Cambiare faccia al baseball italiano? Si può: ecco la proposta di Mario Bruno

20 02 2008

Dall’Official website della Juve 98 Torino abbiamo voluto riprendere un interessantissimo articolo di Mario Bruno, grande giornalista, uomo di baseball. Lancia un nuovo segnale, propone l’idea di una formula che cambi faccia ai campionati rendendoli più solidi, più aggressivi, più rappresentativi, più emozionanti. In una parola, più veri. Si tratta di un intervento destinato a far discutere e che volentieri proponiamo ai lettori di Doubleplay, perchè è la riflessione che viene da un personaggio di grande spessore. Mario Bruno, “firma” importante del giornalismo sportivo italiano, è nel baseball da sempre: vi ha giocato, poi per tanto tempo lo ha raccontato dalle pagine di Tuttosport, e da una decina d’anni è il presidente della Juve 98. Seguiamolo:

Fraccari a Torino ha avuto un sereno scambio di opinioni con lo scrivente, Mario Bruno, ed ha espresso un concetto che ci ha lasciato perplessi. Il tema del contendere “siete voi società che dovete spiegarci quale baseball volete”. Un messaggio talmente democratico da diventare poco interessante dal punto di vista politico. Per quanto ci attiene, riteniamo che la Federazione ed il suo governo politico debbano rappresentare inequivocabilmente la base ma debbano pure garantire all’intero sistema quei guizzi, quelle intonazioni, quei passaggi strategici che un presidente di società qualunque non possa avere nel proprio carniere, perchè i suoi confini sono per forza di cose limitati. E l’idea, dunque, che il baseball italiano sia nelle mani di tutti e non, soprattutto, nel Governo la consideriamo riduttiva. Il messaggio di Fraccari è in ogni caso trasversale ed ha una finalità, arrivare a piccoli passi a mutare la formula del campionato di A1, che al momento è un vero non sense: 8 squadre con una che balbetta. E qui Carbone, presidente dell’Avigliana, ha messo il dito nella piaga specificando: “se si esclude l’esperienza del Godo, chi è andato di recente in A1 è poi tornato indietro con legittime ferite”. Tema che riguarda Modena, Avigliana e che ora coinvolge Redipuglia con la quale gli orange si sono gemellati in una sorta di patto di resistenza: bello.

A questa valutazione di fondo, A1 difficilissima per chi non è ipernutrito negli sghei, noi abbiamo aggiunto quello che riteniamo un altro peccato capitale di questo sport. “Il baseball è lo sport più chiacchierato d’Italia, si parla per otto mesi e si gioca per quattro, è una formula inaccettabile, il compito della Federazione è inesorabilmente quello di affermare il suo sport per il maggior numero di mesi possibile, il che significa contatto, immagine, comunicazione, visibilità, marketing, vita”.

La sintesi del nostro pensiero è che questo sport, così com’è concepito oggi, è obsoleto nell’approccio con l’opinione pubblica e va rifondato. E a sostegno di questa valutazione, ci permettiamo di aggregare anche una nuova formula dei campionati.

Serie A1 a dodici squadre, con inserimento delle prime due classificate di ogni girone provenienti dal campionato di A2. Dodici squadre significa girone unico con una presenza sul territorio di maggiore evidenza complessiva. Si dirà: costi di trasferta che aumentano, sì, ma riduzione dei costi del parco atleti con lo smantellamento del fronte stranieri per il campionato di vertice. Playoff per le prime otto classificate, secondo la formula 1-8, 2-7, 3-6, 4-5 e seguenti con long series per semifinali e finali; playout per la formula retrocessione e promozione tra le ultime 4 della A1 e le prime e seconde classificate di ogni girone della serie A2, privando le formazioni che provengono dalla A1 del lanciatore straniero.

La serie A2, in questo modo, ha due gironi da 8 squadre: le prime due si è detto, vanno ai playoff, la terza e la quarta sono salve, dalla quinta all’ottava vanno ai playout (su max 3 partite a girone di 4) con le prime due di ogni girone della serie B: accesso alla serie A2 per le prime quattro squadre che emergono da questa fase. Le partite si giocano senza lanciatori oriundi, per rispetto alle regole che governano il campionato minore.

