Settantacinque allenatori cubani

28 01 2008

di FRANCO LUDOVISI

Il numero dei tecnici cubani che quest’anno arriveranno in Italia a disposizione delle nostre Società è settantacinque; a questi si aggiungeranno senz’altro tecnici stranieri provenienti da altre nazioni.
Un bel numero.
Ricordo che in passato, quando tecnici provenienti da Cuba tramite l’intervento federale erano sì e no una dozzina, si levò il pubblico dissenso di Enzo Blanda, allenatore assai visibile in quel periodo, che non vedeva positivamente questa intrusione “forzata” di persone che toglievano spazio ai nostri Tecnici che allora non ne avevano poi tanto, a suo dire.
E che questo dissenso non dovesse essere manifestato lo dimostrò l’intervento del presidente federale Notari che inflisse una discreta squalifica a Blanda. I toni di Blanda erano, diciamo così, alquanto “forti ed espliciti” nella contestazione.
Qui vorrei trattare non dell’opportunità o meno che questi personaggi allenino da noi, ma i pro e i contro che questa (massiccia) presenza crea.
Non parlo per sentito dire dal momento che ho avuto occasione di collaborare a lungo con tecnici cubani e non. Parlo per esperienza diretta.
Si tenga ancora presente, come premessa, che tranne rare eccezioni questi tecnici non vengono impiegati ad altissimo livello.
Il primo problema che si presenta è che questi tecnici, per ragioni di costi, giungono in Italia all’inizio della stagione agonistica. A volte tardano tanto che le Società chiedono ad un tecnico italiano di surrogarli nel pre-stagione: a me è capitato nel 2001 a Verona. Aderii per amicizia.
Questa situazione mette a disagio la squadra che inizia semmai la fase invernale con un preparatore, per passare ad un altro nel pre-stagione e per finire con un terzo, lo straniero, in campionato.
E tutto va bene se i tre tecnici sono sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda. Se non lo sono nascono problemi grossi che, come per il mio caso personale a Cesena nel 1993, portarono all’interruzione della collaborazione perché i metodi miei, adottati fino all’arrivo del cubano Alcalde, non erano compatibili col suo modo di vedere il baseball.
L’anno seguente il Cesena non ebbe né il suo vecchio allenatore, né il suo cubano.
Ricominciò da capo.
Il tecnico italiano che conduce la preparazione invernale e il pre-stagione può sentirsi defraudato del suo lavoro e della sua squadra; anche se accetta la situazione viene di fatto relegato a mansioni minori. E quando gli chiederai, in autunno, di riprendersi la squadra con che motivazioni accetterà?
Poi se la squadra va bene il merito è dello straniero; se va male la colpa è della preparazione sbagliata, diranno.
Altra problematica è che gli stranieri sono abituati ad allenare tutti i giorni e, a volte, lo pretendono, come successe a Padova nel 1990 quando a Matt Castello, formidabile giovane coach,
dicemmo che gli allenamenti ufficiali erano due, martedì e giovedì, e i rimanenti giorni facoltativi.
Fortunatamente i ragazzi del Padova li fecero diventare tutti obbligatori, altrimenti si rischiava una forte demotivazione dell’allenatore.
Questo però in genere non avviene con gli allenatori cubani, molto più propensi ad adattarsi alle nostre abitudini: a mio giudizio, perché tengono molto a ritornare in Italia anche per un fattore economio. Quindi si adeguano ai desideri delle Società e non danno più quello che avrebbero potuto dare. E quello che possono dare è tanto: nel 1997, nella Nazionale Militare, avevo come collaboratori Hernandez pitching coach della Nazionale Seniores, Medina in seguito a fare grande il Grosseto ed a volte anche la “supervisione” di Igino Velez campione Olimpico ad Atene e non mi stupivo mai nel vedere i progressi dei ragazzi a noi affidati sotto le cure di questi indubbi campioni dell’allenamento.
Venendo invece agli aspetti positivi, gli allenatori stranieri sono una infinita fonte di novità per i tecnici italiani che non possono avere molti contatti col mondo più evoluto del baseball.
Per i giocatori poi un vantaggio eccezionale, per le nuove tecniche apportate e per il gesto tecnico correttamente dimostrato.
Sia che tu sia allenatore o giocatore, se segui attentamente l’allenatore straniero aumenti senza ombra di dubbio le tue conoscenze e capacità: e poi, se sei allenatore e vali qualcosa non ti spaventerai mica della concorrenza!
Volutamente non traggo conclusioni.

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5 responses

28 01 2008
Massimo Casorati

Contrariamente a quanto penso riguardo all’opportunità di continuare ad ingaggiare giocatori stranieri (passaporto italiano o meno, non cambia il senso della questione), cioè che sia assolutamente negativo per la crescita del nostro sport, per quanto riguarda gli allenatori stranieri mi sentirei di essere favorevole a questa scelta, se non fosse per un particolare. Il particolare è che mi pare che la scelta della scuola Cubana sia più giustificata da motivi politici e di possibilità di controllo centrale dei tecnici, anzichè da motivi strettamente tecnici, oppure in realtà si tratta di una scelta obbligata: “sono i soli disponibili a quelle condizioni”. Quale che sia il motivo, il surrogare alla mancanza di tecnici italiani con tecnici cubani, è come ingaggiare giocatori stranieri: non crea il futuro. Meglio sarebbe affidarsi a tecnici statunitensi, sicuramente più aggiornati, come formatori di tecnici italiani.

Meglio insegnare a pescare, che regalare un pesce.

28 01 2008
franco

Caro Ludovisi, mi permetta farle osservare che quanto lei dice mi ricorda il motto di Longanesi: In piedi. E seduti.

4 02 2008
enzo

Caro Franco, non capisco perchè mi hai tirato in ballo nel tuo articolo. Comunque colgo l’occasione per chiederti da quale parte della barricata eri quando io sostenevo la tesi di frenare “l’onda cubana” creando l’Associazione Allenatori di base ball Italiani. Tesi per la quale, seppur da molti allora sostenuta, pagai con una squalifica, “ritardata”, di tre mesi. Fui lasciato solo anche dall’allora Presidente del CNT che caldeggiava la mia tesi. Questo per dirti che nel tuo articolo vedo una certa ambiguità: da una parte leggo un certo senso critico; dall’altro una favorevole opinione. Non credi che bisognerebbe essere un pò più coerenti col proprio pensiero?

5 02 2008
Franco Ludovisi

Carissimo Enzo,
Ti ho tirato in ballo perché ti voglio bene.
Volevo ricordare una “tua”vecchia battaglia sostenuta all’inizio dell’attuale “invasione” cubana.
Ecco perché sei citato.
Non ti ho sostenuto nell’occasione, sbagliando. Succede.
Nessuna critica adesso, anzi vorrei aver preso la tua posizione, allora.
Mia moglie Laura legge i miei articoli e poi dice:
“Ma questi non sono “da Ludo”!
Ed ha ragione. Sono in piedi e seduto come mi hanno già fatto notare, giustamente.
Però, è stata una mia scelta essere un po’ “soft” all’inizio di questa interessante avventura del Blog.
Vediamo se ora riuscirò ad essere me stesso.

12 02 2008
enzo

OK Franco. Ricordo a tutti che se si vuole progredire è necessario lottare, creare movimenti con obbiettivi ben precisi. Il baseball è troppo statico. I problemi che sento sollevare adesso sono gli stessi di 40 anni fa (propagandare, reclutare, diffondere, pubblicizzare ecc.). Tecnicamente siamo cresciuti. Salvo qualche eccezione, però, manchiamo di dirigenti veri.

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