Sondaggio: la “palla più veloce” nella storia del campionato italiano

23 02 2008

di MAURIZIO ROVERI

Un argomento “leggero” ma sicuramente stuzzicante è quello che Doubleplay vuole proporre oggi ai suoi lettori, sempre più numerosi (stiamo viaggiando verso le 40 mila “visite”, nello spazio di una quarantina di giorni ed è un numero molto promettente considerando che siamo ancora “fuori stagione” per il baseball).
Vorremmo coinvolgervi in un sondaggio. Anzi, qualcosa di più di un semplice sondaggio. Seguiteci. E chiedete aiuto alla vostra memoria, perché si tratta di un viaggio nel tempo.
Parliamo di lanciatori. Ci sono lanciatori che hanno scritto la storia del baseball italiano. Taluni di loro sono diventati degli idoli, dei personaggi fascinosi del nostro campionato per avere acceso gli occhi del pubblico con la potenza del loro braccio. Sono i cosiddetti lanciafiamme. Quelli dalla fastball che inchioda il battitore, quelli che dal monte sono padroni dell’aria, quelli che bruciano il guantone del catcher con le loro sassate.
Chi è stato il lanciatore dalla “palla più veloce” di tutti i tempi nella storia del campionato italiano? Bella domanda. Siamo curiosi. Ogni appassionato di baseball avrà la propria idea. Esprimetela, a commento di questo post.
Ma non vi chiediamo di fare un semplice elenco di lanciatori (di scuola italiana o di scuola straniera, è indifferente). Dai nostri lettori, che sappiamo essere molto competenti, gradiremmo sapere che cosa li ha spinti a scegliere un lanciatore anzichè un altro. E che cosa li affascinava del loro lanciatore preferito, magari raccontando un episodio, una curiosità, un aneddoto, una performance speciale.
Mi permetto di dare qualche indicazione, a mo’ di esempio. Giulio Glorioso, il primo mito del baseball nostrano, detiene il record degli strikeout. Ne ha confezionati 2083 lanciando nella sua lunga carriera 2038 inning. Dal 1960 al ’74. Gran palla veloce, per il baseball di quell’epoca. Venne anche invitato per due mesi a Daytona Beach, allo spring training dei Cleveland Indians. Il livello tecnico del campionato è poi cresciuto e Mike Romano, diventato l’uomo-simbolo dei Pirati di Rimini, ha impressionato tutti dal 1973 al 1986 con la sua palla di fuoco. Ha lanciato per 1084 riprese, mettendo “a sedere” 1331 battitori; 95 partite vinte e 33 perse; media PGL 2.28.
Vorrei anche ricordare due italiani dalla palla decisamente pesante: Federico “Kiko” Corradini, 10 campionati a Bologna (Unipol, Ceramica Costi, Fortitudo, dal 1970 al 1979) con 1260 strikeout in 1364 inning, e Giacomo Bertoni (15 campionati, fra Rimini, Parma, Santarcangelo, San Marino) con 1229 k in 1430 riprese lanciate.
In quegli anni chi mi ha letteralmente sbalordito è stato Craig Minetto. Ha giocato una sola stagione, 1975, sufficiente per renderlo indimenticabile. Quel ragazzo mancino dal simpatico sorriso, nato a Stockton in California, esaltò lo stadio “Gianni Falchi” e la Fortitudo targata Grappa Canonier. Era arrivato a Bologna in convalescenza, veniva da un infortunio, doveva far riprendere ritmo al suo braccio. E ci riuscì in maniera strepitosa: 21 partite, 15 complete, 5 shutout, 16 vinte e 4 perse. Soprattutto 252 strikeout, in 174 inning. Vale a dire, uno strikeout e mezzo per inning. E 0.92 di media PGL. Clamoroso. Minetto dopo quella stagione bolognese tornò in America e, qualche anno più tardi, balzò in Major League. Rimanendovi per quattro anni. Primo caso di un giocatore entrato nel mondo della MLB proveniente dal campionato italiano.
Un altro pitcher dalle origini italiane e dalla palla veloce è stato Dan Miele, 5 campionati in Italia (1 a Grosseto e 4 a Parma) fra il 1974 e il 1980. I suoi numeri: 504 inning, 50 partite vinte e 8 perse (percentuale fantastica dell’86,2%), 449 strikeout, solo 90 basi su ball, media pgl 1.53. Ancor più veloce la palla di Dave Farina, altro oriundo, 5 campionati tutti con Parma, dal 1980 all’84: 629 inning, 60 partite vinte e 16 perse, 639 strikeout, media pgl 2.59.
Un re dello strikeout è stato Michael Pagnozzi che, fra il 1984 e l’87, ha indossato le casacche di Trieste, Crocetta, Rimini e Parma: 582 inning e ben 770 k! Micidiale.
All’inizio di questo millennio i grossetani sono andati in estasi per Otis Green. Mancino, palla non propriamente superveloce, ma pitcher di grande astuzia, capace di mettere la pallina dove voleva. Due stagioni in Maremma, impressionanti quei suoi 284 strikeout in 190 inning lanciati, 16 partite vinte e 6 perse, media pgl 1.94. Un super. Anche se il pitcher al quale la gente di Grosseto resta maggiormente affezionata penso sia Richard Olsen. Bravissimo e spettacolare. Il personaggio più amato.

