L’America fa ancora poco per noi

31 01 2008

di STEFANO ARCOBELLI

Il futuro è adesso. Progettando il baseball che verrà, vorremmo non dimenticare gli errori di valutazione compiuti in passato dall’America, la grande madre dei diamanti. Non tanto perché non crediamo agli americani, il cui interesse e guadagno sta in cima a tutto, ma perché i loro tempi spesso non (si) conciliano con i nostri. Due esempi: per anni la Major League ha affidato a un ufficio di Londra la gestione europea, da dove partivano operazioni di investimento, tra merchandising e diritti tv, su due paesi come la Gran Bretagna e la Germania che in Europa non valgono certo Italia o Olanda. Io la definisco miopia, anche se economicamente i due mercati per gli americani rendevano probabilmente di più in termini di cappellini e tshirts venduti… E quando Sky ha deciso di tagliare per questioni di basso share, le partite di Major League, la miopia è peggiorata perché il baseball Usa è sparito di fatto dalle tv italiane anche se poi grazie a Rai Sport Sat (ma solo sfruttando il pacchetto con la federazione italiana che cerca di ottimizzare con buoni risultati la rete di televisioni private e sfrutta al massimo le concessioni della tv di Stato) spezzoni di World Series se ne son viste in differita.
Da alcuni anni, la Mlb ha cominciato a dare credito all’Italia e all’Olanda, ad esempio, non solo invitandoli al World Classic, ma vedendo nell’Accademia europea di Tirrenia una possibile base di reclutamento di prospetti e aprendo una trattativa a larga scala con la nostra federazione. Tanti progetti, il principale dei quali è la Ibl, la lega pro che dovrebbe partire nel 2010, per proseguire con la costruzione dello stadio del baseball a Fiumicino.

Formalmente tutto lusinghiero, ma bisogna disporre di un ottimismo ad oltranza per sperare che andrà tutto davvero così. E noi continuiamo a credere in uno sbarco americano soltanto quando il mega impianto vedrà la luce e solo dopo un vero girone del Classic o un’apertura della stagione di Major potrebbe avere ospitalità da noi. Gli americani non metteranno davvero i loro dollari se non per guadagnarci: secondo me è illusorio pensare di fare grande business in Italia. Ecco perché, molto più velocemente, la Mlb ha rafforzato i canali asiatici: lì esistono un bacino più grande e una tradizione consolidata come in Giappone, dove infatti Boston e Oakland stanno per fare passerella; in Cina  – dove il 15 e 16 marzo sul diamante olimpico di Pechino gareggeranno i Los Angeles Dodgers e i San Diego Padres – il mercato è così esteso che non solo sul piano del merchandising, ma anche su quello tecnico, qualche prospetto in più per la percentuale di abitanti, potrà esserci rispetto all’Europa. Dov’è la contraddizione? Nei numeri: la Cina renderà di più economicamente, e solo dopo verrà l’Europa e quindi l’Africa.

Non è fatalismo, ma realismo il nostro: gli americani si prendano tutto il loro tempo – e nel frattempo ci hanno sbattuto fuori dai Giochi olimpici per non mandare i big leaguers  – si facciano tutti i loro calcoli, ma riteniamo che l’operazione Europa non sarà così rapida come i nostri sogni vorrebbero.
E a proposito di numeri, ci consoliamo intanto con gli annunci del consiglio federale: aumentano del 40.32% i tesserati (passati da 18.611 a 26.115, con 435 società). Il presidente Riccardo Fraccari ha annunciato che l’Italia avrà il Mondiale 2009 e si candida al Mondiale di softball 2010, e che torna nella poule A degli Europei per il ricorso accettato contro la nazionale inglese che aveva schierato un giocatore non in regola (Ust); e che anche quest’anno Cuba ci invierà 75 tecnici da mandare in giro sui diamanti italiani.

Ci aggrappiamo al presente e affidiamo alle grandi menti il futuro del baseball che verrà. Gli americani finora ci hanno solo ignorato, o spremuto. Piaccia o no.

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4 responses

31 01 2008
Massimo Casorati

Sui motivi che spingono MLB ad investire sull’Estremo Oriente, piuttosto che sulla vecchia Europa, mi vedo perfettamente d’accordo con Arcobelli. La differenza sta nel fatto che, a mio modo di vedere, hanno perfettamente ragione a comportarsi in questo modo. L’Europa non ha nessun valore aggiunto dal punto di vista commerciale/economico, a fronte di una impermeabilità ad accettare metodi e procedure, oltre che mentalità MLB, in parte dovute a fattori storici e di tradizione, in parte dovute agli atteggiamenti delle dirigenze europee, che mal sopportano l’idea che a comandare sia il più forte, il più adatto, chi ha più esperienza, insomma chi sa come fare le cose e che relegherebbe i nostri a ruoli marginali (quand’anche lo facessero). Rimango dell’idea che mettere in mano a MLB i dati economico/sociale europei, i dati dell’esistente nel mondo del baseball, insieme alla carta bianca per farne ciò che vogliono, avrebbe sortito effetti sicuramente maggiori ed a mio modo di vedere migliori.
L’accampare pretese da parte del baseball europeo nei riguardi di MLB, sarebbe come se la federazione dilettantistica di calcio nepalese ponesse condizioni alla UEFA.

1 02 2008
Riccardo Schiroli

Vorrei dire al Signor Casorati che “Mettere in mano” il baseball europeo alla MLB richiederebbe comunque un dettaglio: che la MLB fosse disposta a “prenderlo in mano”. Una parte della ‘mission’ MLB è lo sviluppo del baseball fuori dagli Stati Uniti, ma il primo scopo resta quello di fare gli interessi dei proprietari delle 30 squadre MLB.
Per altro, non è che i interventi diretti MLB siano proprio da ricordare. Cito in ordine sparso: Australia (lega che ha chiuso i battenti), Grecia (nazionale sparita dalla circolazione), Israele (accuse nemmeno troppo velate di mala gestione al primo anno della lega).
Per quel che riguarda la Cina, parliamo di uno dei mercati più dinamici del mondo (vedi “L’impero di Cinindia” di Federico Rampini) e fa gola non solo al baseball. Credo che parecchie multinazionali, non solo MLB, preferiscano oggi investire in Cina o India, piuttosto che in Europa.

2 02 2008
massimo casorati

Nessun dubbio a proposito della volontà di MLB di farsi carico del baseball europeo: non credo ne abbiano la minima intenzione. Neppure alcun dubbio sulla maggiore appetibilità della Cina.
Credo che su questi argomenti si sia perfettamente in sintonia.

12 02 2008
firuzzella

non lamentiamoci tanto, perché hanno fatto tanto per noi.

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