltre una certa velocità sulle basi. Dunque, un attaccante “a tutto tondo”, ma anche un ottimo difensore, che, impiegato all’esterno centro, saprà ben sfruttare le caratteristiche sopra specificate.

La Carriera di Bautista e Austin

Rayner Bautista inizia la sua avventura nel mondo del baseball professionistico americano nel 1997, quando a 19 anni disputa una stagione di Rookie League per l’organizzazione dei Detroit, distinguendosi con una media battuta che sfiora i .300. Le sue prestazioni gli valgono l’inserimento nella formazione “All Star” della Gulf League, come interbase. Gioca anche qualche partita in A+. Confermato dai Detroit nelle stagioni successive, fra il 1998 e il 2002 disputa alcune stagioni in singolo A, raggiungendo il top a Lakeland (A+), nel 2001, quando chiude con medie di .260 in battuta e .401 “bombardieri”, guadagnandosi il posto di interbase titolare, mettendo in mostra buone medie anche in difesa. Il 2002 è anche l’anno del salto in doppio A, nelle file dell’Erie. Non patisce il salto di categoria, anzi le sue medie migliorano, soprattutto nella stagione 2003, quando disputa 115 partite, quasi tutte da interbase titolare, battendo 114 valide, con 18 doppi, 4 tripli e 11 fuoricampo, per una media battuta di .286 e slugging di .435. Emergono le sue caratteristiche di battitore “gap to gap”, oltre alle sue doti difensive, che lo portano in triplo A, cioè a un passo dalla grande lega. Avviene nel 2004, quando Bautista disputa 63 partite fra interbase e seconda base, con medie difensive davvero ottime. In attacco invece chiude con 46 valide: 16 doppi, un triplo e un fuoricampo, per una media battuta di .218 e slugging di .318. Concluso il suo lungo rapporto con i Tigers, Bautista nel 2005 si dedica ad una squadra di Independent League (Atlantic City Surf), dove chiude la stagione con cifre importanti: .290 in battuta, .484 di slugging, con 16 homerun e 58 RBI. In 98 gare nella posizione di shorstop chiude con la media difensiva di .972. E’ l’interbase nella “All Star” di lega. Lo notano gli Orioles che lo ingaggiano nel 2006 per il posto da interbase titolare nei Bowie Baysox (AA), dove si dimostra ancora un ottimo giocatore per questa categoria. Chiude con .264 in battuta e .376 di slugging; da notare i 25 doppi in 122 partite, entrambi suoi record personali in Minor League. Nel 2007 torna in Independent, sempre in Atlantic League, ma questa volta con York. Sfiora i .300 in media battuta, per lui ben 36 doppi in 106 gare, 64 punti battuti a casa e una media bombardieri di .435.

Richard Austin inizia la sua carriera professionale nel 2001, con Springfield, nella lega indipendente “Frontier League”. Passa poi a Rockford, disputando nella stessa lega le tre stagioni successive (2002-2004). Il 18 aprile 2005 firma con i Fargo-Moorhead Redhawks, che partecipano alla “Northern League” dove rimane fino a tutto il 2007.
Nella stagione di esordio batte con la media di .260, con 15 doppi, 3 tripli e 8 fuoricampo (primo grande slam in carriera battuto il 27 luglio 2001), oltre a 50 basi ball, per un totale di 76 gare disputate. Nel 2002, con Rockford, passa ad una media battuta di .300 e una media bombardieri di .510, frutto di 19 doppi e 11 fuoricampo ottenuti in 73 partite. Quinto della lega come percentuale di arrivi in base (.431). Dopo un 2003 più difficile per lui (media .249), è protagonista di un grande campionato nel 2004, ultima stagione con Rockford, trainando la sua squadra ai vertici della classifica di lega. In 84 gare chiude con la media battuta di .359, percentuale arrivi in base di .489 e media slugging di .590 (Ops 1079). E’ la sua migliore stagione in Independent League, condita con 20 doppi, un triplo e 15 homerun, per un totale di 77 punti battuti a casa. Prestazioni che valgono la nomina quale miglior giocatore della lega (MVP) e il conseguente inserimento nella formazione “all star”, guidando le statistiche di lega per media battuta e percentuale di arrivi in base, e ai primissimi posti come media bombardieri e punti battuti a casa.
Nel 2005 Richard Austin passa alla Northern League, firmando con i Redhawks. Ottiene nella prima stagione il personale record di 29 doppi ed è selezionato nella “All Star” di lega dopo un’altra stagione brillante, chiusa con la medie di .337 in battuta, .444 “on base” e .531 slugging. Per lui anche 10 fuoricampo e 3 tripli. In questa stagione ottiene a maggio un grande slam, e ad agosto un “cicle”, il primo della sua carriera e della storia dei Redhawks. Confermato nelle due stagioni successive, Austin mantiene medie battuta sempre di alto livello (.296 e .304), con medie arrivi in base vicine a .400 e medie bombardieri vicine a .500.
Nell’inverno 2007-2008 Austin è stato il quarto miglior battitore per media in Messico (.386), nella Liga Invernal Veracruzana, con i “Gavilanes” de Minatitlan.