Nel 2001 a Bologna si è visto il giapponese Yoshimune Wakita. Fece esplodere la Yoshi-mania al “Falchi” per qualche mese: 10 partite, 10 vittorie, media-pgl 0.64, appena 6 punti guadagnati su di lui in 83 inning lanciati, lasciando al piatto 105 battitori. Poi, perfido, l’infortunio, una notte di metà giugno. A fermare colui che avrebbe certamente scritto un pezzo di storia importante.
E arriviamo ai giorni nostri, con Riccardo De Santis, Alessandro Maestri, Jesus Matos e quel Juan Figueroa la cui palla è stata probabilmente la più veloce della stagione scorsa assiene a quella di Giovanni Carrara.

La mia top five: 1) Minetto; 2) Pagnozzi; 3) Green; 4) Olsen; 5), a pari merito, Romano e Farina.

Ripeto, le mie sono soltanto delle indicazioni, degli esempi. Avrò certamente dimenticato qualche importante “palla veloce”, e quindi scriveteci per esprimere le vostre valutazioni.

Schiroli, responsabile Area Comunicazione della FIBS, ci ricorda che Alessandro Maestri (che sta cominciando il suo terzo anno americano, nell’Organizzazione dei Chicago Cubs) ha lanciato la sua “veloce” a 94 miglia in Nazionale ai Mondiali di Taiwan. E ci segnala inoltre che il giovanissimo Andrea Lucati, del Grosseto, spara già la sua fastball a 90 miglia.

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42 responses

23 02 2008
D G Grosseto

Aggiungerei Alfio Boscarol trasformatosi in lanciatore a Grosseto e Dario
Borghino closer di molte importanti partite del Grosseto di Luciani negli anni 80.
Sono i primi che mi sono venuti in mente cosi di getto.

23 02 2008
Giovanni

Complimenti bel pezzo! Chi ama questo sport va anche alla ricerca di queste particolarità da ricordare e commentare. Sono d’accordo con i nomi fatti da Roveri e vorrei ricordarne qualcuno anch’io. Forse non hanno lasciato un gran segno ma ad esempio qui a Nettuno ricordiamo Chris Willsher che venne negli anni 80 ed era un lanciafiamme, io ero piccolo ma ricordo una partita con 16 eliminazioni al piatto. Ricordo Al Pratt che stette poco a Nettuno ma era velocissimo di braccio. Negli anni 90 venne Paul McClellan che aveva un passato nei Giants ed era un fior di lanciatore. Ricordate il duello con Faustino Corrales nei play-off contro Parma? Se ricordo bene Mc Clellan fu l’unico a sconfiggere il forte cubano. Spero sig. Roveri che torniate a lanciare questi particolari ricordi, magari parlando di grandi catcher, bombardieri o interni alla Lenny Randle per capirci… continuate così, Doubleplay ci piace, grazie e sempre forza Nettuno.

23 02 2008
dno

Potrei dirvi che Juan Figueroa ha toccato 95mph l’anno scorso. L’abbiamo registrato con il radar! Buon sondaggio a tutti! Dno

23 02 2008
Franco Ludovisi

Vorrei parlare dei lanciatori del “primo baseball”. Il re indiscusso dei lanciatori veloci dei primi anni del baseball italiano è Giulio Glorioso.
Carriera lunghissima, giocata in squadre del nord e del sud che raggiungono tutte, con lui, l’obiettivo dello scudetto con la sola eccezione di Parma.
Gli scudetti sono tutti ottenuti col suo consistente apporto.
Le sue principali doti: la velocità ed il controllo, la determinazione, la voglia di emergere sempre. Allora non si usava misurare in miglia la velocità del lancio, ma quando ti trovavi alla battuta e Giulio ti indirizzava una palla intimidatoria addosso (allora si giocava senza alcuna protezione al capo) avevi la sensazione che questa viaggiasse a velocità supersonica.
Come sostenevano appunto i battitori Mario De Muro e Lallo Carmignani: era una palla alla “kriptonite”.
Romano Lachi contemporaneo di Giulio aveva anche lui una bella veloce, ma la sua qualità migliore era la varietà ed “eleganza” dei lanci, non la potenza.
La più alta velocità di lancio in assoluto di quei tempi, in base alle mie sensazioni di battitore, la attribuirei a Canco Paschetto: un vero problema toccarlo, perché la velocità non era abbinata ad un controllo certo, come nel caso di Glorioso, ed eri indotto a battere anche un lancio fuori controllo, cioè non buono.
Ho avuto l’opportunità di lanciare contro l’Olanda, per un rilievo corto, fra Glorioso e Paschetto e penso che agli olandesi i miei lanci siano sembrati come tanti…..cambi di passo!
Cito ancora fra i lanciatori veloci dell’epoca Riccardo Rimini che abbinava la fast notevole al controllo e all’efficace strategia di lancio tanto da ottenere nel 1960 un pgl di 0,87 e un rapporto riprese lanciate/strike out di 198 su 140: niente male!
E teniamo presente che se i battitori di allora non erano così pericolosi e numerosi come ai giorni nostri, alcuni campi all’epoca misuravano a sinistra metri 76,20: come da regolamento.
Un vero incubo per noi sul monte!

