Una piccola Accademia in ogni Club

14 01 2008

di FRANCO LUDOVISI

E’ stata la prima novità e la più rilevante dell’attuale corso federale. Voluta e realizzata dal presidente Riccardo Fraccari. Mi riferisco all’Accademia FIBS di Tirrenia, dove crescono i giovani talenti del baseball italiano.
I prospetti di “pregio” del nostro sport, disposti a vivere e studiare nel Centro Federale della cittadina in provincia di Pisa, hanno la possibilità di praticare baseball – con intensità, a tempo pieno – guidati da istruttori capaci di farli maturare in fretta e bene.
La prova che le cose stanno così ci sono: dalla costituzione dell’Accademia ad oggi già diversi ragazzi sono stati ingaggiati nelle leghe professionistiche americane.

In passato questo avveniva molto raramente. Anche se è bello ricordare che più di quarant’anni fa un giovanissimo giocatre bolognese andò a tentare l’avventura americana, Alberto “Toro” Rinaldi. Anche lui proveniente, sotto un certo aspetto, da una “Accademia”, seppure informale, che era il piccolo “campus” (proprio sotto casa di Toro) delle leggendarie Fiamme d’Oro, la squadra della Polizia di Stato, che si allenava ogni giorno per almeno quattro ore. E Toro era sempre lì con loro, catturato dalla bellezza del baseball.
Il lavoro, se ben fatto, paga.
L’Accademia FIBS di Tirrenia è quindi un aspetto “positivo” per i giovani.
Ci si può invece chiedere che ritorno abbia il nostro baseball da questa iniziativa.
C’è chi sostiene che il flusso di ragazzi italiani verso le leghe americane sia di stimolo per molti altri ragazzi ad avvicinarsi al baseball e a praticarlo, inseguendo il sogno americano. E’ tutto da dimostrare, ma può essere vero.
Altri sostengono invece che una volta professionisti, né il nostro Campionato, né la Nazionale beneficeranno dell’apporto di questi talenti: ciò è sicuramente vero per il campionato, ma sembra che possa verificarsi questa situazione anche per quanto riguarda a squadra azzurra.
Ma la riflessione più importante è un’altra: secondo me l’iniziativa dell’Accademia e il suo successo dimostrano che quando si lavora intensamente, e bene, è possibile arrivare a livelli alti. Un concetto che è già chiaro a diverse Società, le quali si impegnano con uomini e mezzi, ma non a tutte.
Ipotizziamo una Società che dispone di un impianto per il baseball con luce artificiale, con gabbia di battuta e macchina lancia palle, due monti defilati, possibilità di avere altre macchine per il toss e per la battuta in campo oltre a tees e reti contro cui battere e lanciare; campetto per la categoria ragazzi con gabbia di battuta attrezzata; un allenatore e un “fungatore” per ogni categoria.
Se questo Club dispone della categoria Ragazzi, Allievi, Cadetti, Under 21 e una serie Seniores, ha a disposizione per ogni singola squadra un massimo di quattro ore di campo per l’allenamento settimanale.
Ma dove arriviamo con questa disponibilità?
Allora le Società potrebbero copiare dall’Accademia dicendo ai propri ragazzi, i più volonterosi e capaci, che per loro sono a disposizione “ogni giorno” allenatori ed attrezzature:
1) tecnici della stessa Società, ma non necessariamente della stessa categoria;
2) attrezzature lasciate inutilizzate dalla pratica svolta in quel giorno da chi si allena ufficialmente.
3) in aggiunta, i ragazzi più competitivi potrebbero allenarsi stabilmente anche con i compagni delle categorie immediatamente superiori: ad esempio un ricevitore della under 21 potrebbe fare bullpen con i lanciatori seniores dando un fattivo aiuto e nel contempo apprendendo da loro tecnica e comportamento.
Se poi un preparatore atletico potesse impostare per tutti un programma giornaliero di sviluppo fisico allora avremmo ottenuto “in casa” la nostra piccola “Accademia”, ovviamente a livello di quello che la Società sa esprimere al momento.
Però credetemi se vi dico che è molto difficile convincere dirigenti, allenatori, giocatori, genitori, manutentori degli impianti, eccetera, a credere in un simile progetto.
Più difficile di quanto abbia dovuto fare Riccardo Fraccari per impiantare l’Accademia di Tirrenia.

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5 responses

15 01 2008
Paolo Castagnini

Sottoscrivo in toto il post di Franco.
In troppe società il baseball è vissuto come gioco e non come sport.
Per ottenere risultati servono sacrifici, molto lavoro ed investimenti, sia in tecnici, materiali e attrezzature e quindi economici.
Un’accademia per ogni società o per ogni città è un valido aiuto. Ricordiamoci però che con niente non nasce niente. Se aspettiamo le risorse esterne quali sponsor o contributi o peggio aspettiamo che sia la fibs ad attivare le iniziative dovremo aspettare molto.
Dagli americani vorremmo impare tutto meno una cosa: quella che loro chiamano business.
Ogni azione va compensata. I tecnici devono essere all’altezza e preparati, ma vanno pagati. Le strutture costano e servono soldi per acquistarle.
Il professionismo non arriva dall’alto, ma si costruisce passo dopo passo.
Il nostro modello non potrà mai essere il calcio. Negli Stati Uniti ogni iniziativa ha un costo e qualcuno questo costo se lo deve pagare. Chi se non gli utilizzatori stessi del servizio? Poi quando l’atleta diventa interessante il business si rovescia e chi fino a quel momento ha investito sulla propria crescita diventa poi di altrui interesse e da finanziatore diventa finanziato.
Le risorse esterne se ci sono servono al miglioramento della scuola o accademia che dir si voglia e non per pagare i tecnici. Fatto l’investimento iniziale l’accedemia di società si deve sorreggere con le proprie forze, quelle del business per quanto piccolo esso sia.

