La pubblicità è l’anima del commercio

6 02 2008

di MARCELLO PERICH

Guardo il 6 Nazioni di Rugby in Tv e ne leggo sui giornali, e trasecolo nel constatare quanto sia più avanti la Federazione Rugby rispetto a quella del baseball.
Reclamizzano le partite dell’Italia con spot incessanti e sebbene la Nazionale non vinca quasi mai, se ne parla e se ne parla ancora.
E’ stupefacente vedere come la FIR abbia saputo coinvolgere la carta stampata e la televisione.
Come ci siano riusciti non lo so, ma è evidente che la FIR si è mossa meglio della FIBS.
Credo che una Federazione sportiva, per il solo fatto di esistere, debba porsi come unico scopo quello di diffondere il proprio sport, di farlo conoscere a più gente possibile, e catturare nuovi spettatori.
Del baseball, però, per  sei lunghi mesi – quelli invernali – si legge poco sui giornali, né si vede nulla in TV.
Mi chiedo se davvero chi di dovere stia facendo, nella FIBS, quanto è in suo potere per diffondere l’immagine-baseball.
Abbiamo battuto gli USA ai Campionati Mondiali di Taiwan (ed è stata un’impresa storica, perché gli americani avevano professionisti di Triplo A, e la nazionale azzurra in quella occasione ha presentato giovani talenti “italianissimi”). Ebbene, di quella performance se n’è parlato per un giorno e poi stop. Se  l’Italia della palla ovale avesse battuto la Nuova Zelanda, avremmo mangiato pane e rugby per un mese!
Il significato di Communication è “ COMUNICARE”. Bisogna sensibilizzare, coinvolgere, avvicinare giornalisti, televisioni, sponsor. Invece nel baseball si continua a comunicare soltanto… fra di noi. Ed è come passarsi i bigliettini sotto il banco, proprio come si fa a scuola.
Invece di soffocare il campionato di massima serie – che deve diventare una importante vetrina – per favorire l’attività delle Nazionali o altre iniziative, si cerchi di rendere più stimolante e attraente la prima parte del campionato. Cioè la regular season.
Gli italiani, si sa, sono incalliti campanilisti e trovano molto più emozionante un successo della squadra del cuore in campionato contro una forte rivale, anziché una vittoria della Nazionale. Ma riprenderò quest’ultimo argomento quanto prima.

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9 responses

6 02 2008
paolo

Sono d`accordo , purtroppo , qualcuno ha piu` santi in paradiso rispetto ad altri ( oltre a piu` denaro evidentemente ) .Noi partiamo da zero dopo anni di gestione Notari , che non ha dato molti risultati dal punto di vista sportivo e di marketing , oltre che comunicativo . La federazione attuale deve colmare questo divario e , in diversi casi , ci sta riuscendo o sta cercando di essere propositiva .

p.s. penso che sarebbe meglio avere dei dirigenti e degli allenatori professionisti ( intendo dire tutti almeno in A1 , A2 ,e giovanili ), prima di formare atleti professionisti .
grazie , buona giornata .

7 02 2008
franco

Concordo con quanto dice Perich. Le nostre società non usano il loro sito neppure per dare comunicazione del calendario o di rinvii e quindi di date e orari alle volte uno volesse andare a vedere la partita (non si sa mai uno ci fosse). Un tempo era più diffusa la communication pur usando di strumenti più rudimentali quali dei semplici manifesti tipografici che venivano affissi.
Che sia dalla sintesi del sito federale o dalle iniziative in loco, la partita è raccontata che se l’arbitro non aveva chiamato questo si era vinto, se l’avversario non avesse preso quella palla si era vinto e che la battuta del nostro battitore ha sempre la sfortuna di non avere quei due centimetri in più per essere HR o valida risolutiva.

Per cui, certe volte vien da pensare, meglio non fare communication che fare questa.

Le statistiche del CNC a tempo e comodo e anche mai, più che si scende di serie. E anche questa sarebbe informazione, che il baseball vive di numeri e in America la partita è essenzialmente numeri. E poche ciance.

Circa la vittoria sugli Usa, magari, io penso, ma è un’idea personale, che stare zitti era meglio, perché una rondine non fa primavera e i coreani che ci batterono nel 66 a calcio, sono rimasti un caso, non una sostanza.