23 02 2008
Marco Landi

Personalmente mi piacciono molto queste chiacchierate da lega della stufa virtuale.
Gioco anch’io.
Cito prima due lanciatori che, nella mia memoria di tifoso dell’epoca, hanno lasciato un’impressione notevole.
Il primo è ‘Win’ Remmerswaal, olandese, al Parma fra il 1983 e il 1985, poi un anno a Nettuno e uno a San Marino. Mi ricordo del ‘mito’ di genio e sregolatezza che lo circondava e che comunque, soprattutto all’inizio era una gatta veramente dura da pelare. Non so se fosse effettivamente velocissimo, ma uno che gioca due anni nei Red Sox certamente non ci arriva con gli stracci.
L’altro è un utility dal ‘braccione’ che sul monte ha mietuto parecchi successi, ma forse non il meritato apprezzamento: Mark Talarico. Venne a Bologna da esterno, passò sul monte letteralmente inventato da Luciani, Corradini e Malaguti, alla fine l’unico ruolo in cui non rammento di averlo visto è quello di ricevitore. Non c’erano tante ‘macchinette’ in giro, allora, ma non sarebbero servite comunque per stabilire che la palla di Mark fischiava.
Dal punto di vista della forza bruta, cito un tale Bob Moore, straniero della Fortitudo a inizio stagione 1989, che amava autodefinirsi ‘fastball in the night’. Effettivamente nella pre-season stupiva un po’ tutti scaldandosi il braccio da un esterno all’altro con Roberto Bianchi che gli ritornava la palla con non meno di un rimbalzo. Il bello è che il Moore tirava diretto nel guanto da… inginocchiato a terra! Poi in campionato prendeva 4-5 punti al primo inning, prima di chiudere definitivamente la saracinesca (a buoi scappati). Durò, mi sembra, tre giornate. Senza lasciare tracce o nostalgie.
Venendo ai giorni nostri, mi sento di aggregare al gruppo dei lanciafiamme Carlo Richetti. Lui le 90 le tiene e le supera spesso e volentieri.
E anche Tim Kester del Rimini ’01.

23 02 2008
pino

Di Cundari se ne ricorda qualcuno?

23 02 2008
Leonardo Schianchi

Ciao Maurizio
volevo, oltre che rifare i complimenti per il tuo interessantissimo sito, partecipare a questo deja-vu su chi fossero i lanciatori più veloci del nostro baseball. In effetti è molto meglio parlare di queste “dolcezze” della memoria che affrontare i problemi, veri e profondi, del nostro movimento che non riesce in alcun modo a decollare.
Tornando all’argomento, la “palla veloce”, credo che Gabriele Negrini, uno dei tanti talenti inespressi del nostro baseball, fosse dotato di una velocità mai raggiunta da nessun lanciatore italiano. Al mondiale di Edmonton in Canada nel 90, lo vidi costrigere ad un paio di “smanicate” clamorose i mitici cubani. Prima di crollare a suon di ball. Lo misurarono a 94-95 miglia i vari scout presenti e ti garantisco che anche quando lo affrontai come battitore, ebbi la stessa impressione: una palla pesantissima, come quella di Bob Galasso del Nettuno.
Magari non lanciatori completi, ma dal braccio tremendo come quello di Dave Masters, che l’amico Trinci purtroppo conosce bene avendo ricevuto una tremenda dritta nel caschetto nella prima partita dei play- off del 93. Anche il tipo era sulle 94 mph orarie. Peccato che spesso non sapessero dove andassero a finire dall’alto dei suoi 2, 15 d’altezza.
Vorrei ricordare anche la gran dritta di Mariano Marchini del Codogno. Anche lui della serie….talenti sciupati, assieme alla velocità maestosa del cubano Faustino Corrales nel Parma del 95.
E’ vero, come tu affermi, Minetto, Pagnozzi, Bertoni e Glorioso oltre ad essere dotati di una fast-ball notevole erano lanciatori completi, ma a mio avviso il re assoluto della velocità resta quel campione inimitabile che è stato Mike Romano.
Lui a mio avviso bruciava il guantone del catcher, come mi ha sempre confermato uno che se ne intende, Elio Gambuti.
A presto e complimenti ancora per l’ottimo lavoro.

23 02 2008
Maurizio Roveri

Giusta segnalazione di pino. Felice Cundari, oriundo, uomo di palla veloce, giocò a Firenze nelle stagioni 1983 e 1984. Lanciando complessivamente 134 inning e realizzando 211 strikeout. 13 partite vinte e appena 1 perduta, per una percentuale di vittorie del 92,9%.

23 02 2008
denti gianfranco

bravo double play continua così , bellissimo sito sul baseball . Forse avete 40000 visite proprio in questo momento perchè la gente del baseball non può stare 9 mesi senza il suo sport preferito!!!!!!!!!