17 01 2008
alberto gallusi

infatti castagnini, noi il business lo conosciamo davvero bene.
non so quando è stato ma aver provocato un passivo di oltre un milione di euro per la dismissione di un capitale enorme come il Quadrifoglio, parlo di capitale perchè tale era se qualcuno avesse avuto il coraggio e la forza di usarlo a modo e secondo le regole del business.
abbiamo preferito andare in affitto quando avevamo una villa con la piscina, c’avrebbero invidiato l’impianto le mlb, mentre hanno dovuto arrangiarsi in un campo a tirrenia. Ecco dove sta il guaio, le idee ci sono ma quando bisogna metterle in pratica e fare sul serio ecco l’inversione a U. QUELLA E’ STATA UNA GRANDE OCCASIONE PERSA E TU NE SAI QUALCOSA PERCHE’ SAI BENISSIMO dove voglio parare, partendo a livello giovanile, per arrivare all’accademia e a tutte le manifestazioni internazionali: quello doveva essere la vera svolta, invece si è seguito la politica del frazionamento di tutto, mundialiti, tornei itineranti,tutto fatto in strutture inadeguate.

non riesco a capire come si faccia a parlare di business quando il business sfugge dalle mani con grande facilità.

17 01 2008
Paolo Castagnini

La cosa che più mi sorprende è che nonostante sia stato spiegato più volte dal Presidente Fraccari, ancora non è recepito che il Quadrifoglio era un pozzo senza fondo e avrebbe prosciugato la gran parte del bilancio federale. Non riesco a capire come lo si possa concepire un business.
A tutti dispiace non averlo utilizzato, ci mancherebbe.
Il paragone è come dire che un dipendente con uno stipendio di 1000 euro al mese si acquistasse una Ferrari da 350.000 euro attraverso un mutuo con rate da 800 euro al mese. Nessuno discute che la Ferrari sia una bella macchina, ma credo non si possa definire un buon business.
Non trovo nemmeno corretto il paragone della villa con piscina rispetto la casa in affitto. Anzi direi il contrario.
Per quanto riguarda ” frazionamento di tutto, mundialiti, tornei itineranti,tutto fatto male in strutture inadeguate, grandi proclami grandi politiche in campetti di patate sparsi ovunque per l’italia.” ritengo sicuramente che molte cose non hanno funzionato, ma sostengo che rispetto al “poco” che si faceva fino ad alcuni anni fa ora centinaia di giovani partecipano a manifestazioni che nonostante i loro difetti sono un’esperienza importante.

19 01 2008
Augusto Palazzini

Personalmente, Franco, ho sempre apprezzato il progetto accademia, infatti ogni sport fatto a livello professionale dà risultati e con questo voglio dire, che sopratutto nel baseball occorre allenarsi tutti i giorni, per trovare nel gesto tecnico del lancio, presa e battuta, la routine che ti porta ad avere, confidenza e naturalezza in qualsiasi azione e qui penso siamo tutti d’accordo!!!!
Ma per far questo occorrono risorse, dobbiamo portare il nostro sport al professionismo, ben venga la Major League che investa in italia, in maniera professionale, attirando sponsor e media, facendo finalmente decollare il baseball ed il numero dei tesserati.
Si è parlato di un progetto per un nuovo stadio a Roma da utilizzare dalla mlb in primavera e magari per il World Baseball Classic, se eventi del genere arrivassero con continuità in Italia, senz’altro i media parlerebbero di noi ed il business arriverebbe anche qui e se fossero arrivati prima, magari strutture come il quadrifoglio sisarebbero salvate e non solo quelle…….. sappiamo tutti dei campi da baseball chiusi in Emilia Romagna ….
Ma per realizzare un progetto del genere servono garanzie, per chi finanzierebbe una struttura del genere.
In pratica vorrei dire che sia il privato o Ente che realizzerebbe questo nuovo stadio dovrebbe essere garantito per un lungo periodo, da una quantità minima di eventi professionali della mlb, wbc,ibl e da tornei internazionali da garantire il ritorno economico dell’investimento, altrimenti ci troveremmo dopo pochi anni un’altra cattedrale nel deserto, un altro quadrifoglio, non credete?
Se si riuscirà in questo, portare i professionisti americani a giocare in italia, con altri eventi come il wbc, allora forse il nostro sogno si realizzerà, mentre se i ns. ragazzi formati in accademia arriveranno addirittura in major anche questo aiuterà ad aumentare la ns. visibilità.
Ma, oltre a questo, dobbiamo lavorare di piu’ per aumentare la base dei tesserati, con le scuole e con il reclutamento giovanile. Però per farlo, le società che investono in questo settore (sopratutto le società minori), devono essere tutelate maggiormente, altrimenti tutto il lavoro fatto nei giovani, con lo svincolo così com’è ora, non mi sembra tanto incentivante.

19 02 2008
firuzzella

Ludovisi ha ragione. Ma allora torniamo sempre sullo stesso ritornello: mancano dirigenti capaci di reperire “risorse” e gestirle al meglio. Dirigenti di”calibro” appassionati ed ambiziosi. Quanti ce ne sono nel baseball? Pochi. Allora si farà poca strada. Sarebbe opportuno quindi fare una lunga riflessione e vedere di “ristrutturare” l’ambiente.

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