Ma è giusto il ragionamento di Perich che indica come la communication sia fatta per dire ai dodici (Gino, Pippo, Giovanni, Piero, il fiasca, Luca, mentino, bebo, Nicola, Gigi, Franchino e sparviero) che – hai visto? – siamo al WBC, tu che dicevi, eh? Hai visto? (cito un’occorrenza come un’altra come puro esempio, beninteso).

Che, in fondo, il bacino è questo, e ogni stadio dell’IBL dà una spiacevole sensazione non di luogo pubblico cui affluisce pubblico, ma di parterre dei soliti che si parlano fra di loro. Salotto privato. Da questa realtà, questa communication.

7 02 2008
Riccardo Schiroli

Quando nel 2002 arrivai all’Ufficio Stampa della FIBS (che successivamente abbiamo chiamato Ufficio Comunicazione, per cui il responsabile, che sarei io, si chiama Communications Manager, un po’ come il ricevitore si chiama catcher e il lanciatore pitcher), il baseball non esisteva. Parlo di livello mediatico, chiaro.
Eravamo spariti dai giornali, la RAI trasmetteva una sintesi di 25 minuti in differita su un canale satellitare che era per pochi intimi (Telepiù, che sarebbe diventata SKY, aveva solo 1 milione di abbonati e molti ricevevano il segnale ‘terrestre’, quindi non potevano sintonizzarsi su Rai Sport Sat; il ‘digitale terrestre’ non esisteva).
Da allora siamo arrivati ad ottenere accordi con la Gazzetta dello Sport che ci hanno permesso di aprire spazi del valore di 65.000 euro a stagione e, più recentemente, di raddoppiare il valore di quegli spazi (con un 2% scarso del costo a carico delle società e un 15% a carico della FIBS, quindi reperendo il 70% circa di quel valore sul mercato) con un accordo con Corriere dello Sport/Stadio e Tuttosport.
In TV siamo arrivati ad avere una diretta settimanale su Rai Sport Satellite (nel frattempo gli abbonati a SKY sono diventati 4 milioni, si è in parte diffuso il “digitale terrestre”) con ascolti superiori a molte delle partite di basket italiano trasmesse da SKY e sui livelli dell’ultimo Superbowl.
Un nostro progetto ha portato l’Europeo di baseball in diretta su Eurosport.
Non so cos’altro poteva fare l’Ufficio Comunicazione della FIBS, sinceramente.

L’esempio del “Sei Nazioni” non è calzante. Se vogliamo fare un paragone con il rugby, facciamolo col campionato che (righello alla mano) ha la stessa copertura sui giornali della nostra Italian Baseball League, per andare in TV su SKY ha accettato di spostare partite a mezzogiorno e una Lega e una Federazione che sono in concorrenza con noi per comprare gli stessi spazi sui quotidiani sportivi.
Il “Sei Nazioni” è un livello assoluto di competizione. Cioè, giocano i più bravi del mondo. Nel baseball è successo solo con il “World Baseball Classic”. Penso tutti lo ricorderanno, ma quella manifestazione fu pesantemente boicottata dalla “Gazzetta dello Sport”, con grande soddisfazione di una certa frangia di pseudo appassionati italiani.

La squadra del ‘Classic’ non andava bene perchè i titolari erano tutti ‘oriundi’, mentre nessuno ha mai argomentato che la nazionale di rugby fa giocare sudafricani e figiani nemmeno naturalizzati, grazie ad un regolamento internazionale che ha creato la figura degli ‘assimilati’.

Se guardate, la nazionale di rugby evidenzia problemi tecnici che non sono dissimili da quelli del baseball. Nel baseball facciamo fatica a produrre catcher e interbase, nel rugby mediani ed estremo e sistematicamente perdiamo perchè non abbiamo giocatori capaci di trasformare in punti i calci di punizione con sistematicità.

La copertura mediatica del dopo Italia-Stati Uniti fu un successo incredibile, emozionante. Per me, una gran fatica, perchè da Taiwan dovetti vivere con il fuso italiano per un paio di giorni, rubando preziose ore al sonno, per rispondere a decine di giornalisti.

7 02 2008
Rolando Bacciotti

Scrive Paolo poco sopra: “…Noi partiamo da zero dopo anni di gestione Notari …”
Mi permetto correggere la sintassi in “noi PARTIVAMO da zero…” in quanto sono già passati oltre 6 (SEI) anni di gestione Fraccari, non un giorno.