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10 responses

9 03 2008
Micio

L’azienda “La Fortezza” aveva annunciato un impegno con 11 società sportive bolognesi, fra cui la squadra di baseball, oltre ad essere il main sponsor della Virtus basket, da cosa è dipeso il passo indietro?

10 03 2008
Giacomo

Il signor roveri, a mio avviso, sottolinea giustamente un aspetto di questo problema. Senz’altro la città di Bologna non è un vulcano di proposte di sponsor, e porto la mia modesta testimonianza della mia squadra di softball amatoriale che non sta riuscendo, sebbene mettendoci impegno, a trovare uno sponsor per un totale di miseri 600 euro. Ma nel caso della fortitudo baseball, mi azzarderei a dire che si tratta anche di incapacità di cercare a fondo.
il signor roveri giustamente lancia idee come gruppo san paolo e altre banche… io ci aggiungerei l’unipol, grande sponsor del baseball bolognese anni ’70 e ’80.
sono in amicizia con alcuni elementi della direzione dell’unipol. stimolati sull’argomento, così, quasi per gioco, ho percepito una risposta entusiasta in merito ad una possibile collaborazione con la fortitudo baseball. ma, giustamente, mi si dice, che non può essere l’unipol a muoversi per prima, ma la società, che deve portare un progetto e una proposta.
perchè non è stata fatta una cosa del genere, piuttosto che agganciarsi al “treno La Fortezza”?
questo è quello che mi sono sentito rispondere.
forse sono informazioni incomplete…ma che fotografano bene il problema.
questo è il mio piccolo contributo alla discussione.
comunque e sempre, forza fortitudo.
speriamo che austin e bautista ci facciano vedere quelcosa di buono e di meglio di altri stranieri dell’anno scorso.
giacomo

11 03 2008
Micio

Sicuramente le società di baseball Italiano non brillano in comunicazione e marketing, questo non è di certo un problema della sola Fortitudo, ma in termini di main-sponsor, a quale azienda puo’ interessare entrare in un “mondo a sè” che mira a concentrare la sua attività in tre mesi e per di più estivi, notoriamente il periodo dell’anno in cui giornali e tv tirano di meno?
Se anche si trovasse qualche pazzo che fosse interessato ad entrare in questo mondo, credete che sia disposto a farlo con cifre “importanti”?
A me sembra di parlare del cane che si morde la coda, gira e rigira si torna al problema principale, per avere più visibilità e appetibilità occorre allungare il periodo di attività dei club, non comprimerlo.

