Ma Bagialemani era in America?

5 02 2008

di MAURIZIO ROVERI

La “scuola” italiana e il ruolo di interbase. E’ un argomento che Riccardo Schiroli, responsabile dell’Area Comunicazione della Federazione (o meglio: FIBS communication manager, come ama farsi chiamare), ha recentemente toccato intervenendo con un commento su un articolo di Gianni Lercker.
Riprendiamo qualche “passaggio” di quel commento. L’esterofilo addetto stampa della Federazione Italiana fa capire d’avere amato – da ragazzetto – la grande Germal che vinceva tutto facendo giocare 8 giocatori di scuola straniera, più Giorgio Castelli.
E poi, una considerazione: “Dalla mia generazione sono usciti 2 dei pochissimi giocatori italiani in grado di ricoprire il ruolo di interbase a livello internazionale: Massimo Fochi e Gianguido Poma”.
Ed ecco la critica, ad un certo baseball del passato: “Oltre a Fochi e Poma, in qualche lustro di tentativi (goffi) di protezionismo del ruolo, si è affermato nella posizione di interbase ad alti livelli il solo Evangelisti”.
Siamo senza parole. Di fronte all’evidente vuoto di memoria del signor ”so tutto io”. Il quale si è completamente dimenticato di due bravissimi interbase di scuola italiana, che tutti ci invidiavano: Gabriele “Bebe” Messori e Ruggero Bagialemani.
Il bolognese Bebe Messori, “guanto” straordinario, era (tanto per fare un esempio) l’interbase titolare di quella bellissima Nazionale che nel 1986 conquistò il quinto posto ai Campionati Mondiali in Olanda. Gli azzurri, in quella edizione, sconfissero la nazionale degli Stati Uniti per 5-3, le Antille Olandesi per 9-4, il Belgio per 17-0, l’Olanda (che gusto!!!!) per 9-4, il Venezuela per 10-8 e la Colombia per 13-3. E’ una storia di vent’anni fa che merita d’essere ricordata: c’era da essere orgogliosi, fieri d’una Nazionale composta da “soli” giocatori di scuola italiana. Un grande gruppo. Lì ci giocavano campioni come Roberto Bianchi, Beppe Carelli, Paolo Ceccaroli, Ruggero Bagialemani, Bebe Messori, Elio Gambuti, Massimo Fochi, Gianmario Costa, Alex Giorgi, Stefano Manzini, Marco Mazzieri, Gianguido Poma, Roberto Mari, Guglielmo Trinci, Roberto Radaelli, Claudio Taglienti. Erano il prodotto di quella che è stata – negli anni ’80 – la felicissima iniziativa del Club Italia.
Mi chiedo come Schiroli possa essersi scordato di parlare del nettunese Ruggero Bagialemani, detto “pantera”: il più forte interbase italiano di tutti i tempi! E se qualcuno dice il contrario… non so proprio che baseball abbia visto (non considero in questa classifica Passarotto e Luciani, giocatori sublimi, italiani sì ma di “scuola” venezuelana).
I “numeri” – che nel baseball non mentono mai – parlano chiaro. Bagialemani ha disputato 195 partite in maglia azzurra. Per sette anni al centro del diamante, dando spettacolo nella posizione di interbase. Pensate che in occasione della Coppa Intercontinentale in Portorico, nel 1989, Ruggero venne eletto da una giuria mondiale il miglior giocatore europeo in assoluto. Successivamente, dal 1994 al ’98, Bagialemani ha giocato in terza base (benissimo anche lì). In carriera, il nettunese ha vinto 10 Guanti d’Oro ricoprendo il ruolo di interbase in campionato. Colonna difensiva del suo Nettuno. Ma forse no. Forse… Ruggero in quegli anni giocava in America, se Schiroli non se l’è neppure ricordato.