23 02 2008
ceby24

anche il mancino KINNUNEN non tirava piano…

23 02 2008
D G Grosseto

Si, il “Divino” Olsen ci è rimasto nel cuore, d’altronde dopo sette stagioni
si considera un vero grossetano, comunque l’affetto è ampiamente ricambiato,
è tornato più volte da turista, si tiene informato sulle vicende della squadra. I suoi
figli sono in città molto spesso. Memorabili i duelli con un altro grandissimo
lanciatore, il riminese Rick Waits lanciatore veramente completo che non aveva cali di rendimento nel corso dei nove
innings, molto preciso, riusciva a sfruttare le debolezze dei battitori.
Una curiosità su Olsen: non voleva effettuare più di 120 lanci, giunto a tale
quota qualunque partita,qualunque situazione si fosse creata, lui scendeva dal monte
e Vic Luciani barava!!! Sì, perchè dopo i cento lanci si “dimenticava” di conteggiarne qualcuno…..

24 02 2008
Giovanni Colantuono

Che piacere partecipare ad un amarcord sul baseball nostrano come quello aperto dall’articolo di Roveri. E con grande simpatia voglio salutare Leo Schianchi ricordato sempre con grande simpatia qui a Nettuno. Caro Leo, io in quella partita a cui tu ti riferisci c’ero. Era una partita di finale scudetto tra Nettuno e Rimini nel 93. All’epoca io commentavo le partite del Nettuno per Idea Radio Nettuno e ricordo benissimo la difficoltà mia nel vedere Gui Trinci a terra sbattere le gambe in quel modo, come anche te ricorderai, e commentare in diretta sapendo che c’erano i famigliari di Trinci in ascolto. Fu terribile! Fortunatamente tutto si risolse bene per Guglielmo. Comunque è vero, Masters era velocissimo ma altrettanto scontrollato, e dall’altra parte c’era “sua maestà” Bob Galasso che forse non aveva una grande velocità ma faceva del controllo e della solidità sul monte le sue armi vincenti. Qui a Nettuno ancora si rimpiange un pitcher del calibro di Galasso, professionista esemplare.
Per tornare all’amarcord possiamo aggiungere Mike Kinnunen che portò il Verona ad una finale scudetto a suon di strike-out. Poi, Eddie Vosberg che fece una campionato strepitoso a Novara dove lanciava e batteva alla grande. Ancora più indietro nel tempo ricordo il baffuto Glenn Coock a Nettuno. Grande lanciatore e ottimo difensore di terza base. Poi possiamo citare Aris Tirado a Caserta negli anni 90: un altro di grande velocità. Insomma mi sto rendendo conto, caro Leo, che hai veramente ragione: ricordare il passato del nostro baseball è meglio che guardare l’attuale situazione a mio giudizio molto critica. Stiamo parlando di anni in cui gli stranieri erano pochi e, solo per fare qualche nome, a Nettuno giocavano Bagialemani Trinci, Taglienti, Ubani, De Franceschi, Cecconi, D’Auria; a Rimini c’erano Gambuti, Ceccaroli, Schianchi, DeSanctis, Gaiardo, Evangelisti, e potrei citrne tantissimi altri di Parma, Bologna Grosseto e via dicendo, e tutti ITALIANI!!! Italiani VERI. Pilastri di una nazionale che vinceva. E quei pochi stranieri che venivano erano giocatori di grande spessore, ricordiamoci i vari Reid, Olsen (un’altro grande pitcher), Galasso, Falcone, Funderburke, Randle, Komminsk, Wallace(se ricordo bene triplice corona a Nettuno negli anni 80), e potrei citarne ancora molti, tutti più forti della maggior parte degli stranieri che vediamo ora in Italia. Grazie per lo spazio che mi avete concesso ed ancora tanti saluti a Leo Schianchi.

24 02 2008
Maurizio Roveri

Vero. Michael John Kinnunen, americano, mancino di Seattle, ha giocato in Italia dal 1991 al 1993 indossando la casacca del Flowers Gloves Verona e del Cariparma. Braccio potente: 444.1 gli inning lanciati, 37 partite vinte, 580 strikeout, media pgl 1.88. Era un nome importante: aveva giocato in MLB negli anni ’80 con Minnesota Twins e Baltimore Orioles.

24 02 2008
overseas

Anche Nava del Modena tirava molto forte , poi credo che si sia fatto male . Ma tra i tanti, Farina del Parma mi ha impressionato maggiormente , per potenza ed agilita` .

24 02 2008
max

Ero un ragazzino nel 1974 quando un pomeriggio andai con altri amici a vedere un allenamento del Nettuno, ci sedemmo sul muretto che delineava la recinzione del fuoricampo, per noi Nettunesi la famosa “tribuna broccoletti”, praticamente noi ragazzi andavamo lì per risparmiare i soldi del biglietto quando c’erano le partite ufficiali, e per rimediare qualche pallina battuta oltre la recinzione durante gli allenamenti. Quel giorno un giocatore ce la spedì una pallina, ma non con la mazza, bensì con la forza del suo braccio, la pallina s’infrattò in mezzo dei cespugli dietro di noi, praticamente lui la lanciò da fuori il dug-out nettunese dell’epoca , praticamente fece un lancio di circa 120 metri: lui era un certo Mike Bruno. Gradirei se possibile notizie riguardanti le prestazioni dell’ epoca di questo lanciatore.