11 03 2008
Maurizio Roveri

E’ da sempre il mio pensiero: il campionato italiano di massima serie deve essere la forza trainante del movimento-baseball in Italia: pertanto è necessario, fondamentale, indispensabile che sia un campionato vero, tosto, concreto, intenso e che copra – il più possibile – cinque mesi di stagione. O quattro mesi e mezzo, ma sempre intensi e di alta qualità. Ma quando la Federazione cerca di dare una brusca accelerazione, per poter spingere in avanti il movimento, trova ostacoli proprio nelle società. Le quali: 1) non collaborano fra di loro, perchè ciascuno guarda al proprio orticello e alla propria convenienza; 2) spesso sanno soltanto lamentarsi, sostenendo che i costi sono eccessivi e che non ci sono soldi e che non si può andare avanti così.
L’unica società che ci sentiamo di definire professionale, o abbastanza professionale, in questo momento in Italia è il Montepaschi Grosseto.
Diverse società di A1 e di A2 hanno una mentalità vecchia, dopolavoristica. E non brillano per niente in fatto di comunicazione, marketing, modernismo.
D’accordo, la formula di questo campionato 2008 è sbagliata. Nel senso che poteva essere differente e che – non essendovi quest’anno attività internazionale – si poteva e SI DOVEVA sfruttare una buona parte del mese di settembre e proporre un campionato più ampio, più vero. E’ stata un’occasione persa. Colpa della FIBS ma anche delle società.
Tuttavia non è responsabile la Federazione se ci sono dei Club che non sono capaci di vendere bene il proprio prodotto nè di crearsi la giusta visibilità (Fortitudo Bologna in primis).
Fino a quando il movimento non cambierà mentalità, il baseball italiano non riuscirà a compiere il salto di qualità. Rimanendo in un limbo malinconico.
Ci vuole più energia, ci vuole più ottimismo, ci vuole più spirito d’iniziativa. Dirigenti nuovi e idee moderne.

12 03 2008
Zambo

saluto tutti i lettori, sono un appassionato di questo fantastico sport.
Visto che si parla di giocare di più per le squadre di alto livello per aumentare la visibilità del baseball, c’è una soluzione a mio avviso: creare dei tornei d’elite sulla falsariga del quadrangolare “birra moretti” nel calcio, da infilare nei periodi vuoti del campionato, in cui lo sponsor è in evidenza.
Anche fare dei tornei a fine stagione a livello europeo non sarebbe male(specie per lo sponsor).
Non appoggiarsi sempre sulla FIBS che pure si dà da fare. Ci vuole più iniziativa.

13 03 2008
Roberto Caramelli

Caro Roveri,
come mai sei sempre sul pezzo quando si tratta di anticipare le mosse di mercato delle squadre di baseball, e invece i tuoi informatori non ti danno nessuna notizia sulle trattative per trovare uno sponsor che la Fortitudo sta sicuramente perseguendo?
Voglio dire: solo perchè non è stato ufficializzato nulla, e tu non hai raccolto “voci”, non significa automaticamente che la Fortitudo nel 2008 resterà senza sponsor.
Se le cose stessero davvero come dici tu, al tuo posto farei un pezzo per spiegare a tutti il MIRACOLO BOLOGNESE: una società che ha perso lo sponsor che l’ha affiancata per undici anni, non è riuscita a sostituirlo perchè il consiglio direttivo è formato da un branco di incapaci, e però ha ingaggiato Mura, Cillo, Mazzuca, Angrisano, Paoletti, Alaimo, Delgado, Vargas, Bautista e Austin, ha confermato Matos e Connell, più tutto il roster italiano del 2007.
Ti dò per certo che nessuno di loro viene gratis.

