Allenatori, quelle strane regole…

20 01 2008

di FRANCO LUDOVISI

Dal sito federale si apprende che i tecnici preposti alla direzione (o che collaborano alla direzione) delle varie Nazionali di baseball sono 38.
Sempre dal sito si può rilevare che 25 di questi hanno la qualifica di Allenatore Baseball, più 2 Istruttori Baseball, 1 Istruttore Softball (!!!), 8 Tecnici di base, 2 non inclusi nell’Albo Tecnici
del 2007 (Non sono tecnici? Non hanno rinnovato il tesseramento per il 2007? Sono esclusi per errore?).
Dal Piano Nazionale di Formazione dei Tecnici 2004 si apprende che i Tecnici di Base  “RAPPRESENTANO I TECNICI PER I SETTORI GIOVANILI E PER LE SQUADRE FINO ALLA C/1 BASEBALL”. Questo piano è immediatamente operativo dall’8 agosto 2004.
La prima conclusione che si può trarre da quanto detto è che 11 dei 38 tecnici considerati sono fuori norma.
Ma basterebbero i soli due Tecnici di Base operanti in seno alla Nazionale Seniores  per affermare che la Federazione viola di fatto il suo stesso Piano di Formazione dei Tecnici.
Ora prendiamo in considerazione le otto squadre che hanno partecipato al massimo campionato di baseball del 2007 e rileviamo che sei di queste sono guidate da Tecnici di Base.
Anche le Società violano il citato piano “immediatamente operativo” dal 2004.
E allora perché “partorirlo” se Federazione e Società non vogliono adeguarsi a quanto vi è contemplato?
Se fossi il responsabile della scelta degli allenatori di una Club vorrei ingaggiare Tecnici adatti a conseguire le finalità del Club stesso. E cioè:
miglior risultato possibile, oppure crescita tecnica dei giocatori, o ancora conduzione mirata allo sviluppo del baseball sul territorio.
Non mi preoccuperei proprio per nulla della qualifica del tecnico, qualifica ottenuta dall’istruzione che questi “HA VOLUTO CONSEGUIRE“ partecipando spontaneamente ai corsi tenuti dal Comitato Nazionale Tecnici.
Un tecnico volonteroso, attraverso queste iniziative, può avere raggiunto una qualifica ben al di sopra di quanto riuscirà ad esprimere sul campo.
Per contro pensate che i sei tecnici di base della massima serie 2007 (per la cronaca Bagialemani, Zoli, Nanni, Bindi, Costa e Romano) per svolgere la loro attività professionale non abbiano dovuto acquisire tutte quelle nozioni che possono venire fornite da corsi tecnici? Più che in abbondanza!
A questo punto quale soluzione adottiamo? Facciamo le regole e poi le ignoriamo?
E queste regole, se da un lato spingono i tecnici ad una maggiore partecipazione ai corsi e quindi alla formazione, dall’altro non li inquadrano “allineati e coperti” per una maggiore VISIBILITA’ del Comitato Nazionale Tecnici?
Per giungere ad una soluzione pratica butto lì una proposta. Chi viene scelto per l’attività delle Nazionali o per i livelli più alti dei nostri campionati venga inquadrato di fatto nella qualifica di Allenatore: se lo merita!

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7 responses

21 01 2008
domenico micheli

Salve, sono Domenico Micheli. Sono un allenatore e rientro tra quei 38 da Lei segnalati.
Sono oramai più di 20 anni che alleno e sono profondamente in disaccordo con quanto da Lei, Ludovisi, sostenuto nell’articolo “allenatori, quelle strane regole…”.
Ritengo che la Formazione, la Conoscenza siano fondamentali per far crescere il nostro movimento.
Lo sport, e il nostro sport in particolare, nell’ultimo decennio ha percorso passi da gigante nell’analisi del gesto, nelle metodologie applicate e noi continuiamo a pensare che allenare è sempre uguale a se stesso anche in presenza di atleti con differenti caratteristiche.
Aver giocato, e io ho giocato più 20 anni, non è come allenare.
Insomma il percorso da effettuare quando si sceglie di diventare allenatore è irto di difficoltà. Occorre, se si vuole rispettare le persone che si ha di fronte, spogliarsi di tutto quello che si è fatto come giocatore e iniziare a studiare di nuovo.
Spesso ci troviamo di fronte a materie che non sapevano neanche che esistessero e per comprendere alcuni vocaboli abbiamo bisogno del dizionario e spesso non arriviamo alla fine del capitolo.

Aver giocato e allenare sono due cose profondamente differenti.