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19 responses

5 02 2008
Riccardo Schiroli

Ruggero Bagialemani presumibilmente sarebbe d’accordo con me nell’auto definirsi un grande terza base che si è adattato a fare l’interbase. Bebe Messori a livello internazionale ha giocato piuttosto poco. Tanto che nel 1988 al Mondiale italiano l’interbase era Poma.
Resta il fatto che sia Bagialemani che Messori fanno parte della stessa generazione di Poma e Fochi, essendo nati negli anni ’60. E che quindi sono cresciuti nello stesso periodo. Il che dimostra il fatto che, quando le qualità ci sono, la presenza di giocatori di scuola straniera non è un ostacolo per i giocatori italiani.
Il “protezionismo” del ruolo non ha, lo ribadisco, dato nessun risultato. Tra i nati negli anni ’70 il solo Evangelisti ha ricoperto con qualche successo il ruolo di interbase in nazionale e Schiavetti al ruolo di interbase titolare ci è arrivato alla soglia dei 30 anni nel Nettuno.

5 02 2008
max

Grazie per la precisazione, sig.Roveri, ma riguardo “ER PANTERA” non è assolutamente una dimenticanza da parte di quell’acuto giornalista, ma solamente un rosicamento sportivo di chi prova antipatia per la società di Nettuno.
DA UN APPASSSIONATO TIFOSO NETTUNESE

5 02 2008
Ballfour

Bagialemani era… in America, ma in compenso ierisera l’italianissimo Giovanni Jimenez Carrara da Bergamo ha lanciato da partente nella sfida tra Venezuela e Messico.

http://mlb.mlb.com/mlb/events/winterleagues/?league=cs

Cliccare su “box” per credere.

Forse sarebbe il caso che una vetrina indipendente come questa di doubleplay scrivesse qualcosa al proposito, magari per aiutarci a fare un pò di chiarezza.

E poi noi facciamo reclamo su Ust della Gran Bretagna…

5 02 2008
Riccardo Schiroli

Giovanni Carrara (che come noto è nato in Venezuela da padre italiano ed è in possesso sia della cittadinanza italiana che di quella venezuelana) non sta giocando per la nazionale del Venezuela, bensì per le Tigres de Aragua. I Campioni delle leghe possono, una volta giunti alle World Series del Caribe (che sono una manifestazione per club), inserire giocatori di altre squadre.
Per altro, nella World Series del Caribe giocano anche gli stranieri. Come Andrew Lorraine, che lo scorso anno giocava nel Godo.

5 02 2008
franco

Egr. sig. Roveri non avrei saputo dire di meglio.
O meglio qualcos’altro avrei aggiunto. Che la scuola di Parma oltre a Castelli aveva prodotto anche Bertoni, Reverberi, Iaschi, Ugolotti, che ringrazieranno di cuore per come sono rimasti impressi nella mente del comunicatore federale.
Scuola che aveva prodotto già Gatti, Savignano. Che era stata tappa importante per Toro Rinaldi. Che in quegli anni produceva anche un interbase di nome Fornia. Fornia. Vorrei ricordarlo.

Per quanto tutto si spiega. Sempre il comunicatore federale ci dice “Io seguo personalmente il baseball dal 1975”. E questo spiega tutto. Avant moi, le deluge, come un Re Sole al contrario. Prima, cosa succedeva, non gli è dato sapere.
Lo stadio di 2500 persone non l’ha visto, perché lui… non c’era, e pertanto non c’era nemmeno lo stadio di 2500 persone.
La Bernazzoli di quei nomi (e altri) che raccoglieva pubblico tanto da aver lo stadio nuovo, l’Europeo, nel 71 è cosa accaduta prima che il comunicatore potesse vedere, ergo non è esistita.
La Nazionale tutt’italiana che faceva riempire poi quell’Europeo è precedente alla nascita del comunicatore, quindi non l’ha potuta vedere, quindi non è esistita.