E per la B-C1 analogo meccanismo, favorendo un incrocio di situazioni che crea suspence dal primo all’ultimo istante e che ha il grande pregio di allungare il periodo agonistico. Considerando che soltanto 4 squadre – terza e quarta classificata dei due gironi della A2 – non sono coinvolte in questo meccanismo, queste stesse 4 squadre daranno vita alla Coppa Italia.Se si cercava l’emozione, se si cerca un nuovo segnale, se si punta a qualcosa di più solido, aggressivo e rappresentativo, questa formula può cambiare inesorabilmente il baseball rendendolo thrilling.

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23 responses

20 02 2008
Paolo Berti

Sono poco convinto per le 12 squadre in A1, al momento esistono troppo pochi giocatori da vertice. Non sta scritto da nessuna parte che poche squadre vogliano dire poche partite, sarebbe brutta una A1 con 8 squadre ma semmai con una ventina di settimane di regular season? Vedere due volte in una stagione Bologna-Grosseto o Rimini-Nettuno è sbagliato?

21 02 2008
Micio

Lei propone una formula di A1 con una regular season in cui le prime 8 squadre su 12 partecipanti vanno ai play-off, quando la Fibs, a nome del Sig.Schiroli, ha rifiutato di portare a 6 squadre (su 8 partecipanti) la possibilità di accesso ad una seconda fase a girone, causa svilimento della regular season.
Per ovviare a questi problemi ci sarebbe una soluzione intermedia abbastanza semplice che oltretutto ridurrebbe (di poco) le settimane di gioco. Ferme restando le 12 squadre (concordo sulle sue motivazioni) anziché un girone unico si farebbero 2 gironi da 6 squadre (1-3-5-7 e una prima e una seconda della A2 in un girone, le altre nell’altro), con andata e ritorno, sono 10 giornate e 30 partite.
Al termine di questa prima fase, le prime tre di ogni girone accederebbero ad un girone “Scudetto” a 6, con partite di andata e ritorno, altre 10 giornate, per altre 30 partite, che delineerebbero la griglia dei play-off. Stessa cosa per le squadre classificate dal 4° al 6° posto nella prima fase, che giocherebbero un play-out con lo stesso tipo di girone a 6.
Avremmo così una regular season distinta in 2 fasi con 20 giornate e 60 partite complessive per tutti ed evitando che il lungo girone unico faccia perdere l’interesse.
A questo punto si puo’ scegliere se terminare il campionato con dei play-off giocando semifinali e finale fra le prime 4 del girone scudetto, soluzione più logica o limitarsi alla sola finale fra le prime 2.
Questa variante consentirebbe di adattarsi meglio ad ogni annata, nel senso che nelle annate in cui servisse più spazio per la Nazionale, si potrebbe giocare la regular season di 20 giornate complessive più la sola finale, mentre nelle annate come questa in cui il lo spazio ci sarebbe si potrebbero giocare i play-off completi di semifinale e finale.
A me sembra un giusto compromesso fra la sua “soluzione lunga” e la “soluzione corta” della Fibs. Una soluzione che permette di mantenere comunque l’interesse nella regular season (dato che sono gironi brevi con 6 squadre), che permette di giocare un minimo di 60 partite a tutti, e che permette soprattutto di adattarsi anche alle esigenze della Nazionale, ma mantenendo un periodo minimo di gioco per tutti, di 5 mesi effettivi.

21 02 2008
Riccardo Schiroli

Invito ancora tutti a ragionare sui tempi.
Indipendentemente dal fatto che ci siano o meno i giocatori per 12 squadre, il nostro vero problema sono proprio le settimane di gioco. Con un campionato a 12 squadre la regular season sarebbe 22 settimane, quindi terminerebbe a metà settembre. Con 2 settimane di sosta per eventi internazionali (che dal 1991 al 2006 sono state il minimo) la regular season si chiuderebbe a fine settembre, con play off giocati tutti ad ottobre. Per clima e concorrenza con altri sport, il baseball italiano non se lo può permettere.
La stagione italiana, secondo me, non deve eccedere le 20 settimane, play off compresi. Non vanno quindi aumentate le settimane di gioco, se si vuole giocare di più, bensì le partite all’interno delle settimane.