L’uno (l’atleta) guarda se stesso e struttura il movimento secondo le proprie qualità e caratteristiche, l’altro (l’allenatore) osserva, valuta, spiega suggerisce.
L’uno ha la sua determinazione la sua grinta; l’altro deve motivare, aiutare, stimolare.
L’uno sente il suo corpo; l’altro intuisce dalla postura dagli occhi, dai piccoli gesti le cose che deve fare e che deve dire.
L’uno lavora individualmente; l’altro collettivamente e scopre ogni giorno che c’è qualcosa che non sa.
Troppe volte vedo e sento di tecnici che lavorano su alcune qualità senza averle formate nei modi e nei tempi che sono consoni .
Fasi sensibili, superspecializzazione, esplosività, propriocettività ecc tutti argomenti che si studiano e che quotidianamente si applicano e successivamente si modificano perché quello che è valido quest’anno non è valido il prossimo e quello che è valido per uno non lo è per tutti.
Questo è quello che mi hanno dato tutti i corsi che ho frequentato.
La conoscenza soprattutto mi ha insegnato a guardare, a valutare a dubitare e soprattutto mi ha insegnato che non si finisce mai di imparare.

Le conoscenze che un tecnico deve avere sono le più diverse (psicologia, meccanica, fisica, medicina ecc) e non si possono acquisire solo con l’esperienza del campo.
Ci sono sicuramente eccezioni, possiamo affermarlo tranquillamente, ma da noi l’eccezione è la regola.
Non conosco altri sport dove le nazionali (seniores o giovanili) o le squadre di serie A vengono affidate ad allenatori che non hanno la qualifica relativa (me ne faccia un esempio).
Sono però d’accordo con lei che, laddove si riscontrino meriti eccezionali, si debba rilasciare l’inquadramento di allenatore.

In questi anni ho conosciuto tanti tecnici, tanti giocatori (nazionali e non) che di fronte alle affermazioni di Brent Strom,di Wolforth, di Mike Marshall o di Di Molfetta non sapevano neanche di cosa si stesse parlando.

Facendo così, come lei propone, il CNT non avrebbe senso.

Ma quello che non avrebbe senso e che mi fa adirare è che lei mette in dubbio il senso stesso della vita.
Lei crede che quello che era certo ieri è certo anche oggi e lo sarà domani e domani l’altro ancora.
Poi i arrivano altri tecnici in Italia e fanno una disamina impietosa del nostro movimento e noi diciamo va tutto bene.
Arrivano i ragazzi al baseball e ci piace sostenere che quelli che arrivano sono gli scarti degli altri sport e non ci poniamo la domanda su cosa stiamo facendo e come .
Conosco bene altri allenatori di altri sport (mi piace confrontarmi con loro sulle loro metodologie di lavoro) e ho trovato che ne sanno molto di più di quello che mi era dato conoscere.

Siamo al mondo per conoscere e per ampliare i nostri orizzonti e i nostri confini… non so chi lo dicesse ma credo molto in questo.

cordialità

domenico micheli

22 01 2008
Franco Ludovisi

Avrei voluto rispondere privatamente a Domenico Micheli per non creare una polemica
che non c’è e, a mio giudizio, non dovrebbe far parte del costume di questo sito.
Ma va bene anche una risposta pubblica: prima ed ultima.
Micheli si dice profondamente in disaccordo con quanto da me sostenuto nell’artico “Allenatori, quelle strane regole”.
Sintetizzo quanto ho cercato di dire nell’articolo, semmai non riuscendovi poichè sono solo un appassionato di baseball e non un giornalista o un saggista:
“DEFINIZIONE” di un PIANO “IMMEDIATAMENTE OPERATIVO” e a seguire RISPETTO DELLE REGOLE IMPOSTE.
Sta qui il profondo disaccordo?
Non credo.
Ho dato forse l’impressione di essere contrario ai Corsi formativi del CNT?
A parte che fra i compiti assegnati all’organo dei tecnici c’è appunto la formazione,
il mio passato è pieno di interventi tecnici formativi tenuti da Enna a Boves, da Ustica a Castellamonte, da Bolzano a Lanciano e il mio ultimo intervento ad un corso del Cnt è datato 2007.
Se questo era il motivo del disaccordo capirete che si è trattato di un malinteso.
Ma se il CNT non fa seguire al Piano sanzioni “concrete” per chi non lo rispetta è certo che non avrà futuro.
Sono pure d’accordo con Micheli quando afferma che le conoscenze tecniche non si possono acquisire solo sul campo (io non l’ho affermato) e che nel baseball le eccezioni sono la regola
(che è poi la ragione dell’articolo).
Ci troviamo persino in sintonia nel premiare, per meriti eccezionali, chi si distingue solo sul campo.
Dove invece mi è difficile accettare le dissertazioni di Micheli è quando afferma che io creda che “quello che era certo ieri è certo oggi e lo sarà domani e domani l’altro ancora”.
Da dove ricava questa deduzione? Dall’articolo? Non credo proprio.
Parafrasando l’ex tecnico della Nazionale di Calcio Enzo Bearzot affermo che per me il senso della vita è un buon ricordo del passato, un presente vissuto al meglio e una concreta prospettiva di futuro.
E’ tutto.