A scuola il professore chiede all’alunno della Prima Guerra Mondiale.
L’alunno è nato nel 1988. Non c’era. Può non rispondere.
In compenso può parlare di Elisabetta Canalis, del Grande Fratello, delle trasmissioni della De Filippi.

5 02 2008
Rolando Bacciotti

E sarebbe istruttivo sapere anche com’è stato possibile che Luis Camargo Galavoti abbia potuto giocare nel 2005 con la nazionale brasiliana alla World Cup in Olanda e ancora nel 2006 sempre per il Brasile in competizione ufficiale all’Avana, per poi materializzarsi nel 2007 come imprescindibile catcher della nazionale italiana ai Mondiali di Taiwan. Com’è noto infatti, stante la discendenza italiana, per cambiare nazionale prima di 3 anni sono necessarie autorizzazioni di entrambe le federazioni e Comitati Olimpici Nazionali coinvolti – e nel caso di competizione olimpica – persino dello IOC.

5 02 2008
Riccardo Schiroli

Bertoni non è un prodotto della scuola di Parma. Non lanciava nemmeno nel Parma nell’anno del suo celebre record dei 250 strike out. Invece di sprecare parole, che poi si è magari costretti a rimangiarsi, sarebbe sempre meglio usare il tempo per documentarsi.
Inoltre: Iaschi e Ugolotti erano a fine carriera, nel periodo da me esaminato. Fornia giocava in alternativa a Coffman nel 1975, perchè era possibile far giocare solo uno straniero e il Parma aveva anche Carlos Guzman (non ancora naturalizzato), ma l’anno successivo Coffman (Guzman divenne cittadino italiano) divenne inamovibile e per Fornia non ci fu più spazio. Comunque, parliamo di giocatori nati negli anni ’50, quindi che non fanno parte della generazione dei Fochi e dei Poma. Quella che io esaminavo.
Non era per altro mia intenzione fare un’analisi storica sulla scuola di Parma, bensì dimostrare come l’avvento dei giocatori di scuola straniera (che avvenne in maniera sostanziosa dal 1976) non ha affatto danneggiato i migliori talenti di Parma.
Sul pubblico ripeto: posso anche sbagliarmi, perchè vado a memoria, ma sono abbastanza sicuro che “2500 spettatori di media” sia un’esagerazione. Certo, 2500 spettatori ci sono stati, anche 3000. Ma non era certo la regola.
Inoltre: fare paragoni con un’epoca nella quale quasi tutti i giocatori che attualmente militano nella Italian Baseball League non erano nati mi sembra assolutamente fuori da ogni logica di discussione costruttiva.:
Infine: la filosofia del “si stava meglio quando ci stava peggio” non fa parte del mio carattere. Ma in ogni caso è un fatto che la miglior generazione prodotta dal baseball italiano è cresciuta all’ombra di giocatori di scuola straniera.

5 02 2008
Mauro Zio

Carrara was the same in September subject of a Dutch protest at the European Championships, as he arrives at the World Baseball Classic still had acted as Venezolaan. As he seemed a minimum period of three years between the two national teams not to have respected. Now he’s so even within three years for the second time graduate, from Italy back to Venezuela.

Nazionale stagionale?

5 02 2008
Ballfour

Egregio Sig. Schiroli

Ierisera GIOVANNI CARRARA JIMENEZ ha lanciato PARTENTE nella rappresentativa NAZIONALE del VENEZUELA contro la rappresentativa NAZIONALE del MESSICO.

Le Series del Caribe non c’entrano proprio niente. Non diciamo corbellerie.

Era tutta un’altra partita.

Eppure ho messo anche il link.

O hanno estrapolato anche su mlb.com?

6 02 2008
Massimo Baldazzi

Grazie Signor Roveri per la precisazione. Dimenticarsi dell’INTERBASE è stato grave da parte del Signor Schiroli che evidentemente voleva esprimere un altro pensiero e alla fine ci si è capiti male. Lui lo considerava un terza base prestato all’interbase e, se anche fosse, la mangificenza del grande Pantera resta immutata in qualsiasi ruolo lo si fosse schierato.