21 02 2008
Bob_21

Caro Berti,
la soluzione bisogna trovarla assolutamente e credo che una struttura a 12 squadre come campionato di vertice sia accettabile.
Non sono d’accordo sulle 8 , in primis perche’ non si allarga il territorio, in secondo perche’ si crea un blocco a scendere nei confronti delle attuali A2, B e C. e in seconda battuta si crea in realta’ un regno di 4/6 squadre e nulla piu’ ( Credo poco o nulla alle franchigie in senso professionistico)
La filosofia in realta’ e’ quella di accettare, tutti noi, un livellamento al basso della qualita’ del gioco offerto da stranieri sul campo , riducendone il numero ed una redistribuzione dei talenti italiani su varie societa’, invece di vederli assemblati su 2 o 3 team che possono in quel momento, spendere.
I costi delle trasferte aumentano , lo sappiamo , ma riduciamo i costi degli stranieri, che oltretutto ormai , facendo cartello, hanno fatto lievitare ed inflazionare i contratti.
Andando in Dominicana , tempo fa, potevi trovare un rapporto qualita’ prezzo accettabile. Ora, col passa parola, si fa fatica e firmare uno a costi bassi: e’ un caso oppure una scommessa su un player uscito da problemi od infortunio. Non parliamo di Usa…
Bisogna rassegnarsi ad alcuni anni di gioco diverso e magari anche scarso, ma lavorando sul territorio e sulle minori, acquisendo esperienza e continuita’ , tramite management (qui si’ straniero) prima o poi i talenti torneranno fuori.
Siamo disposti a questo? Dobbiamo chiedercelo prima di tutto noi tifosi, magari abituati a successi ed a passare l’inverno a pensare chi giochera’ interbase o chi salira’ sulla collina, sperando che sia di AAA o magari ex Major.
Credo che alla fine, realmente il movimento si possa allargare e possa radicarsi di nuovo sui vari territori, ed i giovani avrannno di nuovo un target da raggiungere, con la speranza di salire loro sulla collina o di difendere un cuscino.
Utopia? Forse, ma cosi come ora dove speriamo di andare?

21 02 2008
John C. Rotondo

La formula è molto intressante e condivisibile a parer mio, una maggior distribuzione nel territorio delle partite è giusta, tranne per il fatto che dei play off a 8 squadre, ne bastano 6. Se 12 sono troppe in termini di domeniche perchè non arrivere a 10?

21 02 2008
Alberto Venturi

Sottoscrivo quanto detto da Bob 21, che interpreta perfettamente il mio pensiero.
Spero che altri, se d’accordo con questa linea ,facciano presente la loro opinione.
Non è volere per forza essere contro,anzi potrebbe essere il modo di fare sapere che per molti il futuro del nostro sport è a rischio e che si possa salvare il baseball solo tutelando la base e favorendone una nuova divulgazione pertendo da questa

21 02 2008
D G Grosseto

La proposta del Sig.Mario Bruno è puramente teorica e, secondo me, al momento
inattuabile. Per ottenere dei risultati soddisfacenti e duraturi bisogna partire
dalle basi. Mi sa dire il Sig. Mario Bruno dove si vanno a reperire i giocatori di un
livello tecnico accettabile per comporre altre quattro squadre di A1? Ci si è
dimenticati del periodo in cui furiono unificate serie A e serie B ed il pubblico
si allontanò viste le partite rese noiose ed insignificanti dal notevole dislivello
tecnico con punteggi di 30 a zero ?
Non mi stancherò mai di dire che bisogna avere pazienza, formare attraverso
i campionati giovanili una certa quantita di giocatori di livello tecnico molto
buono e poi allargare la serie A1 piano piano fino ada arrivare ad un massimo
di 12 squadre. I costi sono alti anche per la A2. Siete a conoscenza che a Grosseto il
Rosemar vincente della Coppa Italia 2007 ha dovuto abbandonare?
Quindi rinnovo la mia proposta: 3 gironi di A2, tutti italiani o con al massimo
tre giocatori di scuola straniera (oriundi compresi), campionati giovanili fino a settembre. E, per ora, la A1 così come è: il più palpitante ed emozionante che si può, a
far da traino a tutto il movimento. Poi, l’ottima inziativa dell’Accademia a raffinare
i prospetti italiani più talentuosi.
Operando cosi si formeranno dei nuclei di italiani a cui verranno aggiunti un
numero limitato di oriundi e stranieri molto stabile nel tempo a dei costi
accettabili.Ci vuole tempo, pazienza e programmi a lungo termine.

21 02 2008
olfly

Bob_21, condivido pienamente. Non ritengo sia utopia, BISOGNA CAMBIARE QUALCHE COSA, seppur con qualche sacrificio, poi ne raccoglieremo i frutti.