13 03 2008
Maurizio Roveri

Per la Fortitudo Baseball mi sono esposto – con la mia firma – come forse non ha fatto nessun altro: vale a dire, criticando la città e la sua insensibilità, mandando anche da questo sito un messaggio di disappunto alla Bologna imprenditoriale e anche alle Istituzioni. Perchè la Fortitudo Baseball è un fiore all’occhiello dello sport bolognese, è da sempre una bella realtà, ha una storia importante alle spalle. E dunque meriterebbe maggiore disponibilità da parte della città. L’ho detto chiaramente. In questi mesi, sul mio sito e sul sito Baseballitalia, ho scritto di Fortitudo più di chiunque altro. E per questa mia sensibilità dovrei essere ringraziato, e non criticato. E’ vero, ho cercato anche di scuotere la dirigenza attraverso una piccola provocazione. La società ha avuto un anno di tempo per trovare uno sponsor importante (il cosiddetto main sponsor) e non l’ha ancora trovato. Ciò mi lascia perplesso e l’ho fatto capire. Italeri non è andata via adesso, bensì nel dicembre 2006. Poi, un paio di mesi dopo era rientrata nel mondo dei diamanti ma solamenter per dare un piccolo aiuto (appariva sulle casacche, ma mi risulta che arrivasse da altrove il sostegno economico maggiore). Si sapeva da un anno che Italeri non sarebbe più rimasta. Tuttavia, questo non significa che in Fortitudo ci sia inerzia. Non voglio dire che il Club di Marco Macchiavelli sia rimasto con le mani in mano, non sarebbe neanche giusto pensarlo. Sono certo che si sta lavorando con grande volontà e che sono stati aperti tanti contatti. In attesa di agganciare uno sponsor importante, che però ancora manca.
Frattanto la formichina piano piano ha raggranellato diversi partners: aziende di piccola e media dimensione. Evidentemente, un passo alla volta, la società sta riuscendo a trovare abbastanza risorse. La Fortitudo non naviga nell’oro. Però credo che in qualche maniera – seppur faticosamente – sia già in buona parte coperta per la gestione 2008. Altrimenti non si spiegherebbe una campagna acquisti ambiziosa e certamente anche costosetta. Il problema del baseball è che – ad alto livello – è sport che ha un costo esagerato (circa 600 mila euro la gestione di un campionato) in rapporto agli incassi (la Fortitudo nella stagione 2007 al Falchi ha incassato al netto 24 mila euro). C’è una sproporzione. Una differenza abissale. E allora è evidente che un club di A1 deve necessariamente basarsi tantissimo (fin troppo) sugli sponsor, ma ciò può essere rischioso. Comunque, ti condiziona. E’ il sistema che è sbagliato. Occorrerà inevitabilmente aumentare gli incassi: e sotto questo aspetto, le società (tutte) debbono lavorare in maniera più efficace a livello di comunicazione, marketing, idee, iniziative, proposte. Per catturare più pubblico. E’ lì che bisogna fare il salto di qualità. E voglio verificare se la Fortitudo sarà pronta.

14 03 2008
prince

Mi rifaccio al commento del sig. Caramelli il quale nell’elenco dei nuovi acquisti di Bologna mette anche Mura. Infatti sarebbe un buonissimo acquisto se, oltre a fare il diesse, tornasse a lanciare almeno fino al ritorno di D’Angelo visto che la squadra fino a quel momento dovrà un po arrangiarsi sul monte in gara3. Un lanciatore in piu non fa mai male…

14 03 2008
Bob_21

Caro Giacomo,
parlo a difesa dei dirigenti, tutti, dello sport minore, che spesso viaggia attraverso soluzioni di amicizia piuttosto che di marketing ed offerta di mercato.
Se fossi tifoso del Bologna, io avrei passato tutti i contatti/amici/dirigenti delle varie Assicurazioni di tua conoscenza, allo staff dirigenziale della societa’ bolognese, poi una volta verificata l’incapacita’ a concludere, avrei scritto il post.

Come e’ bello parlare da fuori , sai quanti vanno in giro a spacciare potenzialita’ ed agganci vari?
Ma quando si va a stringere, sempre di soldi si parla.
Andateci tutti cauti a valutare i dirigenti di questo sport che naviga a vista a livello federale e vive tuttora sulla grande capacita’ di volontariato di moltissimi.
Ben venga il professionismo. Forse allora, forse, chi ha gli agganci e l’affare, si fara’ notare, a me scappa da ridere !!!!!!

14 03 2008
leroi

Bravo Prince. Hai espresso con parole semplici ciò che molti pensano. Ti vedrei bene come collaboratore fisso del blog.

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