La strada di Fraccari? I Grandi Eventi

18 02 2008

di FRANCO LUDOVISI

Quando un ricordo porta ad una riflessione. Vi racconto un episodio di qualche anno fa. Sono al Falchi a vedere una partita importante per il cammino verso lo scudetto 2003 della Fortitudo, quando arriva in tribuna Riccardo Fraccari, neo Presidente, ed è accolto dai Dirigenti locali con molto sussiego, ma anche con imbarazzo, mi pare, perchè la partita è molto avvincente e va seguita con trasporto.
Ho la sensazione che Riccardo venga “parcheggiato” a bella posta accanto a me, sempre disponibile all’intrattenimento anche “logorroico” sui temi del baseball, ma che non ho veste alcuna per interessarlo.
D’incanto si riprende un discorso, interrotto tanto tempo prima, sui progetti possibili per il nostro sport e sono veramente contento di barattare una partita, anche se importante, con le confidenze del nuovo Presidente.
E sono confidenze vere, dal momento che io non devo essere convinto, non avendo nessuna possibilità di influire sulle decisioni da prendere.
Se ripenso a quella conversazione, ora si chiarisce quanto mi diceva Riccardo sui “Grandi Eventi” che lui ipotizzava si dovessero attuare per dare maggior risalto alle nostre discipline: baseball e softball. Se ricordo bene (ma è possibile anche che abbia capito male, essendo interessato pure alla partita in campo, se non da tifoso almeno da appassionato del gioco) Fraccari arrivava ad ipotizzare, ad esempio nel softball, “Eventi” in sostituzione parziale di un campionato che non aveva lustro;
non ricordo se parlò anche della compressione del torneo di A1 baseball per far coincidere “l’Evento play off” in un momento da lui ritenuto il più favorevole per dare spazio poi, a seguire, ad altri “Eventi” come pare ci saranno in un prossimo futuro; ma se non ne parlò le sue idee espresse allora si addicono ai fatti che viviamo oggi. Immagazzinai a quel tempo quelle notizie e non ci pensai più: ora ritornano a confermarmi una sensazione provata, ma non ben definita in quel frangente.

Altre volte mi è capitato di intuire dove si voleva andare a parare e di aver lanciato un avvertimento, non raccolto, ma anzi avversato e che poi ha determinato la politica ora in atto.
Alla prima Junior Convention a Bologna, dal podio si affermò che i raduni delle varie nazionali (ovviamente giovanili) erano di fondamentale importanza “perché i ragazzi potevano apprendere, in quelle occasioni, da allenatori qualificati, tecniche e comportamenti superiori a quelli che ottenevano nei rispettivi Club”.
Intervenni subito per dire che nei raduni e nei tornei delle Nazionali i tecnici preposti dovevano “assolutamente” astenersi dal fare didattica, ma si dovevano limitare a gestire al meglio i ragazzi così come venivano forniti: insegnare a quei livelli voleva dire interferire con l’attività dei tecnici di Società che erano il costante supporto di quei giovani. Mi venne in soccorso anche Bianchi di Milano che confermò quanto da me detto.
Ora però la linea da me osteggiata è passata: gli allenatori delle varie Nazionali radunano ad ogni piè sospinto più giovani che possono, insegnano loro tecniche che speriamo appropriate, li formano, li istruiscono al meglio delle loro possibilità per farli crescere. Ma non si limitano solo a questo: l’invito a partecipare è esteso anche ai loro allenatori che devono considerare “l’Accademia” come la loro casa e con il miraggio di farli partecipare a cose importanti a cui non potrebbero accedere se non attraverso questo processo, questi si lasciano dare la patente di allenatori di seconda scelta,
da formare, alla stregua dei ragazzi, alla scuola dei più bravi.
L’intento federale è assai buono, ma ipotizza che i tecnici di Club non ci siano proprio con i fondamentali del gioco. Quando si radunano ad esempio i lanciatori – per così tanto tempo e per tante volte – non credo che i pitching coach delle Nazionali si limitino ad una semplice osservazione dei prospetti e basta. Ed io che lavoro in un Club cosa posso replicare quando un mio lanciatore mi dice: “ No Franco, non è così”? Nulla, la devo prendere persa ed adeguarmi pur sapendo da che parte sta la ragione. Io, che sono un ottimizzatore di tecniche di base!

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2 responses

18 02 2008
Mariagrazia

L’Accademia è diventata la scorciatoia per arrivare in Nazionale (almeno per quanto riguarda il softball). Non ha più nessuna importanza quanto un giocatore o una giocatrice siano bravi, quanti risultati ottenga anche giocando nella serie maggiore, quanti premi vinca ad incoronare una stagione brillante, sia come numeri che come prestazioni in generale. L’importante è che riesca in qualche modo ad “intrufolarsi” nel centro di Tirrenia, magari (e meglio) se accompagnato dal proprio allenatore, che dimostra così di sposare i vari progetti incondizionatamente. Ci si piega alla legge del più forte, di chi ha il potere, perchè l’Accademia non è guidata dai più bravi allenatori in senso generale, ma dagli allenatori della Nazionale (che possono essere anche bravi) ed è per compiacere loro che si partecipa agli stage o addiritura si cerca di entrare nell’Accademia.
La sig.ra Centrone ha scritto chiaramente che le ragazze USANO l’Accademia per arrivare in Nazionale “…e ci riusciranno”.
Nella mia eterna ingenuità ero convinta che in Nazionale ci si arrivasse per le capacità e per i risultati, non perchè si dimostra di credere esclusivamente agli insegnamenti dati lì. Snobbando addirittura chi ti ha portato ad essere un così bravo giocatore da riuscire ad entrare in Accademia e ti ha dato la possibilità di giocare, magari in serie A1 a 16 anni.
Grazie per lo spazio.

18 02 2008
Marco Borri

Mariagrazia è giovane, ma impara in fretta in che razza di melma è finita.

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