22 02 2008
antonio

Non so perchè continuiamo a sgolarci ancora a chiedere un campionato piu consistente di partite, quando dall’ altra parte nessuno ci ascolta: potremmo trovare tutte le soluzioni possibili ma come abbiamo visto e sentito dall’ufficio stampa della FIBS è il tempo che ci frega. In america si gioca fino a fine ottobre. Sarei d’accordo con Berti: anche ad 8 squadre si può allungare il campionato, basta volerlo ma qui purtroppo non si vuole.

22 02 2008
bertolini gianluca

Mi piace la proposta di DG GROSSETO specie per il campionato di A2, sono però curioso di sapere cosa intende quando dice “campionati giovanili fino a settembre” sento un gran parlare di far giocare di più le giovanili ma mai una vera proposta che metta la base in condizione di farli veramente giocare, esempio lampante il campionato juniores che è sparito per far posto a una fantomatica under dove in molti casi si parcheggiano giovani con doppio cartellino oppure dei ventenni, che giovani più non sono, per altri oscuri motivi.
Penso sarebbe veramente interessante tornare a un campionato juniores a gironi regionali con un minimo di 40 partite più eventuali finali per un titolo Italiano, ricordiamoci che da campionati simili un tempo sono usciti fior fiore di atleti di pura scuola Italiana “ASI”, razza purtroppo in via di estinzione

22 02 2008
Paolo Castagnini

Da quando fui inserito nella Commissione Giovanile e poi in seguito come Consigliere Federale con delega all’attività giovanile mi impegnai con tutte le mie forze a trasformare il vecchio Campionato Under 21 in Campionato Juniores. Il risultato fu un calo netto di iscrizioni che toccò il minimo storico nel 2004 con 40 squadre iscritte. Ritengo quello uno dei miei più grossi errori. Purtroppo le buone idee devono sempre trovare applicazione nella realtà e spesso la realtà è molto diversa da quello che ci immaginiamo. Attualmente è un dato di fatto che i giocatori in età compresa tra i 17 e 19 anni sono pochi quindi ritengo che l’età Under 21 sia attualmente la più praticabile anche se so perfettamente che i migliori giocano nelle senior.
Per quanto riguarda il numero di partite nelle giovanili, dire che bisogna giocare molto, 50, 60, 70 partite è come dire che è meglio il cielo azzurro che grigio. Ma torniamo poi sempre nel problema che le idee devono essere applicate alla realtà.
Questa naturalmente è la mia opinione.

22 02 2008
max

Complimenti a Mario Bruno

FINALMENTE una persona che ha capito quello che bisogna fare per migliorare questo gioco!

GIOCARE !!!!

22 02 2008
domenico micheli

sono d’accordo con quanto riportato da Bob21 e sono d’accordo anche con quel che dice Bertolini relativamente alla Juniores.

22 02 2008
Maurizio Roveri

Voglio ringraziare Paolo Castagnini perchè ogni suo intervento è una lezione di stile. Ammiro l’equilibrio delle sue riflessioni, il buon senso e il realismo. Paolo, che non conosco di persona ma che è come già lo conoscessi attraverso i suoi commenti nel Blog, è un consigliere federale di grandi capacità. Ed è un piacere ogni volta, per me, ospitarlo in questo sito, che ho realizzato principalmente per aprire un dialogo costruttivo sul baseball italiano.

22 02 2008
bertolini gianluca

Fa piacere anche a me leggere il Sig. Castagnini e sarei felice di confrontarmi sul contenuto del suo intervento.
Da Consigliere Federale con delega all’attivtà giovanile mi potrebbe chiarire alcune cose:
– il notevole incremento di nuovi tesserati sono ripartiti in modo da sperare di vedere in un futuro prossimo tanti ragazzi nel campionato Under?
– il grande aumento di squadre che abbiamo avuto come sono ripartite geograficamente?
– tenendo conto che i ragazzi di età fra i 17 e 19 anni sono pochi, quali sono le problematiche che impediscono agli stessi di poter giocare di più all’interno di una attività Federale regolare quali i campionati, cioè cosa impedisce che l’idea possa diventare realtà? E’ chiaro che il problema non sono da imputare a ferie o cose del genere