Anche Lei però, signor Roveri, nell’elencare i MAGNIFICI di quel Mondiale del 1986 ha dimenticato il grande Claudio Donninelli vincente proprio nella sfida contro gli USA!

Carrara sta giocando in un club e non in una nazionale, perchè l’unica nazionale con cui gioca è quella ITALIANA.

Saluti a tutti e buon lavoro.

6 02 2008
Franco Ludovisi

Una segnalazione per Schiroli.
Nel 1979 a Madrid, al Campionato Europeo Cadetti, Ruggero Bagialemani divenne Campione d’Europa nel ruolo di interbase.
E i selezionatori ce lo avevano segnalato in tale ruolo.
Ma si può sempre dire che… anche a sedici anni “si era adattato” a fare l’interbase.

Ludovisi

6 02 2008
Enrico Luschi

Ricordo al Sig. Baldazzi che Carrara, che piaccia o no, è stato impegnato al WBC con la maglia del Venezuela, quindi la maglia azzurra non è l’unica che ha indossato. Tanto è vero che all’ultimo glorioso Europeo ci fu un reclamo ufficiale dell’Olanda.

E ricordo che lo stesso Schiroli, sulla rubrica “Il Presidente Risponde” del sito Federale, scrisse prima che “Carrara non è cittadino Italiano” e poche settimane dopo “Carrara è Italiano dalla nascita”.

Una curiosità, al riguardo della oscillante nazionalità del lanciatore venezuelano: con quale documento è entrato a referto Carrara durante la IBW è ancora dato saperlo o no?
Sempre Schiroli, ai tempi, ci disse che era sprovvisto di documenti.
Strano per un cittadino Italiano “dalla nascita” non avere almeno uno tra Passaporto e Carta d’Identità o qualsiasi altro documento. Pensate che ci fecero i complimenti anche dall’America, in occasione del WBC, per la professionalità con la quale sfornavamo documenti.

6 02 2008
franco

Ribadisco dopo aver letto la risposta del Communicatore Manager:
A scuola il professore chiede all’alunno della Prima Guerra Mondiale.
L’alunno è nato nel 1988. Non c’era. Può non rispondere.
In compenso può parlare di Elisabetta Canalis, del Grande Fratello, delle trasmissioni della De Filippi.

6 02 2008
wildthing

Mi rivolgo a Ballfour, sebbene trovi strano dar ragione a Schirolli, con cui sono quasi sempre in disaccordo, questa volta ha ragione lui: sono le carribean series per squadre di club (la champions league dei caraibi, per dirla in termini calcistici) ma sul sito dell’ MLB sono indicate solo le nazioni di appartenenza dei vari club.

6 02 2008
Giorgio Pavarani

Egregio Schiroli, è vero che i talenti italiani (di scuola) tipo Fochi, Poma, Ceccaroli e altri sono riusciti a emergere anche con la presenza degli stranieri. Secondo me però non è da trascurare il numero di squadre partecipanti al massimo campionato di quegli anni. Ora in A1 ci sono solo 8 posti da interbase. Se tutte e 8 le squadre scegliessero di avere uno straniero in quel ruolo (e ora il numero di stranieri tesserabili è superiore ad allora), per gli italiani non ci sarebbe posto. Per cui è ben difficile che un ragazzo migliori in panchina.

Negli esempi da lei citati si trovano tutti giocatori che giocavano titolari.

Non può essere che il numero maggiore di formazioni contribuisse ad avere più giocatori di scuola italiana al vertice?

Altrimenti, se questo non fosse un fattore, come spiega il fatto che allora ce ne fossero e attualmente no?
Butto li qualche ipotesi:
E’ un problema di metodologia di allenamenti?
E’ un problema di formazione dei tecnici?
Non vanno bene gli allenatori cubani?
E’ un problema di campionati giovanili?
E’ solo sfortuna?
E’ un problema di dirigenti?
E’ un problema di scouting?

