di PAOLO CASTAGNINI
Dire che in questi anni la Federazione non ha fatto nulla per i giovani significa sostenere un falso.
Da mia lontana memoria, visto che mi occupo di questo settore da più di trent’anni, il movimento giovanile, almeno fino al 2000, è sempre stato lasciato alle iniziative dei club. La federazione si limitava ad indicare le linee generali ai RAAR senza nemmeno preoccuparsi di quante partite si giocassero. Per quanto riguarda poi le Nazionali giovanili queste erano appannaggio di poche società prestigiose che fornivano gli atleti per le rare competizioni ufficiali.
Detto questo bisogna però, a mio avviso, distinguere ciò che si intende per attività giovanile.
Fino a quando un atleta viene considerato all’interno dell’attività giovanile? Sicuramente fino a 16/17 anni che corrisponde all’attuale categoria Cadette/Cadetti. Non è raro però che già da questa età i migliori si affaccino nelle categorie senior. Oltre i 17 anni c’è una fase che si potrebbe definire ibrida. In linea teorica con il raggiungimento dei 18 anni che corrisponde alla definizione di maggior età, viene a terminare il periodo giovanile ed inizia quello senior. In realtà da sempre, prima con la Primavera, poi con l’Under 21 ed infine con fuori quota, fino ai 23 anni si è dovuto considerare fascia giovanile. Questo perché seguendo la piramide dei tesserati, se una società ad esempio possiede venti giovani tra i 10 e 12 anni, per effetto dell’abbandono sempre più frequente in tutti gli sport ne avrà quindici tra i 13 e i 14, dodici tra i 15 e i 16 e forse dieci tra i 17 e i 18 anni. Questa naturalmente è una proiezione di massima. Ovviamente con 10 atleti non si affronta un campionato, onde per cui dopo alcuni tentativi si è abbandonata l’idea della categoria Juniores a favore dell’Under 21. Leggi il seguito di questo post »