Grazie

22 02 2008
Massimo Casorati

Se vogliamo definire costruttivo l’affermare che non si può ridurre la fascia di età della Under e che non si possono giocare più delle poche partite che ora toccano alle giovanili (al massimo 28 gare per chi fa la Under Nazionale), allora siamo in piena costruzione.
Io credo invece che sia fattibile sia la riduzione delle fasce di età, sia la strutturazione di campionati che inizino ad Aprile, per terminare in Settembre, con playoff anche fino a Ottobre. Abbiamo visto in passato che le date sono assolutamente compatibili con il meteo (a meno che non si voglia giocare solo con °T > 28 °C) e la riduzione del numero di giocatori è coinciso (guardacaso) con l’inserimento della categoria Allievi, con la conseguente riduzione del numero di giocatori nelle altre categorie.

23 02 2008
Alberto Venturi

Penso sia giusto dire che per le giovanili le 50-60 partite (molte delle quali di qualità) sono possibili se consideriamo la partecipazione a campionato nazionale, qualche amichevole pre-stagione,campionato regionale,
due o tre tornei estivi e coppa delle regioni in autunno.
Senza considerare che se una squadra svolge questo tipo di attività ,ha qualche buona possibilità di partecipare a qualche partita delle fasi finali.
Tale è stato il numero di partite che lo scorso anno ha giocato la nostra squadra allievi ora cadetti.
Oggi con la possibilità del tesseramento orizzontale ,questa situazione è fruibile anche da parte di quelle società che per numero e livello non si ritenevano adeguate lo scorso anno.
Quindi ora la palla è in mano a società dirigenti e allenatori.
Sinceramente, molte cose che sto vedendo non mi convincono e mi piacciono poco, ma credo che per l’attività giovanile comunque molto sia stato fatto: dalla modifica e allargamento dei campionati,al verde azzurro e verde rosa , all’accademia.
Certo, ora manca quel qualcosa che possa tramutare in risultato tangibile, tutto quel lavoro che sulle giovanili è stato impostato e che verrà maturo ed evidenziato negli anni a venire.
Bisogna creare le condizioni perché i giovani possano fare esperienza e prendere fiducia in loro stessi, devono poter prendere atto che sono all’altezza di poter giocare in un campionato di vertice.
Ma come sarà mai possibile se il campionato di vertice (A1 e A2) è il primo a dimostrare di non voler credere in loro?

23 02 2008
Gianluca Regazzi

Ho giocato da ragazzo nell’Autovanti Bmw di Castenaso negli in cui si arrivò alla massima serie. Secondo me giocavamo ad un altro sport e con spirito diverso. Giocare a baseball era un punto d’arrivo non una seccatura. La tv in questo Paese ha assolutamente cancellato la possibilità di diffonderlo. Non si può obbligare la gente ad appassionarsi ad uno sport, bisogna essere in grado di affascinare le persone ad una disciplina sopratutto quando si tratta di una disciplina con molti lati oscuri nelle regole.
In poche parole ci vuole spettacolo e bravura, conoscenza, lavoro costante, investimenti mirati, sacrificio. Non so assolutamente nulla delle dinamiche federali o delle problematiche delle società che ancora stanno in piedi in Italia al momento, ma di certo fatico a guardare le partite odierne dove percepisco un livello di gioco troppo basso anche per me che adoro veder giocare questo sport come anche il fastpitch softball in cui mi diletto anch’io nel campionato amatoriale bolognese(12 squadre).
Non c’è nessun futuro se il gioco non migliora e torna ad essere fluido ed elegante, con tocchi di magia da lasciare lo spettatore a bocca aperta, perchè il baseball è dalla sua fondazione così: uno sport di coraggio, tecnica, velocità, forza, astuzia, eleganza e maestria e non una serie di palline tirate da una gobba lungo una distanza di 18 metri.
In ogni caso visto che come in ogni sport spesso l’esperienza aiuta molto, direi che l’idea di arrivare (almeno)a 12 squadre è buona come anche lo sarebbero i playoff per le prime 8: in questo modo nessuno tirerebbe i remi in barca troppo presto e sicuramente il livello (almeno agonistico) degli scontri potrebbe crescere e si vedrebbero inoltre più partite.
Gli stranieri, o meglio tutti quelli che sanno giocare meglio di noi italiani, vanno accolti ma anche utilizzati al meglio per crescere noi (che dobbiamo imparare dai più bravi) e non semplicemente essere utilizzati per vincere qualche partita in più. Sopratutto, ci vogliono tecnici validi. E una diffusione scolastica del baseball, che vuol poi dire anche campi da gioco invece che parcheggi….