Ringrazio per l’attenzione.

Franco Ludovisi

Ps. Roberto Mancini, attuale responsabile tecnico dell’Inter Calcio, esordì come allenatore della Fiorentina senza essere in possesso della relativa qualifica.

25 01 2008
franco

Ma quella era infatti l’eccezione (che conferma la regola, dice il detto).
Si contraddice, sig. Ludovisi nel fare quest’esempio. In ultimo. Che le fa rimangiare quanto detto prima.

Concordo invece in pieno con Micheli. Altrove – su questo blog – c’è un intervento che rivendica una certa tecnica del bunt perché, quella, in un libro del ’52.
Lo dice come fosse un merito stare alla letteraura tecnica del ’52. Non il contrario.

26 01 2008
Augusto

Ciao a tutti, rinnovo il saluto a Ludovisi ed a Micheli, amici entrambi e coi quali ho avuto ottimi rapporti, vorrei smussare i toni della polemica dicendo che in parte avete ragione entrambi e pure torto, ha ragione Franco quando dice che il tecnico deve avere dei requisiti tecnici e di formazione, se lo richiede la norma, altrimenti siamo sempre in deroga…..
Ha ragione Domenico che dice che non si finisce mai d’imparare, che i ruoli giocatore ed allenatore sono molto diversi, però Domenico non esageriamo quando affermi che al baseball arrivano solo gli scarti degli altri sport, in parte sarà vero, ma ci sono diversi esempi di atleti bravi che hanno lasciato il calcio anche ad alto livello per il baseball, Gambuti faceva il portiere nella primavera del Cesena e conosciamo tutti la carriera che ha fatto sia nei club che in Nazionale, per non dimenticare Andrea Succi che ha ricevuto tante mie partite col Santarcangelo , da ragazzino giocava contemporaeamente a baseball ed calcio nelle giovanili era una promessa con la sua velocità e potenza, poi.. bontà sua prese la decisione definitiva per il nostro sport ed è arrivato dove sappiamo tutti, dopo il Santarcangelo in Serie A, Rimini, Nazionale ed Olimpiadi, e così tanti altri esempi, è chiaro che ci sono anche esempi contrari, ma ogni sport ha le sue caratteristiche e per eccellere occorre avere particolari abilità, ma poi quello che ti fà scegliere per uno o per l’altro è la passione che riesce a trasmettere, a far sì che ti entri nel sangue, il profumo dell’erba, le battute nei dog out, la voglia di essere una squadra unita e qui che si vede il lavoro dell’allenatore che vale, che se è bravo riesce a trasmettere il clima giusto di squadra, per fare il gruppo che non molli fino all’ultimo out…

Ciao a tutti e lavoriamo per il nostro sport, senza tagliare le gambe a nessuno e qui mi fermo!!!

28 01 2008
domenico micheli

io non ho mai asserito, anche se si poteva intendere così, che i ragazzini che arrivano al nostro sport sono gli scarti degli altri sport.
Sono da 20 anni nel settore giovanile e tutti coloro che hanno scelto il baseball lo hanno fatto perchè gli piaceva.
Volevo intendere, così come ho ribadito alla Convention, che dobbiamo imparare a lavorare con i nostri ragazzi e applicare le giuste metodologie di allenamento alle fasi sensibili della lora vita.
Basterà sfogliare qualche libro per comprendere che c’è un tempo per sviluppare la forza, la coordinazione, la velocità e come farlo.
Dalla Conoscenza parte il rinnovamento del nostro movimento.

7 02 2008
Enrico Suardi

Vorrei portare il mio contributo alla discussione facendo notare che non solo la fibs ma ogni federazione italiana e in molte estere le figure dell’allenatore e dell’arbitro (nel baseball anche il classificatore) sono quelle che devono superare degli esami per poter svolgere il proprio compito.
Per arbitri e classificatori mi è chiaro il motivo, per i tecnici non lo comprendo.
Che la federazione faccia un elenco dei tecnici che possono allenare mi sembra una notevole ingerenza nei confronti delle società che solo in quell’elenco possono scegliere.
Mi sembra più corretto lasciare che ogni società scelga il proprio tecnico.

Enrico Suardi

21 02 2008
cabajo3

non si lamenti la direzione del cnt se ai corsi di istruttore o allenatore ci sono solo sei iscritti , visto che non serve qualificarsi per guidare una squadra.

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