Lei ha sollevato un problema: attualmente l’unico interbase di scuola italiana che giochi titolare in un club di A1 è Igor Schiavetti, che tra l’altro non è più giovanissimo.
Quali sono le cause, visto che lei ha escluso la presenza degli stranieri?
Come si potrebbe risolverlo?
O quanto meno, come si potrebbe iniziare a renderlo meno drammatico?

6 02 2008
max

Secondo me il problema dell’interbase italiano si estende anche nel ruolo del catcher, entrambi i ruoli credo siano i più difficili da imparare , il materiale umano su cui lavorare è molto ristretto e quindi la qualità difficilmente emerge. Poi si ha anche poco coraggio di farli giocare almeno una gara in A1. Comunque in A2 ed anche in serie B, cari Presidenti, non fate giocare trentenni in questi ruoli! Non penso sia un problema di tecnici italiani non all’altezza nela preparazione di interbase e ricevitori, certo una maggiore cultura nei metodi di allenamento specifici per ruolo non guasterebbe. La mia modesta proposta è quella che le varie federazioni europee dovrebbero organizzare dei tornei internazionali under 21 , una specie di champions europea, o a squadre o a nazionali, per dar modo appunto ai ragazzi di giocare più di qualità oltre che di quantità. La mia vuole essere solo una critica costruttiva , non conosco a fondo i problemi che potranno nascere per arrivare ad organizzare una cosa del genere.

6 02 2008
franco

Mi collego a quanto dice Pavarani e vorrei fare anch’io delle domande. Riprendo da sopra, e da lì riallacciandomi: Bertoni non è un prodotto della scuola di Parma perché nell’anno del suo celebre record dei 250 strike out giocava altrove?
Dove giocava Bertoni nell’anno del suo altrettanto celebre shutout contro l’Olanda?
Per me giocava nel Parma, per lei?
Era quel Parma che con la guida di Chet Morgan avrebbe prodotto campioncini a tutt’andare e giocatori che Chet Morgan avrebbe portato in Nazionale. Iaschi, allora non a fine carriera, Castelli appunto e Ugolotti. Avevano 20 o 21 anni nel 71. Quando vincemmo, con Bertoni appunto a fare lo shutout contro l’Olanda (con loro in campo e Bolsi, altro prodotto del Parma, che entrò a sostituire il PH). 1 partita su tre. E perdemmo quegli Europei. All’edizione successiva, due anni dopo, giù tutt’oriundaio. E perdemmo più seccamente: subito due partite senza nemmeno impensierirli con una vittoria nostra. Era un miglioramento?

Finiva un’epoca. Quella di un allenatore americano per una squadra di italiani, di un vivaio. Morgan se ne andò.

Fornia. Già abortì la sua carriera perché il ruolo fu preso da Coffman. Decisione legittima del Parma, ci mancherebbe. Ma è difficile sostenere che sia cresciuto all’ombra del grande straniero uno che in quell’ombra c’è avvizzito e morto. No?

Grande straniero che, beninteso, tutti avremmo voluto. Perfino l’Inter di Herrera non sarebbe stata tale senza Suarez.
Ma un conto è uno, un conto son 15.

Qualche grande straniero, già. Perché non fare 4 stranieri senza fare l’oriundo?
No, da una parte si mette un limite e dall’altra – lo stesso legislatore – l‘aggira. Nel calcio, dopo il disastro del 62 in Cile, la FIGC impose non il blocco allo straniero ma al “proveniente da federazione estera”, per stoppare l’aggiramento che coi Sivori, Sormani, Altafini (e qui andiamo anche bene) aveva depauperato il vivaio italiano.

Lo diceva anche Faraone, nel ‘73: Anche quattro stranieri per club, senza ricorrere alla gamola dell’oriundo. E in nazionale solo Italiani.