25 02 2008
Paolo Castagnini

Innanzi tutto una precisazione: mi sono presentato come Consigliere Federale con delega all’attività giovanile e questo non è proprio esatto e chiedo scusa. Ho semplicemente l’incarico di occuparmi dell’attività giovanile. In CF nessuno possiede deleghe. Per rispondere ad alcune domande dirette ad iniziare da Gianluca:
1-L’incremento dei tesserati c’è, anche se notevole è una parola grossa. Diciamo semplicemente che c’è un aumento sia in termini di tesserati che in numero di squadre. Se poi questi tesserati si tradurranno in campionato Under mi sembra prematuro. Stiamo producendo una statistica degli ultimi dodici anni e appena sarà pronta la divulgheremo sul sito.
2-In linea di massima c’è tenuta nelle zone tradizionali come Emilia Romagna, Lazio e Veneto, Toscana e un aumento in nuove zone specie del centro sud, quali Abruzzo e Calabria.
3-Questo è il solito vecchio problema. Mi piacerebbe conoscere la funzione che ognuna delle persone che scrivono hanno nel mondo del baseball softball e qui vorrei lanciare una proposta: Iniziamo a scrivere non solo il nome e cognome, come ha già sottolineato Maurizio Roveri, ma anche di che cosa ci si occupa, cioè: giocatore, dirigente accompagnatore, tecnico, appassionato, ecc. Questo perché è veramente incredibile leggere continuamente che il movimento vuole giocare di più e poi andare alle riunioni di ogni livello: di società, di comitato regionale, di presidenti di comitati regionali e non sentire traccia di tutto questo, anzi! Come più volte sottolineato, la FIBS ci mette 10 secondi a scrivere sulla CAA che il numero delle partite nei campionati giovanili deve essere almeno di 50 e non 16 come attualmente è scritto. Vorrei anche specificare che il numero indicato si intende “minimo” e che nulla osta che una regione possa decidere per 20, 30, 40, ecc.
Quello che impedisce sono proprio le problematiche che hanno tutti, comprese proprio le ferie.

Per rispondere a Massimo: L’affermazione che non si può ridurre non era intesa come costruttiva, ma solo la constatazione di un fatto. Infatti ho citato un dato statistico. Quando sostieni invece che la problematica “allievi” abbia influito dici una cosa giusta. C’è da dire però che l’inserimento della categoria allievi è stata molto apprezzata dai più. Ho sentito rarissime critiche. E’ una categoria che ha equilibrato molto il passaggio dei 13 anni dal campo piccolo a quello grande.
Vorrei infine sottolineare quello che dice Alberto: In Italia abbiamo la doppia velocità, ma non perché qualcuno ha abbassato l’impegno, ma perché molti lo hanno alzato e mi spiego meglio. Fino a pochi anni fa in campo giovanile, e a parte qualche raro caso, la normalità era due allenamenti alla settimana, 10 partite all’anno, qualche sporadico torneo per i più volonterosi. Se guardiamo ora ci sono sempre più realtà che hanno portato gli allenamenti a tre o più alla settimana, partecipano al doppio campionato (regionale e nazionale) partecipano alle finali (lo scorso anno abbiamo portato il 25% delle squadre alle fasi finali), partecipano a tornei importanti e alla fine hanno fatto le 50 partite. Mi risulta difficile pensare che la federazione obblighi la squadretta di quartiere alla stagione di sette mesi.
Sicuramente esiste una grande sofferenza nella fascia oltre i cadetti e qui arriviamo alla coperta corta. Da qualunque parte la tiri, scopri l’altro lato. E’ meglio per un giovane bravo giocare nella senior o nell’Under 21? Ora i migliori giocano nelle senior, le under 21 pertanto si sono impoverite. Staremo a vedere cosa succederà nell’Under 21 elite.