24 02 2008
Mario Mazzocchi

Anche Tim Birtsas del Rimini 1992 tirava piuttosto forte, se non ricordo male

24 02 2008
diego zamò

nessuno si ricorda del mancino del Macerata , un certo Pharam ( mi sembra si chiamasse cosi’ ) nel 1990 ?

24 02 2008
Massimo Baldazzi

Bravi tutti!
a questo punto avete ricordato quasi tutti, anche i Nettunesi meno famosi (per alcuni) come Willsher e Cook, con quest’ultimo mi ricordo un 25 a 1 al Bologna!!
Vosberg e Kinnunen non si potevano non citare, specialmente il primo uno: che batteva e lanciava a quel modo non è cosa comune.
Saluti Nettunos

24 02 2008
Leonardo Schianchi

Scusate se intervengo di nuovo nella discussione, intanto per salutare l’amico Colantuono che, come la maggior parte degli appassionati nettunesi, è gran intenditore di “beis”, poi per ricordare che la discussione verteva, a mio avviso, sulla velocità pura della fast- ball. Non sulle qualità specifiche dei singoli lanciatori. Nel qual caso si aprirebbe un nuovo fronte di discussione. La velocità, la pura potenza, quella che quando entri nel box di battuta ti fà dire: come dicono a Nettuno….. li mortacci t….i, che nespola.
Ecco io intendevo quello, anche se ad onor del vero Ed Vosberg, indimenticato lanciatore del Novara negli anni 90, ed in seguito “closer” per diversi anni in Major, può benissimo entrare nella mia personale classifica dei “lanciafiamme” di tutti i tempi. Cordialmente ciao, a tutti i lettori di questo bello ed importante luogo di incontro baseballistico

24 02 2008
Giovanni Colantuono

Chiedo scusa se torno di nuovo in questo spazio, ma questa mi sembra un’ isola felice tutta batti e corri, così piace il baseball a noi “malati” di questo sport. Voglio solo contraccambiare i saluti a Leo Schianchi e grazie per l’intenditore. Ottima Leo la citazione del “come dicono a Nettuno” e vorrei aggiungere, come dicono…a Nettuno, chi tirava “tortorate” era anche un certo Douglas Cinnella, forse sconosciuto alla maggior parte di voi, venne a Nettuno nel 92. Una stagione che fu sfortunata per il Nettuno, venne a sostituire Mike Hansen che fu tagliato a fine maggio. Cinnella era un big, tirava da paura, era venuto “per sbaglio” in Italia. Infatti dopo solo un mese ripartì per gli States a fare il rilievo se ricordo bene a Cincinnati. I pochi che lo ricorderanno però possono confermare la potenza del braccio di Cinnella. Certo è rimasto troppo poco per poter essere preso in considerazione in questo sondaggio, però mi piaceve ricordarlo. Per la cronaca quell’anno il Nettuno chiamò poi James Leemasters per la sostituzione di Cinnella. Caro Roveri, a questo punto aspettiamo il tuo prossimo input per scatenare i nostri ricordi. Saluti a tutti e W il BASEBALL!!

24 02 2008
overseas

Grande Leo , sei stato un ottimo giocatore anche se un po` ” nervosetto ” ma questo , credo , fa parte del tuo carattere . Sono lieto di leggerti e grazie per il tuo contributo a questo meraviglioso sport .
Souza del Santarcangelo lo ricorda qualcuno? In quegli anni, anche Jackson Todd del Bologna mi pare avesse una buona fast , qualcuno puo` confermarlo?
Grazie .

25 02 2008
Maurizio Roveri

Jackson Todd è stato uno degli undici ex-majorleaguer nella storia della Fortitudo Baseball. Il primo campione con un passato nella Big League statunitense ad arrivare a Bologna fu nel 1980 Tom Shopay, un esterno che aveva giocato con i New York Yankees e che arrivò anche a conoscere le emozioni di partecipare alle World Series (1971) con Baltimore Orioles. Il secondo ex-MLB è stato proprio Jackson Todd, grandissimo pitcher, determinante nella conquista dello scudetto bolognese del 1984. Gli altri Bigleaguers interpreti sulla scena del “Falchi” sono stati, in ordine cronologico, Lanny Randle (il giocatore più famoso, probabilmente il più esaltante), Todd Cruz, Manny Sarmiento, Les Straker, Dale Mohorcic, Drew Hall, Les Lancaster, infine l’anno scorso Jason Conti e Alex Herrera.
Vale la pena raccontare qualcosa di Jackson Todd, giustamente ricordato dal lettore che si firma Overseas.
Todd arrivò a Bologna nel 1984, a stagione già iniziata. Aveva 32 anni. Nato a Tulsa in Oklahoma il 20 novembre 1951, Jackson Todd aveva debuttato in Major League nel 1977 con i New York Mets, arrivando poi ad esprimere il top delle proprie possibilità dal 1979 al 1981 giocando per i Toronto Blue Jays dov’era il “partente” di riserva. A Bologna, in quel 1984, vi arrivò direttamente dal Triplo A.
Un aneddoto sul suo impatto con il campionato italiano: al primissimo lancio, Jackson subì fuoricampo! Episodio sconcertante. Che non turbò minimamente questo campione americano. Gara dopo gara, si fece apprezzare sempre di più. Bologna scopriva una stella. Divenne un dominatore dal monte di lancio, la scena era tutta sua. Diede un contributo fondamentale (10 partite vinte, 3 perse, 104 strikeout in 118 riprese lanciate) per il quinto scudetto della Fortitudo: rimasto l’ultimo per quasi un ventennio, fino al 2003 e successivamente quello del 2005.