71, 73, tutte epoche precedenti all’attenzione del baseball da parte sua, sig. Communication Manager. Ergo non valenti prova. Solo un altro caso è accaduto nella storia dell’umanità che l’addivenire al mondo di una persona abbia segnato il prima e il dopo della materia. Era Gesù Cristo.
Poi nessuno si pose più a spartiacque del sapere. Fino all’altro giorno. Devo dedurre.

Per cui forse è per questo che nella sua replica niente mi dice di Toro Rinaldi (campione di “scuola” bolognese, che ha giocato anche nella Tanara Parma), primo giocatore a ottenere un contratto con franchigia MLB (Cincinnati Reds)?
O forse perché non va detto che anche un tempo, senza l’Academy, si arrivava in America?

Del resto come Liddi. Che mica ha fatto l’Academy. Ed è in America. In Italia nessuno l’aveva considerato.

Curioso dove lei dica che vuole “dimostrare come l’avvento dei giocatori di scuola straniera (che avvenne in maniera sostanziosa dal 1976) non ha affatto danneggiato i migliori talenti di Parma”. Come si fa a saperlo senza controprova? Se quelli chiusi hanno smesso, come fece Fornia, come si fa a capire cosa sarebbe successo senza l’ingombrante pacco dei giocatori di scuola straniera? Il presente, con Liddi (ma anche con Panerati e Pizziconi che qui di considerazione ne hanno avuta poca) ci mostra che mentre siamo tutti presi dai giocatori di scuola straniera manco li vediamo i nostri e – dogma suo, sg. Communication Manager – ciò che non è vedo non esiste (non è che possa esser cieco, non informato, o altro l’osservatore, qui, lei).
Scalera, ad esempio, sarebbe un interbase ma gioca (ed è già grassa, che giochi) in seconda perché l’interbase dev’essere straniero, oriundo, IRE, come si diceva una volta, non-Asi, come si dice oggi, ma insomma non dal vivaio nostrale. Lo dice Mazzotti: deve essere un ex Triplo A. Le parole del più vincente dei manager italici ci dice bene qual è la filosofia dell’interbase: deve esser comprato bell’e fatto. Non le pare?

Il pubblico, lo sa o no, quanto ce n’era?

Perché non si può impostare una discussione sulla base del “posso anche sbagliarmi, perchè vado a memoria, ma sono abbastanza sicuro che…”
Perché è curioso il suo ragionare sig. Communication Manager. Contemporaneamente dice di non sapere ma vuole giudicare del periodo di cui lei dice di non sapere.

Per quel che vale, una volta Paglioli, oggi membro del CNT, mi scrisse:
“E’ vero che nel passato era diverso (ti dirò erano anche in 5.000 a volte; a Bologna ed a Parma dovettero costruire le tribune aggiuntive, non per sfizio, ma perchè la gente non trovava posto a sedere; mia moglie (allora mia fidanzata) doveva venire almeno 1 ora prima della partita per poter trovare posto a sedere e vedermi giocare!),”
Detta così, senza pretese di far testo. Ci mancherebbe.

Infine. Non dico affatto si stava meglio quando si stava peggio.

Dico proprio si stava meglio. E ora si sta peggio.

Si stava meglio perché le società producevano, o tentavano di farlo, giocatori, e lavoravano sul campo, non fra legali e procuratori, le società erano autosufficienti e in campo 9 giocatori da mandare ce li avevano. E lo straniero serviva davvero per migliorare, mentre ora se togliamo la scuola straniera nemmeno abbiamo quantità da far referto, e lo straniero (straniero straniero o oriundo) non serve più ad innalzare il livello, ma ad arrivare a 9.
Perché una volta si vinceva anche l’Europeo, ad esempio nel tempo dello stop agli oriundi firmato dal segretario del Coni Pescante. Senza Norrito e Ceriani. E ora si arriva settimi. Con Norrito e Ceriani.

Se non è peggio questo, che altro?