25 02 2008
bertolini gianluca

Sig. Castagnini, io faccio il classificatore ufficiale la ringrazio per le risposte ma, mi scuserà, sono poco esaustive. Le mie curiosità erano riferite alle cifre pronunciate dal PF e cioè notevole incremento di tesserati in più: ben 5322 bambini e se non sbaglio 52 squadre. Pensavo che con numeri così precisi si potesse anche essere positivi nel pensare a un futuro roseo in termini di atleti Under e, sapendo il numero di squadre, sapere anche dove si trovano.
Le chiedo queste cose pechè dispiace sentire in giro la Fed. essere accusata di diffondere notizie gonfiate, pensavo fosse l’occasione per chiarire la cosa.
In riferimento al numero di partite, da parte mia non ho difficoltà a dirle, come Lei sa, il nostro è un mondo piccolo e beno o male ci si conosce tutti, che discutendo con tecnici, atleti e anche dirigenti sento venir da loro questo lamento. Probabilmente la pensano in modo diverso dei loro presidenti.
Mi scusi ancora, io prima di classificatore sono stato – oltre che genitore – consigliere di società, dirigente accompagnatore, accompagnandoli dalla categoria ragazzi fino alla A2 e Le garantisco che mai le ferie sono state d’intralcio all’attività della squadra in più di 15 anni di attività. Le difficoltà erano tante anche allora, mi creda.

26 02 2008
Paolo Castagnini

Gianluca, spero di ricevere il “tu” da te e dalle persone che mi scrivono in quanto credo che tra chi è accomunato dalla stessa passione il “lei” possa essere un ostacolo. Sono infatti convinto che il rispetto tra le persone non dipende da questo.
Ci tengo a dire che la mia era una semplice curiosità. Spesso mi chiedo perchè questo movimento di opinione non arrivi nelle giuste sedi.
Ho giocato 20 anni e le mie ferie erano in subordine al calendario delle partite. Non sono andato al matrimonio di mio fratello perchè quella domenica dovevo lanciare. Questo per chiarire il mio punto di vista.
I presidenti giustamente tu dici la pensano in modo diverso rispetto giocatori, tecnici, dirigenti, ecc. Quello che mi sento di dire è che sono i presidenti che alla fine hanno la responsabilità di una società. Io stesso sono presidente di società e ogni giorno ho a che fare con i problemi più svariati che alla fine ti portano a delle scelte.
Tra i vari interventi in questo interessante blog ce n’era uno che mi ha particolarmente colpito: un ragazzo giovane sosteneva che era il momento di cambiare i dirigenti e di inserire gente giovane. Magari! dico io, magari ci fossero giovani che si fanno avanti. Purtroppo fuori dalle sedi delle società, di aspiranti presidenti ce ne sono veramente pochi. Questo per dire che questo compito non è per niente ambito.
Nelle riunioni regionali alle quali partecipo, raramente sento persone che chiedono di giocare di più. Ti assicuro che la maggior parte pone dei problemi. Il fatto delle ferie, nelle riunioni dei campionati è particolarmente sentito. Spesso qualcuno interviene contro il prolungarsi del campionato oltre una certa data. In quelle sedi non ci sono solo i presidenti, ma ci sono anche dirigenti accompagnatori e tecnici. Ognuno di loro sa che è meglio giocare di più, ma si misura anche con la propria realtà e con la propria squadra.
Per l’altra domanda mi dispiace, ma non posso essere più preciso. Come già ho scritto, tra poco pubblicheremo i dati dei giovani praticanti e le squadre iscritte degli ultimi anni. Poi ognuno farà le sue valutazioni.
Ti ringrazio per le domande

26 02 2008
Marco Borri

I 5000 e passa nuovi bambini tesserati temo facciano parte di un’azione di tesseramento a random, forse legata alla Little League. Di questi 5000 nel frattempo ne saranno rimasti 10. Ma questo non viene detto, resta solo il dato iniziale dei 5000.

26 02 2008
massimo casorati

Non posso che quotare Bertolini per tutto quanto afferma, aggiungendo che, lungi dall’essere un problema, il giocare in Agosto ha sempre rappresentato una alternativa piacevole alla solita routine. Forse la considerazione sulla disponibilità dei ragazzi nel periodo estivo viene da una visione antica, quella nella quale i ragazzi stavano in vacanza per tutto il periodo della chiusura scolastica. Questo non è più vero, confermato da tutte le statistiche ufficiali, inclusa ISPES, che considerano la media della durata delle vacanze non superiore agli 11 giorni.
Quanto ai numeri fantastici di incremento dei tesserati, se fosse disponibile la disaggregazione del dato, con l’indicazione di dove sono le squadre in più e dove sono i tesserati in più, sarebbe un buon modo per fugare i dubbi di tutti, sulla reale consitenza numerica del sistema baseball in Italia.

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