Rispondo anche al nettunese Max, che ha chiesto informazioni su Mike Bruno. Lanciatore, primo oriundo della società tirrenica. Ha giocato per la Colombo Assicurazioni nelle stagioni 1974 e 1975. Autore di ottime prestazioni nel suo primo anno nettunese (la Colombo del ’74 si classificò al secondo posto in campionato e arrivò seconda anche in Coppa dei Campioni, sconfitta in finale dai Nicols Haarlem), Bruno non fu altrettanto fortunato nel 1975 quando il suo rendimento venne decisamente condizionato da un infortunio al braccio. Complessivamente, nelle sue due stagioni nettunesi, Mike Bruno lanciò 115.2 inning, con 113 strikeout e una media PGL di 2.57

25 02 2008
roberto rossi

Salve a tutti, io naturalmente non posso dimenticarmi di un tale FAUSTINO CORRALES. Erano veri fulmini quelli che uscivano dal suo braccio.Ma credo che in questi ultimi 6-7 anni uno dei più forti lanciatori venuti in Italia sia stato sicuramente MARIO SANGILBERT, dell’Anzio, lanciatore in grqdo di vincere per due anni consecutivi il premio per il maggior numero di strikeout. Se Sangilbert avesse avuto l’opportunità di giocare a Nettuno, Bologna, Rimini, Grosseto, avrebbe vinto quattro o cinque scudetti consecutivi…

25 02 2008
Giampiero Faraone

Credo di non discostarmi molto dalle tue valutazioni, Maurizio. Ma credo anche che uno come Bob Galasso può stare benissimo nelle prime 5 posizioni.
Di Galasso racconto un aneddoto. Eravamo a Grosseto, con il Nettuno, ed era una partita chiave per arrivare quell’anno alla finale (1990). Dall’altra parte lanciava un certo Olsen (a proposito anche lui penso che merita la top five). Dunque, dopo il riscaldamento nel bullpen, Bob mi si avvicina e mi sussurra:”Giampiero, il mio slider questa sera non funziona”. Al che,considerato che mancavano 5 minuti all’inizio della partita, gli dissi subito per tranquillizzarlo (era leggermente nervoso): ” Bob, non importa,l ancia solamente dritta e curva”.
La partita finì 2 a 1 per noi e Galasso fece ben 15 k , andammo alla finale contro il Rimini e vincemmo il campionato dopo 17 anni.
Non potrò mai dimenticare questa cosa e penso per questo che Bob meriti i primi 5 (a proposito ho letto che qualcuno ha detto che aveva poca velocità. Se lanciare di media 90 miglia per 9 inning è poca velocità…)
A parte Minetto, che è stato una meteora, penso che il primo posto in assoluto lo meriti il grande Mike Romano.
Ciao Maurizio , a presto.

25 02 2008
Maurizio Roveri

Mi fa estremamente piacere l’intervento di Giampiero Faraone. Non soltanto perchè è un amico di vecchia data, ma anche perchè è un personaggio che ha passato la vita sui diamanti: è gente come lui ad avere scritto la storia del baseball italiano. Personaggio da Hall of Fame. Va ringraziato, per tutto quello che ha dato e fatto. Sono uomini così quelli che ti fanno appassionare al baseball: a me capitò nel lontano 1969 quando ebbi, da ragazzetto che cominciava a metter piede dentro una redazione, la fortuna di conoscere a Bologna un dirigente passionale, vulcanico, creativo come Angelo Zara e, a STADIO, un giornalista che amava il baseball come Mario Mongiorgi.
Grazie, Giampiero, per avere scritto. E confido di avere in futuro altri tuoi interventi. Articoli che facciano opinione. Nello spirito di Doubleplay, un blog che vuol principalmente fare opinione.
E penso che sarà bello sentirti raccontare storie , curiosità, aneddoti di quel baseball “romantico” che si faceva amare per la sua spontaneità. L’episodio che hai narrato del grande Bob Galasso è nella sua semplicità un vero “pezzo di storia”.

25 02 2008
marcello massari

Questa è la mia top five dei lanciatori con la “palla più veloce” vista sui diamanti italiani:
1) Romano (stagioni: dal 1973 al 1998)
2) Galasso (dal 1990 al 1993)
3) Armellino (dal 1973 al 1975)
4) Farina (dal 1980 al 1984)
5) Minetto (stagione 1975). Ma segnalerei anche Juan Figueroa, in attività in Italia dal 2005.