7 02 2008
JRC

Concordo con Franco. TUTTE le società dovrebbero investire in pubblicità, con lo scopo principale di portare persone nello stadio, internet è la cosa più giusta e molto spesso non viene sfruttata anche da parte federazione. Con tristezza vedo che molti comitati regionali non hanno neanche il sito internet.
Ci si deve mettere in testa che tutti noi dobbiamo diffondere il nostro sport, sia a livello nazionale, e qui la FIBS gioca un ruolo importantissimo con giornali e tv, sia a livello locale, non meno importante, coinvolgendo chiunque ad ogni tipo di manifestazione, coinvolgere genitori, amici, distribbuendo volantini con le regole del gioco, con scritto l’indirizzo internet della squadra.
E su internet, oltre siti della squadra, si possono aprire blog paralleli al sito ufficiale, di facile uttilizzo, dove ci si perde mezz’ora la settimana per aggiornarlo, per farsi conoscere ancora di più. Bisogna far vedere insomma che è un bel movimento e che il nuovo arrivato, che magari si è avvicinato al nostro sport perchè gioca il figlio, è il ben venuto!

Per quanto rigurda il Rugby non saprei che dire, è uno sport di più facile comprensione delle regole, del resto devi arrivare “dall’altra parte del campo” come il calcio. Ha un impatto immediato, chi vede per la prima volta una partita di regby capisce subito cosa sta succedendo, di conseguenza viene subito coinvolto.

Chi per caso guarda una partita del nostro sport in tv, non capisce niente a meno che non ci sia uno che spieghi le regole, o abbia in mano un volantino con le regole. Di conseguenza, colpa magari anche dei cronisti di Raisport, che fanno un tipo di telecronaca che non aiuta per niente chi si sta avvicinando al baseball per la prima volta, cambia canale.

8 02 2008
segarello

Già, più visibilità, dite.
Ma per ottenere che cosa?
Più praticanti?
Più spettatori?
Più ragazzi italiani nelle minors?
Più soldi dal Coni?
Più “fatture” dagli sponsor?
Più foto con Mike Piazza?
O che altro?
Manca un progetto vero, un obiettivo, anche uno solo, da perseguire con logica e raziocinio.
Da decenni.
Manca da decenni.
Si viaggia ad orecchio, come di notte in una galleria non illuminata piena di nebbia in Val Padana.
Moretti (Nanni) direbbe che con questa dirigenza si perderà sempre.

11 02 2008
Marco Mignola

Ho notato che questo sito ha un taglio molto giornalistico e quindi vorrei fare una domanda?
Qualcuno sa come mai la Gazzetta dello Sport ha mollato il baseball dopo che era riuscita a creare le Sport Week Series?

12 02 2008
firuzzella

Vi siete mai chiesto quanti soldi sono stati investiti da venti anni a questa parte sulla marea di stranieri, oriundi, italiani residenti all’estero ed extra comunitari che più che altro servivano in maglia azzurra ? Se la politica fosse stata quella dei “vivai”, e se le società non fossero cadute nelle sabbie mobili della Fibs (ogni anno spariva una, alle volte due società della massima serie e questo capitava solo nel baseball) ed avessero invece operato in maniera di far nascere una scuola italiana, forse oggi il baseball italiasno starebbe meglio. Saremmo almeno pari al rugby.

13 02 2008
massimo casorati

Il termine “investiti” mi pare quantomeno azzardato se per investire si usa la definizione comunemente utilizzata in economia, cioè l’utilizzo di risorse per la creazione di valore superiore a quello delle risorse iniziali.
Per quelli che chiami “marea di stranieri, oriundi italiani residenti all’estero ed extracomunitari” si potrebbe usare, a voler essere benevoli, il termine “spesi”, perché il valore finale ottenuto sarà sempre inferiore a quello investito, a meno che una vittoria in un campionato, magari di A2 o B, a volte seguita dalla rinuncia alla promozione, venga valutato alla stregua di un ritorno dell’investimento. Forse il termine “investimento” si adatta di più a quelle società che utilizzano le risorse a disposizione per formare dei giocatori che, in futuro, andranno a formare la base del nostro sport e che, se dotati del talento necessario, potranno farne una professione.

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