Lezioni a pagamento, sì o no?

31 01 2008

di PAOLO CASTAGNINI

Anni fa mi capitò di vedere uno dei miei ragazzi, allora dodicenne, allenarsi da solo assieme al tecnico straniero, che a quel tempo era il manager della prima squadra di Verona militante in serie A2.
La cosa mi colpì e decisi di capire il perché questo ragazzo, al di fuori degli allenamenti programmati dalla squadra, fosse riuscito a farsi allenare da un tecnico straniero che a quel tempo era stipendiato da una società che non era la mia.
Sulle prime pensai che per qualche motivo che non conoscevo fosse entrato nelle simpatie di quell’allenatore, ma poi vidi che sulle tribune c’era la madre che assisteva.
Conoscendo da tempo la madre, ed essendo in confidenza, la avvicinai e le chiesi spiegazioni. La cosa devo ammettere mi dava anche un certo fastidio.
Con molto imbarazzo mi spiegò di aver concordato un’ora di lezione a pagamento per il figlio e mi pregò di non dirlo a nessuno.
Il fatto mi fece riflettere molto. Mi domandavo se fosse giusto oppure no che un genitore si rivolgesse ad un tecnico seppur di valore per avvantaggiare il proprio figlio nei confronti degli altri compagni. Ad esempio pensai che magari anche gli altri avrebbero gradito essere personalmente allenati da quel tecnico. Poi però pensai che nelle intenzioni di quella madre non c’era alcuna volontà di avvantaggiare il figlio, ma la semplicissima ragione che da sempre esiste su questa terra in tutti i campi: voleva semplicemente che suo figlio migliorasse, che diventasse un bravo giocatore di baseball. L’altra domanda che mi feci è perché quella madre volle tenere nascosta la sua iniziativa? Aveva forse pensato di non aver fatto una cosa giusta?
Più tardi arrivò il contatto con un grande Coach americano e fondammo a Verona un Centro di Addestramento.
Mi resi conto che non si può regolare l’impegno dei ragazzi su coloro che hanno poca voglia di fare, siano essi tecnici o atleti. Chi ha voglia di fare, chi ha voglia di emergere, chi ha voglia di diventare bravo deve poter avere tutto ciò che gli necessita.
Per avere tecnici preparati e disponibili, per avere strutture e materiali adeguati, sono necessarie però  risorse economiche e questo è il punto dolente di tutte le associazioni sportive dilettantistiche. Specie quelle che si occupano di giovani. Con grandi sacrifici e con il contributo di un gruppo di appassionati e del Preside della Facoltà di Scienze Motorie riuscimmo nel nostro intento.
A questo punto però avevamo la struttura, avevamo i materiali, avevamo i tecnici preparati.
Ai nostri tecnici però chiedemmo serietà, impegno e aggiornamento, ma in cambio essi dovevano ricevere il giusto compenso. Questo compenso doveva uscire proprio dai ragazzi e dalle loro famiglie.
A questo punto si potrebbe obiettare che non ci sono soldi, che non è giusto, ecc. ma quanto spende una famiglia in bisogni secondari o effimeri?
Perché un genitore dovrebbe spendere 200 Euro per le Nike e non per una valida istruzione di suo figlio?
Perché una famiglia dovrebbe spendere 2000 Euro per la settimana in Egitto e non dovrebbe pagare le strutture e i materiali per lo sport preferito da suo figlio?
Perché una famiglia dovrebbe offrire al proprio figlio il maestro di sci per una settimana bianca all’anno e non il valido coach dello sport che pratica per 12 mesi?
Perché dagli americani impariamo tutto, meno questo?
Riallacciandomi all’intervento di Franco Ludovisi che auspicava un’Accademia in ogni società io sottoscrivo l’invito a tutti.
Perché non una scuola di baseball e softball in ogni città?
Perché non sorgono Camp estivi in tutta Italia?
Perché non iniziamo a proporre scuole di baseball e softball di qualità in ogni società? E per carità non parliamo di sfruttare le famiglie.
Siamo sicuri che alla maggior parte delle famiglie non interessa che i propri figli possano praticare lo sport senza vergognarsi di essere massacrati ogni volta dagli avversari?
Se poi ci saranno ragazzi e ragazze con problemi economici, saremo sempre in tempo ad andare loro incontro riducendo o annullando la quota.
Diamo ai nostri atleti obiettivi chiari e facciamo loro vedere che diventare bravi si può e che è un obiettivo raggiungibile attraverso l’impegno e offrendo loro tecnici di qualità.
Facciamo in modo che nessun genitore debba pagare di nascosto un tecnico per vedere migliorare il proprio figlio.

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2 responses

31 01 2008
Massimo Casorati

E’ giusto irritarsi, financo indignarsi, se una madre paga in privato un tecnico qualificato per far sì che l’amato rampollo migliori nello sport che ha scelto di praticare. Fin qui niente da ridire, forse però la mamma in questione non ha fatto quel che ha fatto per avvantaggiare il figlio rispetto agli altri, magari lo ha fatto per il puro e semplice desiderio di vederlo sviluppare tutto il suo talento (quale che fosse), dandogli quello che la società di appartenenza non gli dava, cioè un numero sufficiente di allenamenti, tecnici all’altezza, un periodo in cui si gioca che non fosse limitato a quegli striminziti tre (dico 3) mesetti del campionatino, per poi essere abbandonato per il resto dell’anno, oppure costretto a fare salti mortali per partecipare a tornei vari, magari andando in prestito ad altre squadre, cambiando tecnici ogni giorno, ecc…
Purtroppo la chiave è questa: le società devono investire di più e meglio nelle strutture dedicate alle giovanili, la federazione deve imporre campionati che coprano almeno il 50% dell’anno solare, i tecnici che vengono incaricati di seguire i giovani devono essere la prima scelta e non l’ultima. Il tecnico americano che stava dando lezione privata al ragazzino pietra dello scandalo, se è un professionista deve essere in campo tutti i giorni, tutto il giorno, a disposizione. Sarà la società a creare i calendari ed a strutturare gli allenamenti di conseguenza e se questo costerà un po’ di più, verrà ripagato ampiamente dal risparmio che si otterrà quando il ragazzino potrà giocare al massimo livello, togliendo il posto all’oriundo del caso.
Che le società (magari escludiamo quelle di A1) facciano il conto di quanto spendono per pagare i tecnici e di quanto per pagare i giocatori, se i giocatori costano più dei tecnici, allora credo che il futuro sarà sempre più incerto.

2 02 2008
pino

Sono d’accordo con quello che scrive massimo ed aggiungo non solo i tecnici migliori nelle attività giovanili ma anche gli arbitri migliori.
Credo che il CNA sbagli a sottavalutare questo aspetto,molte partite non sono coperte, non per mancanza di arbitri ma perchè chi arbitra nelle serie superiori non vuole avere niente a che fare con quattro ragazzini che da pochi mesi praticano questo sport.
Proporrei che il CNA rendesse obbligatorio per gli arbitri di serie A,arbitrare una partita delle attività giovanili ogni settimana o ogni due.
Non lasciamo che nella mente dei ragazzi si crei confusione vedendo il proprio allenatore o quello della squadra avversaria arbitrare la propria partita.

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