26 02 2008
dave

Il fatto che avete avuto tutte queste “visite” non è un buon segno….alla prossima visita il manager vi sostituisce

28 02 2008
Marco Landi

Visto che Maurizio ha citato l’episodio, non riesco a resistere…
Chi si ricorda quale fu il giocatore che ‘battezzò’ con un fuoricampo al primo lancio in Italia Jackson Todd?
Una palla autografata dal protagonista al primo che risponde!

29 02 2008
Stefano

Otis Green, il più grande degli ultimi anni!
19 K al Parma con una sola BV concessa al 9°, i primi 7 battitori al piatto consecutivamente e tra questi il noto Chris Madonna, non un bischero qualunque!
Purtroppo limitato da un infortunio nel 2001 nel quale beccò la squalifica per doping, avuta, è bene ricordarlo, per una pomata legale negli USA, usata per curare uno strappo muscolare dopo una partita col Caserta in cui beccò 14 BV. Insomma una stupidaggine colossale.
La perla nella semifinale del 2000 con Rimini: 16 o 17 K con una sola valida.
Dicono che non fosse velocissimo, ma si vede che non lo misuravano!

29 02 2008
prince

rispondo alla domanda del sig. Landi: fu Dan Bonanno del Santarcangelo a battezzare J. Todd al primo lancio in italia. Un lungo homer al centro, ma poi fu Bologna a vincere la partita

29 02 2008
Marco Landi

Esatto! Fu proprio l’attuale responsabile per l’Italia della Major League Baseball a ‘dare il benvenuto’ a Todd nel 1984.
Complimenti per la memoria.
Se mi invia il suo recapito a marco.landi@fibs.it le farò avere a breve una palla autografata da Dan Bonanno. Non quella del fuoricampo in questione, però.

29 02 2008
Augusto

Dan Bonanno

29 02 2008
Augusto

Scusate non avevo visto la risposta di prince, sul 1° lancio di Todd, cmq allora rispondo a overseas, su Mark Sousa: aveva una discreta palla veloce, ma quello che era strabiliante, senz’altro il miglior pick off in prima che abbia mai visto in italia, una volta a Firenze ne prese fuori base 3. Ex major league anche se con poche apparizioni con Oakland, lo scoutammo, nel lontano ’84/85 al College S.Mateo (Ca) allenato da Noce da dove partì il gemellaggio con i locali “Bulldogs”, assieme al compianto Pierangelo Torroni grande esterno che ricordo con tanto affetto, Andrea Succi, Bebo Tassinari e Giacomo Bertoni. Di Mark ricordo la grande simpatia, il grande talento e l’amore per le belle donne e i drink…, anche se questo non conciliava molto con il campo altrimenti chissà gli anni che avrebbe giocato in major…. un saluto caro a tutti quanti mi leggono, a Leo in particolare che è un pezzo che non lo vedo, e a tutti i Bulldogs rimasti ancora sui campi.

29 02 2008
Augusto

Per quello che riguarda la miglior fastball, senz’altro metterei Mike Romano al 1° posto, pero’ un certo Craig Gioia del Parma ve lo ricordate?
Lo metterei subito dopo, vinse 3 anni consecutivi 76-77-78 la mpgl con meno di 0,80 addirittura nell’ anno 1978 ebbe 0,24 di mpgl, non ricordo qlc con medie inferiori della sua.
Aveva un caricamento particolare col ginocchio sx quasi sopra alla testa, gran lanciatore, che in batteria con Castelli era tutto un programma …che battaglie a quei tempi col Rimini di Romano e Orizzi-long dietro al piatto!!!

1 03 2008
LUDOVISI fRANCO

Graig Gioia ha ottenuto un pgl di 0.63 nel 76, 0.98 nella regular season del 77 e 1.24 nella poul scudetto dello stesso anno mentre nel 78 ottenne 0.54 e non 0.24 come da te riportato erroneamente così come in molte pubblicazioni anche ufficiali. Se avesse ottenuto 0.24 di pgl avrebbe il record assoluto di ogni tempo, record che appartiene a Giulio Glorioso con 0.46. Invece anche Mike Romano nello stesso 78 superò Gioia con un favoloso 0.51. Questo solo per non continuare a usufruire di dati inesatti sui Pgl, perchè sul fatto che Graig Gioia fosse grandissimo non ci piove!

2 03 2008
Maurizio Roveri

Grande Franco, tu sei veramente la bibbia del baseball italiano. Memoria storica. Sai tutto. Da oltre mezzo secolo insegni baseball. E da giocatore sei stato un apprezzato lanciatore di “cervello” e tattica. Anche in maglia azzurra. C’eri tu sul monte di lancio (è bene ricordarlo) in quella Coppa Europa del 1959 a Trieste quando la Nazionale italiana per la primissima volta nella sua storia vinse una partita lasciando a zero gli avversari. E non si trattava di un’avversaria qualunque, bensì la Spagna che quattro anni prima era diventata campione d’Europa. Da allenatore hai trasmesso la tua sapienza, le tue conoscenze, le tue emozioni a tantissimi giocatori, diversi dei quali sono diventati dei big.
Il baseball non ha segreti per te. Io sono onorato e felicissimo di averti nel cast di Doubleplay.
Ma penso, soprattutto, che un personaggio con la sapienza di Franco Ludovisi dovrebbe essere coinvolto dalla FIBS e ascoltato religiosamente.