7 02 2008
Alfredo

Ciao, sono stato informato della cosa, intervengo solo per dire che sono orgoglioso di essere stato compagno di squadra di Ruggero Bagialemani,dalle giovanili fino alla prima squadra. Per noi ragazzi di Nettuno era gia allora un fuoriclasse,infatti tra di noi ci informavamo dove giocasse lui per poi dichiarare ai responsabili della Società altri ruol. Dico solo che Ruggero nasce come interbase, con lui in squadra abbiamo vinto molti scudetti nelle giovanili del Nettuno, poi lui si è affermato anche nelle Nazionali Cadetti e Juniores, sempre nel ruolo di interbase. Mi ricordo che Ruggero non aveva mai giocato in 3a base e quando Giampiero Faraone gli prospettò la cosa nel 1980, lui si confidò proprio con me e aveva delle perplessità. Ma poi la sua determinazione,la sua forza,la sua voglia di emergere hanno fatto sì che sembrasse quello il suo vero ruolo. Per me Ruggero è nato Campione ed è un peccato che per Campanilismo o per il fatto che lui abbia giocato solo con il Nettuno non gli vengano riconosciute alcune cose: adesso, io non so sia stato il più grande o meno, sicuramente sta fra i primi 5 giocatori della storia di tutti i tempi in Italia, per quello che ha vinto e per i numeri che parlano a suo favore.
Ho ritenuto opportuno intevenire perchè ho la sua stessa età e ripeto ho avuto l’onore di giocare con lui.

7 02 2008
Riccardo Schiroli

Cerco di rispondere sinteticamente un po’ a tutto. Se mi scordo qualcosa, potete anche contattarmi privatamente:

1) Per poter far giocare Camargo la FIBS ha, appunto, ottenuto l’autorizzazione della Federazione brasiliana, del Comitato Olimpico brasiliano, del Comitato Olimpico Italiano. Quella del CIO non era necessaria.
2) Il World Baseball Classic ha regole sulla eleggibilità dei giocatori estremamente ‘liberali’. David Ortiz e Pujols hanno giocato per la Repubblica Dominicana pur essendo cittadini degli Stati Uniti. E gli USA non ammettono ‘doppia cittadinanza’ con la Repubblica Dominicana. Per questo, e per il fatto che per l’utilizzo di Carrara la FIBS si fosse premurata di richiedere i soliti permessi a Comitati Olimpici e Federazioni varie, la IBAF ha bocciato il ricorso dell’Olanda.
3) Ringrazio Ball Four, che non è quasi mai d’accordo con me, per la precisazione sulla serie del Caribe.
4) La cittadinanza italiana ‘jure sangunis’ non è attribuita automaticamente. Chi nasce all’estero deve essere ‘registrato’ all’elenco degli “Italiani Residenti all’Estero” presso il Consolato. Giovanni Carrara (che, torno a ripetere, è “Giovanni Carrara” per la Repubblica Italiana e “Giovanni Carrara Jimenez” per la Repubblica Bolivariana del Venezuela), al contrario dei fratelli, non era stato ‘registrato’ alla nascita. Quando si è deciso a farlo, ha trovato un intoppo burocratico (mi concederete di non scendere nei dettagli, per non violare la privacy del signor Carrara Giovanni e la memoria del signor Carrara Ettore, suo padre) che gli uffici federali lo hanno aiutato a risolvere poco prima dell’inizio della Italian Baseball Week. Riassumendo: Carrara ha giocato da straniero perchè il suo status di cittadino italiano non era ancora stato riconosciuto, ma risulta italiano “dalla nascita” (come attesta il certificato di cittadinanza) perchè la sua cittadinanza è per “discendenza” e non per matrimonio o naturalizzazione. Come vedete, non c’è nessun mistero.
5) Bertoni non è espressione della scuola di Parma, semplicemente perchè non ha imparato a giocare a Parma ma a Parma è approdato da adulto vaccinato, rivelazione di un Mondiale e con una stagione da 250 strike out alle spalle. D’altra parte, non penso che sarebbe corretto dire che Liverziani è di scuola riminese o bolognese o che Giulio Glorioso è di scuola nettunese, milanese o parmigiana. Giusto?
6) In America si andava anche quando non c’era l’Accademia. Vero: 1948-1996 esattamente un giocatore (‘Toro’ Rinaldi); 1997-2003 5 giocatori (Liverziani, Chiarini, Castrì, Peppe Mazzanti, Imperiali); 2004-2007 (da quando c’è l’Accademia) altri 5 (Maestri, Liddi, Lucati, Panerati, Pizziconi). Pre Accademia lanciatori 0, post Accademia lanciatori 4.
7) Liddi non lo considerava nessuno? Veramente il Rosemar lo aveva prelevato dal Sanremo per giocare in A2 quando aveva 16 anni scarsi e la Federazione lo ha inviato all’Adidas Elite Camp (progenitore della MLB European Academy) quando era tipo al primo anno della categoria Cadetti.
8) I ruoli di interbase e catcher sono le posizioni che richiedono doti atletiche particolari, che difficilmente possono essere insegnate. Posso essere d’accordo che manca un po’ di coraggio (a mio parere Pantaleoni e Sgnaolin sarebbero potuti diventare interbase di serie A1, ad esempio), ma i termini del problema cambierebbero di poco. Secondo me, il vero problema è il percorso di formazione di un giocatore. Ora, con questo fiorire di iniziative nelle piazze principali (Parma, Nettuno, Grosseto, Bologna) sull’onda del “progetto franchigie”, sono personalmente fiducioso che qualcosa di meglio possa accadere. Ma se i migliori atleti fanno fatica ad avvicinarsi al baseball, temo dovremo rassegnarci ad avere una maggioranza di catcher ed interbase di scuola straniera ancora per un po’. E oggi una legge “protezionistica” aiuterebbe poco. I ‘prospetti’ nei ruoli si contano sulle dita di una mano e obbligare le squadre a schierare interbase o catcher “di scuola italiana” servirebbe solo a dare spazio al massimo livello a giocatori che (con tutto il rispetto) di quel livello non sono. Questo voglio dire: il giocatore di talento si fa strada, indipendentemente da quanti stranieri ci sono. Vi invito a citare esempi di talenti del baseball italiano castrati dalla presenza di stranieri negli ultimi 30 anni.
9)Bagialemani lo conosco da quando entrambi avevamo 14 anni e lo ricordo come la stella incontrastata di interminabili partite sullo spelacchiato campo di “Cretarossa” (oggi tramutato in campo da calcio). Con i Black Angels Nettuno, come spesso accade ai ragazzini ‘bravi’, giocava un po’ da interbase e un po’ da lanciatore. E questi ruoli ricoprì anche nelle nazionali giovanili. Ma è innegabile che il suo spazio nella storia del baseball se lo sia ritagliato da terza base. Anche Alex Liddi è nato interbase, nella nazionale jujniores al Mondiale di categoria ha giocato interbase (2006), ma da pro gioca terza base o, saltuariamente, prima base.
10) Scalera: l’opinione del tecnico che lo ha lanciato in prima squadra (Claudio Corradi) è che il suo ruolo ideale sia terza base. L’opinione del GM del Parma Max Fochi è che sia ideale per il ruolo di seconda base. Secondo entrambi, il suo braccio non è abbastanza potente per il ruolo di interbase.
11) Una volta le società producevano più giocatori? Veramente, no. Non esiste una squadra che abbia primeggiato negli ultimi 30 anni con una base di giocatori della sua “scuola”, a parte il Nettuno del 1990 (per il quale ero a fare il tifo sulle tribune dello stadio di Rimini in una domenica di novembre; la memoria di Leo Schianchi, che era in campo per il Rimini, parla di 8000 spettatori. C’era tanta gente, ma per la mia memoria saranno state 3.500).

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