5 03 2008
maurizio

Craig Gioia può venire dopo Mike Romano solo per la palla veloce. Per il resto Gioia è stato il più grande lanciatore visto in Italia, Romano il più grande “tiratore”.

14 03 2008
Augusto Palazzini

Ciao Franco, grazie x l’amico sincero, la bibbia evidentemente sei tu, i dati mpgl li ho trovati online, evidentemente quello non era un sito attendibile, comunque il mio intervento era per ricordare Craig Gioia che ancora nessuno aveva citato e che ricordavo come grande lanciatore, ma che lascio dietro Romano, perchè poi dire che Romano sia il piu’ grande “tiratore” ce ne vuole…. , quando sei sul monte, sei un lanciatore, l’importante è avere i risultati, tirare strike, in qualsiasi modo, per far fuori il battitore e Romano ne ha avuti di risultati………mentre per la la “palla piu’ veloce” degli ultimi anni, radar alla mano, sono d’accordo con Dino e Marcello per Figueroa del San Marino, con 95 mph.
Ciao a tutti

26 03 2008
Stefano

concordo sul fatto che Craig Gioia sia stato uno dei più grandi pitcher mai visti in Italia.
A parte però il fatto che il sondaggio parla testualmente di lanciatori con la palla più veloce, se c’era un lancio che gli mancava era proprio quello! (anche se, per il nostro livello, la sua era più che sufficiente!)
Ricordo che dicevano che tirava “come un vecchio”, cioè come quei lanciatori che, perdendo velocità con l’ età, giocavano più sugli effetti e con l’ esperienza, cosa che gli ha precluso palcoscenici più prestigiosi.

30 04 2008
Massimo Grecchi

Condivido in pieno la top-five di Roveri.
Occorre anche ricordare che Minetto era convalescente, ossia in fase di recupero e non al top della forma abituale (raggiunta la quale ci lasciò, purtroppo).
Roby Pensieri, che fu contro di lui 5 turni in 2 partite, andò 5 volte out senza riuscire a veder palla.
Dico “vedere” come scandì lui a me quell’anno (ahimé ne son passati troppi).
Mike Romano, invece, era anche fior di battitore: distratto anche da questo. Ma ebbe contro, a lungo, molti “chitarristi” e “rematori” (l’epoca del cognome Cardinali, dico).
Chi insegnò molto fu pure Jack Coston (ricordate?) ma erano altri tempi.
Craig Gioia era troppo un volpone per sbagliare, ma non aveva la “secchezza” dell’altro Craig.
Eterno Minetto, grande prima e dopo. E da noi pure durante.

29 06 2008
Davide

Di Craig Gioia ricordo sempre un episodio particolare. Stadio di Rimini, Derbigum – Germal, Mike Romano lanciò una no hit (e contro la grande Germal di quegli anni era un’impresa non da poco), per Parma lanciava Gioia. Che, all’ultimo out per Romano, scattò letteralmente dal dugout per essere il primo ad andare a complimentarsi con colui che l’aveva battuto. Gran signore!
Di Romano ricordo la prima partita giocata qui a Parma (era il suo primo anno in Italia e si chiamava ancora “Patrick Cardinali”): giocò i primi tre inning come interbase e fece un paio d’eliminazioni in prima da mostro. La palla partiva e si sentiva solo il ‘poc’ dentro il guantone del primabase. Uno dei suoi tiri partì da dietro la terza (Soleri?) dov’era arrivato in copertura miracolosamente ed arrivò in prima come un fulmine
Poi salì sul mound, lanciò una valanga di ball e qualche strike, tutto con una velocità che, almeno a quei tempi, era davvero impressionante.
Mike Romano, prima di diventare lanciatore a tempo pieno, è stato, a mio parere, uno dei migliori interbase mai visti in Italia.

19 01 2009
massimo grecchi

Qualcuno deve pur riprendere con l’anno nuovo…
Ricordo lo scontro Paschetto-Glorioso (Tanara Parma-Europhon Milano) al vecchio Giuriati, seconda metà anni ’60. 3-0 finale e campionato per la compagine di Gigi Cameroni. Canco (“grissino” per i parmensi) tenne meglio di Giulio e riuscì a controllare i bomber emiliani alla grande. Compreso il recordman Anticaglia, lasciato al piatto un par di volte. Carestiato, Spinosa e Novali fecero il resto ma Giulio, ormai, era sul viale del tramonto. E ancora Biro Consonni, rilievo assieme a Monelli, a far da supporto.
Fece bella figura anche Vinassa De Regny assieme all’architetto Balzani. E poi…
Vi ricordate “peretta” Mally, dell’altra Milano? E Zorat, di Ronchi?
Un saluto a tutti i trombones come me, prima che mi venga da piangere

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